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domenica 26 gennaio 2020

Aveva cercato di potenziare la sua capacità di perdono


Rachel Cursk




Rachel Cursk



Dopo simili esperienze tuttavia non aveva sviluppato un’idea di giustizia vendicativa, piuttosto il contrario. Aveva cercato di potenziare la sua capacità di perdono perché voleva essere libero.
 
Ho detto che a mio avviso il perdono non fa che renderti piú vulnerabile a ciò che non puoi perdonare.
 
Francesco d’Assisi, ho aggiunto, era stato disconosciuto dal padre, che l’aveva addirittura trascinato in tribunale esigendo la restituzione dei beni famigliari, che all’epoca ammontavano a poco piú degli abiti che il figlio indossava. Francesco se li era tolti, lí davanti alla corte, e glieli aveva restituiti, e da quel momento aveva vissuto in uno stato che alcuni consideravano d’innocenza e nel quale io invece vedevo un amaro nichilismo.

Transiti di Rachel Cursk




Transiti di Rachel Cursk


mercoledì 31 luglio 2019

Perdono


Francesco Lamendola



come dice Nietzsche, si può sempre perdonare il tradimento che l'amico ha fatto a nostro danno, ma è impossibile perdonargli il tradimento che ha fatto di se stesso.



domenica 3 marzo 2019

lunedì 31 luglio 2017

L’aria è piena di grida

Antonella Anedda
O semplicemente siamo predestinati al male....

L’aria è piena di grida
Pensi davvero che basti non avere colpe per non essere puniti,
ma tu hai colpe.
L’aria è piena di grida. Sono attaccate ai muri,
basta sfregare leggermente.
Dai mattoni salgono respiri, brandelli di parole.
Ferri di cavalli morti circondano immagini di battaglie
Le trattengono prima che vadano in un futuro senza cornici.
 
Cosa ci rende tanto crudeli gli uni con gli altri?
Cosa rende alcuni più crudeli di altri?
Le crudeltà subite e poi inghiottite fino a formare una guaina
con aculei sul corpo ferito?
O semplicemente siamo predestinati al male,
e la vita è solo fatta di tregue dove sostiamo
per non odiare e non colpire?
 
Antonella Anedda

domenica 30 luglio 2017

Fiducia, tradimento, perdono


Fiducia, tradimento, perdono
Proprio come la fiducia ha in sé il seme del tradimento, il tradimento ha in sé il seme del perdono. Questa potrebbe essere la risposta all'ultima delle domande che ci eravamo posti: « Che posto occupa il tradimento nella vita psicologica? ». Ne la fiducia ne il perdono possono essere compresi fino in fondo senza il tradimento. Il tradimento è il lato oscuro di ambedue, ciò che da loro significato e li rende possibili.
 
Ma il perdono è cosi difficile che probabilmente ha bisogno di una certa partecipazione anche da parte dell'altro, cioè del traditore. Con ciò voglio dire che il torto, se non è ricordato da ambedue le parti — e ricordato come torto, — ricade tutto sul tradito. Il contesto più ampio in cui si è verificata la tragedia sembrerebbe richiedere sentimenti paralleli da ambedue gli attori: essi sono ancora in rapporto l'uno con l'altro, nel nuovo ruolo di traditore e tradito. Ma se solo il tradito percepisce l'offesa, mentre l'altro ci passa sopra con razionalizzazioni, il tradimento è ancora in atto, è addirittura accresciuto. Questo schivare ciò che è realmente accaduto è, di tutte le amarezze, la più acuta per il tradito. Il perdono diviene più difficile, il risentimento cresce perché il traditore non porta la sua colpa e l'azione non è onestamente conscia.
 
Jung ha detto che il significato dei nostri peccati è che noi li portiamo su di noi stessi, cioè non li scarichiamo su altri per farglieli portare invece nostra. Ma per portare i propri peccati, bisogna prima riconoscerli.
 
Psicologicamente portare un peccato significa semplicemente riconoscerlo e ricordarlo. Tutte le emozioni connesse con l'esperienza dei tradimento fatta da ambedue le parli — rimorso e pentimento nel traditore, risentimento e vendetta nel tradito — premono verso lo stesso punto psicologico: il ricordo. Il risentimento in particolare è una afflizione emotiva della memoria che il perdono non potrà mai reprimere completamente. Perciò non è meglio ricordare un torto, piuttosto che tentennare con ambivalenza fra l'oblio e risentimento?
 
James Hillman


noi siamo la nostra memoria.

domenica 25 giugno 2017

tre semplici punti chiave

Buenas tardes

Tre semplici punti chiave:
la verità, il perdono e l’amore.
Con questi tre punti il mondo può guarire.
 

Don Miguel Ruiz

sabato 15 aprile 2017

giovedì 22 dicembre 2016

il perdono non dipende mai dal comportamento dell'altro

M. Recalcati

Né il perdonare, né l’impossibilità del perdono possono però essere il frutto di un calcolo della coscienza. Questo vuol dire che nel suo significato più radicale sia il gesto del perdono sia quello dell’impossibilità di perdonare non dipendono mai dai comportamenti dell’altro, ma da un raccoglimento e da una decisione del soggetto. Il gesto del perdono esorbita da ogni calcolo sull’oggetto. Non può dipendere dalla preoccupazione di non disperdere al vento una storia fatta di memoria e di desideri, né può dipendere dall’atto del pentimento di chi ha tradito. Diciamolo chiaramente: non sarà mai quello che farà l’Altro a rendere possibile il nostro perdono.
 
(M. Recalcati)

non è più come prima

cedere, del perdersi, dell’assoluta esposizione, priva di riserve, all’Altro

Massimo Recalcati

Il primo movimento dell’amore non è quello dell’avere, ma quello del cedere, del perdersi, dell’assoluta esposizione, priva di riserve, all’Altro. In questo senso la sola condizione del perdono è il riconoscimento del carattere ingovernabile e radicalmente libero del desiderio dell’Altro e della sua lingua straniera di cui la donna è l’incarnazione più radicale. Per questa ragione il lavoro del perdono rivela più di ogni altra cosa come nessun disegno di appropriazione dell’Altro potrà mai garantire la realizzazione dell’amore. Il lavoro del perdono, quando riesce, rompe il rapporto costitutivo tra l’Io e la violenza paranoico-narcisistica che lo anima.
 
È un arretrare, un ritrarsi, un ridisegnare innanzitutto la propria immagine. È il gesto di Gesù di fronte all’adultera: chinarsi verso la terra, raccogliersi in sé, passare da una versione solo punitiva e vendicativa (colpevolizzante) della Legge a un’altra Legge che è la Legge della parola e dell’amore.
 
Il perdono non trae mai la sua forza dai comportamenti di chi lo deve ricevere, da come, per esempio, l’altro può rimediare al suo sbaglio o riconoscersi pentito. Non è possibile perdonare chi è venuto meno alla promessa se non a partire da come il soggetto che ha subito l’offesa è in grado di rifondare un nuovo “Sì! ‘”, un nuovo inizio; può volere ancora l’amore per sempre, può ancora riconoscergli il suo valore “inestimabile”.
 
Questo significa attraversare non tanto la colpa dell’Altro, ma la propria mancanza. Il lavoro del perdono è innanzitutto un attraversamento estremo della propria immagine ideale sino a vederne il limite reale. L’incontro con questo limite, come accade anche nel lavoro del lutto, alleggerisce, salva, toglie il peso della colpa, libera dallo spirito di vendetta.
 
Esiste infatti una gioia misteriosa del perdono che alleggerisce gli amanti che la sanno raggiungere. Essa comporta il riconoscimento dell’Altro come eteros, come vita differente, vita lontana da ogni illusione simbiotico-narcisistica, da ogni fusione tra l’Uno e l’Altro. Comporta l’amore per un Altro reale, non-ideale, non ridotto al riflesso di uno specchio che illumina e arricchisce il nostro Io, ma una esistenza singolare che esiste come pura esteriorità.
 
L’amore oblativo come pura dedizione all’Altro, nell’inseguimento di una fusione impossibile, lascia allora il posto all’oscillazione perpetua che caretterizza il lavoro del perdono tra l’esperienza della frammentazione del mio essere e il riconoscimento del carattere inassimilabile di chi amo. Come se nel tradimento risuonasse quel margine insopprimibile di libertà che l’illusione dell’amore vorrebbe fosse prigioniera e che invece si rivela come assoluta.
 
(M. Recalcati)

non è più come prima

mercoledì 7 settembre 2016

Non si può cancellare quello che è stato

Javier Marias

Quelle  venti ore dovevano essere diventate per lui una specie di  incantamento o sogno che deve essere soppresso dal nostro ricordo,  come se quel periodo non lo avessimo vissuto del tutto, come se  dovessimo tornare a raccontarci la storia o a rileggere un libro; e  dovevano essere diventate un tempo intollerabile che può condurci  alla disperazione.
Domani nella battaglia pensa a me
 
Non si può cancellare quello che è stato, Juan, anche se scopri che tutto è partito da un inganno.
[...]
Non si cancella quello che è stato con un tratto di penna, te l’ho già detto. Anche quando si è deciso che non deve piú esserci.
[...]
«Che senso ha un bel giorno dissipare l’errore? È peggio ancora, perché significa smentire quello che c’è stato, svuotarlo di ragioni, obbliga una persona a raccontarsi da capo quello che ha vissuto, o a rinnegarlo. Eppure non ha vissuto altro: ha vissuto quella vita lí. E che cosa se ne fa uno, allora? Deve cancellarla? Non è possibile, come non è possibile rinunciare ad anni che sono stati quello che sono stati, che non possono piú essere altrimenti, e dei quali rimarrà sempre una traccia, un ricordo, per quanto ora fantasmagorico, come di qualcosa che è accaduto e insieme non è accaduto. E dove lo mette uno questo, quello che è accaduto e non è accaduto?»
Così ha inizio il male

Così ha inizio il male
     Javier Marias

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sabato 21 maggio 2016

Se solo tu non mi avessi detto niente, se mi avessi tenuto all’oscuro

Javier Marias

«Se solo tu non mi avessi detto niente, se mi avessi tenuto all’oscuro»
[...]
Non la vedevo capace di basare tutta la sua vita futura su una menzogna. Di ipotecarla cosí, di darle fondamenta tanto… precarie. Certo, quanto piú grande la menzogna, maggiore è la tendenza a dimenticarla da parte di chi se ne è servito. Lei mi conosceva benissimo, erano anni che mi studiava, aveva cominciato da bambina, mentre io ero distratto e non la notavo; non mi accorgevo nemmeno di lei. Peccai d’ingenuità e di eccesso di fiducia. Ero sempre stato convinto che non servisse a nulla andare per la vita pieni di diffidenza e di timori. Fu dura per me imparare la lezione. Nemmeno oggi sono sicuro di averla imparata del tutto. Che cosa ci posso fare. L’esperienza mi ha insegnato molto, e sono stato costretto a fare piú attenzione; ma il carattere rimane. Attenuato, se si vuole, ma non molto di piú.
[...]
«Che stupido sono stato ad amarti per tutti quegli anni, piú che ho potuto, finché non sapevo niente», le aveva detto posandole le mani sulle spalle, prima di manipolarle il petto con spregio, in modo vessatorio, forse anche con una vaga o celata lussuria che si proibiva da molto tempo. E poi, dopo quel palpeggiamento, lei gli aveva risposto: «No, non sei stato uno stupido. No, al contrario: hai fatto bene ad amarmi per tutti quegli anni, tutti quegli anni passati… Probabilmente non hai mai fatto niente di meglio in vita tua». Avevo avuto la certezza che a Beatriz si fossero inumiditi gli occhi, solo cosí mi spiegai la sorprendente reazione di Muriel: «Questo te lo concedo, – le aveva detto. – Ragione di piú perché io sia convinto di aver buttato via la mia vita. Una dimensione della mia vita. Per questo non ti posso perdonare». Aveva usato un tono piú quieto, quasi di lamento, nel pronunciare queste parole.
[...]
Non le era bastato modificare la mia vita, dirigerla come se io fossi un attore ai suoi ordini, imporsi e occuparla tutta contro la mia espressa volontà, che conosceva. Voleva pure che un giorno io lo sapessi, non mi ha permesso di rimanere nell’inganno, che a volte è la cosa migliore se ci si è accontentati di quello che si è avuto
[...]
Quando mi mostrò la lettera capii che il sorriso radioso di quel mattino all’aeroporto, non era di sola felicità, ignara del rischio corso, ma di felicità consapevole, di trionfo, di soddisfazione per avere ottenuto quello che desiderava e avere portato a termine la sua messinscena con successo.
[...]
– Da allora faccio quello che mi pare, non devo rendere conto a nessuno né disturbarmi a inventare scuse, ci mancherebbe. E anche lei, immagino, non m’importa di come conduce la sua vita, non mi interessa; solo che lei quello che fa lo fa per obbligo, non per piacere; lo fa come se ci fosse trascinata, sono io che la trascino a disporre di una libertà che non desidera, lei preferirebbe essermi sottomessa. Per il resto, non ho perso niente: in questi anni non è comparsa nessuna donna che mi entusiasmasse al punto da volerla accanto.

Così ha inizio il male
     Javier Marias

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martedì 17 maggio 2016

Non possiamo perdonare

Giulio Maffii

siamo tutti soggetti a reazioni chimiche.
Ci straziamo affollati
sulla capocchia di uno spillo.

Non possiamo perdonare

Non possiamo perdonare
quel che siamo stati
o le frasi bevute e mai restituite
saloni così pieni
da non vedere mai il vuoto.
Altri portano il nostro nome
si muovono inclinati
toccano cuori e muoiono
– è un gesto involontario –
Eravamo cartine tornasole
siamo tutti soggetti a reazioni chimiche.
Ci straziamo affollati
sulla capocchia di uno spillo.
Giulio Maffii

domenica 17 gennaio 2016

l'amicizia e il perdono

(Per quanto ti possa sforzare)...
prima o poi farai soffrire anche
qualcuno a cui vuoi bene.
@_ironica_1

pensi di dare aiuto e invece ferisci
Orhan Pamuk
 
Ho imparato che non importa quanto
sia buona una persona,ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni
Paulo Coelho
Si a volte facciamo del male senza volerlo e lo facciamo perfino quando pensiamo di fare del bene.
Ma se vuoi veramente bene a una persona, allora sarai capace di capirla anche quando ti ferisce e di perdonarla. E in ciò, nel perdono forse, l'amicizia si distingue dall'amore.

Gonzalo
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