domenica 26 gennaio 2020

come un falco che volteggia e s’innalza.


Rachel Cursk



Un’intuizione cominciò a farsi strada dentro di me, un pensiero in erba, come se un elemento incomprensibile tutt’a un tratto fosse andato a posto.

Abbiamo attraversato la strada ritrovandoci nel cono di luce che proveniva dall’albergo. Ho aperto il cancello e il moderatore mi ha seguita nel giardino inghiaiato. C’era una rampa di ampi gradini di pietra che conduceva alla porta d’ingresso. Mi sono fermata, l’ho ringraziato per avermi riaccompagnata, gli ho girato le spalle e ho salito i gradini.

Lui mi ha seguita; lo sentivo subito dietro di me, un’oscura sagoma di sorvegliante, come un falco che volteggia e s’innalza. Quando mi sono girata di nuovo ha fatto due rapidi passi verso di me. Sembrava che stesse attraversando un qualche elemento insondabile o un baratro.

Il suo corpo ha raggiunto il mio, mi ha spinta contro la porta e mi ha baciata. Mi ha ficcato in bocca la sua lingua tiepida, spessa; mi ha infilato le mani nella giacca. Il suo corpo snello e duro era piú insistente che forzuto. Sentivo gli abiti morbidi, costosi che indossava, e sotto la sua pelle ardente. Ha scostato per un attimo la faccia dalla mia, onde poter parlare.

– Sembri un’adolescente, – ha detto.

Mi ha baciata a lungo. A parte quel suo commento, nessuno ha detto niente. Non ci sono state spiegazioni né affettuosità. Cominciavo a percepire un che di muffito nei miei vestiti umidi e nei capelli aggrovigliati. Quando infine i nostri corpi si sono separati mi sono fatta piú in là, ho girato il pomo della porta e l’ho aperta di qualche centimetro. Lui è arretrato di un passo; sembrava sogghignasse. In quell’oscurità vibrante era una silhouette riempita di luce bianca.

Buonanotte, ho detto.

Transiti di Rachel Cursk


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