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sabato 29 aprile 2017

ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA

Giuseppe Ungaretti

O saprò finalmente che la morte
Regno non ha che sopra l’apparenza?
ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA, 9
Ogni anno, mentre scopro che febbraio 
È sensitivo e, per pudore, torbido, 
Con minuto fiorire, gialla irrompe, 
La mimosa. S’inquadra alla finestra 
Di quella mia dimora d’una volta, 
Di questa dove passo gli anni vecchi.

Mentre arrivo vicino al gran silenzio, 
Segno sarà che niuna cosa muore 
Se ne ritorna sempre l’apparenza?

O saprò finalmente che la morte 
Regno non ha che sopra l’apparenza?

Giuseppe Ungaretti

 

venerdì 28 aprile 2017

Tutto ho perduto

Giuseppe Ungaretti

E non potrò mai più
Smemorarmi in un grido.


Tutto ho perduto
Tutto ho perduto dell'infanzia
E non potrò mai più
Smemorarmi in un grido.

L'infanzia ho sotterrato
Nel fondo delle notti
E ora, spada invisibile,
Mi separa da tutto.

Di me rammento che esultavo amandoti,
Ed eccomi perduto
In infinito delle notti.

Disperazione che incessante aumenta
La vita non mi è più,
Arrestata in fondo alla gola,
Che una roccia di gridi.

Giuseppe Ungaretti


palabras: nostalgia, infanzia, ricordi

sabato 24 dicembre 2016

natale

Giuseppe Ungaretti

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.
Giuseppe Ungaretti

martedì 8 marzo 2016

Sei la donna che passa come una foglia

verso l'8 marzo


Sei la donna che passa
come una foglia.
E lasci agli alberi
un fuoco d’autunno

Giuseppe Ungaretti

domenica 3 gennaio 2016

Cori descrittivi di stati d'animo di Didone







letture dell'adolescenza



La terra promessa Poesia di Giuseppe Ungaretti Dileguandosi l'ombra, In lontananza d'anni, Quando non laceravano gli affanni, I Dileguandosi l’ombra, In lontananza d’anni, Quando non laceravano gli affanni, L’allora, odi, puerile Petto ergersi bramato E l’occhio tuo allarmato Fuoco incauto svelare dell’Aprile Da un’odorosa gota. Scherno, spettro solerte Che rendi il tempo inerte E lungamente la sua furia nota: Il cuore roso, sgombra! Ma potrà, mute lotte Sopite, dileguarsi da età, notte? (...) III Ora il vento s’è fatto silenzioso E silenzioso il mare; Tutto tace; ma grido Il grido, sola, del mio cuore, Grido d’amore, grido di vergogna Del mio cuore che brucia Da quando ti mirai e m’hai guardata E più non sono che un oggetto debole Grido e brucia il mio cuore senza pace Da quando più non sono Se non cosa in rovina e abbandonata (...) IV Solo ho nell’anima coperti schianti, Equatori selvosi, su paduli Brumali grumi di vapori dove Delira il desiderio, Nel sonno, di non essere mai nati. (…) VII Nella tenebra, muta Cammini in campi vuoti d’ogni grano: Altero al lato tuo più niuno aspetti. VIII Viene dal mio al tuo viso il tuo segreto; Replica il mio le care tue fattezze; Nulla contengono di più i nostri occhi E, disperato, il nostro amore effimero Eterno freme in vele d’un indugio. IX Non più m’attraggono i paesaggi erranti Del mare, né dell’alba il lacerante Pallore sopra queste o quelle foglie; Nemmeno più contrasto col macigno, Antica notte che sugli scoglie porto. Le immagini a che prò Per me dimenticata? (…) X. Non odi del platano Foglia non odi a un tratto scricchiolare Che cade lungo il fiume sulle selci? Il mio declino abbellirò stasera; A foglie secche si vedrà congiunto Un bagliore roseo. XI E senza darsi quiete Poiché lo spazio loro fuga d’una Nuvola offriva ai nostri intimi fuochi, Covandosi a vicenda Le ingenue anime nostre Gemelle si svegliarono, già in corsa. XII A bufera s’è aperto, al buio, un porto Che dissero sicuro. Fu golfo costellato E pareva immutabile il suo cielo; Ma ora, com’è mutato! (...) XIII. Sceso dall'incantevole sua cuspide Se ancora sorgere dovesse Il suo amore, impassibile farebbe Numerare le innumere sue spine Spargendosi nelle ore, nei minuti. Spargendosi nelle ore, nei minutì XIV Per patirne la luce, Gli sguardi tuoi, che si accigliavano Smarriti ai cupidi, agl'intrepidi Suoi occhi che a te non si soffermerebbero Mai più, ormai mai più. Per patirne l'estraneo, il folle Orgoglio che tuttora adori, A tuoi torti con vana implorazione La sorte imputerebbero Gli ormai tuoi occhi opachi, secchi; Ma grazia alcuna più non troverebbero, Nemmeno da sprizzarne un solo raggio, Od una sola lacrima, Gli occhi tuoi opachi, secchi, Opachi, senza raggi. XV. Non vedresti che torti tuoi, deserta, Senza più un fumo che alla soglia avvii Del sonno, sommessamente. XIX. Deposto hai la superbia negli orrori, Nei desolati errori. da Cori descrittivi di stati d'animo di Didone Giuseppe Ungaretti ricordo del gennaio 1984



sabato 24 ottobre 2015

Ora dormi, su, dormi.



DONO Ora dormi, cuore inquieto, Ora dormi, su, dormi. Dormi, inverno, Ti ha invaso, ti minaccia, Grida: «T’ucciderò E non avrai più sonno». La mia bocca al tuo cuore, stai dicendo, Offre la pace, Su, dormi, dormi in pace, Ascolta, su, l’innamorata tua, Per vincere la morte, cuore inquieto. Giuseppe Ungaretti (da Dialogo, 1968)
e cullato dal tuo respiro ti morivo nel petto G.


venerdì 16 ottobre 2015

giovedì 15 ottobre 2015

Sono una creatura







letture dell'adolescenza



Sono una creatura Sono una creatura Come questa pietra del S. Michele così fredda così dura così prosciugata così refrattaria così totalmente disanimata Come questa pietra è il mio pianto che non si vede La morte si sconta vivendo. Giuseppe Ungaretti ricordo del gennaio 1984



mercoledì 14 ottobre 2015

fratelli







letture dell'adolescenza



Fratelli Fratelli Mariano il 15 luglio 1916 Di che reggimento siete fratelli? Parola tremante nella notte Foglia appena nata Nell'aria spasimante involontaria rivolta dell'uomo presente alla sua fragilità Fratelli Giuseppe Ungaretti ricordo del gennaio 1984



domenica 11 ottobre 2015

Morire come le allodole assetate







letture dell'adolescenza



Morire come le allodole assetate Morire come le allodole assetate sul miraggio O come la quaglia passato il mare nei primi cespugli perchè di volare non ha più voglia Ma non vivere di lamento come un cardellino accecato Giuseppe Ungaretti ricordo del gennaio 1984



martedì 1 settembre 2015

la morte si sconta vivendo







SONO UNA CREATURA
Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916
 

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte 
si sconta
vivendo  

Giuseppe Ungaretti

lunedì 24 agosto 2015

Ogni mattino sorpresa Nel sapere che ancora siamo in vita








Quando un giorno ti lascia

pensi all’altro che spunta.
Ungaretti


ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA, 1


Agglutinati all'oggi
I giorni del passato
E gli altri che verranno,
Per anni e lungo secoli
Ogni mattino sorpresa
Nel sapere che ancora siamo in vita,
Che scorre sempre come sempre il vivere,
Dono e pena inattesi
Nel turbinio continuo
Dei vani mutamenti.
Tale per nostra sorte
Il viaggio che proseguo,
In un battibaleno
Esumando, inventando
Da capo a fondo il tempo,
Profugo come gli altri
Che furono, che sono, che saranno.

GIUSEPPE UNGARETTI

(da "Il taccuino del vecchio", 1960)


Le mani con un tremito del telefono stringevano il filo





13 SETTEMBRE 1966

Le mani con un tremito
del telefono stringevano il filo;
mi aveva poco prima
recato la tua voce
che mi diceva addio.

Un vagante raggio ebbe la luce,
tenue filo dell'anima
del mio bacio donato
solo dal desiderio.

Ma dall'esilio ci libererà
l'ostinato mio amore.

Giuseppe Ungaretti

mercoledì 19 agosto 2015

É il mio cuore il paese più straziato.






San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

É il mio cuore
il paese più straziato.


Giuseppe Ungaretti

martedì 24 febbraio 2015

E t’amo, t’amo

Il dolore


E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!

Giuseppe Ungaretti

silenzio in liguria

Silenzio in Liguria 1922

Scade flessuosa la pianura d’acqua.

Nelle sue urne il sole
Ancora segreto si bagna.

Una carnagione lieve trascorre.

Ed ella apre improvvisa ai seni
La grande mitezza degli occhi.

L’ombra sommersa delle rocce muore.

Dolce sbocciata dalle anche ilari,
Il vero amore è una quiete accesa,

E la godo diffusa
Dall’ala alabastrina
D’una mattina immobile.


Giuseppe Ungaretti, Sentimento del Tempo,
in Vita di un uomo, a cura di L. Piccioni, Milano, Rizzoli, 1972

e tutto è rapito in quel momento

SILENZIO


Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limio
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco un aabbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi

Giuseppe Ungaretti

lunedì 23 febbraio 2015

l'inesprimibile nulla.



               ETERNO
               Tra un fiore colto e l'altro donato
               l'inesprimibile nulla.

               Giuseppe Ungaretti
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