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lunedì 1 maggio 2017

Io ho tradito con la mente eppure non mi sento meno colpevole.


Io ho tradito con la mente eppure non mi sento meno colpevole. Ho tradito la fiducia di una persona che aveva stima di me, che mi vuol bene anche se tra noi non c’è un rapporto stabilito e certificato. Eppure fa male, tanto, più che all’altro che si è sentito tradito. Ho tradito le sue parole, la sua confidenza. Il rapporto di amicizia-amore che era germogliato. Ho sopravvalutato me stessa e gli altri.

Sono stata tradita nella mia vita, ma non mi è mai capitato di tradire. Forse perché mi sentivo al di sopra di questo. A volte tradire serve, serve per ritornare sulla terra, per capire che si è soltanto degli esseri umani che possono sbagliare.

Ti senti senza certezze quando tradisci, perché è soprattutto tradire ciò in cui credi. Eppure è un bene anche questo, è un bene perché ridimensiona te stesso e il tuo rapporto con gli altri esseri umani. Nessuno può dire di non poter tradire, tutti, in circostanze diverse possiamo essere tentati di tradire ciò in cui crediamo. La vera sfida è andare oltre. È perdonare il passo falso che coscientemente o inconsciamente abbiamo fatto, così come dovremmo fare quando ci capita di subirlo un tradimento, imparare a vedere la luce e l’oscurità che ci appartiene, senza giudicare. Senza ergerci a giudici inflessibili di noi stessi o degli altri. Forse sia te che io non siamo vittime del caso, delle circostanze, siamo vittime di noi stesse e della paura di voler bene davvero con la responsabilità che questo comporta. Io ci sto provando a perdonarmi, sto provando a prendermi il tempo e a perdonare il tradimento di riflesso che l’altro ha messo in moto. Dovremmo provare a chiederci che cosa ci manca. Dici che tuo marito non meritava il tuo tradimento, forse nessuno merita di essere tradito, ma se accade qualcosa è mancato. Magari è qualcosa che per altri non avrebbe la stessa importanza, ma ognuno deve vedersela con se stesso, con ciò che manca a sé stesso. Usa quest’esperienza per cercare insieme al tuo compagno di ritrovare insieme le emozioni di un tempo e vai a cercare i motivi che ti hanno spinto. Io i miei li ho compresi: ero così spaventata, che, finalmente l’amicizia stava prendendo i binari di un vero amore, che l’ho messa a repentaglio, come se dovessi metterla alla prova o come se volessi provare a me stessa che l’amore non esiste. Che nessuno è in grado di amarmi senza farmi del male. Un abbraccio.

testimonianza

lunedì 6 febbraio 2017

Ho raccontato. Ho raccontato.

Javier Marias

di  sicuro era soltanto questo ciò che io mi proponevo, uscire dal buio e  smettere di tenere un segreto o conservare un mistero, forse anch'io  ho a volte desideri di chiarezza e probabilmente di armonia.
 Ho  raccontato.
 Ho raccontato.
 E raccontando non ho provato la sensazione  di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse  non uscirò mai, ma di cominciare a mescolarlo con un altro meno  tenace e più benevolo.
 
 Colui che racconta di solito sa spiegare bene  le cose e si sa spiegare, raccontare è come convincere o farsi capire  o far vedere e così tutto può essere compreso, anche le cose più  infami; tutto perdonato quando c'è qualcosa da perdonare, tutto  tralasciato o assimilato e anche compatito, questo è avvenuto e  bisogna conviverci quando sappiamo che è stato, trovargli un posto  nella nostra coscienza e nella nostra memoria che non ci impedisca di  continuare a vivere perché è accaduto e perché lo sappiamo.
 
  L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle  ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni,  che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che  mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati  momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza  degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura,  cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so  ed è irreversibile, ci diciamo rispetto a quelli, devo spiegarmelo e  farlo mio o fare sì che me lo spieghi qualcuno, e la cosa migliore  sarebbe che me lo raccontasse esattamente chi si è incaricato di  farlo, perché è lui che sa.
 
 Ma se si racconta si può perfino entrare  nelle grazie, questo è il pericolo.
 La forza della rappresentazione,  immagino: per questo ci sono accusati, per questo ci sono nemici che  si assassinano o si giustiziano o si linciano senza lasciarli dire  una sola parola - per questo ci sono amici che si mandano in esilio e  si dice: «Non ti conosco», o non si risponde alle loro lettere -,  affinché non si spieghino e possano all'improvviso entrare nelle  grazie, quando parlano mi calunniano ed è meglio che non parlino,  anche se nel tacere non mi difendono.
[...]
E' chi racconta che decide di farlo e anche di imporlo e  chi si scopre o confessa e decide quando, di solito quando è ormai  troppo grande la fatica che portano il silenzio e l'ombra, è l'unica  cosa che spinge a volte a raccontare i fatti senza che nessuno lo  chieda né nessuno se lo aspetti, non ha niente a che vedere con la  colpa né con la cattiva coscienza né con il pentimento, nessuno fa  niente credendosi miserabile nel momento di farlo se sente la  necessità di farlo, soltanto dopo arrivano il malessere e la paura e  non vengono poi molto, è più malessere o paura che pentimento, o è  più stanchezza.

Domani nella battaglia pensa a me
Javier Marias     

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venerdì 6 gennaio 2017

Tacere e parlare

Buenas noches

Tacere e parlare sono un modo di intervenire sul futuro.
 

Javier Marias
Un cuore così bianco

tacere e parlare

Tacere o parlare

«Tacere la verità può essere anche generoso. Le persone che conservano i segreti, spesso lo fanno non solo per proteggere se stesse, ma anche chi è coinvolto, per conservare amicizie e amori, per rendere la vita più tollerabile o per sollevare le persone amate dall’angoscia»,
 
«In un rapporto d’amore o d’amicizia la verità è sempre protagonista. La verità abita nel rapporto con gli altri e non nel segreto. La gioia più grande è potersi abbandonare.
 
Ma poiché la vita è molto complicata ci sono esigenze di cautela. Nella coppia credo nella vita condivisa. Con il passare del tempo, le attenzioni devono aumentare e non diminuire, e cresce quella spontaneità che ci fa parlare a fondo e capire quando è il momento di tacere».
 
In Un cuore così bianco di Javier Marías, il protagonista dice
 
«non ho voluto sapere, ma ho saputo»
 
e il saperlo è più una sventura che una liberazione. La verità è pericolosa, «un salasso al cuore».
 
Claudio Magris


Tutti abbiamo dei segreti come dice Javier Marias
...con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni,

...come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali  conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra  diversa da quella che è nota al primo,
Javier Marias - Domani nella battaglia pensa a me
Ad ogni persona che incontriamo nella nostra vita riveliamo parti della nostra biografia e ne nascondiamo altre e non sono sempre le stesse.
Ma tra il tacere e parlare non ci può essere nessuna via di mezzo. Non puoi instillare il dubbio di essere stato sleale, di aver tradito la fiducia, di aver nascosto la verità, o di averne nascosta una parte, non importa se le tue intenzioni erano buone, se la pietà o l'amore hanno mosso i tuoi passi. E non puoi dimenticare, non puoi chiudere gli occhi come facevi da bambino, "tutto è passato, non c'è motivo di spiegare, smettila di voler capire, mettiti nei miei panni, non ho niente da dire, devi accettare, io conservo dei bei ricordi, è stato bello ed è tutto finito, così è la vita".

La verità può far male, ma ancor più doloroso è scoprire che ci è stata nascosta una parte della verità, che non sapremo mai cosa è stato, se era una finzione, se siamo stati ingannati e perchè.
La notte ti sveglierai tutto sudato morso dai dubbi, i ricordi si affollano e si rincorrono incerti perchè non sai più cosa ricordare nè come ricordarlo.
Non lo saprai mai e dovrai dimenticare, lasciare che tutto sfumi, come sfumano i miraggi.
G.
di  sicuro era soltanto questo ciò che io mi proponevo, uscire dal buio e  smettere di tenere un segreto o conservare un mistero, forse anch'io  ho a volte desideri di chiarezza e probabilmente di armonia.
 Ho  raccontato.
 Ho raccontato.
 E raccontando non ho provato la sensazione  di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse  non uscirò mai, ma di cominciare a mescolarlo con un altro meno  tenace e più benevolo.
[...]
L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle  ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni,  che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che  mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati  momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza  degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura,  cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so ed è irreversibile.
Javier Marias -

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lunedì 2 gennaio 2017

siamo sempre condannati

Buenas noches

“siamo sempre condannati da quello che diciamo.
O da quello che ci viene detto”
 

Javier Marias
Tutte le anime

domenica 1 gennaio 2017

Forse un mattino andando in un'aria di vetro

Eugenio Montale
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

 Forse un mattino andando in un'aria di vetro

Forse un mattino andando in un'aria di vetro, 
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: 
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro 
di me, con un terrore di ubriaco. 

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto 
alberi case colli per l'inganno consueto. 
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto 
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


Eugenio Montale

"Talora sembra che la salvezza della vita stia nel raccontarla, talora nel tacerla, nel «lasciare semplicemente che le cose passino"
Claudio Magris
 
  • Segreti e occultamenti
  • L'unica verità è quella che non si conosce
    (Javier marias e Orhan Pamuk)

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    domenica 25 settembre 2016

    segreti e occultamenti


    Questi erano i dolori miei più segreti e profondi, pensavo che non li avrei mai potuti raccontare a nessuno; erano totalmente veri, ma non erano affatto sinceri come notai imporvvisamente con stupore.

    O.Pamuk - il mio nome è rosso pag. 161

    Segreti, omissioni e occultamenti

    E' faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali  conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra  diversa da quella che è nota al primo, si inventano per una donna  storie complesse che poi bisogna ricordare per sempre nei dettagli  come se si fossero vissute, con il rischio di farsi scoprire più  tardi, e a un'altra donna più nuova si racconta la verità su tutto  tranne su quelle cose innocue che ci provocano vergogna di noi  stessi: che siamo capaci di passare ore guardando alla televisione  partite di calcio o degradanti concorsi, che leggiamo fumetti mentre  ormai siamo adulti o che ci getteremmo in terra per giocare a  rimbalzino se solo avessimo con chi farlo, che andiamo matti per il  gioco d'azzardo o ci piace un'attrice che ammettiamo essere odiosa e  perfino offensiva, che abbiamo un carattere tremendo e fumiamo appena  svegli e che fantastichiamo di una certa pratica sessuale che si considera aberrante e che non osiamo proporle.

    Non sempre si occulta per il proprio interesse o per paura o per aver commesso una vera mancanza, non sempre per difendersi, molte lo si fa per non dare un dispiacere o non guastare la festa e per non arrecare danno, altre volte per puro civismo, non e' buona educazione nè da persona civile farsi conoscere del tutto, figurarsi mostrare le manie e i vizi; a volte sono le origini cioò che si tace o si falsifica (...) la gente nasconde i genitori e i nonni e i fratelli, i mariti o le mogli e a volte perfino i figli più somiglianti o legati al coniuge, passa sotto silenzio alcune fasi della propria vita, rifugge dalla gioventù o dall'infanzia o dall'età matura, in ogni biografia c'è un episodio oltraggioso o desolato o sinistro, qualcosa o molto - o è tutto - che per gli altri è meglio che non esista, per se stessi è meglio dissimularlo

    Ci vergogniamo di troppe cose, del nostro aspetto e delle nostre convinzioni passate, della nostra ingenuitaà e della nostra ignoranza, della sottimissione o dell'orgoglio che abbiamo dimostrato una volta, della transigenza e della intransigenza, di tante cose proposte e dette senza convinzione, di esserci innamorati di chi ci siamo innamorati e di essere stati amici di chi lo siamo stati, le vite sono spesso  tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima, si  sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia  continuiamo a essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi  stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri,  anche se la maggior parte di questi sono banali.

     Com'è faticoso  muoversi sempre nell'ombra o è anche più difficile nella penombra mai  uniforme né uguale a se stessa, con ogni persona sono alcune le zone  illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della  conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci  diciamo costantemente: «Non sono più quello che ero, ho voltato le  spalle al mio vecchio io».

    le vite sono spesso tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima, si sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia continuiamo a essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri, anche se la maggior parte di questi sono banali...

    ...con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci diciamo costantemente:"non sono più quello che ero, ho voltato le spalle al mio vecchio io".

    Javier Marias - domani nella battaglia pensa a me

  • L'unica verità è quella che non si conosce
    (Javier marias e Orhan Pamuk)


  • mercoledì 27 aprile 2016

    del segreto e della sua possibile convenienza

    Javier Marias
    “Tacere e parlare sono un modo di intervenire sul futuro.”
    Javier Marias
     
    Ho scoperto (ma solo dopo averlo terminato) che Corazón tan blanco parlava del segreto e della sua possibile convenienza, della persuasione e dell'istigazione, del matrimonio, della responsabilità di chi ha saputo, dell'impossibilità di sapere e dell'impossibilità d'ignorare, del sospetto, del parlare e del tacere.

    discorso di Dortmund
         Javier Marias

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    domenica 10 aprile 2016

    inganni & segreti

    Javier Marias
    Vivere nell'inganno o essere ingannati è facile, e anzi è la nostra condizione naturale: nessuno va esente da questo e nessuno è stupido per questo, non dovremmo opporci più di tanto e non dovremmo amareggiarci. Tuttavia ci sembra intollerabile, quando alla fine sappiamo. Quello che ci pesa, il brutto della cosa, è che il tempo in cui crediamo quel che non era si trasforma in qualcosa di strano, fluttuante o fittizio, in una specie di incantamento o sogno che deve essere soppresso dal nostro ricordo; a un tratto è come se quel periodo non lo avessimo vissuto affatto, non è vero?, come se dovessimo raccontarci di nuovo la storia o rileggere un libro, e allora pensiamo che ci saremmo comportati in maniera diversa o avremmo impiegato In altro modo quel tempo che finisce per appartenere al limbo. Questo può provocare la nostra disperazione
    ***
    È faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra diversa da quella che è nota al primo
    [...]
    con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci diciamo costantemente: «Non sono più quello che ero, ho voltato le spalle al mio vecchio io». Come se fossimo giunti a crederci altri rispetto a quelli che credevamo di essere perché il caso e l'irragionevole passare del tempo mutano la nostra circostanza esterna e il nostro apparire, come aveva detto il Solo quella mattina quando si era messo a esprimere le sue idee senza ordine. E aveva aggiunto: «O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine»

    Domani nella battaglia pensa a me
        Javier Marias
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