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venerdì 15 dicembre 2017

relazioni di potere

Buenas tardes

In amore si crea sempre una relazione di potere.
Qualunque essa sia (e non necessariamente è una relazione di dipendenza)
meglio renderla esplicita e condividerla in piena libertà e consapevolezza.

 


sabato 22 aprile 2017

consegnare, inteso nel significato di consegnare ai nemici.

Il significato originario della parola tradimento viene dal latino tradere, equivalente in italiano a consegnare, inteso nel significato di consegnare ai nemici.
Ed infatti, il tradimento consegna la parte del noi che l’altro ha investito nella relazione, ad un altra persona.
Il noi privato della presenza dell’altro, è come se di colpo si disintegrasse lasciando soli l’Io ed il Tu.
 
Generalmente ci sono delle differenze tra uomini e donne nello svolgersi della relazione extraconiugale. Le donne legano il tradimento ad un coinvolgimento emotivo e amoroso, ad un’insoddisfazione nel matrimonio e hanno più difficoltà a viverlo clandestinamente, anche se tendono a “nasconderlo” meglio.
 
Gli uomini al contrario, lo legano di più al piacere sessuale e non iniziano una relazione extraconiugale per motivi di insoddisfazione rispetto al coniuge, non hanno grandi difficoltà a viverla clandestinamente, anzi ciò aumenta il piacere della relazione, anche se sono meno “accorti” nel nascondere.

Roberto Cavaliere
E' faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità....
 
Non sempre si occulta per il proprio interesse o per paura o per aver commesso una vera mancanza, non sempre per difendersi, molte lo si fa per non dare un dispiacere o non guastare la festa e per non arrecare danno, altre volte per puro civismo, non e' buona educazione nè da persona civile farsi conoscere del tutto, figurarsi mostrare le manie e i vizi....
 
...con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni,
Javier Marias Tacere, parlare, raccontare, ingannare, occultare, svelare
Javier Marias - Discorso di Caracas
 
....Come se fosse normale abbattere le barriere tra l’«io» e il «tu» per diventare «una cosa sola» – quel mito romantico della fusione che ci affascinava tanto quando eravamo bambini e che, però, è sempre e solo una prigione soffocante. Non perché non ci siano momenti di fusione nell’amore. Quelli ci sono, e talvolta sono anche necessari. Ma perché, dopo la fusione, c’è poi anche (e sempre) il distacco. E quindi la libertà di esistere indipendentemente dall’altra persona.....
 
Gelosia e possesso, con l’amore, c’entrano poco o niente. Perché l’amore è fatto anche di distanza e di separazione. L’amore è fatto anche di rispetto dell’alterità. L’amore è fatto soprattutto di libertà. Ecco perché uno degli errori più grandi che si possano fare quando si ama, è proprio confondere l’amore con la volontà di controllo e di possesso. Quando si pensa che l’altro ci appartenga completamente. E allora lo si tratta come un oggetto che ci si illude di poter spostare a piacimento, trovandolo ogni volta nel posto esatto in cui lo si è lasciato.
Michela Marzano (intervista)
 
fiducia che è invece per sua natura asimmetrica: quando ho fiducia nell’altro, questo comporta sempre un salto nel buio, un rischio, una situazione incerta......
 
-la fiducia è sempre in bilico tra dipendenza (affidarsi all’altro) ed autonomia (limitazione), fusione e separazione: ma questa è proprio la dinamica della crescita, che non può fare a meno di questa dialettica dell’identità e dell’alterità: io sono quel che sono grazie all’altro, il quale lo è reciprocamente grazie a me;
-è vero, come ripete spesso la Marzano, che la fiducia contiene in sé il germe dell’incertezza e del tradimento: solo da colui di cui ci si fida possiamo attenderci il tradimento. Ma l’unica alternativa a questa “esposizione” al rischio e all’incertezza sarebbe l’immobilità, la chiusura, la non uscita da sé – in ultima istanza una vita congelata, amorfa, pericolosamente somigliante ad uno stato di morte;
Mario Domina
 
Non conta tanto essere fedeli quanto essere leali
Gabriel Garcia Marquez

mercoledì 19 aprile 2017

Non c’è amore senza rispetto

Non c’è amore senza rispetto. Anche e soprattutto quando non si condivide e quando non si capisce. Perché noi non l’avremmo mai fatto. Noi non l’avremmo mai detto. Noi non ci saremmo mai comportati così…
 
Non si dice, non si fa, non si pensa nemmeno…
 
Prima di ricordarsi che lui non è noi, è diverso, è altro… E che i conti con la sua vita e il suo passato non sono i nostri. E che quelle parole buttate lì forse vogliono dire qualcos’altro. E che quel silenzio che ci ferisce forse gli è necessario per riacciuffare i pezzi sparsi della sua esistenza…

Michela Marzano
Non c'è amore senza rispettolink esterno

martedì 18 aprile 2017

Forse la cosa più difficile è accettare l’alterità

Forse la cosa più difficile è accettare l’alterità. Soprattutto quando si ama. Perché la persona che amiamo, nonostante tutto, è “altro” rispetto a noi. Altro rispetto a quello che vogliamo. Altro rispetto all’immagine che ci facciamo di lei. Semplicemente “Altro”. Rispetto alle nostre aspettative e ai nostri sogni. Alle nostre richieste e ai nostri bisogni…
 
E allora sì! È difficile convivere con quest’alterità della persona che amiamo. Quest’alterità che le impedisce di riempire il vuoto che ci portiamo dentro. Quest’alterità che talvolta odiamo perché ci fa sentire inadeguati e vulnerabili. Fragili. Come un foglio di carta stropicciato…
 
Il vuoto che ci portiamo dentro è sempre lì. Presente e tangibile. Anche quando facciamo finta di niente. Anche quando ci riempiamo di tante cose pur di non sentirlo.
 
La persona che amiamo può solo sfiorarlo questo vuoto. Può al limite darci l’illusione che un giorno saremo “pieni”. Può spingerci a rincorrere i suoi sorrisi e le sue carezze… E in fondo va bene così…
 
Perché l’amore è fatto soprattutto di assenza. Attimi di purezza in cui il tempo si ferma, ma che non durano mai. Istanti in cui lo “stesso” e “l’altro” coincidono. Prima di separarsi di nuovo. Prima di ricongiungersi. Prima si svanire… Mentre resta il ricordo dei suoi occhi che ci accompagna per sempre…

Michela Marzano
Fragili. Come un foglio di carta stropicciato… link esterno

martedì 4 aprile 2017

Eros: distanza e mistero

Buenas noches

L’eccitazione sessuale è un viaggio dalla condizione di sconosciuto a quella di conosciuto.
Per questo è importante ricreare sempre con il partner condizioni che ci ricordino distanza e mistero.
 

 
Alain de Botton

lunedì 3 aprile 2017

la versione migliore di noi stessi

Buenas noches

Il compito del partner è spingerci a diventare la versione migliore di noi stessi, aprendo una finestra sui nostri difetti e sulle nostre potenzialità
 

 
Alain de Botton

sabato 1 aprile 2017

parlare e ascoltare

Buenas noches

Spesso all’inizio di una relazione crediamo che
il nostro nuovo amore ci comprenda senza bisogno di troppe parole
L’idea che un partner ideale debba istintivamente capirci
è una supposizione pericolosa per la coppia
e diventare adulti significa anche smettere di credere che
qualcun altro possa leggerci nel pensiero
 

 
Alain de Botton
In una relazione sentimentale dobbiamo diventare più bravi a comprendere il divario tra ciò che una persona dice e ciò che intende davvero
La maggior parte delle volte dietro un atteggiamento dispotico si nasconde una richiesta d’affetto. In altre occasioni, invece, siamo dolci per non affrontare una realtà negativa

venerdì 31 marzo 2017

il sesso non è una prestazione atletica

Buenas noches

Il sesso può sembrare un’attività atletica,
ma il piacere nasce soprattutto dalle reazioni della mente.
Non capire questo significa non comprendere l’essenza dell’erotismo
 

 
Alain de Botton
L’attrazione sessuale nasce dall’eccitazione di essere liberi dai tabù che dominano il resto della nostra vita
Alain de Botton

saltellare da una relazione all'altra

Per secoli le ragioni che hanno guidato la scelta del partner sono state pratiche e razionali: un’ascesa economica o sociale, ad esempio.
Solo negli ultimi decenni hanno preso il sopravvento l’istinto e i sentimenti, un passaggio pericoloso
La cultura del dating fa si che saltelliamo da una relazione all’altra alla ricerca della persona giusta, e quando l’abbiamo trovata pretendiamo che tutto funzioni alla perfezione spaventandoci davanti agli ostacoli
Non sappiamo dialogare né tanto meno spiegare noi stessi in un modo che non faccia arrabbiare il partner
un po’ perché siamo pigri ma anche perché non capiamo noi stessi innanzitutto

Chi ama vuole solo che l’altro sappia dire cosa sente davvero

Alain De Botton

 

giovedì 3 novembre 2016

Avere un rapporto di onestà con te

Adrienne Rich

Un rapporto umano sincero - vale a dire un rapporto nel quale due persone hanno il diritto di usare la parola "amore" - è un processo delicato, violento, spesso terrificante per tutt’e due, un processo dove si cerca di migliorare le verità che si possono dire.
 
E’ importante fare questo, perché spezza la delusione e l’isolamento.
 
E’ importante farlo, perché, nel compierlo, rendiamo giustizia alla nostra complessità.
 
E’ importante farlo, perché possiamo contare su così poche persone che ci accompagnino in questo duro cammino.
 
Credo che anche tu mi stia dicendo cose che reputi importante io sappia; che tu non mi occulti fatti nello sforzo di risparmiarmi, o risparmiarti, possibili dolori.
 
O che, come caso estremo, tu mi dica "Ci sono cose che non ti ho detto".
 
Avere un rapporto di onestà con te, non vuol dire che io devo capire tutto, devo dirti tutto, o che io sia in grado di dirti sempre in anticipo ciò che avrò da dirti. Vuol dire che desidero spesso avere la possibilità di parlarti. Che queste possibilità possono sembrarmi temibili, ma non distruttive. Che ho abbastanza sensibilità per riconoscere l’esitazione e il panico nelle tue parole. Che tutt’e due sappiamo del nostro continuo sforzo di allargare la capacità di verità tra noi.
 
(Adrienne Rich)

Segreti silenzi bugie

mercoledì 29 luglio 2015

asimmetrie





L'altra sua mano, quella libera, è vicina a lei. Lei lo sa e non la prende. Ha esattamente ciò che le interessa: può averla.

Clarice Lispector




domenica 31 maggio 2015

Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque

Verresti?

Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto.

La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso.

Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa. Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio.

Ma potrei imparare.

Sono un pessimo romantico, lo ammetto. E’ per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così.

Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l’aria spavalda. Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine.

Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. E’ l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.

Come un sibilo fluttuante e sinuoso.

A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.

Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.

E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.

Verresti?

Italo Calvino - Gli amori difficili

sabato 18 aprile 2015

vorrei essere una grigia talpa vellutata



Scende nel sotterraneo del suo ospedale e seziona i cadaveri. Un’anima insaziabile che vuole carpire segreti. Egli dice:
‘Quando uno è morto, è morto’. Poiché è devoto pur non credendo, ama le case di preghiera, altari sognanti, occhi che vengono da lontano. È un pagano evangelico, un cristiano con la testa di un idolo, il naso d’aquila e il cuore di leopardo. Il suo cuore è di pelliccia pezzata e batte veloce. Egli ama le pellicce, l’idromele e i caproni arrostiti su un fuoco di campo al limitare di un bosco. Una volta gli dissi:
‘Lei ha di ogni ruvidezza un po’, Lei è uno scoglio, un’aspra pianura, anche tranquillità silvana, e faggiole e cespugli e biancospino rosso e castagni ombrosi e fogliame dorato, foglie marroni e canneti. Oppure Lei è terra con radici e selvaggina e fumi autunnali e denti di leone e ortica e tuono’. Egli è saldo come una roccia, non vacilla mai, porta sulle spalle il tetto di un mondo.

Quando danzo tutta la notte e poi non so dove andare, vorrei essere una grigia talpa vellutata e sollevare la sua ascella per rintanarmici dentro. Sono una zanzara e svolazzo sempre vicino al suo volto. Ma vorrei essere un’ape, così ronzerei attorno al suo ombelico. Sono stata una sua lettrice molto prima di aver fatto la sua conoscenza; il suo volume di poesie Morgue era sempre posato sulla mia coperta: terrificanti prodigi dell’arte, fantasticherie di morte che prendono forma. Le sofferenze spalancano le loro fauci e tacciono improvvisamente, i camposanti s’insinuano nelle sale degli ospedali e si fermano davanti ai letti degli infelici. Le donne con una creatura in grembo si sentono gridare dalle sale parto fino agli estremi confini del mondo. Ogni suo verso un morso di leopardo, un balzo di animale feroce. L’osso è la sua matita, con la quale risveglia la parola

Else Lasker-Schüler - (trad. M. Gigliotti e E. Pedotti).

L’amicizia con Benn ebbe inizio nel 1912, l’anno prima che uscissero le Hebräische Balladen, il libro che la consacrò agli occhi della comunità letteraria. Lei, che era più vecchia di 17 anni, si innamorò subito. Lui la respinse con un certo tatto. Della vicenda è testimonianza tutto un ciclo poetico, Gottfried Benn (quello che aprono i versi di “Oh, deine Hände”). Lui vi è invocato con i nomi di “Barbaro” o “Giselheer”. Nella prima edizione del ciclo Else incluse una prosa introduttiva, “Il dottor Benn”, tutta fervore di iperboli e di metafore

venerdì 3 aprile 2015

Non esiste sporcizia nell’amore,



Non esiste sporcizia nell’amore, la sessualità ne è l’ostia, la commistione di spirito e carne, che bruciando nella fiamma del piacere nutrirà due esseri del loro stesso incontro. L’amore non deve necessariamente essere progetto, costruzione, programma di vita comune, esso può anche essere attrazione, momento, parentesi, e non per questo perdere il senso di assoluto nella sua ricerca del piacere che nell’epifania del sesso trova e scopre il suo momento di massima intensità, al di là delle domande, delle aspettative, della routine terrena e calcolatrice del quotidiano viver-si.
 
Nell’atto d’amore riscopriamo il divino che è in noi, come un’aura di bellezza antica ed ancestrale presente in ogni essere umano: è la bellezza della grazia, dell’incanto e della purezza, innocenza istintiva che mossa da pulsioni ricche di energia vitale, si nutre di desiderio – quale mancanza ed aspirazione alla fusione di carne e spirito nel e con l’amato – concretizzandosi ed esplicitandosi nell’amplesso o nel desiderio d’esso.
 
Ogni volta che proviamo desiderio o, meglio ancora, quando facciamo l’amore, riscopriamo prima di tutto noi stessi, ed è nell’atto di offrirci che rifioriamo come giglio divino nel turbamento e nell’incanto di un istante di eterno.

NATÀLIA CASTALDI - oltre lombra del peccato

sabato 28 marzo 2015

Le linee di quel volto che gridava



Sembri tanto sereno, ma infondo ai tuoi occhi non c’è serenità, c’è soltanto tristezza



Amare una donna, darsi a lei, avvolgerla tutta a sé e sentirsi avvolto da lei, non è la stessa cosa che tu chiami essere innamorati e che un pochino schernisci. Non è da schernire, per me è la via che conduce alla vita, al senso della vita



Le linee di quel volto che gridava erano ben poco dissimili da quelle ch’egli aveva visto in altri volti di donne nel momento dell’ebbrezza d’amore, l’espressione della grande sofferenza del volto umano era più violenta più sfigurante che l’espressione di un grande godimento ma in fondo non era diversa, lo stesso contrarsi in una specie di smorfia, lo stesso accendersi e spegnersi

Herman Hesse            Narciso e Boccadoro

decisiva è la mia incapacità di arrivare al di là delle lettere

Franz Kafka dalle “Lettere a Milena”

(Milena Jesenka morta nel Campo di concentramento di Ravensbrück, 17 marzo 1944)


«Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso»


« E’ già tanto tempo che non le scrivo, signora Milena, e anche oggi Le scrivo soltanto per caso: Veramente non dovrei neanche scusarmi se non scrivo , Lei sa come odio le lettere. Tutta l’ infelicità della mia vita – e con ciò non voglio lagnarmi, ma soltanto fare una costatazione universalmente istruttiva – proviene, se vogliamo, dalle lettere o dalla possibilità di scrivere lettere. Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie. Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale.
La facilità di scrivere lettere – considerata puramente in teoria- deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. E’ infatti un contatto fra fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario,ma anche col proprio, che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l’ una conferma l’ altra e ad essa può appellarsi per testimonianza. Come sarà nata mai l’ idea che gli uomini possano mettersi in contatto fra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane…»


«se tu volessi venire da me, se dunque volessi abbandonare tutto il mondo per scendere da me…non dovresti scendere, bensì sorpassare in modo sovrumano te stessa, in alto, oltre te stessa, talmente che dovresti forse dilaniarti, precipitare, scomparire (certo anche io con te). E tutto ciò per arrivare in un punto che non ha niente di allettante”


«ciò che tu sei per me, Milena, per me al di là di tutto il mondo in cui viviamo, non è detto nei quotidiani brandelli di carta che ti ho scritto» …


«decisiva è la mia incapacità di arrivare al di là delle lettere…e decisiva è la voce irresistibilmente forte, come dire la voce tua che mi esorta a stare zitto».



Questo incrociarsi di lettere deve cessare, Milena, ci fanno impazzire, non si ricorda che cosa si è scritto, a che cosa si riceve risposta e, comunque sia, si trema sempre.



“Tu mi appartieni, anche se non dovessi vederti mai più”
a Milena, 12. Juni 1920


Franz Kafka dalle “Lettere a Milena”

giovedì 26 marzo 2015

infatuazione

" L'infatuazione ":

Presente solo la passione. Quell'amore a prima vista che può nascere all'istante e svanire con la stessa rapidità. Vi interviene una intensa eccitazione fisiologica, ma senza intimità o impegno. La passione è come una droga, rapida a svilupparsi e rapida a spegnersi, brucia alla svelta e dopo un po' non fa più l'effetto che si voleva: ci si abitua, arriva l'assuefazione.
 
E una passione spropositata e irragionevole, che e' caratterizzata dall' immediato abbandono di tutti i legami precedenti e dal fatto che diventa presto una passione assolutamente esclusiva. Ma e' un vero fuoco di paglia, e la sua fine e' tanto repentina quanto improvviso e violento e' stato il suo inizio.
 
@maldamore
 

Se due persone che erano estranee lasciano improvvisamente cadere la parete che le divideva, e si sentono vicine, unite, questo attimo di unione è una delle emozioni più eccitanti della vita. È ancora più meravigliosa e miracolosa per chi è vissuto solo, isolato, senza affetti. Il miracolo di questa intimità improvvisa è spesso facilitato se coincide, o se inizia, con l'attrazione sessuale.
 
Tuttavia, questo tipo di amore è per la sua stessa natura un amore non duraturo. Via via che due soggetti diventano ben affiatati, la loro intimità perde sempre più il carattere miracoloso, finché il loro antagonismo, i loro screzi, la reciproca sopportazione uccidono ciò che resta dell'eccitamento iniziale. Eppure, all'inizio, essi non lo sanno; scambiano l'intensità dell'infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell'intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l'intensità della loro solitudine.
 
E.Fromm
 

Una passione si alimenta di quello che non sai di un’altra persona, molto più che di quello che sai. Se non la conosci e hai qualche buon elemento di partenza ti puoi immaginare qualsiasi cosa. Sovrapponi le tue fantasie alle zone d’ombra, e se ci sono tante zone d’ombra hai ancora più spazio, puoi farci stare dei sogni interi. Ma il guaio di una passione è che produce molta luce concentrata, è solo questione di tempo prima che rischiari ogni piccolo angolo. E di solito non ci trovi più molto, quando l’ombra si è dissolta

Andrea De Carlo - Tecniche di seduzione

lunedì 23 marzo 2015

elogio dell'insignificanza

b

«L’inutilità di essere brillanti, sì, capisco».

«Ben più che l’inutilità. La dannosità. Quando un tipo brillante cerca di sedurre una donna, questa ha l’impressione di entrare in competizione. Anche lei si sente in dovere di brillare. Di non concedersi senza opporre resistenza. Mentre l’insignificanza la libera. La affranca dalle precauzioni. Non esige alcuna presenza di spirito. La rende spensierata e, per questo, più facilmente accessibile.

Milan Kundera - la festa dell'insignificanza

domenica 22 marzo 2015

L’assenza, non la presenza. L’amare, non l’essere amati



Lasciare che sia la contingenza
di corpi e menti e spiriti che incocciano
a decidere lì per lì
– forse la cosa più bella che ci si possa attendere dalla vita
o quella più vitale che possa venire dalla bellezza
o che la vita possa aspettarsi da se stessa.
Non tanto l’esito dell’incontro
quanto l’incontro in sé, la sua pura idea
– la relazione in sé.
Non la prosa dell’accoppiamento
ma la poesia dell’attesa,
non l’atto che si consuma
ma la potenza che si strugge.
L’assenza, non la presenza.
L’amare, non l’essere amati
– quasi un amore senza s-oggetti.
L’estro dell’essere, prima che qualcosa sia.

Mario Domina

venerdì 6 marzo 2015

coincidenze

Quando Tomáš tornò a Praga da Zurigo, fu preso da una sensazione di malessere al pensiero che il suo incontro con Tereza fosse stato determinato da sei improbabili coincidenze [...] Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè in una tazzina.
[...]
Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi.
[...]
Lui era seduto su una panchina gialla da dove di poteva vedere l’ingresso del ristorante. Proprio su quella stessa panchina si era seduta lei il giorno prima con un libro in grembo! In quell’istante capì (gli uccelli delle coincidenze si erano posati sulle sue spalle) che quello sconosciuto le era destinato. Lui la chiamò, la invitò a sederglisi accanto. (L’equipaggio della sua anima si precipitò sul ponte di coperta del suo corpo). Poi lo accompagnò alla stazione e lui, quando si salutarono, le diede il suo biglietto da visita col numero di telefono: «Nel caso dovesse venire una volta a Praga...».
[...]
La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. Una co-incidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano: Tomáš compare nel ristorante proprio mentre la radio suona Beethoven. La stragrande maggioranza di queste coincidenze passa del tutto inosservata. Se al tavolo del ristorante al posto di Tomáš si fosse seduto il macellaio dell’angolo, Tereza non avrebbe notato che la radio suonava Beethoven (sebbene anche l’incontro di Beethoven e di un macellaio sia una coincidenza ugualmente degna di interesse). L’amore nascente ha acceso in lei il senso della bellezza, e quella musica lei non la dimenticherà più. Ogni volta che la sentirà sarà commossa. Tutto ciò che accadrà intorno a lei in quell’istante, apparirà nell’alone di quella musica e sarà bello
[...]
Perché proprio in questo modo sono costruite le vite umane.
Sono costruite come una composizione musicale. L’uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale (la musica di Beethoven, una morte alla stazione) in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata. Anna avrebbe potuto togliersi la vita in maniera diversa. Ma il motivo della stazione e della morte, quel motivo indimenticabile legato alla nascita dell’amore, nel momento della disperazione l’aveva attratta con la sua cupa bellezza. L’uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento

Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere
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