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lunedì 22 gennaio 2018

in che misura possiamo cogliere vera natura dell'altro?



Mi domando se sia realmente possibile capire perfettamente un’altra persona. Anche quando ci sforziamo di conoscere qualcuno mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, in che misura possiamo cogliere la sua vera natura? Sappiamo ciò che è veramente essenziale riguardo a quell’altro che siamo convinti di comprendere tanto bene?”

Haruki Murakami
L’uccello che girava le Viti del Mondo.
 

domenica 31 dicembre 2017

Non capirsi è terribile

Evgenij A. Evtušenko
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
né con la comprensione uccidere.

Non capirsi è terribile
Non capirsi è terribile
non capirsi e abbracciarsi,
ma benché sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.
 
In un modo o nell’altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
né con la comprensione uccidere.
 
Evgenij A. Evtušenko

venerdì 7 ottobre 2016

E lui mi aspetterà nell’ipertempo,

Maria Luisa spaziani

Ma riconoscerà, lui, ciò che gli dico?
In poche note o versi qui raccolgo
i messaggi essenziali.

E lui mi aspetterà nell’ipertempo

E lui mi aspetterà nell’ipertempo,
sorridente e puntuale, con saluti
e storie che alle poverette orecchie
dell’arrivata parranno incredibili.
Ma riconoscerà, lui, ciò che gli dico?
In poche note o versi qui raccolgo
i messaggi essenziali. Un altro raggio,
aria diversa glieli tradurrà.

 
Maria Luisa Spaziani



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venerdì 16 settembre 2016

io avevo il mio dolore pieno di parole e lei il suo silenzio

Efraim Medina Reyes

Era una ragazza così dolce. Quello che mi è sempre piaciuto di lei era il suo silenzio, non era un silenzio qualsiasi, era pieno di contrasti e piccoli silenzi concentrici come onde in uno stagno. Lei non cercava di capirmi, sapeva che era stupido pretenderlo. Odio la gente che capisce, non c’è nulla di più sporco e abietto, capire è l’insulto peggiore, una balla in confezione regalo.
 
Tra noi due non c’era bisogno di capire: io avevo il mio dolore pieno di parole e lei il suo silenzio.

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

venerdì 9 settembre 2016

lei aveva più di quanto potessi sognare e credo che quello fosse il problema

Efraim Medina Reyes

Se analizzo a fondo la cosa lei aveva più di quanto potessi sognare e credo che quello fosse il problema: per amare qualcuno quel qualcuno deve avere quanto basta. Un po’ di meno è insufficiente. Un po’ di più rovina tutto. Questo accade perché amare è un’arte simile a quella della buona tavola: un piatto che non è fatto come si deve può placare l’appetito ma non soddisfa il gusto.
 
C’è gente che mangia per riempirsi la pancia e questi possono vivere senza amore ma non senza compagnia. Altri morirebbero di fame piuttosto che accettare una pietanza cucinata in qualche modo. Questi ultimi saranno eterni solitari a meno che non trovino la giusta misura. Quando si pensa all’amore le idee non hanno consistenza e forse è questo il motivo per cui i grandi filosofi hanno eluso l’argomento ma per quanto stucchevole è ovvio che la nostra piccola vita gira intorno a qualcuno che ha fatto di noi degli idioti felici o dei saggi pieni di risentimento. L’autobus lasciò il terminal e imboccò l’autostrada.

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

giovedì 8 settembre 2016

amare una persona è forse più facile che capirla

Efraim Medina Reyes

C’era un'idea che mi ronzava in testa, cioè che magari non saremo mai in grado di capire del tutto qualcuno, tanto meno chi più amiamo, ma possiamo comunque amarlo senza riserve. Secondo me amare una persona è forse più facile che capirla ma molto più pericoloso perché l’amore fa sempre male. Si può cercare di capire qualcuno ma non si può cercare di amarlo.
 
L’amore nasce involontario. L’amore può aumentare o diminuire fino a sfumare del tutto ma non si può imporre. A volte ci piacerebbe amare una certa persona, possiamo addirittura dire che quella persona ha tutte le qualità perché ci innamoriamo di lei ma questo non accade.
 
Con uno sforzo più o meno grande ci si abitua a chiunque ma abituarsi non è amare. Non so se le mie idee sono giuste oppure assurde ma tendo a credere che l’amore esiste, che è un’invenzione dell’uomo e che ora è fuori controllo.
 
L’amore più stupido e delirante è quello di una madre per il figlio ma almeno ha un fondamento biologico. Il fatto che incontri una sconosciuta e poco dopo daresti la vita per lei, invece, mi sembra inspiegabile.
 
Monica si era chiusa in un motel con me mentre il suo fidanzato passava la notte in ospedale. Naturalmente aveva telefonato per sapere dove l’avevano portato e assicurarsi che non era grave ma non era rimasta al suo fianco e che io ricordi non si era mai sentita in colpa per questo.
 
Più tardi mi spiegò che le cose andavano male tra loro, che era stufa e desiderava qualcosa di più intenso. Era venuta al motel con me perché voleva fare una pazzia e poi mi aveva trovato interessante e infine era nato l’amore...
 
Il suo punto di vista mi era sembrato patetico ma le avevo dato corda perché non l’amavo e dunque non correvo alcun rischio. Monica mi piaceva ma era incapace di suscitare in me l’amore.
C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

lunedì 11 aprile 2016

capirsi

Buenos dias

"Non riesco a capirti" vuol dire:
"Non saprò mai che cosa pensi veramente di me".
Non posso decifrare te perché
non so come tu decifri me.
 
Roland Barthes

giovedì 25 febbraio 2016

La cosa piú dolorosa, per me è che non sono riuscito a capirla

– Sí, ha ragione, – disse Kafuku. – Probabilmente ero felice. Ma è proprio la felicità a portare la sofferenza, a volte.
– Cioè? Che genere di sofferenza?
Kafuku fece girare i grossi pezzi di ghiaccio nel suo bicchiere di whisky con acqua.
– Il timore di perderla un giorno. Solo a immaginare quest’eventualità, provavo un dolore in petto.
[...]
– In conclusione, però, l’ho persa, – disse infine. – L’ho persa poco per volta mentre era ancora in vita, e poi del tutto. Come se venisse lentamente erosa, finché è stata trascinata via, con tutte le radici, da una grande onda. Capisce cosa voglio dire?
– Credo di sí.
No, questo non lo puoi sapere, pensò Kafuku.
– La cosa piú dolorosa, per me, – proseguí, – è che non sono riuscito a capirla, o perlomeno a capire una parte importante di lei. E adesso che è morta, so che probabilmente non la capirò mai, e me ne andrò cosí. Lasciando un piccolo scrigno sepolto in fondo al mare. A questo pensiero, mi si stringe il cuore.
Takatsuki rifletté sulle parole che aveva appena sentito.
– Sí, signor Kafuku, – disse poi, – ma chi è che può capire del tutto un’altra persona? Anche amandola profondamente.
[...]
– Il fatto è che noi non possiamo capire fino in fondo cosa pensa una donna, non crede? – finí col rispondere. – Volevo dire solo questo. Mi riferivo alle donne in genere. Quindi non è solo in lei che esiste un angolo cieco, non mi sembra, perlomeno. Se la sensazione di cui mi ha parlato la consideriamo un angolo cieco, l’abbiamo tutti, ci accompagna per tutta la vita. Quindi farebbe meglio a non sentirsi in colpa, signor Kafuku.

[...]
Per quanto ci sia comprensione reciproca con una persona, per quanto la si ami, non si può leggere nel cuore di qualcun altro come in un libro aperto. Se ci proviamo, andiamo incontro solo a sofferenza. Ma se cerchiamo di guardare nel nostro cuore, se ci sforziamo davvero di farlo, alla fine ci riusciremo, questo sí. Quindi, in conclusione, quello che dobbiamo fare è venire a patti col nostro cuore. Se desideriamo davvero capire qualcuno, possiamo soltanto guardare dentro noi stessi. Questo è ciò che penso.

[...]
Solo per qualche istante, una porta nascosta si era socchiusa per lasciar uscire la voce della sua anima. Era chiaro che non stava recitando. Non ne sarebbe stato capace, non era tanto bravo. Kafuku lo guardò in silenzio negli occhi. Lui questa volta non distolse lo sguardo. Si scrutarono a lungo. E negli occhi l’uno dell’altro videro una luce. Una luce come lo sfavillio di una stella distante.


Murakami Haruchi Uomini senza donne

mercoledì 24 febbraio 2016

volevo… volevo capire

– L’ultima volta che mi sono fatto un amico è stata quasi dieci anni fa, – disse riaprendo gli occhi. – Ma forse sarebbe piú esatto dire «qualcosa di simile a un amico». Aveva sei o sette anni meno di me, ed era una brava persona. Bere gli piaceva, per tenergli compagnia bevevo anch’io, e intanto parlavamo di tante cose.
Misaki annuí lievemente. Aspettava il seguito della storia. Dopo qualche esitazione, Kafuku si decise a raccontare.
– Le dirò la verità, quell’uomo per un certo periodo era andato a letto con mia moglie. Ma ignorava che io lo sapessi.
[...]
– E come è venuto a saperlo?
– Be’, non è stata lei a dirmelo, naturalmente, ma io l’ho capito. Ora spiegarle sarebbe troppo lungo. Ma è una cosa di cui sono certo. Non me la sono immaginata.
[...]
– Come spiegarle, volevo… volevo capire. Capire cosa avesse spinto mia moglie a tradirmi con quell’uomo, quale ragione avesse di farlo. Perlomeno all’inizio, la mia motivazione era questa.
Misaki fece un respiro profondo. Sotto la giacca il suo petto si sollevò e scese lentamente.
– Non era una sofferenza, per lei? Starsene a bere e chiacchierare con un uomo che si portava a letto sua moglie?
– Certo che lo era, è ovvio, – disse Kafuku. – Il mio pensiero, anche non volendo, andava sempre lí. Mi tornavano in mente cose che avrei preferito non ricordare. Ma recitavo. Dopotutto era il mio mestiere.
[...]
– No, non l’ho capito. C’erano alcune qualità che lui aveva, e io no. Cioè… in realtà penso che fossero molte. Ma cosa in particolare avesse attratto mia moglie, non avevo modo di saperlo. Non è che noi agiamo spinti da motivazioni precise. Quando due persone si frequentano, soprattutto un uomo e una donna, come dire…? È una questione piú globale. Piú ambigua, piú arbitraria, piú… piú sofferta.

Murakami Haruchi Uomini senza donne

martedì 23 febbraio 2016

perché sua moglie aveva avuto altri uomini?

Ciononostante, perché sua moglie aveva avuto altri uomini? Avrebbe dovuto farsi coraggio e domandarlo a lei finché era in vita. Kafuku se lo diceva spesso. Una volta era stato sul punto di chiederglielo. Che cosa cercavi in loro? Che cosa non ti bastava, in me? Era successo pochi mesi prima che lei morisse. Ma davanti alla moglie che stava per andarsene fra terribili sofferenze non era riuscito a proferire quelle parole. Cosí lei aveva lasciato il mondo dei vivi senza dargli uno straccio di spiegazione. Una domanda inespressa, una risposta mancata. Al crematorio, mentre raccoglieva in silenzio le ceneri della moglie, Kafuku era immerso in questi pensieri. Al punto da non sentire nemmeno quello che le altre persone gli sussurravano all’orecchio.
 
Immaginare la moglie fra le braccia di un altro, per Kafuku era stato uno strazio. D’altronde, come avrebbe potuto non esserlo? Se chiudeva gli occhi, vivide immagini si formavano nella sua mente una dopo l’altra. Non che lui cercasse intenzionalmente quelle fantasie, ma non riusciva a reprimerle. Lo trafiggevano con lentezza, senza pietà, come la lama di un coltello. A volte si diceva che sarebbe stato preferibile se fosse rimasto all’oscuro di tutto. Ma era fondamentalmente convinto che – in qualunque circostanza – sapere è sempre meglio che ignorare. Doveva conoscere la verità, per quanto grande fosse il dolore che comportava. Solo la conoscenza della verità rende gli esseri umani piú forti.
 
Ancora piú dolorosi di quelle immagini, tuttavia, erano gli sforzi che doveva fare per stare insieme alla moglie come se nulla fosse, senza farle capire che sapeva tutto. Mostrarsi sereno, mentre dentro di sé si sentiva lacerare il petto e ribollire il sangue. Portare avanti con noncuranza le solite attività quotidiane, conversare in modo naturale, fare l’amore con lei nel loro letto. Non era una cosa alla portata di chiunque. Ma Kafuku era un attore professionista. Distaccarsi da sé e immedesimarsi in un ruolo era il suo lavoro. E recitava mettendoci l’anima. Una recita senza spettatori.
 
Però, a prescindere da questa circostanza – dal fatto, cioè, che lei a volte facesse l’amore di nascosto con altri –, marito e moglie conducevano insieme una vita soddisfacente e tranquilla. Sia l’uno che l’altra erano contenti del loro lavoro e guadagnavano bene. In vent’anni di vita matrimoniale avevano fatto sesso innumerevoli volte, e almeno da parte di Kafuku, sempre con piacere. Dopo che lei era morta – un tumore all’utero se l’era portata via in pochi mesi –, lui aveva incontrato diverse donne e ci era andato a letto. Senza mai ritrovare con loro, però, l’intima gioia che aveva conosciuto con la moglie. Tutto quello che provava era un vago senso di déjà vu, il pallido ricordo di un’esperienza già vissuta.

Murakami Haruchi Uomini senza donne

domenica 10 gennaio 2016

Se qualcosa può rianimare una persona

Se qualcosa può rianimare una persona, una persona che soffre, sono le parole che nascano dal cuore: dalla nostra capacità di risalire dai volti, dagli sguardi, dai frammenti di parole che ascoltiamo, dai silenzi, alla immedesimazione nelle attese, nelle angosce, nei desideri, nelle speranze, degli altri.

Eugenio Borgna Le emozioni ferite

lunedì 30 novembre 2015

vedi cara


Vedi cara - (Francesco Guccini)
VEDI CARA Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente. Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente. Vedi cara, certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà. Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già... Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire. Vedi cara certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire. Vedi cara le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà. Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già... Non capisci quando cerco in una sera un mistero d' atmosfera che è difficile afferrare. Quando rido senza muovere il mio viso, quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare. Quando sogno dietro a frasi di canzoni, dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà... Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già... Non rimpiango tutto quello che mi hai dato ché son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora. Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè questo tempo dura ancora. Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa. Vedi cara è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già... Tu sei molto, anche se non sei abbastanza, e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi. Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi. Io cerco ancora e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua! Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa. Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà... Vedi cara è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già... Vedi cara - (Francesco Guccini)



                  




domenica 29 novembre 2015

Era necessario un addio, perché capissi, che non c'è un addio per noi.



Mattino Era necessario un addio, perché capissi, che non c'è un addio per noi. Per sempre porterò in me quest'alba come segno di bruciatura. Alzàti sul far del giorno, partimmo verso l'areoporto grigio ed eravamo contenti, perché era così lontano. La mia ultima parola fu un sorriso. E sopra di noi sorgeva con l'addio l'incontro vero e l'amore. Blaga Dimitrova

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venerdì 19 giugno 2015

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