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mercoledì 2 gennaio 2019

Quando quell’attimo si presenta, non bisogna lasciarselo sfuggire.








– Sono convinto che nella vita di tutti arriva un momento cosí: un momento in cui una metamorfosi si impone da sé. Quando quell’attimo si presenta, non bisogna lasciarselo sfuggire. Bisogna coglierlo e tenerselo ben stretto. Certe persone ci riescono, altre no.


 
L'assasinio del commendatore




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mercoledì 26 dicembre 2018

Poi lei iniziò a usare sapientemente labbra e lingua


Murakami Haruki

Sotto le sua dita


Sotto le sue dita che si muovevano rapide e vellutate, il mio pene ritrovò una solidità soddisfacente. Poi lei iniziò a usare sapientemente labbra e lingua, e fra noi calò un profondo silenzio. Mentre i passerotti svolazzavano cinguettando alla frenetica ricerca di cibo, facemmo sesso per la seconda volta.

Dopo quella lunga performance sessuale in due tempi, uscimmo dal letto e con gesti svogliati raccogliemmo gli abiti dal pavimento e ci rivestimmo.

L'assassinio del commendatore



martedì 25 dicembre 2018

Il cavaliere della rosa


Richard Strauss - Murakami Hakira



......basta abbandonarsi alla musica per venire trascinati in un altro mondo. Il mondo di suprema beatitudine a cui sa arrivare Richard Strauss.



L'assassinio del Commendatore


l'arte segreta dei bambini








– Un dono reciproco, – mi spiegò Menshiki. – Io do qualcosa a lei, lei dà qualcosa a me. Non deve essere necessariamente qualcosa di importante. Basta una sciocchezza, un simbolo.
– Come fanno i bambini quando si scambiano le conchiglie piú belle?
– Esattamente.


 
L'assasinio del commendatore




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lunedì 24 dicembre 2018

col senno di poi








Col senno di poi, ci si rende conto che la vita è davvero strana.
 
Piena di coincidenze strampalate, quasi incredibili, di sviluppi tortuosi e inimmaginabili. Nel momento in cui le cose accadono, però, anche a osservare la situazione attentamente in ogni aspetto, nella maggior parte dei casi non ci si accorge che sta accadendo qualcosa di anomalo. Quello che vediamo, nella quotidianità ininterrotta, sono eventi del tutto ordinari che si svolgono in modo del tutto normale. È possibile che questi eventi non abbiano alcuna logica. Ma per capire se qualcosa sia logico o no, occorre guardarlo a distanza di tempo.
 
In ogni caso, in linea generale, a prescindere dalla coerenza dei fatti, a rivelare un qualche significato per lo piú è il risultato finale. Il risultato è una realtà, visibile a tutti, ed esercita un’influenza. Le cause che hanno portato a quel risultato invece non sono facili da determinare. Ancora meno facile è metterci il dito sopra e mostrarle ? guardate qui! Ovviamente delle cause ci sono sempre. Senza cause non c’è risultato. Come non si possono fare frittate senza rompere le uova. È la stessa cosa che succede in un effetto domino: una pedina (causa) fa cadere la pedina vicina (causa), la quale a sua volta fa cadere quella vicina (causa). E man mano che questa concatenazione prosegue, alla fine non si capisce piú quale sia stata la causa originaria. O non le si dà piú alcuna importanza. Se addirittura non si preferisce ignorarla. «In conclusione, tante pedine sono cadute una dopo l’altra», si dirà, e il discorso finisce lí.
 
Anche il racconto che sto per farvi, forse, avrà uno sviluppo simile.


 
L'assasinio del commendatore




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Quella che vedo allo specchio è soltanto una rifrazione


Murakami Harukii

specchio


– Senti, ricordi che la prima volta che siamo usciti insieme mi hai fatto un ritratto a matita?
– Certo che lo ricordo.
– Ogni tanto lo tiro fuori e lo guardo. È bellissimo. Ho l’impressione di guardare la vera me stessa.
– La vera te stessa?
– Sí.
– Ma se ti guardi allo specchio ogni mattina!
– È diverso, – mi spiegò Yuzu. – Quella che vedo allo specchio è soltanto una rifrazione che obbedisce a leggi fisiche.

Dopo aver messo giú il telefono, andai in bagno e mi guardai allo specchio. Riflessa lí c’era la mia faccia. Era da un bel po’ che non mi osservavo cosí, dritto negli occhi. Yuzu aveva detto che in uno specchio si vede soltanto una rifrazione fisica. Eppure il mio viso mi sembrava solo la parte immaginaria di me stesso. Come se a un certo punto mi fossi diviso in due. E quella che vedevo era la parte che non avevo scelto.
Non era neppure una rifrazione fisica.

L'assassinio del Commendatore




giovedì 5 aprile 2018

Perchè alla fine le mie mani stringevano solo ombre?


Dance Dance dance

 
Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire.
Rigorosamente divise.
Dalla porta d’ingresso non si può uscire, e da quella di uscita non si può entrare.
Tutti seguono questa regola.
Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via.
C’è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto.
Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite.
La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia. Ho il sospetto che l’immagine che avevano di me fosse proprio quella giusta.
Per questo sono venuti tutti qui da me e per questo alla fine sono andati via.
Hanno riconosciuto in me una certa integrità, il mio impegno per mantenerla.
Hanno cercato di parlare con me, di aprirmi il loro cuore.
Erano quasi tutte persone generose. Ma io non sono riuscito a dar loro niente, o troppo poco, nonostante i miei sforzi. Ho fatto quel che ho potuto. Anch’io cercavo qualcosa in loro. Non ha funzionato, e così se ne sono andate.
Inutile dire che è stato doloroso.
Ma la cosa più dolorosa era il fatto che loro lasciassero la mia casa più tristi di quando erano arrivate.
Come se nel frattempo qualcosa in loro si fosse logorato.
Me ne rendevo conto. E’ strano, ma ne uscivano sempre più segnate di me.
Perchè? Perchè alla fine rimanevo sempre solo?
Perchè alla fine le mie mani stringevano solo ombre?

Haruki Murakami

Dance Dance dance
 

lunedì 2 aprile 2018

la sensazione di intimità e tenerezza che ho provato per te


Norwegian Wood

 
“Forse noi due ci cercavamo molto più di quanto noi stessi pensassimo.
E così abbiamo finito per prendere la strada più lunga e più contorta.
Forse io non avrei dovuto fare quello che ho fatto. Ma non ho potuto farne a meno.
E volevo dirti che la sensazione di intimità e tenerezza che ho provato per te, è stata un’emozione che non avevo mai sentito prima nella mia vita”.

Haruki Murakami
Norwegian Wood
 

Era una rabbia piena di tristezza


L’uccello che girava le viti del mondo

Alla fine sentii nascere dentro di me una collera tranquilla. Collera nei confronti di quel qualcosa che non potevo vedere.
Raddrizzai le spalle, trassi un profondo respiro e cercai di calmare il battito del mio cuore. Però quella collera si infiltrava in ogni parte del mio corpo, silenziosa come l’acqua. Era una rabbia piena di tristezza, che non potevo sfogare da nessuna parte. Non potevo smaltire in nessun modo.

Haruki Murakami
L’uccello che girava le viti del mondo
 

mercoledì 31 gennaio 2018

ma mi sentivo terribilmente sola.


Kafka sualla spiaggia
Anch’io, quando avevo la tua età, sognavo sempre di andare in un mondo a parte, – dice la signora Saeki sorridendo. – Un posto al di fuori del tempo, dove nessuno avrebbe potuto raggiungermi. – Ma un posto del genere non esiste. – Infatti, non esiste. Per questo vivo così. In un mondo dove tutto si danneggia, il cuore si consuma, e il tempo scorre senza un attimo di tregua. – Tace per qualche istante, come a suggerire con quella pausa il fluire silenzioso del tempo.
 
Poi riprende: – Ma quando avevo quindici anni, pensavo invece che quel posto esistesse. Che da qualche parte fosse possibile trovare l’entrata per quel mondo speciale. – Lei era molto sola, quando aveva quindici anni? – In un certo senso si.
 
Ero sola. Intorno a me c’erano delle persone, ma mi sentivo terribilmente sola. Perchè sapevo che non avrei mai potuto essere più felice di com’ero. Ne ero assolutamente certa, e quindi avrei voluto entrare in un luogo dove il tempo non scorresse.

Haruki Murakami
Kafka sualla spiaggia
 

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