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domenica 14 ottobre 2018

La differenza sta in come una persona gestisce l’oscurità





La differenza sta in come una persona gestisce l’oscurità.»
«L’oscurità?» disse Ballard. «Io faccio il turno di notte. Non c’è altro che…»
«L’oscurità che abbiamo dentro. Lei ha un lavoro che la porta a contatto con i lati peggiori dell’animo umano. A contatto con il buio interiore di persone come Trent. È come la legge della fisica: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Se entra nelle tenebre, le tenebre entrano in lei. E a quel punto deve decidere cosa fare al riguardo, come restare al sicuro, evitando che l’oscurità la svuoti dall’interno.»

Michael Connelly
L'ultimo giro della notte


sabato 2 giugno 2018

Meglio coltivare i nostri buoni sentimenti guidati dai manuali della felicità



 

le tue reazioni così eccessive e immotivate, sembrano dettate da un disagio interiore, di chi si sente punto nel vivo, nella sua parte oscura che si rifiuta di accettare.
Di chi si rifiuta di accettare l'idea che le nostre azioni possano essere meschinamente mosse dal puro interesse ed egoismo.
Di come a volte siamo capaci di ingannare e tradire mascherando di buone intenzioni le nostre azioni.
Meglio rimuovere e continuare nella finzione di angeli generosi e capaci solo di voler bene alle persone.


 
Meglio coltivare i nostri buoni sentimenti guidati dai manuali della felicità che hanno la capacità di togliere profondità e ridurci a una dimensione.
 
Juan Pedroso



mercoledì 13 dicembre 2017

Se il muro fosse di pietra e non d’aria

Margherita Guidacci

ma dove sei non è porta, e nessuna porta s’aprirà.
E non è muro: nessun muro sarà abbattuto.

Se il muro fosse di pietra e non d’aria
Se il muro fosse di pietra e non d’aria,
se attraverso il muro non si toccassero gli alberi,
se le alte sbarre d’ombra che ti rigano l’anima
fossero l’ombra di vere sbarre a cui potersi aggrappare,
se ricordassi lo scatto d’una porta che si chiude
alle tue spalle e il tintinnìo delle chiavi
alla cintura del carceriere che si allontana:
quale sollievo ne avresti nell’orrore!
 
Perché ciò che si chiude può tornare ad aprirsi,
la rocca più imponente può essere distrutta.
ma dove sei non è porta, e nessuna porta s’aprirà.
E non è muro: nessun muro sarà abbattuto.
le sbarre d’ombra sono le vere sbarre,
non saranno divelte. tu confini con l’aria,
tocchi gli alberi, cogli i fiori, sei libera,
e sei tu stessa la tua prigione che cammina.
Margherita Guidacci

domenica 3 luglio 2016

cercando l'ombra (respiro lungo - 9)

Fernando Pessoa

Ma io, sempre estraneo, sempre penetrando
il più intimo essere della mia vita,
vado dentro di me cercando l'ombra.
     Fernando Pessoa


 

proiezioni


Debbie Ford
Questo senso di oppressione
che mi paralizza
è lo stesso che sentivo da bambina
tu mi costringi a guardare il mio lato oscuro -

Abbattere la gabbia
o rimuovere la tua presenza dai miei pensieri
che ha il potere di evocarla
Juanita Miranda

E’ solo quando mentiamo a noi stessi o odiamo qualche aspetto del nostro io che riceviamo una scossa emozionale dal comportamento di qualcun altro. (…)
 
(…) Ciò che proiettiamo, se non lo possedessimo anche noi, non potremmo riconoscerlo nemmeno negli altri. (…) Un vecchio detto dice: “Si riconosce solo ciò che si conosce”. Negli altri vediamo solo quello che ci piace o non ci piace di noi stessi. (…)
 
«Se provate a indicare qualcuno tenendo la mano dritta davanti a voi, vi accorgete che un dito è puntato verso l’altra persona ma tre sono rivolte verso di voi: questo può servire a ricordarvi che quando denigriamo gli altri in realtà stiamo solo negando un aspetto di noi stessi.»
 
«Il mio amico Bill Spinoza (…) sostiene: “Ciò con cui non riuscite ad essere non vi lascerà essere”. Dovete imparare a consentire di esistere a tutto ciò che siete: se volete essere liberi, dovete essere capaci di “essere”.»

Debbie Ford
ciò che vediamo negli altri quanto ci appartiene? link esterno




 

giovedì 25 febbraio 2016

La cosa piú dolorosa, per me è che non sono riuscito a capirla

– Sí, ha ragione, – disse Kafuku. – Probabilmente ero felice. Ma è proprio la felicità a portare la sofferenza, a volte.
– Cioè? Che genere di sofferenza?
Kafuku fece girare i grossi pezzi di ghiaccio nel suo bicchiere di whisky con acqua.
– Il timore di perderla un giorno. Solo a immaginare quest’eventualità, provavo un dolore in petto.
[...]
– In conclusione, però, l’ho persa, – disse infine. – L’ho persa poco per volta mentre era ancora in vita, e poi del tutto. Come se venisse lentamente erosa, finché è stata trascinata via, con tutte le radici, da una grande onda. Capisce cosa voglio dire?
– Credo di sí.
No, questo non lo puoi sapere, pensò Kafuku.
– La cosa piú dolorosa, per me, – proseguí, – è che non sono riuscito a capirla, o perlomeno a capire una parte importante di lei. E adesso che è morta, so che probabilmente non la capirò mai, e me ne andrò cosí. Lasciando un piccolo scrigno sepolto in fondo al mare. A questo pensiero, mi si stringe il cuore.
Takatsuki rifletté sulle parole che aveva appena sentito.
– Sí, signor Kafuku, – disse poi, – ma chi è che può capire del tutto un’altra persona? Anche amandola profondamente.
[...]
– Il fatto è che noi non possiamo capire fino in fondo cosa pensa una donna, non crede? – finí col rispondere. – Volevo dire solo questo. Mi riferivo alle donne in genere. Quindi non è solo in lei che esiste un angolo cieco, non mi sembra, perlomeno. Se la sensazione di cui mi ha parlato la consideriamo un angolo cieco, l’abbiamo tutti, ci accompagna per tutta la vita. Quindi farebbe meglio a non sentirsi in colpa, signor Kafuku.

[...]
Per quanto ci sia comprensione reciproca con una persona, per quanto la si ami, non si può leggere nel cuore di qualcun altro come in un libro aperto. Se ci proviamo, andiamo incontro solo a sofferenza. Ma se cerchiamo di guardare nel nostro cuore, se ci sforziamo davvero di farlo, alla fine ci riusciremo, questo sí. Quindi, in conclusione, quello che dobbiamo fare è venire a patti col nostro cuore. Se desideriamo davvero capire qualcuno, possiamo soltanto guardare dentro noi stessi. Questo è ciò che penso.

[...]
Solo per qualche istante, una porta nascosta si era socchiusa per lasciar uscire la voce della sua anima. Era chiaro che non stava recitando. Non ne sarebbe stato capace, non era tanto bravo. Kafuku lo guardò in silenzio negli occhi. Lui questa volta non distolse lo sguardo. Si scrutarono a lungo. E negli occhi l’uno dell’altro videro una luce. Una luce come lo sfavillio di una stella distante.


Murakami Haruchi Uomini senza donne

mercoledì 24 febbraio 2016

volevo… volevo capire

– L’ultima volta che mi sono fatto un amico è stata quasi dieci anni fa, – disse riaprendo gli occhi. – Ma forse sarebbe piú esatto dire «qualcosa di simile a un amico». Aveva sei o sette anni meno di me, ed era una brava persona. Bere gli piaceva, per tenergli compagnia bevevo anch’io, e intanto parlavamo di tante cose.
Misaki annuí lievemente. Aspettava il seguito della storia. Dopo qualche esitazione, Kafuku si decise a raccontare.
– Le dirò la verità, quell’uomo per un certo periodo era andato a letto con mia moglie. Ma ignorava che io lo sapessi.
[...]
– E come è venuto a saperlo?
– Be’, non è stata lei a dirmelo, naturalmente, ma io l’ho capito. Ora spiegarle sarebbe troppo lungo. Ma è una cosa di cui sono certo. Non me la sono immaginata.
[...]
– Come spiegarle, volevo… volevo capire. Capire cosa avesse spinto mia moglie a tradirmi con quell’uomo, quale ragione avesse di farlo. Perlomeno all’inizio, la mia motivazione era questa.
Misaki fece un respiro profondo. Sotto la giacca il suo petto si sollevò e scese lentamente.
– Non era una sofferenza, per lei? Starsene a bere e chiacchierare con un uomo che si portava a letto sua moglie?
– Certo che lo era, è ovvio, – disse Kafuku. – Il mio pensiero, anche non volendo, andava sempre lí. Mi tornavano in mente cose che avrei preferito non ricordare. Ma recitavo. Dopotutto era il mio mestiere.
[...]
– No, non l’ho capito. C’erano alcune qualità che lui aveva, e io no. Cioè… in realtà penso che fossero molte. Ma cosa in particolare avesse attratto mia moglie, non avevo modo di saperlo. Non è che noi agiamo spinti da motivazioni precise. Quando due persone si frequentano, soprattutto un uomo e una donna, come dire…? È una questione piú globale. Piú ambigua, piú arbitraria, piú… piú sofferta.

Murakami Haruchi Uomini senza donne

lunedì 31 agosto 2015

la vita interiore e le emozioni realmente provate,

La dicotomia, e la scissione fra la vita interiore, le emozioni realmente provate, e la vita esteriore, le emozioni tenute nascoste, inducono ogni volta a ripensare ai segreti inesplorabili dell'anima, che vivono in ciascuno di noi, e fanno ripensare alle infinite nietzscheane maschere che sono sui nostri volti, riarsi dal dolore, senza essere mai decifrate.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi
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