

A Soraia non sembrava vero che lui fosse lì. Le disse che aveva deciso di fermarsi un giorno in più perché non poteva lasciarla in quel modo. Si scusò per il comportamento distaccato dei giorni precedenti e confessò di amarla. Disse che la paura l'aveva bloccato, che il suo amore era cresciuto a tal punto da sopraffarlo, da impedirgli di agire. Ti amo, le disse, ti amo e non voglio perderti, non voglio più stare lontano da te. Soraia non andò a lavorare, accesero il motore e iniziarono a viaggiare, senza una meta, risalendo la costa dell'Algarve fino a Quarteira. Qui si fermarono davanti a dei palazzi che nascondevano il mare e davano l'idea di essere abbandonati. Il sole si era liberato dalle nuvole e si rifletteva sulle alte pareti di vetro. Tra i due ragazzi si creò un silenzio imbarazzante. Lui fece un'osservazione sugli edifici: sembrano polmoni di sole. Com'è timido, pensò Soraia, anche dopo avermi dichiarato il suo amore non riesce a fare la prima mossa.
Lo guardò fisso negli occhi. Credette di comprendere in quel momento l'essenza più nascosta della sua anima, non capiva nulla, povera innocente. Mentre si piegava verso di lui per baciarlo, gli disse: non avere paura. Se fosse stata più attenta avrebbe notato uno scintillio ironico negli occhi dell'italiano, come a dire: sei tu che dovresti avere paura.Dopo aver fatto l'amore, Paolo le disse che voleva conoscere i suoi genitori.
Marco Gigliotti
Nessun commento:
Posta un commento
commenta questo post