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sabato 18 maggio 2024

Profumo di arancio in fiore, promesse vane di un amor, che volarono via con il vento


Ricardo Piglia



Prima di tutto bisogna imparare a soffrire, poi ad amare, poi a partire e alla fine camminare senza pensieri Camminare senza pensieri. Impossibile. La frase di quel tango gli suonò in testa come una inutile illusione. Riccardo Piglia - L'invasione
Primero hay que saber sufrir Después amar, después partir Y al fin andar sin pensamiento Perfume de naranjo en flor Promesas vanas de un amor Que se escaparon en el viento


testo del tango Naranjo en flor, scritto da Homero Aldo Exposito nel 1944
Era más blanda que el agua
Que el agua blanda
Era más fresca que el río
Naranjo en flor
Y en esa calle de estío
Calle perdida
Dejó un pedazo de vida
Y se marchó

Primero hay que saber sufrir
Después amar, después partir
Y al fin andar sin pensamiento
Perfume de naranjo en flor
Promesas vanas de un amor
Que se escaparon en el viento

Después, qué importa del después
Toda mi vida es el ayer
Que me detiene en el pasado
Eterna y vieja juventud
Que me ha dejado acobardado
Como un pájaro sin luz

¿Qué le habrán hecho mis manos?
Qué le habrán hecho
Para dejarme en el pecho
Tanto dolor
Dolor de vieja arboleda
Canción de esquina
Y con un pedazo de vida
Naranjo en flor

Primero hay que saber sufrir
Después amar, después partir
Y al fin andar sin pensamiento
Perfume de naranjo en flor
Promesas vanas de un amor
Que se escaparon con el viento

Después, qué importa del después
Toda mi vida es el ayer
Que me detiene en el pasado
Eterna y vieja juventud
Que me ha dejado acobardado
Como un pájaro sin luz 


sabato 8 aprile 2017

con la schiena rivolta al futuro





mi attardo sui ricordi
con la schiena rivolta al futuro
sbiadisce la tua presenza
sulla terra che calpesto

siamo sulle nuvole e li restiamo
circondati dal silenzio
abitiamo un tempo immaginario
M.C.


giovedì 6 aprile 2017

Coup d'œil

Beatrice Niccolai

T’osservo,
mi basta saperti accanto.
E anche questa cosa
è buona e giusta.
.

Coup d'œil
Carezze di terra
e tu qui con me
a organizzare, d’amore,
una rivolta.

Quando anche gli alberi
pensarono ch’era cosa buona e giusta,
spostarono i rami
e liberarono le foglie
perché la vita
ci conducesse all’incontro.

C’è qualcosa di sacro
mentre t’osservo.

T’osservo,
mi basta saperti accanto.
E anche questa cosa
è buona e giusta.

Beatrice Niccolai
 [musica di Nicola Gelo]


martedì 4 aprile 2017

domenica 11 settembre 2016

musiche

Buenas noches!!!!

Musiche che possono essere sinfonie,
melodie agrodolci
o lasciarti solo l'amaro in bocca
#...
 
@_Ironica_1

lunedì 6 giugno 2016

domenica 8 maggio 2016

catapultata altrove









sabato 16 aprile 2016

domenica 6 marzo 2016

venerdì 19 febbraio 2016

Come un piano stonato








Come un piano stonato Come un piano stonato Come una chitarra scordata cosi sembrano a volte le mie dita lente... Solo i pensieri a volte superano gli spazi e i tempi Come un piano in sinfonia Come una chitarra in arpeggio Cosi appaiono delle altre le mie dita leggere... E allora le immagini i pensieri e le emozioni sono irraggiungibili... D.N. 18 febbraio 2016



sabato 23 gennaio 2016

Ritornello, rimbalzi tra le vetrate d'afa dell'estate



MINSTRELS Ritornello, rimbalzi tra le vetrate d'afa dell'estate. Acre groppo di note soffocate, riso che non esplode ma trapunge le ore vuote e lo suonano tre avanzi di baccanale vestiti di ritagli di giornali, con istrumenti mai veduti, simili a strani imbuti che si gonfiano a volte e poi s'afflosciano. Musica senza rumore che nasce dalle strade, s'innalza a stento e ricade, e si colora di tinte ora scarlatte ora biade, e inumidisce gli occhi, così che il mondo si vede come socchiudendo gli occhi nuotar nel biondo. Scatta ripiomba sfuma, poi riappare soffocata e lontana: si consuma. Non s'ode quasi, si respira. Bruci tu pure tra le lastre dell'estate, cuore che ti smarrisci !Ed ora incauto provi le ignote note sul tuo flauto. C. Debussy

La "musica sognata" di Claude Debussy e il silenzio

La musica di Debussy giunge alle nostre orecchie in maniera delicata, senza rumore, e lievemente ci lascia il silenzio. Jarocinski parla della sua musica come una musica transdiscorsiva:
 
"La musica non comincia e non finisce. Emerge dal silenzio, si impone senza preliminari, in medias res, poi, interrompendo il suo corso, continua a tessere la sua trama nel nostro sogno"
S. Jarocinski L'uso del silenzio è un'altra delle grandi innovazioni della musica debussiana.
"Debussy cerca di afferrare l'istante liminale a partire dal quale il silenzio diventa musica"
V. Jankélévitch
Il silenzio è per Debussy una struttura musicale di pari importanza del suono, come per Mallarmé lo erano gli spazi bianchi in luogo di parole, congiunzioni e segni di interpunzione. Ancora Jankélévitch studia la funzione del silenzio nella musica di Debussy:
"Quando la parola è impotente ad esprimere, quando le parole ci mancano, quando l'ambiguità infinita del senso rifiuta di essere contenuta nel linguaggio, allora è tempo di cantare; allora, nel silenzio delle parole, gli oboi d'amore delle Gigues tristes e la divina musica di Parfums de la nuit innalzano la voce per dire, nessuno sa come, quello che essi soltanto sanno dire, e per sussurrare all'orecchio della nostra anima le cose indicibili"
V. Jankélévitch
 
"La musica testimonia il fatto che l'essenziale in tutte le cose è NON SO CHE (charme) d'inafferrabile e d'ineffabile; essa rafforza in noi la convinzione che, ecco, la cosa più importante del mondo è proprio quella che non si può dire".
V. Jankélévitch
Si ha quindi un uso simbolico del silenzio, come allusione all'inesprimibile:
"il silenzio è buon conduttore: trasmette all'uomo i sottintesi nascosti sotto le cose dispiegate e fa giungere fino a lui le voci del mistero universale"
V. Jankélévitch
Lo stesso Debussy disse:
"la musica inizia là dove la parola è incapace di esprimere, la musica è destinata all'inesprimibile; vorrei che uscisse dall'ombra e che, in certi momenti, vi rientrasse, che fosse sempre discreta"
"In Debussy la musica sorge dal silenzio, come a volerlo provvisoriamente interrompere o sospendere. L'Isola gioiosa, in quanto isola sonora su un mare di silenzio, isola di canti e risa e cimbali risonanti, non poteva essere che una chimera debussyana perché per Debussy appunto il giubilo costituisce un innesto in pieno non-essere, una parentesi del nulla"
V. Jankélévitch
Il silenzio si confronta col mistero dell'esistenza. In Pelléas et Mélisande si fa ben chiara la sottile vicinanza tra l'esistere, l'essere, e il morire, il non essere. La preoccupazione di animare questi personaggi da vetrata, da lanterna magica o da tappezzeria, fa toccare con mano a Debussy, il vuoto, il nulla della creatura umana, questo nulla di cui è fatta.
"Alla fine del V atto, l'inconsistente Mélisande dispare in un mormorio: la quasi inesistente cessa di esistere del tutto (...) Mélisande si dissolve nel silenzio, come nube e brezza leggera, come l'alito della notte, l'impalpabile, l'imponderabile Mélisande si va sfacendo, dissolvendo, annichilendo e ritorna al non essere".
V. Jankélévitch

 
"Debussy coglie l'ultimo soffio della vita sulla soglia stessa che separa l'essere dal non essere. I suoi silenzi e le sue pause vengono talvolta come dall'altra riva"
S. Jarocinski Per Jankélévitch però non c'è possibilità di decifrazione di questo mistero: l'inafferrabile rimane inafferrato, l'inesprimibile non detto e l'invisibile non visto:
"afferrare il mistero che la musica ci fa intravedere è una scommessa impossibile".
V. Jankélévitch
In Philosophie première Jankélévitch scrive che la musica è come il volto Dio ( un abisso inattingibile) che non può essere guardato perché chi lo vede muore. La musica di Debussy vuole essere così: non spiegata, non decifrata, portatrice di messaggi che non devono necessariamente essere intesi e il cui "significato è ancora molto lontano dall'essere esaurito"
"Sappiate con certezza, che una veridica impressione di bellezza non dovrebbe provocare altro effetto che il silenzio!...insomma, siate sincero, vi è mai venuto in mente di applaudire assistendo al quotidiano , magico spettacolo del tramonto del sole?"
Debussy
In una lettera all'amico Chausson, riguardo Pelléas et Mélisande, Debussy scrive:
"sono andato a cercare la musica dietro tutti i veli che accumula, ne ho riportato qualcosa che forse piacerà a voi, quanto agli altri non me ne importa; mi son servito, del tutto spontaneamente, di un mezzo che mi sembra raro, vale a dire del silenzio (non ridete) come un mezzo di espressione e forse come del solo modo di far valere l'emozione di una frase (...) Il silenzio è una bella cosa e Dio sa che le battute vuote di Pelléas testimoniano il mio amore per questo tipo di emozione"
E. Lockspeiser
La parola in Pelléas et Mélisande è in funzione del silenzio, un silenzio carico di significati. In quest'opera si percepisce il tremito con cui un'anima confida ad un'altra i suoi più cari segreti, e certe cose non si possono dire ad alta voce perché a gridarle si sciupano. Uno dei personaggi, il vecchio Arkel, dice in conclusione,
 
"bisogna parlare a voce bassa. L'anima umana è silenziosissima". "Nel 1° quadro del III atto, la grande scena tra Pelléas e Mélisande affacciata alla finestra di una torre del castello, viene recitata per tutta la sua durata, malgrado una grandissima tensione emotiva, con un accompagnamento orchestrale pianissimo.
 
Wagner, per non citare che lui, qui avrebbe spinto l'orchestra al delirio, in modo da far sapere a tutti i sentimenti che agitano gli eroi. Nella scena della fontana Debussy va ancora più oltre: nel momento in cui Pelléas e Mélisande si dichiarano il loro amore, l'orchestra, che fin qui suonava forte, tace, poi riappare con un uscendo dall'ombra pianissimo, per accompagnare il recitativo (recitativo e non aria, il che è molto significativo!) di Pelléas" (33).
 
In quest'opera e in tutte le composizioni per canto di Debussy, il registro acuto non corrisponde quasi mai con un'emissione in forte. La massima energia si effonde nel registro medio-acuto, per poi svanire, anziché esplodere verso l'acuto, per évaporer. Se si sfogliano le partiture di tutte le composizioni ci si accorge che sono costellate di espressioni che rendono il senso di estinzione della musica: cancellandosi, allontanandosi, svanendo, perdendosi, indebolendosi, estinto, appena, pianissimo (pp) dolce lontano, quasi più nulla, pppp (pianissimissimo).
"Debussy giunge alla soglia che dà accesso al niente finale graduando all'infinito le sfumature dell'impercettibile e attenuando i decrescendo, sino al punto in cui il quasi-niente e il niente sembrano divenire indiscernibili" (34).
V. Jankélévitch


Maria Francesca Cuccu
La "musica sognata" di Claude Debussy link esterno
sul silenzio link esterno si sofferma Eugenio Borgna in Parlarsi link esterno

giovedì 3 dicembre 2015

lei è musica ed insieme parola



SILENTIUM Lei non è dal suo mare ancora nata, lei è musica ed insieme parola; è il legame che mai si potrà sciogliere fra tutto ciò che vive nel creato. Delle onde respiran calmi i seni, ma un chiarore impazzito il giorno illumina, e stanno i lillà scialbi della schiuma dentro un vaso color celeste-nero. Acquistino le mie labbra, recuperino la mutezza lontana, primordiale, simile a una nota di cristallo che vibra, fin dal suo nascere, pura! Rimani quel che sei – schiuma, o Afrodite, tu, parola, rifluisci in musica, vergognati del cuore, o cuore, fuso con l’elemento primo della vita! OSIP EMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM 1910


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