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sabato 3 marzo 2018

ma più padrone del mio dolore, sì.


Le cose che non facciamo
Andrés Neuman


 
non mi sentii felice (felice non è la parola giusta dopo Elena), ma più padrone del mio dolore, sì.

Andrés Neuman "Le cose che non facciamo"
Dopo Elena

venerdì 2 marzo 2018

Ci sono persone che hanno la virtù di renderci più luminosi, come Elena. E altre...


Le cose che non facciamo
Andrés Neuman


 
Infine, devo ammettere che, malgrado tutto, desideravo ancora Nora. La desideravo con una specie di rancore carnale. Il suo comportamento m’indignava e la sua presenza mi eccitava. Ci sono persone che hanno la virtù di renderci più luminosi, come Elena. E altre che possiedono la sgradevole capacità di ricordarci quanto siamo cupi, come Nora. In un certo senso, è un merito.

Andrés Neuman "Le cose che non facciamo"
Dopo Elena

mercoledì 28 febbraio 2018

Non oltrepassare la riga


Le cose che non facciamo
Andrés Neuman


 
Ruth sollevò la racchetta, si alzò e allungò un braccio per tracciare una riga sulla sabbia. Era una linea non proprio retta, lunga un metro circa, che separava Ruth dal marito. Finito di disegnarla, lasciò la racchetta, si accomodò di nuovo sulla sdraio e accavallò le gambe.
«Molto bella», disse Jorge, incuriosito ma seccato.
«Ti piace?», ribatté Ruth. «Allora non oltrepassarla».
[...]
«Fa’ come vuoi. Ma non oltrepassare la riga».
[...]
«Voglio solo una cosa», disse lei, «che resti dalla tua parte».
[...]
«Se ti disturba tanto questa conversazione, possiamo chiuderla qui. E se vuoi andartene a casa, avanti, va’ e goditi la cena. Quanto alla riga, però, non se ne parla. Non è ridicola e tu non oltrepassarla. Non attraversarla. Ti ho avvertito».
[...]
«La sai una cosa? Starai anche difendendo un sacco di principi, sarai analitica quanto ti pare, ti crederai molto coraggiosa, ma in realtà ti stai solo nascondendo dietro a una riga. Ti nascondi! Quindi fammi il favore di cancellarla, di prendere le tue cose e ne discuteremo tranquillamente a cena. Adesso l’attraverso. Mi dispiace. C’è un limite a tutto. Anche alla mia pazienza».
Ruth scattò in piedi come una molla, rovesciando la sdraio. Jorge si fermò ancor prima di aver mosso un passo.
«Certo che tutto ha un limite!», gridò lei. «E ci credo che ti piacerebbe che mi nascondessi. Ma stavolta non ti illudere. Tu non vuoi una cena: tu vuoi una tregua. E non l’avrai, mi hai sentita?, non l’avrai finché non accetterai davvero che questa linea si cancella quando lo dico io, e non perché a te scappa la pazienza».
«Mi stupisce vederti così autoritaria. E poi ti lamenti di me. Mi stai proibendo di avvicinarmi. Io con te non l’ho mai fatto».
«Jorge. Tesoro. Ascolta», disse Ruth abbassando la voce, sistemandosi la frangetta, raddrizzando la sedia, sedendosi di nuovo. «Stammi a sentire, d’accordo? Non è che ci sia una linea. Ce ne sono due, capisci?, ce ne sono sempre due. E io vedo la tua. O mi sforzo di vederla, per lo meno. So che è lì, da qualche parte. Ti propongo una cosa. Se ti sembra ingiusto che cancelliamo questa riga quando lo dico io, tracciane tu un’altra, allora. È facile. Lì c’è la tua racchetta. Tira una riga!»
Jorge scoppiò a ridere.
«Dico sul serio, Jorge. Spiegami le tue regole. Mostrami il tuo spazio. Dimmi: non oltrepassare questa riga. Vedrai che non proverò mai a cancellarla».
«Brava furba! Ovvio che non la cancelleresti, perché io non traccerei mai una riga come questa. Non mi passerebbe neanche per la testa».
«Ma se la tracciassi, fin dove arriverebbe? Ho bisogno di saperlo».
«Non arriverebbe da nessuna parte. Non mi piacciono le superstizioni. Preferisco essere spontaneo. Voglio poter passare dove mi pare. Litigare solo se c’è una ragione valida».
«Voglio solo che tu spinga lo sguardo un po’ oltre il tuo spazio», disse lei.
«E io voglio solo che mi ami», disse lui.
Ruth sbatté gli occhi, più volte. Se li sfregò con le due mani, come per cercare di pulir via tutto il vento umido che l’aveva colpita quel pomeriggio.
«È la risposta più terribile che potessi darmi», disse.
Jorge pensava di andare a consolarla e si rendeva conto che non doveva. Gli bruciava la schiena. Aveva i muscoli doloranti. Il mare aveva ingoiato la palla del sole. Ruth nascose il viso. Jorge abbassò gli occhi. Guardò la riga ancora una volta: gli sembrò più lunga di un metro.

Andrés Neuman "Le cose che non facciamo"
Una riga sulla sabbia

martedì 27 febbraio 2018

un uomo che si è comportato bene con le donne


Le cose che non facciamo
Andrés Neuman


 
Credo, per lo più, di essere stato un uomo che si è comportato bene con le donne. Vale a dire: che ha saputo ascoltarle, godere della loro compagnia con o senza sesso, e intuire quali cose ne ferissero la dignità, che è l’unico punto importante, probabilmente.

Andrés Neuman "Le cose che non facciamo"
Dopo Elena

lunedì 26 febbraio 2018

l’ipotetico pericolo che i nostri desideri si realizzino


Le cose che non facciamo
Andrés Neuman



Questo pensò Moyano: che tendiamo a invocare, forse con vigliaccheria, l’ipotetico pericolo che i nostri desideri si realizzino, e tendiamo a omettere la sinistra possibilità che i nostri timori si avverino.

Andrés Neuman "Le cose che non facciamo"
Passato per le armi

domenica 25 febbraio 2018

evitare gli specchi per non piangere di vergogna


Le cose che non facciamo
Andrés Neuman


 
i disgraziati come me non hanno motivo di continuare a subire l’umiliazione di alzarsi tutte le mattine ed evitare gli specchi per non piangere di vergogna sui sogni che avevano da ragazzi.

Andrés Neuman "Le cose che non facciamo"
Fuori non cantavano gli uccelli

venerdì 2 giugno 2017

Gabriela è mia moglie. Mi ama molto e va a letto con Cristóbal


Le cose che non facciamo

Andrés Neuman






La felicità
 
Mi chiamo Marcos. Ho sempre voluto essere Cristóbal.
E non intendo dire che voglio chiamarmi Cristóbal. Lui è mio amico; stavo per dire il migliore, e dirò invece che è l’unico.
Gabriela è mia moglie. Mi ama molto e va a letto con Cristóbal.
Lui è intelligente, sicuro di sé e un agile ballerino. Sa perfino montare a cavallo. Padroneggia la grammatica latina. Cucina per le donne. Poi se le pappa. Io direi che Gabriela è il suo piatto preferito.
Qualche sprovveduto potrebbe pensare che mia moglie mi tradisca: niente di più falso. Ho sempre voluto essere Cristóbal, ma nel frattempo non sto con le mani in mano. Mi esercito a non essere Marcos. Prendo lezioni di ballo e ripasso i miei manuali universitari. So bene che mia moglie mi adora. Ed è tale la sua adorazione, che la poverina va a letto con lui, con l’uomo che vorrei essere. Tra i pettorali sviluppati di Cristóbal, la mia Gabriela mi aspetta ansiosa a braccia aperte.
Una simile pazienza mi riempie di gioia. Spero solo che il mio zelo sia all’altezza delle sue speranze e che un giorno non lontano arrivi il nostro momento. Quel momento d’amore indissolubile che lei ha tanto preparato, ingannando Cristóbal, adattandosi al suo corpo, al suo carattere e ai suoi gusti, per sentirsi il più possibile felice e a suo agio quando io sarò come lui e lo lasceremo solo.
 
Andrés Neuman
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