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lunedì 28 dicembre 2015

Si invecchia un poco alla volta




Si invecchia un poco alla volta: in un primo momento si attenua la voglia di vivere e di vedere i nostri simili. A poco a poco prevale il senso della realtà, ti si chiarisce il significato delle cose, ti sembra che gli eventi si ripetano in maniera fastidiosa e monotona. Anche questo è un segno di vecchiaia. Quando ormai ti rendi conto che un bicchiere non è altro che un bicchiere e che gli uomini, qualunque cosa facciano, sono solo creature mortali.
 
Poi invecchia il tuo corpo; non tutto in una volta, certo, invecchiano per primi gli occhi oppure le gambe, lo stomaco, il cuore. Si invecchia così, un pezzo dopo l’altro.
 
Poi a un tratto invecchia la tua anima: anche se il corpo effimero e mortale, l’anima è ancora mossa da desideri e ricordi, cerca ancora la gioia. E quando scompare anche questo anelito alla gioia, restano solo i ricordi e la vanità di tutte le cose; a questo stadio si è irrimediabilmente vecchi.
 
Un giorno ti svegli e ti strofini gli occhi e non sai più perché ti sei svegliato. Conosci già esattamente quello che il giorno presenterà tua vista: la primavera o inverno, gli scenari abituali, le condizioni atmosferiche, l’ordine dei fatti. Nulla di sorprendente può mai accadere: non ti sorprenderanno più neanche gli eventi inattesi, insoliti o raccapriccianti, perché conosci tutte le probabilità, hai previsto già tutto e non ti aspetti più nulla, né in bene né in male… e questa è la vera vecchiaia.
 
Eppure qualcosa è ancora vivo nel tuo cuore, un ricordo, una qualche speranza vaga e nebulosa, c’è qualcuno che vorresti vedere, c’è qualcosa che vorresti ancora dire o apprendere. Un giorno, lo sai bene, quel momento arriverà, e allora, tutto a un tratto, apprendere e affrontare la verità non ti sembrerà più tremendamente importante come avevi supposto durante i decenti di attesa. L’uomo comprende il mondo un po’ alla volta e poi muore.

Sandor Marai Le braci


lunedì 21 dicembre 2015

la legge dell’amicizia, vive nel cuore degli uomini al di sopra del egoismo e delle passioni




Questa legge, la legge dell’amicizia, vive nel cuore degli uomini al di sopra del egoismo e delle passioni. [...].
 
E proprio di questo si tratta, di un atto eroico, nel senso tacito e fatale del termine, ossia senza strepitio di armi, ma pur sempre di un atto eroico come lo è ogni comportamento umano privo di egoismo.

Sandor Marai Le braci


Gli uomini contribuiscono al loro destino





Gli uomini contribuiscono al loro destino, a determinare certi eventi. Invocano il loro destino, lo stringono a sé e non se ne separano più. Agiscono così pur sapendo fin dall’inizio che il loro modo di agire porterà a risultati nefasti.
 
L’uomo e il suo destino si realizzano reciprocamente modellandosi l’uno sull’altro. Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita: esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato, facendoci da parte per invitarlo a entrare.

Sandor Marai Le braci


domenica 20 dicembre 2015

perché non siamo in grado di cambiare la nostra natura di fondo



Sono estremamente rare le persone le cui parole coincidono alla perfezione con la realtà della loro vita. Forse è il fenomeno più raro che esista al mondo. A quei tempi non lo sapevo ancora. Non intendo dire che il mondo sia fatto di bugiardi.

Penso però che è inutile accumulare esperienze, conoscere la verità, perché non siamo in grado di cambiare la nostra natura di fondo.

Forse il massimo che possiamo fare nella vita è adattare alla realtà del mondo, con intelligenza e cautela, la realtà immutabile della nostra natura. Di più non possiamo fare. E neanche questo ci renderà più saggi o più resistenti…

Sandor Marai Le braci


sabato 19 dicembre 2015

la solitudine .......a volte è simile a una giungla, piena di pericoli e di sorprese


“[...] Anche la solitudine è un fatto abbastanza singolare… a volte è simile a una giungla, piena di pericoli e di sorprese. La conosco in tutte le sue forme. La noia che cerchi invano di scacciare mediante un sistema di vita costruita ad arte. E poi le crisi improvvise. Sì anche la solitudine è misteriosa come la giungla” ripete con ostinazione.
 
“Un uomo vive secondo un ordine rigoroso, finché un giorno perde la testa e spacca tutto, come i tuoi malesi. Ha una casa comoda, ha titoli e ranghi, ha un modo di vita regolato con precisione maniacale. E un bel giorno si precipita fuori lasciandosi alle spalle tutto, con un arma in pugno o disarmato… il che è quasi più pericoloso. Si precipita fuori nel mondo, con gli occhi sbarrati e lo sguardo fisso; i compagni, i vecchi amici si fanno da parte al suo passaggio. Va in giro per le metropoli, compra delle donne, cerca lo scontro e lo trova dovunque, intorno a lui tutto salta per aria. E come ti dicevo, questo non è ancora il peggio. Può darsi che venga atterrato durante la corsa, come un cane rabbioso. Ok che incontri mille ostacoli fino a rompersi la testa contro un muro.
 
Ma la cosa peggiore è soffocare in sé le passioni che la solitudine ha accumulato dentro. Chi fa così non fugge da nessuna parte, non ammazza nessuno. Allora che fa? Vive, aspetta, mantiene l’ordine nella sua esistenza. Vive come un monaco, però segue una strana regola laica, anzi pagana… Ma per un monaco è tutto più semplice, perché crede in qualcosa. L’uomo in questione, che ha consegnato la sua anima e il suo destino alla solitudine, non crede in niente. Aspetta e basta. Aspetta il giorno o l’ora in cui potrà discutere ancora una volta di tutto ciò che lo ha costretto alla solitudine con cui lui o con coloro che lo hanno ridotto in quella condizione.

Sandor Marai Le braci


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