
Fiducia, tradimento, perdono

Ma il perdono è cosi difficile che probabilmente ha bisogno di una certa partecipazione anche da parte dell'altro, cioè del traditore. Con ciò voglio dire che il torto, se non è ricordato da ambedue le parti — e ricordato come torto, — ricade tutto sul tradito. Il contesto più ampio in cui si è verificata la tragedia sembrerebbe richiedere sentimenti paralleli da ambedue gli attori: essi sono ancora in rapporto l'uno con l'altro, nel nuovo ruolo di traditore e tradito. Ma se solo il tradito percepisce l'offesa, mentre l'altro ci passa sopra con razionalizzazioni, il tradimento è ancora in atto, è addirittura accresciuto. Questo schivare ciò che è realmente accaduto è, di tutte le amarezze, la più acuta per il tradito. Il perdono diviene più difficile, il risentimento cresce perché il traditore non porta la sua colpa e l'azione non è onestamente conscia.
Jung ha detto che il significato dei nostri peccati è che noi li portiamo su di noi stessi, cioè non li scarichiamo su altri per farglieli portare invece nostra. Ma per portare i propri peccati, bisogna prima riconoscerli.
Psicologicamente portare un peccato significa semplicemente riconoscerlo e ricordarlo. Tutte le emozioni connesse con l'esperienza dei tradimento fatta da ambedue le parli — rimorso e pentimento nel traditore, risentimento e vendetta nel tradito — premono verso lo stesso punto psicologico: il ricordo. Il risentimento in particolare è una afflizione emotiva della memoria che il perdono non potrà mai reprimere completamente. Perciò non è meglio ricordare un torto, piuttosto che tentennare con ambivalenza fra l'oblio e risentimento?
James Hillman
noi siamo la nostra memoria.
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