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mercoledì 31 maggio 2017

Mi sembrava di vedere quelle cose attraverso i ricordi di mia madre


Pedro Paramo

Juan Rulfo





Era il tempo della canicola, quando l’aria di agosto è terribilmente appestata dall’odore putrido delle saponarie.
La strada saliva e scendeva: “in salita e in discesa a seconda se si va o se si viene. Per chi va, sale; per chi viene, scende.”
“Come ha detto che si chiama quel paese che si vede laggiù?”
“Comala, signore.”
“Come, siamo già a Comala?”
“Sicuro, signore.”
“E perché tutto appare così triste?”
“Sono i tempi, signore.”
Mi sembrava di vedere quelle cose attraverso i ricordi di mia madre: la sua nostalgia, fra ritagli di sospiri. In tutta la sua vita non aveva fatto altro che sospirare per Comala, per ritornarvi; ma non c’era mai tornata. Ora sono qui io al suo posto. Vedo tutto con gli occhi con cui lei guardò queste cose, perché mi ha dato i suoi occhi per vederle: “Là, dopo il porto di Los Colimotes, c’è il panorama bellissimo di una verde pianura, qua e là giallastra per il granoturco maturo. Di là si vede Comala che tinteggia di bianco la campagna e di notte la illumina.” E la sua voce era sommessa, quasi spenta, come se parlasse tra sé… Mia madre.
“E perché va a Comala, se è lecito?” sentii chiedermi.
“Vado a trovare mio padre,” risposi.
“Ah!” fu il commento.
E tornò il silenzio.
 
Juan Rulfo

lunedì 29 maggio 2017

Venni a Comala


Pedro Paramo (Incipit 1)

Juan Rulfo





Venni a Comala perché mi avevano detto che qui viveva mio padre, un certo Pedro Páramo. Fu mia madre a dirmelo. E io le promisi che, dopo la sua morte, sarei andato a trovarlo. Le strinsi le mani per confermarle la mia promessa; stava per morire, e io, in quel momento, avrei fatto qualunque cosa. “Va a trovarlo, ti prego, non te ne dimenticare,” mi raccomandò. “Si chiama così e così. Sono certa che sarà contento di conoscerti.”
Date le circostanze non potei fare a meno di assicurarle che sarei andato certamente, e glielo ripetei tante e tante volte che, infine, continuai a dirlo anche dopo, quando mi fu difficile sciogliere le mie mani dalle sue, fredde e inerti.
Prima ancora mi aveva detto:
“Non andare a chiedergli nulla. Pretendi soltanto quello che ci spetta. Quello che era obbligato a darmi e che non mi ha mai dato… Fagli pagar caro, figlio mio, di averci abbandonati.”
“Farò come vuoi tu, mamma.”
Ma non pensavo di mantenere la mia promessa.
Finché un bel giorno, a un tratto, la mia testa cominciò a riempirsi di sogni, a inseguire chimere. E così, a poco a poco, ho costruito tutto un mondo intorno a quella speranza che era il signor Pedro Páramo, marito di mia madre. Per questo sono venuto a Comala.
 
Juan Rulfo

domenica 28 maggio 2017

Ricordo di aver visto qualcosa come nuvole spumose


Pedro Paramo

Juan Rulfo
La grandezza di Juan Rulfo link esterno





Il caldo mi fece svegliare intorno alla mezzanotte. E il sudore. Il corpo di quella donna fatto di terra, avvolto in croste di terra, si disfaceva come se si stesse sciogliendo in una pozza di melma. Mi sembrava di nuotare nel sudore che da lei grondava e mi mancò l’aria necessaria a respirare … Non c’era aria… Ricordo di aver visto qualcosa come nuvole spumose che facevano mulinello sopra il mio capo e poi di essermi sciacquato con quella spuma e di essermi perso nella sua nebbia.
 
Juan Rulfo

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