
Con le orecchie mogie mogie - 2

Ho avuto una volta una gattina particolarmente delicata (il suo ricordo mi angustia forse più di ogni altro), la vedo ancora adesso davanti agli occhi (....) L'avevo raccolta per strada quando aveva appena poche settimane. Era cresciuta in casa con noi. Se pure l'uscio di casa era aperto, non osava fare nemmeno un passo fuori. Aveva circa cinque mesi, se ben ricordo, quando rosicchiò il dorso di un libro o qualcosa del genere, il che mi fece oltremodo infuriare. La presi per la collottola e, con solo le pantofole, uscii con lei sul pianerottolo. Chiamai l'ascensore. Quando vi entrai con lei, la gatta prese a urlare con un verso straziante, simile a un bimbo terrorizzato. Ma questo non mi fece cambiare decisione. Sono andato con lei sul retro dell'edificio e le ho restituito la sua libertà. È rimasta attaccata alle mie gambe. Ho battuto più volte i piedi per terra per al-lontanarla e soltanto allora, miagolando disperatamente, si è infilata sono una vettura Dacia.
Me ne sono tornato a casa agitato, ma comunque col cuore di pietra. Sapevo benissimo che lei, una gattina domestica, non aveva alcuna possibilità di sopravvivere fuori casa e che, di fatto, era come se l'avessi ammazzata con le mie mani. Ma gli occhi della mente non mi si erano, a quell'epoca, ancora aperti. Ora so che un'azione siffatta basta da sola a imbrattare la vita di un uomo. Questa gatta, che ho poi cercato per settimane, ma che non ho mai più ritrovato, è oggi un chiodo insanguinato confitto direttamente nel mio cervello. E ci fosse lei soltanto!
Mircea Cartarescu

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