sabato 28 ottobre 2017

tutto finisce



La tradizionale linea temporale passato-presente-futuro nel caso della narrazione può essere letta così: il presente occupato da chi racconta; il futuro occupato da chi aspetta di sapere come finirà il racconto; il passato occupato dalla storia vera e propria, inventata o reale che sia.
 
Tutto questo sembra ovvio, come il fatto che si possa conoscere il passato meglio del futuro semplicemente perché il passato è già accaduto mentre il futuro è per definizione ignoto. Ma se questo può essere vero da un punto di vista fisico, purtroppo non è altrettanto vero dal punto di vista umano.
 
Spesso nella nostra vita ci troviamo di fronte a situazioni che ci prospettano un futuro tutt’altro che incerto. Più spesso ancora accade un’altra cosa: che tanto più certo appare il futuro più questo si profila spiacevole. Ciò accade perché alla resa dei conti siamo esseri mortali e quindi soggetti, volenti o nolenti, a rispettare un contratto a termine.
 
Sappiamo quindi che, per quello che ci riguarda in quanto esseri umani, tutto finisce: gli amori passano, la bellezza sfiorisce, si invecchia, e si muore. In questa prospettiva il passato diventa paradossalmente più incerto. È incerto perché ci sono molte cose che non sappiamo del passato; perché spesso i ricordi sono confusi; perché il passato ci appare meglio di come lo abbiamo vissuto; e soprattutto perché, nella prospettiva funebre di cui sopra, il passato consente di avanzare alternative ipotetiche che il futuro esclude: cosa sarebbe accaduto se… Questa vaghezza che ci permette di inventarci il passato ha un nome: nostalgia.
 
Tommaso Pincio

Nostalgia ovvero l'invenzione del passato link esterno

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