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martedì 14 giugno 2016

serve forza

Antonella Sbuelz




Serve forza 

È seme anche l’istinto dei ricordi,
è seme il riposo sotterraneo in attesa
di un brivido di vita, di una crepa
nel torpore dell’inverno.
Per bucare la cresta del gelo
a certe memorie serve forza,
la violenza di un raggio di luce, l’imprudenza
di un coraggio tutto nuovo.
Poi germina un viso, una voce.
Fiorisce il gesto esatto di una mano
che trattiene il passato in una presa.
O si scioglie un dolore, ma piano:
come se la sua polpa fosse illesa.

Antonella Sbuelz

lunedì 13 giugno 2016

L'impronta

Antonella Sbuelz




 L'impronta 

Ma non è vero che il passato passa. Il passato
rimane sospeso come polvere in una stanza al sole,
quando l’estate scrolla il cuore al buio
e l’ombra si acquatta nelle pieghe
del giorno che si spinge nella sera.
Rimangono gli attimi puliti
e la scorza degli attimi sprecati,
e la città sommersa dei rimpianti
nel blu di un cielo rovesciato in mare,
e le notti cadute per sbaglio
su distanze spalancate all’improvviso
e sui nomi che abbiamo più amato.
Rimane qualche sguardo, una parola.
La polpa di un incanto, una paura.
E il barcollare tiepido, leggero,
della tua prima corsa
in grembo al mondo: quando i rami
– come a maggio i desideri –
lasciavano impronte nella luce,
e dentro la memoria della luce
c’è la mia mano che ha tremato piano
nell’attimo che ti ha lasciato andare,
mentre la voce ti diceva Va’.

Antonella Sbuelz

Esplorazioni

Antonella Sbuelz




 Esplorazioni 

La nostra prima volta fu
di sguardi, di esplorazioni curiose.
I polpastrelli leggeri,
i corpi a riempirsi di attesa.
La luce del primo pomeriggio
stagliava ombre nitide sul muro.
Sospeso il tempo breve dell’incanto,
lontani gli attacchi e le rese.
 
La prima volta del tuo sguardo addosso
fu per me
la prima volte delle cose.

Antonella Sbuelz
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