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mercoledì 4 gennaio 2017

Della solitudine

Carlo Betocchi

In questo deserto
attendo l'implacabile
venuta d'un'acqua viva
perché mi faccia a me certo.

Della solitudine
Io non ho bisogno
che di te, solitudine;
alta, solenne, immortale,
dove piú nulla è sogno.

In questo deserto
attendo l'implacabile
venuta d'un'acqua viva
perché mi faccia a me certo.

Se trionfa il sole
o la luna impassibile
il loro lume fluisce
come vuole nel mio cuore.

E godo la terra
bruna, e l'indistruttibile
certezza delle sue cose
già nel mio cuore si serra:

e intendo che vita
è questa, e profondissima
luce irraggio sotto i cieli
colmi di pietà infinita.

Carlo Betocchi


venerdì 19 febbraio 2016

la disciplina degli affetti

Non lasciarti imprigionare da nessun affetto. Preserva la tua solitudine. Il giorno, se mai verrà, in cui ti fosse dato un vero affetto, non ci sarebbe opposizione fra la solitudine intima e l’amicizia; anzi tu potrai riconoscerla proprio a quel segno infallibile. Gli altri affetti debbono essere severamente disciplinati
Simone Weil

C’è una solitudine che si costituisce, direi, come una stagione, più o meno breve, della nostra vita nella quale siamo indotti a fuggire dalla esperienza di un mondo che ci sembra divorato dalla follia dell’indifferenza e della distrazione, della banalizzazione delle cose essenziali della vita e della perdita dei valori; ed è la solitudine che si confonde con l’esperienza radicale e inestinguibile dell’amicizia, e che ci assedia con i suoi inesausti orizzonti di senso e con le sue nostalgie laceranti di silenzio. Questa solitudine non può non essere custodita negli abissi del nostro cuore come una esperienza che oltrepassa anche la ragione d’essere dei nostri affetti dei quali rischiamo, ogni volta, di rimanere prigionieri. Solo l’amicizia, considerata da Simone Weil come il modo di essere fondamentale della vita, si può confrontare con la grande solitudine interiore.

Eugenio Borgna La solitudine dell'anima

di Eugenio Borgna vedi anche gli estratti dei libri:
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martedì 16 febbraio 2016

solitudine o isolamento


“Chi mi può incontrare nella mia sofferenza? Tutte le parole che mi sono rivolte risuonano più o meno false. È qualcosa che va al di là delle parole, dei linguaggi. Mi sento solo. Chi è in grado di capire ciò che c’è di unico nel mio dramma interiore, nella mia prova fisica, psichica?

Conosco allora la tentazione di rinchiudermi in questa solitudine. Eppure, nello stesso tempo, una parte di me vorrebbe comunicare. Sono lacerato tra questi due desideri, tirato da una parte all’altra. Quando è molto forte, la sofferenza ci sembra stupida e assurda, come dicono i filosofi”
Xavier Thévenot

La solitudine che può essere, di volta in volta, solitudine interiore, solitudine creatrice, solitudine come apertura all’infinito, e solitudine negativa, solitudine portatrice di angoscia, isolamento, distacco involontario, o intenzionale, dal mondo degli altri e dal mondo delle cose.
Eugenio Borgna La solitudine dell'anima

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lunedì 15 febbraio 2016

dolore e sofferenza

“Dolore e sofferenza. Il dolore fa parte del mondo fisico, la sofferenza di quello psichico. Due sfere diverse ma collegate tra loro e interagenti l’una sull’altra. Il dolore può venire localizzato in un punto (mal di testa, mal di pancia), mentre la sofferenza tormenta tutto il nostro essere, ci logora, ci indebolisce e spesso ci degrada. Il dolore è qualcosa che trattiamo come un male naturale, ammissibile, evidente: se una sega ci taglia un dito, è logico che la mano ci faccia male e non ci vediamo nulla di strano. Al dolore si perdona. Non così alla sofferenza. La sofferenza ci appare un’ingiustizia, una disgrazia, un torto immeritato: la nostra prima reazione alla sofferenza è di ribellione, di protesta. La sofferenza ci offende, anzi ci degrada”
Ryszard Kapu´sci´nsk
 
Quando la sofferenza scende nella nostra anima, e ci tortura nelle nostre fibre più nascoste e segrete, lacerandole e spezzandole, essa tende a separarci dal mondo delle persone e delle cose; isolandoci e incrinando, in misure diverse, le nostre relazioni con gli altri.
 
Il senso della sofferenza e delle sofferenze non è facile da rintracciare: c’è una sofferenza inevitabile, e una sofferenza evitabile; c’è una sofferenza che testimonia della fragilità della condizione umana, e una sofferenza che sfugge, o sembra sfuggire, ad ogni significato; c’è una sofferenza leopardianamente radicata nella condizione umana, e una sofferenza che nasce dal cuore di una esperienza psicotica, e che si avvia a inaridirsi quando essa si dissolva; c’è ancora una sofferenza visibile e una sofferenza invisibile.

Eugenio Borgna La solitudine dell'anima

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lunedì 25 gennaio 2016

la solitudine e l'amicizia


“Non lasciarti imprigionare da nessun affetto. Preserva la tua solitudine. Il giorno, se mai verrà, in cui ti fosse dato un vero affetto, non ci sarebbe opposizione fra la solitudine intima e l’amicizia; anzi tu potrai riconoscerla proprio a quel segno infallibile. Gli altri affetti debbono essere severamente disciplinati”

Simone weil
la solitudine che si confonde con l’esperienza radicale e inestinguibile dell’amicizia, e che ci assedia con i suoi inesausti orizzonti di senso e con le sue nostalgie laceranti di silenzio. Questa solitudine non può non essere custodita negli abissi del nostro cuore come una esperienza che oltrepassa anche la ragione d’essere dei nostri affetti dei quali rischiamo, ogni volta, di rimanere prigionieri. Solo l’amicizia, considerata da Simone Weil come il modo di essere fondamentale della vita, si può confrontare con la grande solitudine interiore.

Eugenio Borgna La solitudine dell'anima


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domenica 24 gennaio 2016

E, nell’isolamento, si diviene estranei a se stessi e agli altri


Udivo come non avessi orecchi.
Ma una parola viva
fino a me venne dalla vita:
compresi allora di udire.
Vedevo come se i miei occhi
a un altro appartenessero, finché
venne qualcosa – e so che fu la luce,
perché perfettamente li appagava.
Vivevo come se io non vi fossi,
vi fosse solo il mio corpo,
finché una forza mi scoperse
e rimise al suo posto la mia essenza.
Si rivolse lo spirito alla polvere:
“Tu mi conosci, vecchia amica’.
E il tempo uscì per dare la notizia
ed incontrò l´eternità.

Emily Dickinson
Nella tendenza al dilagare di una solitudine svuotata di interiorità, di una condizione di vita amputata e inaridita quale è quella dell’isolamento, riconoscerei uno dei pensieri dominanti della società di oggi: divorata dall’individualismo e dalla separatezza, dalla negazione del dialogo e della comunicazione autentica, dal silenzio ghiacciato del cuore.
 
Quando questo avviene, certo, non ci è più possibile realizzare il nostro destino: quello di essere in relazione, in dialogo e in comunione, gli uni con gli altri.
 
E, nell’isolamento, si diviene estranei a se stessi e agli altri: non si riconoscono più i nostri volti, e nemmeno quelli degli altri, finendo con l’essere, in qualche modo, stranieri non solo in patria ma in famiglia.

Eugenio Borgna La solitudine dell'anima


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sabato 23 gennaio 2016

la solitudine è una dimensione essenziale di ogni relazione


Non c’è solitudine senza silenzio, e il silenzio è tacere ma è anche ascoltare. La solitudine non è solo desiderio di relazione, nostalgia acuta di relazione, ma è anche una dimensione essenziale di ogni relazione che sia fondata sulla alterità, e che tenga presenti la solitudine in chi parla e la solitudine in chi ascolta: l’una intrecciata con l’altra lungo sentieri talora carsici e talora invisibili ma talora indispensabili ad avvicinarci al mistero dell’altrodanoi. Ovviamente, non sto parlando di una comunicazione leggera e banale, quotidiana e anonima, ma di una comunicazione esistenziale.

La solitudine, come il silenzio, è esperienza interiore che ci aiuta a vivere meglio la nostra vita di ogni giorno; facendoci distinguere le cose essenziali della vita da quelle che non lo sono, e che non di rado sopravvalutiamo nei loro significati.

Eugenio Borgna La solitudine dell'anima

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