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martedì 1 gennaio 2019

i libri che ci hanno fatto leggere l’enigma che ciascuno di noi


A libro aperto

Massimo Recalcati







Non smettiamo mai di leggere i libri che ci hanno fatto leggere l’enigma che ciascuno di noi è per se stesso. Il libro assume allora la forma di una sonda che fa risuonare il mio stesso inconscio. L’incontro con il libro diventa un ponte che mi consente di incontrare il segreto che abita il mio essere
 
A libro aperto




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domenica 30 dicembre 2018

Un libro non è un muro


Massimo Recalcati



La civiltà dell’immagine e della digitalizzazione sospinta ha messo all’angolo il libro e con esso l’esperienza stessa della lettura. Lo si constata in ogni luogo: nelle sale d’attesa di ogni genere, nei vagoni della metropolitana o del treno, nei parchi o sulle spiagge, fin dentro le nostre case. La testa china del lettore sulle pagine del libro sembra aver lasciato il posto al movimento veloce della mano sugli smartphone che consente lo scorrere rapido da un’informazione all’altra, da un’immagine all’altra. È una sorta di vero e proprio flagello che ha pervaso le nostre vite e che Pasolini non esiterebbe a definire come una “mutazione antropologica”.

L’iperattivismo della nuova tecnologia touch sembra aver stracciato l’amuleto del libro e il suo fascino segreto. La lenta pratica della lettura ha lasciato irreversibilmente il posto al consumo compulsivo delle immagini che, come un aspirapolvere perennemente in moto, risucchia ogni genere di contenuto sparso nell’orizzonte caotico del web.

A libro aperto


sabato 29 dicembre 2018

L'impatto di un libro


Massimo Recalcati / Jorge Méndez Blake




In una straordinaria installazione dell’artista messicano Jorge Méndez Blake titolata El castillo/The Castle e divenuta virale sul web con il nome di L’impatto di un libro (2007), viene messa in scena con grande incisività la forza segreta del libro.
[...]
Il libro non è un muro che dovrebbe separare la vita dal desiderio, ma è una potente immagine del desiderio che incrina il muro che vorrebbe arginarlo. ...... Generare un’incrinatura nel muro, minare la sua apparente solidità, introdurre nella compattezza del muro una discrepanza, una fessura. Mentre, infatti, il muro chiude, definisce confini e identità rigide, il libro apre, spalanca mondi nuovi, contamina la nostra vita con quella di infiniti altri libri. Mentre il muro vorrebbe riparare la vita dalla sua esposizione all’alterità, il libro impone al lettore l’incontro rinnovato con un’alterità sempre nuova e sempre in movimento.




lunedì 26 ottobre 2015

giovedì 13 agosto 2015

il potere evocativo dei libri




Non solo i libri ci chiamano e si chiamano, ma chiamano pure persone ed eventi. Fanno quasi paura, tanto è il loro potere evocativo.
@MarcellaOnnis




domenica 21 giugno 2015

i libri vivono




I libri, tante vite quanti sono i
momenti che noi dedichiamo loro.
Daniela N.             



- Papà, le persone sono vive?
- Si.
- Gli animali?
- Si.
- I peluche, i giocattoli no?
- No.
- E neanche i libri?
- Ecco, i libri un po' si.

@AlbertHofman72




mercoledì 17 giugno 2015

non siamo fatti per chiunque




Amarsi per capire che non siamo fatti per chiunque
@Bella210Ruini
Certi libri andrebbero prescritti come terapie.
@LesFleursduMar




venerdì 1 maggio 2015

una bolla piena di libri pensieri e fantasie


E ti ci chiudi da sola in questa bolla piena di
libri, pensieri e fantasie.
È una solitudine bella dai contorni leggeri.
@ladoria1

Changes only happens when we leave our comfort zone
and go against everything we're used to doing
@paulocoelho




sabato 28 marzo 2015

Franco Buffoni racconta Emily Dickinson: Libro

Libro

“Nessun vascello c'è che, come un libro,
possa portarci in contrade lontane”
Emily Dickinson
E’ stilnovistico questo splendido aforisma di Emily Dickinson, capace da solo di rivelarci il grande segreto della poetessa. Leggere, per lei, significava veramente viaggiare, e la sua stanza diventava il mondo, l’universo.
 
Ciò che la fantasia, ispirata da un libro, sapeva costruire valeva incommensurabilmente di più di piroscafi e di sbarchi, di calessi e ferrovie. La realtà che i mezzi di trasporto e di locomozione riuscivano a rivelare era infinitesimale rispetto a quella che un libro era in grado dischiudere. E poi i trasporti erano violenti e faticosi; soprattutto mettevano alla prova la tenuta dell’involucro corporeo nel mondo esterno. Una tenuta piuttosto fragile per Emily. Il libro apriva invece ogni via di fuga ed era discreto: non imprecava come un carrettiere, non maleodorava come una carrozza ferroviaria, non traspirava, non emetteva fetori, non induceva sgradevoli sensazioni di calura o di gelo. E permetteva di viaggiare più velocemente di qualsiasi mezzo “terreno”. Solo il volo di un grande uccello libero era paragonabile al libro. E la fantasia di Emily si librava come e più di un immenso uccello libero.
“Mio padre è troppo impegnato con le difese giudiziarie per accorgersi di che cosa si faccia in casa”
scrisse Emily in una delle sue “riflessioni” apparentemente svagate; in realtà taglienti come lame e capaci di rivelare la consistenza del suo mondo famigliare ben più di una indagine sociologica. La riflessione infatti così procede:
“Mio padre mi compra molti libri, ma mi prega di non leggerli perché ha paura che scuotano la mente”.
Il padre, ricco e colto avvocato, adorava questa figlia intelligente e sensibilissima, e voleva che fosse felice. Se i libri la rendevano felice, Mr Dickinson le comprava dei libri. Ma Mr Dickinson era anche un uomo del suo tempo: vi erano tanti pericoli nel mondo, che attraverso i libri potevano turbare la mente di una fanciulla. Non solo pensieri d’amore:
anzi quelli non erano preoccupanti, dato il carattere schivo e riservato di Emily. Dai libri potevano, più pericolosamente, venire turbamenti alla fede pura nell’unico Libro. La Nuova Inghilterra, dove i Dickinson vivevano, grazie alle parole stampate, non era impermeabile a quanto avveniva aldilà dell’oceano: e dalla vecchia Inghilterra giungevano messaggi poco rassicuranti per l’establishment. Socialmente si stava realizzando un pericoloso compromesso, definito “vittoriano”, ma ancor più pericolosamente la parola stampata portava istanze di sovvertimento: il mondo non era vecchio di soli 4000 anni: i geologi smentivano i calcoli dei teologi sulla genealogia di Adamo; peggio ancora, si metteva in dubbio la presenza provvidenziale nel mondo. Troppo, troppo per un uomo dabbene e per pudiche fanciulle.

Franco Buffoni

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