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mercoledì 2 novembre 2016

Ci fu un tempo - III (il tempo dell'estasi)


Ana Rossetti

Non era un’età né una condizione, era il tempo senza tempo
della felicità perfetta. Dell’accordo. Dell’immobile e sconfinata
durata dell’estasi.

Ci u un tempo - III
 
III
 
Ci fu un tempo
in cui il tempo non era fluire:
era una treccia di sabbia che si pettinava ininterrottamente.
I suoi tre capi si intrecciavano, si fondevano tra loro ben distinti
e inseparabili.
Niente si posponeva. Niente si anteponeva:
era un tempo predestinato da un singolare decreto, un’elica
che, girando, si annullava in una ruota invisibile
dentro il suo stesso bagliore.
Non era un’età né una condizione, era il tempo senza tempo
della felicità perfetta. Dell’accordo. Dell’immobile e sconfinata
durata dell’estasi.
Era il punto unico e misterioso in cui convergeva il tempo
della memoria, della profezia e degli angeli.

Ana Rossetti

  • Il tempo dell'infanzia - Ilink esterno
  • Il tempo dell'adolescenza - II link esterno
  • il tempo dell'estasi - IIIlink esterno


  • Non esiste sporcizia nell’amore, la sessualità ne è l’ostia, la commistione di spirito e carne, che bruciando nella fiamma del piacere nutrirà due esseri del loro stesso incontro. L’amore non deve necessariamente essere progetto, costruzione, programma di vita comune, esso può anche essere attrazione, momento, parentesi, e non per questo perdere il senso di assoluto nella sua ricerca del piacere che nell’epifania del sesso trova e scopre il suo momento di massima intensità, al di là delle domande, delle aspettative, della routine terrena e calcolatrice del quotidiano viver-si.
     
    Nell’atto d’amore riscopriamo il divino che è in noi, come un’aura di bellezza antica ed ancestrale presente in ogni essere umano: è la bellezza della grazia, dell’incanto e della purezza, innocenza istintiva che mossa da pulsioni ricche di energia vitale, si nutre di desiderio – quale mancanza ed aspirazione alla fusione di carne e spirito nel e con l’amato – concretizzandosi ed esplicitandosi nell’amplesso o nel desiderio d’esso.
     
    Ogni volta che proviamo desiderio o, meglio ancora, quando facciamo l’amore, riscopriamo prima di tutto noi stessi, ed è nell’atto di offrirci che rifioriamo come giglio divino nel turbamento e nell’incanto di un istante come fosse eterno.
     
    Ecco, il compito della letteratura e della poesia erotica è proprio questo restituire all’uomo il piacere di amarsi riscoprendo la grazia, la bellezza, la purezza del rifiorire nel suo stesso giardino oltre l’ombra del peccato.
    Natalia Castaldi
    Oltre l'ombra del peccato link esterno

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    sabato 29 ottobre 2016

    Ci fu un tempo - II (il tempo dell'adolescenza)


    Ana Rossetti

    Era un tempo adolescente e indefinito, il tempo
    dell´amore senza nome, quasi senza volto, che errava,
    come un bacio promesso, lungo il punto più ombroso della
    scala.

    Ci u un tempo - II
     
    II
     
    Ci fu un tempo in cui l´amore era
    un intruso temuto e atteso.
    Uno sfiorare clandestino, premeditato, rielaborato
    in insopportabili veglie.
    Una confessione audace e confusa, corretta mille
    volte, che mai sarebbe giunta al dovuto compimento.
    Un´incessante e tirannica inquietudine.
    Un galoppare repentino del cuore, ingovernabile.
    Un continuo lottare contro la spietata precisione
    degli specchi.
    Un´intima difficoltà nel distinguere l´angoscia dal
    piacere.
    Era un tempo adolescente e indefinito, il tempo
    dell´amore senza nome, quasi senza volto, che errava,
    come un bacio promesso, lungo il punto più ombroso della
    scala.
     

    Ana Rossetti

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  • Il tempo dell'adolescenza - II link esterno
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  • “Mi sembra che gli uomini non si rendano assolutamente conto della potenza dell’Eros. Se se ne rendessero conto, certamente avrebbero elevato templi e altari a questo dio, e dei più magnifici, e gli offrirebbero i più splendidi sacrifici. Non sarebbe affatto come è oggi, quando nessuno di questi omaggi gli viene reso. E invece niente sarebbe più importante, perché è il dio più amico degli uomini: viene in loro soccorso, porta rimedio ai mali la cui guarigione è forse per gli uomini la più grande felicità. Dunque cercherò di mostrarvi la sua potenza, e voi fate altrettanto con gli altri. Ma innanzitutto bisogna che conosciate la natura della specie umana e quali prove essa ha dovuto attraversare. Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. Allora c’erano tra gli uomini tre generi, e non due come adesso, il maschio e la femmina. Ne esisteva un terzo, che aveva entrambi i caratteri degli altri. Il nome si è conservato sino a noi, ma il genere, quello è scomparso. Era l’ermafrodito, un essere che per la forma e il nome aveva caratteristiche sia del maschio che della femmina. [….] E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. Stando così le cose, tutti quei maschi che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degl adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: la loro inclinazione le porta piuttosto verso le altre donne ed è da questa specie che derivano le lesbiche. [….]Io però parlo in generale degli uomini e delle donne, dichiaro che la nostra specie può essere felice se segue Eros sino al suo fine, così che ciascuno incontri l’anima sua metà, recuperando l’integrale natura di un tempo. Se questo stato è il più perfetto, allora per forza nella situazione in cui ci troviamo oggi la cosa migliore è tentare di avvicinarci il più possibile alla perfezione: incontrare l’anima a noi più affine, e innamorarcene. Se dunque vogliamo elogiare con un inno il dio che ci può far felici, è ad Eros che dobbiamo elevare il nostro canto: ad Eros, che nella nostra infelicità attuale ci viene in aiuto facendoci innamorare della persona che ci è più affine; ad Eros, che per l’avvenire può aprirci alle più grandi speranze. Sarà lui che, se seguiremo gli dèi, ci riporterà alla nostra natura d’un tempo: egli promette di guarire la nostra ferita, di darci gioia e felicità.”
    Aristofane – dal “Simposio” di Platone

    La morale comune, dal cristianesimo in poi, tese a distinguere il sesso dall’amore, definendo il primo come piacere del corpo generato da impulsi ed istinti da controllare per mezzo della ragione, ed il secondo come nutrimento dell’anima che prescinde dall’aspirazione carnale del piacere; la letteratura erotica, al contrario, mira ad abbattere le sovrastrutture imposte dal comune senso della morale, nella divinazione del piacere, conferendo al sesso ed alla sessualità un’aura d’incanto, che trova il suo culmine nel trasalimento sensuale. Ciò non significa che questo ramo della letteratura descriverà la sessualità come atto meccanico finalizzato alla libido, attraverso ciò che Freud definirebbe come un atto di “scaricamento”, pur tuttavia essa restituirà all’uomo la dignità e la libertà di esprimere le naturali pulsioni di quel febbrile stato di astrazione temporale causatogli dal turbamento d’amore.
    Natalia Castaldi
    Oltre l'ombra del peccato link esterno

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    venerdì 28 ottobre 2016

    Ci fu un tempo - I (il tempo dell'infanzia)


    Ana Rossetti

    Era il tempo dell´infanzia e la solitudine accendeva il suo
    bengala dietro lo scudo impenetrabile del silenzio.

    Ci u un tempo - I
     
    I
     
    Ci fu un tempo,
    tempo dell´invenzione e dell´errore,
    in cui la solitudine era uno splendido e spaventoso
    esilio, in cui cospirare contro la lezione che non
    si voleva apprendere e spiare il mistero che si voleva
    estorcere. Era una grotta umida che imbrigliava la luce tra le felci,
    era l´angolo dei castighi dove le lacrime nascoste
    levavano, finalmente, la loro sovranità,
    era l´incubo che soffiava imprigionato in un´alcova
    sconosciuta,
    o un cuore ripiegato nel suo nascondiglio che tramava
    appuntamenti e vendette, ribellioni e segreti proibiti.
    Era il tempo dell´infanzia e la solitudine accendeva il suo
    bengala dietro lo scudo impenetrabile del silenzio.
    E il punto ombroso dove riparava era solo
    l´incantato rifugio al suo splendore irriducibile e glorioso.

    Ana Rossetti

  • Il tempo dell'infanzia - Ilink esterno
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  • il tempo dell'estasi - IIIlink esterno


  • “Per festeggiare la nascita di Afrodite, gli dei tennero un banchetto, durante il quale il dio Pòros (Abbondanza) si ubriacò e cadde addormentato. Mentre si trovava inerme in questo stato, Penìa (Povertà) lo sedusse e concepì Eros. In quanto figlio di Povertà, Eros non possiede né scarpe, né casa, dorme sulla nuda terra sotto le stelle, si riposa sul gradino della soglia. Come la madre è sempre in preda al bisogno; come il padre è intraprendente, intrigante, incantatore. Dal padre ha ereditato la sensazione di pienezza che si accompagna all’amore, dalla madre la disperazione degli innamorati.” … “Un demone grande, o Socrate. E difatti ogni essere demonico sta in mezzo fra il dio e il mortale. […] Anche fra sapienza e ignoranza [Amore] si trova a mezza strada, …”

    Diotima – (Dal Simposio di Platone)

    Eros incarna quindi le contraddizioni della natura umana, da Pòros eredita l’aspirazione alla bellezza, la spinta verso quanto di positivo e piacevole la vita possa offrire, dalla madre Penìa eredita invece la “fame”, il “bisogno”, la bramosia del possesso.

    Sol chi strugge segreta ansia d’amore, sa tutto il mio dolore”, diceva Goethe, e infatti la passione amorosa – in quanto “demone” a noi determinante – può trasformarsi nella sua spasmodica ricerca di armonia e piacere in dolore, ossessione e struggimento, allorquando l’amato/a sia desiderio irraggiungibile che fa bramare alimentando solo idealmente la tensione del non fruibile, del non godibile … ed è in questo estendersi senza fine, nell’allungare le braccia all’ “oltre” che riscopriamo il dono intimo dell’Io all’altro da ed in sé, che ci riporta nuovamente al Simposio di Platone ed alla teoria di Aristofane sulla creatura originaria, unico essere perfetto e plasmato di due metà (una maschile e l’altra femminile) spezzato e separato per invidia di Zeus. Dunque gli amanti sono l’unità spezzata, che si cerca, si allunga in passione, ossessione ed anche gelosia.
    Natalia Castaldi
    Oltre l'ombra del peccato link esterno

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    venerdì 3 aprile 2015

    Non esiste sporcizia nell’amore,



    Non esiste sporcizia nell’amore, la sessualità ne è l’ostia, la commistione di spirito e carne, che bruciando nella fiamma del piacere nutrirà due esseri del loro stesso incontro. L’amore non deve necessariamente essere progetto, costruzione, programma di vita comune, esso può anche essere attrazione, momento, parentesi, e non per questo perdere il senso di assoluto nella sua ricerca del piacere che nell’epifania del sesso trova e scopre il suo momento di massima intensità, al di là delle domande, delle aspettative, della routine terrena e calcolatrice del quotidiano viver-si.
     
    Nell’atto d’amore riscopriamo il divino che è in noi, come un’aura di bellezza antica ed ancestrale presente in ogni essere umano: è la bellezza della grazia, dell’incanto e della purezza, innocenza istintiva che mossa da pulsioni ricche di energia vitale, si nutre di desiderio – quale mancanza ed aspirazione alla fusione di carne e spirito nel e con l’amato – concretizzandosi ed esplicitandosi nell’amplesso o nel desiderio d’esso.
     
    Ogni volta che proviamo desiderio o, meglio ancora, quando facciamo l’amore, riscopriamo prima di tutto noi stessi, ed è nell’atto di offrirci che rifioriamo come giglio divino nel turbamento e nell’incanto di un istante di eterno.

    NATÀLIA CASTALDI - oltre lombra del peccato

    mercoledì 1 aprile 2015

    La nascita di Eros



    “Per festeggiare la nascita di Afrodite, gli dei tennero un banchetto, durante il quale il dio Pòros (Abbondanza) si ubriacò e cadde addormentato. Mentre si trovava inerme in questo stato, Penìa (Povertà) lo sedusse e concepì Eros. In quanto figlio di Povertà, Eros non possiede né scarpe, né casa, dorme sulla nuda terra sotto le stelle, si riposa sul gradino della soglia. Come la madre è sempre in preda al bisogno; come il padre è intraprendente, intrigante, incantatore. Dal padre ha ereditato la sensazione di pienezza che si accompagna all’amore, dalla madre la disperazione degli innamorati.” … “Un demone grande, o Socrate. E difatti ogni essere demonico sta in mezzo fra il dio e il mortale. […] Anche fra sapienza e ignoranza [Amore] si trova a mezza strada, …”

    Diotima – (Dal Simposio di Platone)



    Eros incarna quindi le contraddizioni della natura umana, da Pòros eredita l’aspirazione alla bellezza, la spinta verso quanto di positivo e piacevole la vita possa offrire, dalla madre Penìa eredita invece la “fame”, il “bisogno”, la bramosia del possesso.

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