sabato 14 febbraio 2015

Le ambiguità e le perversioni del dono

il dono può essere rifiutato con atteggiamenti di violenza o nell’indifferenza distratta; il dono può essere ricevuto senza destare gratitudine; il dono può essere sperperato: donare, infatti, è azione che richiede di assumere un rischio. Ma il dono può anche essere pervertito, può diventare uno strumento di pressione che incide sul destinatario, può trasformarsi in strumento di controllo, può incatenare la libertà dell’altro invece di suscitarla.
[...] oggi non c’è più posto per il dono ma solo per il mercato, lo scambio utilitaristico, addirittura possiamo dire che il dono è solo un modo per simulare gratuità e disinteresse là dove regna invece la legge del tornaconto. In un’epoca di abbondanza e di opulenza si può addirittura praticare l’atto del dono per comprare l’altro, per neutralizzarlo e togliergli la sua piena libertà.

ENZO BIANCHI - Il vero dono non vuole reciprocità

E' stato due settimane e sei giorni fa che ho fatto quel bel gesto [...] La mancanza di anonimato da parte miaavrebbe distrutto il valore supremo del bel gesto. Nel senso che avrebbe corrotto la "motivazione" della mia buona azione - nel senso, in altre parole, che in parte non l'avrei fatto spinto da generosità, ma col desiderio di ricavarne gratitudine, affetto e approvazione. La motivazione egoistica avrebbe privato senza speranza il bel gesto di un qualsivoglia valore supremo, facendo si che ancora una volta fallissi nel mi osforzo di essere classificatocome una persona buona o "brava"
[...]
..non solo gli avevo fatto appena sapere che l'individuo responsabile dell'atto di generosità ero io, ma che l oavevo fatto in un modo subdolo (....) che..produsse l'effetto, insidiosamente, di insinuare che, non solo ero io ad aver fatto una cosa tanto bella e generosa, ma anche, che ero una persona così "buona" - intendendo, in altre parole, "modesta", "generosa", o, "non tentata dal desiderio della loro gratitudine" - da non volergli nemmeno far sapere che ero io il responsabile
[...]
Perciò, dimostrai un'abilità inconscia e, a quanto pare, naturale. automatica, nell'ingannare sia me stasso sia gli altri, che, a "livello motivazionale", non solo privava completamente la cosa generosa che avevo cercato di fare di qualsiasi autentico valore, facendomi fallire, ancora una volta, nei miei tentativi di essere sinceramente quello che qualcuno avrebbe classificato come una persona autentciamente "buona" o "brava", ma mi metteva, pericolosamente, in una luce tale da poter essere classificato come, "tenebroso", "malvagio", o "senza alcuna speranza di diventare sinceramente buono"

David Foster Wallace - Brevi interviste con uomini schifosi

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