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mercoledì 15 maggio 2019

18 dicembre (18 giorni senza di te)

Anne Sexton
Disegnami buona, disegnami calda.
Concedimi il tuo polso ossuto e saldo
e il tuo strano corno duro, Mister Legare.
Concedi, caro, un’ora d’ondeggiamento
perché son nata per questo arrangiamento.

18 dicembre (18 giorni senza di te)
 
Fa’ presto, boomerang, torna da me!
I miei capelli bruni, gli occhi color prato,
io sono fragile e tu te n’eri andato.
L’assenza m’ha ferita, ma mi chino per te.
Vedi, m’inarco, sono eccitata.
 
Bacia ‘sto tòcco di figa, Mister Legare!
Che ne diresti di sbattermi, sì?
Con me intransigente, ma su me gentilmente, sì?
Sto incollata alla parete come carta da parati:
disegnami un seno, mi piace esser marcata.
 
Ascoltami, vile, dimmi di sì!
Disegnami bambina, mi servono soltanto
due occhi tondi, un bacino, un’O piccina.
Con due orecchini sarei carina.
Poi passa alle spalle. Qui puoi fermarti.
 
Prendimi, io sono il tuo rimorso.
Fa’ piano, ti prego, disegnando lungo il torso
bocche, perline, alberi ed O,
un po’ di graffiti e un piccolo hello!
ch’io imbrocco, mordicchio, faccio ridere, piaccio.
 
Disegnami buona, disegnami calda.
Concedimi il tuo polso ossuto e saldo
e il tuo strano corno duro, Mister Legare.
Concedi, caro, un’ora d’ondeggiamento
perché son nata per questo arrangiamento.
 
Allerta, acrobata, stringimi!
Ch’io sia il legno tenero e tu il chiodo!
Che s’arroventino i forni per Jack Sprat!
Sbattiti dentro la mia cella di rigore,
poi andiamo insieme a cena fuori
e così sia.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

martedì 14 maggio 2019

17 dicembtre (18 giorni senza di te)

Anne Sexton
C’ero una volta io
l’unica bambina cui fu vietato oltrepassare
il giardino.

17 dicembre (18 giorni senza di te)
 
Oggi ho comprato un abete
– O Tannenbaum – l’albero di Natale,
verde come una tartaruga, foresta
di gomma, resina e trementina.
Amore mio, vigliacco, assenteista,
sola nella nostra stanza non ero un’ospite.
 
Dalla scatola del PER UNA LIRA
ho preso palle, campanellini, capelli d’angelo
e un filo splendido di lucine rosse e verdi.
L’ultimo tocco, svettante sull’abete scarruffato,
una stella sgargiante, la croce a cinque punte
che scintilla per il Nazareno.
 
L’addobbo mi ricordava i premi d’autunno
che davamo agli alberi, il Primo Premio
attaccato all’acero del Lincoln Center,
poi fuoriporta verso Weston
toccò alla Miglior Betulla all’Alba.
Facevamo un censimento di colori, non di gente.
 
Querce purpuree, pioppi tremuli,
folto tumulto color vecchie monete;
il caprifoglio – tutti con la coccarda affissa al tronco,
di nastri fatti in casa nel Columbus Day. Premiati
quando l’acido sposa il pigmento
e la linfa è stata bevuta.
 
Oggi ho comprato un ramoscello di vischio,
tutto verruche e foglie e bacche
e gambo – l’angelo del bacio –
e l’ho appeso nel nostro bungalow.
Amore mio, metteremo radici
durante l’Armistizio Natalizio.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

sabato 23 marzo 2019

16 dicembre (18 giorni senza di te)

Anne Sexton
C’ero una volta io
l’unica bambina cui fu vietato oltrepassare
il giardino.

16 dicembre (18 giorni senza di te)
 
C’eri una volta tu
il bambino che crebbe in una stanza grande quanto una lira
da dividere con sua sorella. Accadeva in West End Avenue
a Manhattan. Murato in città sognava la campagna,
scrutando Palisades Park sull’altra riva dell’Hudson.
Il ragazzo che giocava a stickball fino all’imbrunire.
 
C’ero una volta io
l’unica bambina cui fu vietato oltrepassare
il giardino. Non osava alzare la voce
più delle rare antichità vittoriane della collezione di famiglia.
Le bambole linde in attesa, allineate a modino.
La stanza col soffitto alto, desolata e piena d’echi.
 
C’eri una volta tu
che dicesti: “Ora che la capanna è nostra, ci farò
attaccare la luce”. E festeggiammo l’arrivo della luce.
Misi tendine di percalle. Appendemmo la tua laurea in Medicina.
Accendemmo i fornelli ben due volte. Oh amore mio, vigliacco,
generiamo elettricità mentre giochiamo a famiglia.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

sabato 23 febbraio 2019

16 dicembre (18 giorni senza di te)

Anne Sexton
Le bambole linde in attesa, allineate a modino.
La stanza col soffitto alto, desolata e piena d’echi.

16 dicembre (18 giorni senza di te)
 
C’eri una volta tu
il bambino che crebbe in una stanza grande quanto una lira
da dividere con sua sorella. Accadeva in West End Avenue
a Manhattan. Murato in città sognava la campagna,
scrutando Palisades Park sull’altra riva dell’Hudson.
Il ragazzo che giocava a stickball fino all’imbrunire.
 
C’ero una volta io
l’unica bambina cui fu vietato oltrepassare
il giardino. Non osava alzare la voce
più delle rare antichità vittoriane della collezione di famiglia.
Le bambole linde in attesa, allineate a modino.
La stanza col soffitto alto, desolata e piena d’echi.
 
C’eri una volta tu
che dicesti: “Ora che la capanna è nostra, ci farò
attaccare la luce”. E festeggiammo l’arrivo della luce.
Misi tendine di percalle. Appendemmo la tua laurea in Medicina.
Accendemmo i fornelli ben due volte. Oh amore mio, vigliacco,
generiamo elettricità mentre giochiamo a famiglia.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

lunedì 4 febbraio 2019

15 dicembre (18 giorni senza di te)

Anne Sexton
I ponies ancheggiano come cammelli,
i barboncini ancheggiano come puttane

14 dicembre (18 giorni senza di te)
 
Gli uccelli migratori
lasciano il nido
ma hanno bussole incorporate,
torneranno.
– Torneranno
come il circo ogni anno –
coi trapezisti, nostri uccelli
angolari nel cerchio della morte.
Due anni fa comprasti i biglietti
per i bambini che siamo.
Bambini d’ogni età,
ecco a voi la novantaseiesima edizione!
 
La Toria appesa per il polso
a una fune fino al cielo
esegue fino a cento
giri avvitati!
Nelle gabbie crudeli su e giù
si aggirano i leoni.
Entrano in scena i nani
e POMPIERE SALVA IL MIO BAMBINO
ci ridanno la speranza,
scorrazzando col camion giocattolo
mentre il giocattolo di fuoco brucia.
Due giorni fa, là fuori
qualcuno ha ammazzato un pagliaccio.
 
Il tendone lassù
pare lo stenditoio delle case popolari.
Un pagliaccio mette il bavaglio a un leone
e lo imbocca come un pupo.
I ponies ancheggiano come cammelli,
i barboncini ancheggiano come puttane
e Doval Il Grande
con dita dei piedi preziose – non voglio guardarle! –
s’arrampica su elefanti e bambini
fino all’immortalità.
E ti hanno pure fregato il portafoglio,
mio cospiratore d’adolescenza.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

martedì 22 gennaio 2019

13 dicembre (18 giorni senza di te)

Anne Sexton
Ti ricordi quel temporale di luglio
quando la folgore rotolò dalla collina

13 dicembre (18 giorni senza di te)
 
Ti ricordi quel giorno il giugno scorso
nel mese Bello Dai Lunghi Giorni
detto Wawe-Pesin dagli Indiani?
Non arrivò in anticipo l’estate,
il calendario fece certo il suo dovere
e noi passammo un fine settimana al Provincetown Inn.
 
Ti ricordi quel temporale di luglio
quando la folgore rotolò dalla collina
– io in scarpe da tennis per darmi coraggio –
rutilante come un pallone da spiaggia
e sfrigolando restò sospesa sul barbecue in giardino,
giocattolo di fuoco digiuno di buona creanza?
 
Ti ricordi le nostre gozzoviglie a caccia
di un buon whiskey e di un segale liscio,
l’Old Overholt con la faccia di Washington
dall’aria vagamente stitica sull’etichetta
o il Wild Turkey col tacchino strabico –
bourbon che tracannammo fino all’ottundimento?
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

mercoledì 2 gennaio 2019

11 dicembre (18 giorni senza di te)

Anne Sexton
mi ricompatti e bevi la mia acqua salata.
Siamo nudi.

11 dicembre (18 giorni senza di te)
 
Poi a letto penso a te,
la tua lingua metà oceano, metà cioccolata,
alle case dove entri con disinvoltura,
ai tuoi capelli di lana d’acciaio,
alle tue mani ostinate e
come rosicchiamo la barriera perché siamo due.Come vieni e afferri la coppa di sangue,
mi ricompatti e bevi la mia acqua salata.
Siamo nudi. Ci siamo denudati fino all’osso
e insieme nuotando risaliamo
il fiume, l’identico fiume chiamato Possesso
e si profonda. Nessuno è solo.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

martedì 1 gennaio 2019

12 dicembre (18 giorni senza di te)

Anne Sexton
vado in trance
canticchiando amami tu, uh, uh, uh
e balliamo tutti insieme appassionatamente.

12 dicembre (18 giorni senza di te)
 
E che ne è di me?
In body e calzamaglie ogni giorno
lavoro alla scuola statale
dove tengono i ritardati
rinchiusi secondo misure ospedaliere.
Passo sempre davanti al portiere
idrocefalo sullo sgabello,
un bambino di cinque anni che tutto il giorno
sta seduto e non parla,
la sua testa un palloncino
da cinquemila lire, tre volte
la stazza regolare. E’ la natura,
e la natura commette misfatti.
 
Vado nello stanzone
di cemento dove cinquanta bambini
vengono segregati per fare
quel che stranamente chiamano gioco.
Non ci sono giocattoli in giro,
non li danno ai miei invalidi
perché il possesso potrebbe
rompersi o esser d’intralcio.
Non possiamo uscire. Non ci sono
tute da neve, neppure scarpe a volte.
Allora quello che posso fare
è portar loro qualcosa da usare.
 
La stanza puzza di pipì.
Solo la bambina a due teste
è antisettica, nella sua culla.
Prendo l’organetto Bontempi,
il tamburo, il triangolo,
il tamburello e le chiavi
per porte serrate,
per voci ingoiate,
cieche e acuminate.
Ora facciamo: “Se sei felice tu lo sai
batti le mani, se sei felice tu lo sai
batti i piedi”, per cortesia!
Ho voce da cori muti e ninnananne
per ogni malattia.
 
Canto La volpe uscì
in una gelida notte
e Bobby, il mio mongoloide
prediletto, fa la parte della volpe.
Tiro fuori le sciarpe di seta
per un gruppo di folletti.
Susan vuole la sciarpa blu
e nessuno è ordinato.
Oscillo fra due sciarpe rosse,
vado in trance
canticchiando amami tu, uh, uh, uh
e balliamo tutti insieme appassionatamente.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

domenica 30 dicembre 2018

9 dicembre

Anne Sexton
il cuore in porta
come un pallone, il tuo buon cuore
che mai e poi mai cessa
di riconoscer i suoi torti.

9 dicembre (18 giorni senza di te)
 
Due anni fa, Riservista,
avresti voluto bruciare
la cartolina oppure
sparire, disertore.
Invece sei rimasto a servire
l'Aereonautica. La testa sfornava
cattive pensate, mandavi
il cuore in porta
come un pallone, il tuo buon cuore
che mai e poi mai cessa
di riconoscer i suoi torti.
Da Frisco hai fatto una telefonata.
Poi ti hanno confezionato
un Aereomedico
che riappiccicava insieme
pezzi umani staccati
dagli spari. Alcuni rispediti al mittente
troppo morti per essere malati.
 
Ma io non tenni un diario
a quel tempo
e tu dici che oggi
fai di peggio
Oggi scarichi corpi di uomini
alla base aereonautica
di Travis - maledetta -
niente alberi, un cratere
circondato da colline.
 
Lo Starlifter dal
Vietnam, megacarro funebre,
atterra. Cento
ne arrivano giorno dopo giorno
solo quarantott'ore
dopo la morte, carichi
addirittura a volte
di sessanta bare in schiera.
 
Manuale Meno Numero
Sedici Prontuario
preferisce intitolare il tutto
I resti umani.
 
Questa è la posizione
che ha preso il mondo
con i figli del nemico
e le conquiste del nemico.
Tu li scarichi - scivolano
in sacchi di gomma
dentro una bara di alluminio -
questi resti umani,
ché mantengano sempre la testa più alta
dei dieci ditini dei piedi.
Hanno la precedenza assoluta quando
vengono rispediti
con lo stipendio di quattro mesi
e con le spese di sepoltura
acclusi.
 
Quali riguardi
per quei resti umani!
Servono per le statistiche!
Non sia mai che vengano
gettati a mare da aerei in panne.
Restino a bordo! Sono più importanti
ora che sono morti.
E tu mi dici: "Finché non t'ammazzano
ti trattano come una merda".
 
E vengono poi portati nella Caverna
quei resti umani timbrati
su uno Starlifter, un Cargomaster,
un aereo postale, un Hercules
mentre il napalm bolle in pentola,
mentre il napalm s'acquatta nel nido di morte.
E qui da noi si faceva
la Marcia della Pace -
questa Washington che occupiamo.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

sabato 29 dicembre 2018

4 dicembre

Anne Sexton
E insieme piangemmo tutta la notte
E fra teneri sospiri ci innamorammo
La sera che i grandi comandano morte.

4 dicembre (18 giorni senza di te)
 
E dov'è che ci siamo conosciuti?
A Londra, in Carnaby Street?
Fu Parigi, sulla Rive Gauche,
Quel "là" cui posso essere grata?
 
No. Eravamo ad Harvard Square,
All'edicola in lacrime entrambi.
A quel "là" posso essere grata -
Il giorno che Jack Kennedy moriva.
 
E un'ora dopo era morto,
Le cervella schizzate dalla mente brillante.
E piangendo bevemmo un whiskey liscio,
E il mondo ancora ricorda la data.
 
Entrambi scrivemmo poesie, ma non ci riuscimmo
E insieme piangemmo tutta la notte
E fra teneri sospiri ci innamorammo
La sera che i grandi comandano morte.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

giovedì 27 dicembre 2018

1 dicembre

Anne Sexton
Te ne sei andato.
Stanotte sotto le coperte ho svernato
senza dormire finché venne l'alba

1 dicembre (18 giorni senza di te)
 
Al bacio d'addio
eri un poco accigliato.
Ora le luci di Cristo
scintillano sulla città.
Le spighe nel campo sono spezzate,
spezzate e imbrunite.
A fine d'anno lo stagno
abbassa la palpebra grigia.
Scintillano sulla città
le luci di Cristo.
 
Verde-gatto il ghiaccio s'adagia
sul prato di fronte a casa.
La cicuta è la sola cosa
giovane che resta. Te ne sei andato.
Stanotte sotto le coperte ho svernato
senza dormire finché venne l'alba
come un imbrunire e foglie di quercia
frusciavano come soldi, ostinate.
La cicuta è la sola cosa
giovane che resta. Te ne sei andato.
 
(trad. Rosaria Lo Russo,)
Anne Sexton

«la poesia dev’essere l’ascia che spacca
il mare ghiacciato dentro di noi.»

sabato 6 maggio 2017

11 dicembre - e insieme nuotando risaliamo

Anne Sexton

Come vieni e afferri la coppa di sangue,
mi ricompatti e bevi la mia acqua salata.


Eros mi scuote
11 dicembre (18 giorni senza di te)
Poi a letto penso a te,
la tua lingua metà oceano, metà cioccolata,
alle case dove entri con disinvoltura,
ai tuoi capelli di lana d’acciaio,
alle tue mani ostinate e
come rosicchiamo la barriera perché siamo due.
 
Come vieni e afferri la coppa di sangue,
mi ricompatti e bevi la mia acqua salata.
Siamo nudi. Ci siamo denudati fino all’osso
e insieme nuotando risaliamo
il fiume, l’identico fiume chiamato Possesso
e si profonda. Nessuno è solo.
 
Anne Sexton
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