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martedì 1 gennaio 2019
i libri che ci hanno fatto leggere l’enigma che ciascuno di noi
domenica 30 dicembre 2018
Un libro non è un muro
Massimo Recalcati
L’iperattivismo della nuova tecnologia touch sembra aver stracciato l’amuleto del libro e il suo fascino segreto. La lenta pratica della lettura ha lasciato irreversibilmente il posto al consumo compulsivo delle immagini che, come un aspirapolvere perennemente in moto, risucchia ogni genere di contenuto sparso nell’orizzonte caotico del web.
sabato 29 dicembre 2018
L'impatto di un libro
Massimo Recalcati / Jorge Méndez Blake
[...]
Il libro non è un muro che dovrebbe separare la vita dal desiderio, ma è una potente immagine del desiderio che incrina il muro che vorrebbe arginarlo. ...... Generare un’incrinatura nel muro, minare la sua apparente solidità, introdurre nella compattezza del muro una discrepanza, una fessura. Mentre, infatti, il muro chiude, definisce confini e identità rigide, il libro apre, spalanca mondi nuovi, contamina la nostra vita con quella di infiniti altri libri. Mentre il muro vorrebbe riparare la vita dalla sua esposizione all’alterità, il libro impone al lettore l’incontro rinnovato con un’alterità sempre nuova e sempre in movimento.
lunedì 26 ottobre 2015
Né destriero come una pagina D'imbizzarrita poesia.
Non vi è nave come un libro Per portarci lontani, Né destriero come una pagina D'imbizzarrita poesia. Questo passaggio può portare il povero Senza gravarlo del pedaggio; Quanto frugale è la carrozza Che porta un'anima! Emily Dickinson
giovedì 13 agosto 2015
il potere evocativo dei libri
Non solo i libri ci chiamano e si chiamano, ma chiamano pure persone ed eventi. Fanno quasi paura, tanto è il loro potere evocativo.
@MarcellaOnnis
domenica 21 giugno 2015
mercoledì 17 giugno 2015
non siamo fatti per chiunque
Amarsi per capire che non siamo fatti per chiunque
@Bella210Ruini
Certi libri andrebbero prescritti come terapie.
@LesFleursduMar
venerdì 1 maggio 2015
una bolla piena di libri pensieri e fantasie
E ti ci chiudi da sola in questa bolla piena di
libri, pensieri e fantasie.
È una solitudine bella dai contorni leggeri.
@ladoria1
libri, pensieri e fantasie.
È una solitudine bella dai contorni leggeri.
@ladoria1
Changes only happens when we leave our comfort zone
and go against everything we're used to doing
@paulocoelho
and go against everything we're used to doing
@paulocoelho
sabato 28 marzo 2015
Franco Buffoni racconta Emily Dickinson: Libro
Libro
E’ stilnovistico questo splendido aforisma di Emily Dickinson, capace da solo di rivelarci il
grande segreto della poetessa. Leggere, per lei, significava veramente viaggiare, e la sua
stanza diventava il mondo, l’universo.
Ciò che la fantasia, ispirata da un libro, sapeva costruire valeva incommensurabilmente di più di piroscafi e di sbarchi, di calessi e ferrovie. La realtà che i mezzi di trasporto e di locomozione riuscivano a rivelare era infinitesimale rispetto a quella che un libro era in grado dischiudere. E poi i trasporti erano violenti e faticosi; soprattutto mettevano alla prova la tenuta dell’involucro corporeo nel mondo esterno. Una tenuta piuttosto fragile per Emily. Il libro apriva invece ogni via di fuga ed era discreto: non imprecava come un carrettiere, non maleodorava come una carrozza ferroviaria, non traspirava, non emetteva fetori, non induceva sgradevoli sensazioni di calura o di gelo. E permetteva di viaggiare più velocemente di qualsiasi mezzo “terreno”. Solo il volo di un grande uccello libero era paragonabile al libro. E la fantasia di Emily si librava come e più di un immenso uccello libero.
anzi quelli non erano preoccupanti, dato il carattere schivo e riservato di Emily. Dai libri potevano, più pericolosamente, venire turbamenti alla fede pura nell’unico Libro. La Nuova Inghilterra, dove i Dickinson vivevano, grazie alle parole stampate, non era impermeabile a quanto avveniva aldilà dell’oceano: e dalla vecchia Inghilterra giungevano messaggi poco rassicuranti per l’establishment. Socialmente si stava realizzando un pericoloso compromesso, definito “vittoriano”, ma ancor più pericolosamente la parola stampata portava istanze di sovvertimento: il mondo non era vecchio di soli 4000 anni: i geologi smentivano i calcoli dei teologi sulla genealogia di Adamo; peggio ancora, si metteva in dubbio la presenza provvidenziale nel mondo. Troppo, troppo per un uomo dabbene e per pudiche fanciulle.
Franco Buffoni

“Nessun vascello c'è che, come un libro,
possa portarci in contrade lontane”
Emily Dickinson
Ciò che la fantasia, ispirata da un libro, sapeva costruire valeva incommensurabilmente di più di piroscafi e di sbarchi, di calessi e ferrovie. La realtà che i mezzi di trasporto e di locomozione riuscivano a rivelare era infinitesimale rispetto a quella che un libro era in grado dischiudere. E poi i trasporti erano violenti e faticosi; soprattutto mettevano alla prova la tenuta dell’involucro corporeo nel mondo esterno. Una tenuta piuttosto fragile per Emily. Il libro apriva invece ogni via di fuga ed era discreto: non imprecava come un carrettiere, non maleodorava come una carrozza ferroviaria, non traspirava, non emetteva fetori, non induceva sgradevoli sensazioni di calura o di gelo. E permetteva di viaggiare più velocemente di qualsiasi mezzo “terreno”. Solo il volo di un grande uccello libero era paragonabile al libro. E la fantasia di Emily si librava come e più di un immenso uccello libero.
“Mio padre è troppo impegnato con le difese giudiziarie per accorgersi di che cosa si faccia in casa”scrisse Emily in una delle sue “riflessioni” apparentemente svagate; in realtà taglienti come lame e capaci di rivelare la consistenza del suo mondo famigliare ben più di una indagine sociologica. La riflessione infatti così procede:
“Mio padre mi compra molti libri, ma mi prega di non leggerli perché ha paura che scuotano la mente”.Il padre, ricco e colto avvocato, adorava questa figlia intelligente e sensibilissima, e voleva che fosse felice. Se i libri la rendevano felice, Mr Dickinson le comprava dei libri. Ma Mr Dickinson era anche un uomo del suo tempo: vi erano tanti pericoli nel mondo, che attraverso i libri potevano turbare la mente di una fanciulla. Non solo pensieri d’amore:
anzi quelli non erano preoccupanti, dato il carattere schivo e riservato di Emily. Dai libri potevano, più pericolosamente, venire turbamenti alla fede pura nell’unico Libro. La Nuova Inghilterra, dove i Dickinson vivevano, grazie alle parole stampate, non era impermeabile a quanto avveniva aldilà dell’oceano: e dalla vecchia Inghilterra giungevano messaggi poco rassicuranti per l’establishment. Socialmente si stava realizzando un pericoloso compromesso, definito “vittoriano”, ma ancor più pericolosamente la parola stampata portava istanze di sovvertimento: il mondo non era vecchio di soli 4000 anni: i geologi smentivano i calcoli dei teologi sulla genealogia di Adamo; peggio ancora, si metteva in dubbio la presenza provvidenziale nel mondo. Troppo, troppo per un uomo dabbene e per pudiche fanciulle.
Franco Buffoni

Franco Buffoni racconta Emily Dickinson
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