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lunedì 14 maggio 2018

Non ti scrive più nessuno adesso







venerdì 14 aprile 2017

per l’ironia con cui riescono a guardare al dolore, al tradimento, alla morte

Bolaño è uno scrittore che – non so come dirlo per non sembrare iperbolico – mi ha spesso salvato la vita.
Ossia ha fatto sì che in momenti di tristezza corrosiva, di alienazione, nella difficoltà di sentirsi affratellati a qualcuno o a qualcosa, potessi trovare invece nelle sue storie e nei suoi personaggi quello che sempre ho cercato nella letteratura: la possibilità, la perfetta possibilità di un mondo migliore di quello in cui vivo. E non perché il mondo di Bolaño sia popolato da esseri meravigliosi o anche solo moderatamente felici o visionari [...]
ma è per l’ironia con cui riescono a guardare al dolore, al tradimento, alla morte.

il desiderio che mi scatena Bolaño non è solo di leggerlo ancora e ancora (....), ma di costruire – come il personaggio de Il caso Kugelmass di Woody Allen – una macchina per entrare nei suoi libri, e poter imparare da quei personaggi questa leggerezza malinconica che è la loro piena umanità: la capacità di rimuginare sulle proprie meschinità, la spinta a peregrinare nel mondo per inseguire i propri ridicoli dubbi maniacali, il lasciarsi deragliare, il desiderio irrinunciabile di passare tanto tempo insieme. Un’educazione all’umanità, che vuol dire alla consapevolezza della solitudine, e della solitudine acuta degli artisti (...) al senso più pieno della bellezza.

CHRISTIAN RAIMO
Roberto Bolaño , il romanziere in crisi spera in un plagio link esterno

domenica 2 ottobre 2016

il volto di carbone

Roberto Bolaño

Lì crebbe Anne e la sua infanzia fu tranquilla, ma anche strana. Nel 1958, quando aveva dieci anni, vide per la prima volta il volto di carbone, il volto sporco di terra (così lo chiama lei, indifferentemente), della realtà.

Chiamate Telefoniche     ( Vita di Anne Moore )
     Roberto Bolaño

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domenica 18 settembre 2016

gli sembra separare non solo la cucina dai tavoli, ma un tempo da un altro tempo

Roberto Bolaño

Ha gli occhiali bagnati e sporchi. Se li toglie e li pulisce con un lembo della camicia. Quando se li rimette osserva suo padre che lo guarda dalla cucina. In realtà, vede soltanto la faccia di suo padre e parte della spalla, il resto è nascosto da una tenda rossa a pois neri, una tenda che, per qualche attimo, gli sembra separare non solo la cucina dai tavoli, ma un tempo da un altro tempo.
[...]
Mentre prendono il caffè B si sente poco bene, ma non dice niente. Fuma e guarda il tendone che si muove appena, come se un sottile filo d'acqua fosse rimasto lì dall'ultimo temporale. Ma non può essere, pensa B. Cosa guardi? dice suo padre. Il tendone, dice B. È come una vena. Quest'ultima cosa B non la dice, la pensa e basta.

Puttane assassine      ( Ultimi crepuscoli sulla terra )
     Roberto Bolaño

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martedì 13 settembre 2016

E di colpo percepisce in quella dichiarazione una minaccia.

Roberto Bolaño

Il tragitto fra la spiaggia e l'isola dura esattamente un quarto d'ora. B non lo sa, perché è senza orologio, e il tempo gli pare lungo. Gli pare che la traversata fra la spiaggia e l'isola duri un'eternità. E proprio quando sta per arrivare, delle onde impreviste ostacolano il suo avvicinamento alla spiaggia, una spiaggia molto diversa dalla spiaggia dell'albergo, perché lì la sabbia, forse per via dell'ora (anche se B non crede sia così), era di un colore dai toni dorati e marroni e quella dell'isola è bianca, rifulgente, tanto che fa male agli occhi guardarla a lungo.
[...]
Quando il portiere se ne va B riapre il libro di poesie, ma le parole ormai sono illeggibili, e così posa il libro aperto sul tavolo e chiude gli occhi e non sente il rumore delle sartie ma un rumore atmosferico, di enormi strati d'aria calda che discendono sull'albergo e sugli alberi che circondano l'albergo. Ha voglia di buttarsi in piscina. Per un attimo crede che potrebbe farlo. Allora la donna nell'angolo si alza e si mette a camminare in direzione della scalinata che unisce il dehors alla reception, ma a metà strada si ferma, come se si sentisse male, con una mano appoggiata a una fioriera dove non ci sono più fiori ma erbacce.
 
B la osserva. La donna porta un vestito chiaro, ampio, di stoffa leggera, con una scollatura che le lascia le spalle nude. B crede che la donna continuerà per la sua strada, e invece non si muove, la mano ferma sulla fioriera, lo sguardo basso, e allora B si alza, con il libro in mano, e si avvicina. La prima cosa che lo sorprende è il suo volto. La donna, calcola B, deve avere una sessantina d'anni, anche se lui, da lontano, non gliene avrebbe dati più di trenta.
 
È americana e, quando B si avvicina, alza gli occhi e gli sorride. Buonanotte, dice lei un po' incongruamente. Qualcosa che non va? dice B. La donna non capisce le sue parole e B deve ripetergliele, questa volta in inglese. Stavo solo pensando, dice la donna senza smettere di sorridergli. B riflette per qualche secondo su quel che la donna gli ha detto. Pensando, pensando, pensando. E di colpo percepisce in quella dichiarazione una minaccia. Qualcosa che si avvicina dalla parte del mare. Qualcosa che avanza trascinato dalle nubi scure che attraversano invisibili la baia di Acapulco. Ma non si muove né fa il minimo gesto per spezzare l'incantesimo di cui si sente vittima.
 
E allora la donna guarda il libro che pende dalla mano destra di B e gli chiede che cosa legge e B dice: poesia. Leggo poesie. E la donna lo guarda negli occhi, sempre con lo stesso sorriso sulla faccia (un sorriso che è splendente e logoro al tempo stesso, pensa B sempre più a disagio), e gli dice che anche a lei, in passato, piaceva la poesia

Puttane assassine      ( Ultimi crepuscoli sulla terra )
     Roberto Bolaño

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lunedì 12 settembre 2016

La situazione è questa

Roberto Bolaño

La situazione è questa: B e il padre di B vanno in vacanza ad Acapulco. Partono molto presto, alle sei del mattino. Quella notte, B dorme a casa di suo padre. Non sogna, o se sogna dimentica quel che ha sognato appena apre gli occhi. Sente suo padre nel bagno. Guarda dalla finestra, è ancora buio. B non accende la luce e si veste. Quando esce dalla stanza suo padre è seduto a tavola, legge un giornale sportivo del giorno prima, e la colazione è pronta. Caffè e uova alla rancherà. B saluta suo padre e va in bagno.
 
L'auto del padre di B è una Ford Mustang del '70. Alle sei e mezzo del mattino salgono in macchina e cominciano a uscire dalla città. La città è Città del Messico, Distretto Federale, e l'anno in cui B e suo padre lasciano il DF per una breve vacanza è il 1975.

Puttane assassine     ( Ultimi crepuscoli sulla terra )
     Roberto Bolaño

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domenica 11 settembre 2016

come chi contempla un fiume o un paesaggio extraterrestre,

Roberto Bolaño

Quando entrai in camera accesi la luce, mi tolsi la giacca, bevvi direttamente dal rubinetto. Nel parcheggio del motel c'era ancora la sua macchina. Aprii la porta e un soffio d'aria del deserto mi colse in piena faccia. La macchina era vuota. Un po' più in là, sul bordo della strada, come chi contempla un fiume o un paesaggio extraterrestre, vidi la direttrice, con le braccia leggermente sollevate, come se stesse parlando con l'aria o recitando, o come se fosse tornata bambina e stesse giocando alle belle statuine.
 
Non dormii bene.All'alba venne lei stessa a prendermi.
[...]
Ricordo solo vagamente la sua figura, ferma lì, a fissare l'autobus, o forse soltanto il suo orologio da polso.

Puttane assassine ( Gómez Palacio )
     Roberto Bolaño

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sabato 10 settembre 2016

appariva come un sogno o un miracolo, che sono, in fin dei conti, la stessa cosa.

Roberto Bolaño

Una lentezza esasperante che tuttavia non ci toccava più.
 
E poi vidi che la luce, qualche secondo dopo il passaggio dell'auto o del camion in quel punto, girava su se stessa e rimaneva come sospesa, una luce verde che pareva respirare, per una frazione di secondo viva e riflessiva in mezzo al deserto, sciolta da ogni legame, una luce che assomigliava al mare e che si muoveva come il mare, ma che conservava tutta la fragilità della terra, un'ondulazione verde, portentosa, solitaria, che doveva essere prodotta da qualcosa su quella curva, una scritta, una tettoia solitaria, dei teli di plastica giganteschi stesi sulla terra, ma che davanti a noi, a una distanza considerevole, appariva come un sogno o un miracolo, che sono, in fin dei conti, la stessa cosa.
 
Poi la direttrice rimise in moto, fece inversione e tornammo indietro.

Puttane assassine ( Gómez Palacio )
     Roberto Bolaño

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perchè uno scrive VIII

Roberto Bolaño

Suppongo che uno scriva per via della propria sensibilità, tutto qui.
 
Per me, scrivere è l’esatto opposto di aspettare. Invece dell’attesa, c’è la scrittura. Be’, probabilmente sbaglio, può darsi che scrivere sia una forma di attesa, di procrastinazione.
 
È vero, le trame sono una cosa strana. Credo, sia pure con qualche eccezione, che a un certo punto una storia ti scelga e non ti lasci più in pace. Per fortuna, non è una cosa così importante: la forma, la struttura, continuano ad appartenerti, e senza forma e struttura non c’è libro, o almeno nella maggior parte dei casi è così che va. Diciamo che la storia e la trama arrivano accidentalmente, che rientrano nel campo del caso, cioè del caos, del disordine, o in quel territorio in continuo tumulto che qualcuno definisce apocalittico. La forma, viceversa, è una scelta che si compie usando l’intelligenza, l’astuzia e il silenzio, le armi usate da Ulisse nella sua battaglia contro la morte. La forma cerca l’artifizio, la storia cerca il precipizio. O per usare una metafora della campagna cilena (pessima, come vedrai): non è che non mi piacciano i precipizi, ma preferisco vederli da un ponte.
     Roberto Bolaño

Intervista di Carmen Boullosa link esterno

Perchè uno scrive

venerdì 9 settembre 2016

Una lentezza esasperante che tuttavia non ci toccava più.

Roberto Bolaño

Guarda, disse la direttrice, stiamo arrivando in un posto molto speciale. Questa fu l'espressione che usò. Molto speciale.
 
Volevo che tu lo vedessi, disse, è la cosa che mi piace di più della mia terra. L'auto uscì dalla strada e si fermò in una sorta di area di sosta, anche se in realtà non c'era niente, solo terra e un grande spiazzo per parcheggiare i camion. In lontananza brillavano le luci di qualcosa che poteva essere un piccolo paese o un ristorante. Non scendemmo. La direttrice mi indicò un punto imprecisato. Un tratto di strada a circa cinque chilometri da dove ci trovavamo, forse di meno, forse di più. Passò perfino un panno sul parabrezza perché potessi vedere meglio. Guardai: vidi fari di automobili, dall'andamento delle luci forse era una curva. E poi vidi il deserto e vidi delle forme verdi. Hai visto? disse la direttrice. Sì, luci, risposi. La direttrice mi guardò: i suoi occhi sporgenti brillavano come di sicuro brillano gli occhi degli animaletti selvatici dello stato di Durango, negli inospitali dintorni di Gómez Palacio.
 
Poi guardai di nuovo dove lei mi indicava: prima non vidi niente, solo buio, il bagliore di quel paese o ristorante sconosciuto, poi passò qualche automobile e i fasci di luce dei fari fendettero lo spazio con una lentezza esasperante.
 
Una lentezza esasperante che tuttavia non ci toccava più.

Puttane assassine ( Gómez Palacio )
     Roberto Bolaño

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