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giovedì 17 ottobre 2019

dimentica ciò che vuole

Buenas noches




La mente è subdola
dimentica ciò che vuole e ricorre a immagini ingannevoli
 
Gioconda Belli
Le febbri della memoria
Perchè ci accaniamo a tenere in vita
il nostro cadavere?

domenica 22 settembre 2019

Non ti scandalizzare

Lorenzo Cianchi
Non ti offendere
se ti sono vicino e non ti amo
quando mai l’intenzione porta ai fatti?

Non ti scandalizzare

 
Non ti scandalizzare
se mento su quello che faccio,
credi ancora nella verità dell’enunciato?
 
Non ti offendere
se ti sono vicino e non ti amo
quando mai l’intenzione porta ai fatti?
 
Viviamo a fatica mentendo,
chissà che aggravio sarebbe
essere sinceri.
 
Lorenzo Cianchi


mercoledì 4 settembre 2019

un individuo “profondamente superficiale” e "inconsapevole"





L’ambiguo non è governato da sentimenti profondi e stabili ma frammentati perché legati invariabilmente alla sensazione di gratificazione e di protezione che in un dato momento una certa situazione o relazione può dargli. Anche se non è propriamente un soggetto "interessato" (cioè mosso da motivi di pura convenienza materiale) si salda immediatamente con le situazioni o relazioni che lo rassicurano e non gli richiedono di mettere in giuoco le sue carenti capacità affettive ed identitarie. L’ambiguo, in una parola, è un individuo "profondamente superficiale", come si definisce la pesciolina seduttiva in "Shark Tale".
 
Raramente è possibile trovare una certa consapevolezza nelle personalità ambigue che, nel momento in cui sono confrontate con i conflitti che creano, reagiscono con modalità molto confuse, "immediate", artificiali, a volte emotivamente discontrollate, ma senza mai poter prendere un vero e proprio insight, una vera e propria consapevolezza su se stesse. E’ l’osservatore invece ad avere intense reazioni di fronte ai loro improvvisi e inattesi cambiamenti comportamentali che generano talora iniziale incredulità, uno stupore perplesso, "lasciano di stucco" e, successivamente, impongono la necessità di rivedere criticamente l’evoluzione di questo rapporto per ristrutturare la loro immagine (internalizzata dai partners) di fronte all’incredibile mutamento della relazione il rapporto.
 
Spesso questi improvvisi viraggi inducono il partner a ricercare, indagare, scoprire e svelare nei soggetti ambigui rapporti simili in altri contesti, "altre identità", la presenza contemporanea di modi di pensare, percepire e sentire antitetici o comunque non compatibili con quelli mostrati nella relazione originaria. Il vissuto di assenza di coerenza, di tradimento, di falsità, di inautenticità successivo allo svelamento dell’ambiguo, viene poi rafforzato dalla mancanza di conflittualità interne a queste personalità che, anche se confrontate con la loro incoerenza, tendono a minimizzarla, come se non fosse successo niente. L’ambiguo non riconosce alcuna contraddizione nell’assumere posizioni antitetiche
 
Il loro stile predilige, l'omissione, la mezza verità, il depistaggio e l'insabbiamento. Se costretti allo smascheramento si allontanano bruscamente. Trincerandosi dietro un fastidio sdegnato di fronte ad ogni richiesta di chiarimenti, danno l’impressione di una pura esigenza di riservatezza. Sentono di essere sempre giustificati nelle proprie azioni delle quali vedono soltanto il lato positivo.
 
Lo svelamento di questa strategia mimetica è intollerabile per l’ambiguo che si vede costretto o alla fuga o alla soppressione del testimone dei suoi deficit, cioè alla distruzione della relazione.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,





domenica 19 maggio 2019

qualcosa di estremamente prezioso: la fiducia.


Raffaela Fazio



Ma fa’ che mai non abbia
la certezza
se sia d’amara oliva
o d’uva
C’è un’altra distanza benefica, che deve rimanere incolmabile. È la distanza tra percezione e definizione del Principio della vita stessa, che, per restare tale, non potrà mai essere circoscritto. La sacralità e l’inafferrabilità di questo Principio (indipendentemente dalle immagini che gli vengono associate) pongono l’essere umano davanti al suo limite.

Ma è in virtù del limite e del dubbio che può nascere qualcosa di estremamente prezioso: la fiducia. Dato che le forze che permettono alla vita di preservarsi, mutando, vanno al di là della nostra ragione e della nostra volontà, per esistere non possiamo che avere fiducia.

E la fiducia è proprio quello spazio che, attraversato, non si esaurisce.

Raffaela Fazio

Solo la fiducia
può sconfiggere le nostre paure e spezzare la nostra solitudine
e rompere la prigione dell'io
per costruire ponti
legami
relazioni
per essere due
per essere noi

non ha prezzo la fiducia e niente può scalfirne la bellezza
fragile come un fiore perennemente esposta
all'inganno

la fiducia ci espone
ma da un senso alla nostra esistenza e non importa se a volte il prezzo da pagare è salato.


domenica 10 giugno 2018

Piume e cemento


Spesso
difficile vedere la differenza
Se chi ascolta
vuol leggere solamente nella sua chiave


 
Piume e cemento

Le parole sono piume
Perse nel vento della vita
Quando escono dalla bocca
Cementate nell'animo
Quando escono dal cuore
 
Spesso
difficile vedere la differenza
Se chi ascolta
vuol leggere solamente nella sua chiave
Evidente
Per chi si libera dai propri desideri

D.N. 09/06/2018

martedì 5 giugno 2018

affondare nella nebbia di ciò che è accaduto e non è accaduto,


Berta isla

Javier Marias








Questo poteva essere stato il destino di Tomás, affondare nella nebbia di ciò che è accaduto e non è accaduto, nella nera schiena del tempo, inghiottito dalla gola del mare. E diventare questo: un filo d’erba, un granello di polvere, una raffica breve, una lucertola che corre su un muro d’estate, una colonna di fumo che finalmente si spegne; o una neve che cade e non rimane.
 
Javier Marias




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sabato 19 maggio 2018

Com’è facile essere all’oscuro, forse è il nostro stato naturale


Berta isla

Javier Marias








«Com’è facile essere all’oscuro, forse è il nostro stato naturale»
 
«Di quello che non ci raccontano non sappiamo nulla, di quello che ci raccontano nemmeno, nemmeno di quello. Noi abbiamo la tendenza a credere, a pensare che la gente dica la verità, senza far troppo caso e senza diffidare; la vita non sarebbe vivibile se non facessimo cosí, se mettessimo in dubbio le affermazioni piú insignificanti, perché mai qualcuno dovrebbe mentirci riguardo al suo nome, al suo lavoro, alle sue origini, ai suoi gusti e alle sue abitudini, a quella massa di informazioni che tutti ci scambiamo disinteressatamente, spesso senza che nessuno ci chieda nulla, senza che nessuno mostri il minimo interesse nel sapere chi siamo, che cosa facciamo, come ci va la vita, quasi tutti raccontiamo piú di quanto dovremmo o, peggio, imponiamo agli altri informazioni e storie che a loro non interessano affatto e diamo per scontata una curiosità che non esiste, perché mai qualcuno dovrebbe essere curioso di sapere qualcosa di me, di te, di lui, pochi sentirebbero la nostra mancanza se sparissimo da un giorno all’altro e pochissimi si porrebbero il problema.
 
«Com’è facile non sapere niente, com’è facile muoversi a tentoni, com’è facile essere ingannati e ancora di piú mentire, non richiede alcun talento ed è alla portata di tutti, è strano che i bugiardi si credano tanto astuti, quando non occorre nessuna abilità. Tutto quello che ci viene detto può essere e non essere, il fatto piú decisivo come quello piú irrilevante, il piú innocuo come il piú cruciale, quello che decide della nostra esistenza come quello che nemmeno la sfiora.
Possiamo vivere nell’errore continuo, credere di avere una vita comprensibile, stabile e afferrabile, e poi scoprire che tutto è insicuro, melmoso, sfuggente, che non abbiamo un terreno solido su cui poggiare; o che tutto è una rappresentazione, come se fossimo a teatro convinti di vivere la realtà e non ci fossimo resi conto che si sono spente le luci e si è alzato il sipario e che per di piú siamo sul palcoscenico e non sopra o sotto, tra gli spettatori, o che siamo sullo schermo di un cinema senza poterne uscire, intrappolati nel film e obbligati a ripeterci a ogni nuova proiezione, trasformati in celluloide e incapaci di alterare i fatti, la trama, le inquadrature e neppure il punto di vista né la luce, della storia che qualcun altro ha deciso che fosse per sempre com’è.
 
Javier Marias




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domenica 3 settembre 2017

diffidenza







sabato 23 luglio 2016

perchè uno scrive - 6

Antonio Tabucchi

Nel suo libro “Autobiografie altrui”, lei fa una serie di riflessioni sui personaggi e fa parlare anche persone che hanno avuto dei rapporti con lei. C’è soltanto una parte del libro chiamata “Autopsia” in cui lei lascia questa lettera al lettore ma è l’unica volta in cui lei non fa alcun commento. Tra l’altro questa lettera è molto forte, la persona che scrive fa delle dichiarazioni importanti su di lei. Qual’è la sua opinione al riguardo?
 
Intanto è ovvio che letteratura è anche lo spazio dell’ambiguità. Io non dico se questa lettera sia vera o falsa, ed io non ve lo rivelerò, però in qualche modo è un testo letterario. È un “autocommento” , perché io lo metto qui: anche se è un altro che, come dire, mi ha visto e commentato, il fatto che io me ne appropri e lo metta qui dentro, diventa un autocommento. Il fatto inoltre che io lo metta qui dentro come un’autobiografia altrui, diventa una doppia autobiografia altrui, perché costui, facendo un commento a me, rivela anche se stesso e diventa un personaggio lui stesso. Però siccome lo metto in un mio libro, diventa un mio personaggio. Cioè, diciamo che al di là del fatto che sia più o meno vera, che sia più o meno tradotta esattamente – perché è tradotta dall’inglese – il fatto però che io la utilizzi come materiale e me ne impossessi, significa che colui che mi osserva diventa da me osservato, e ribalto i termini della questione.
 
Supponiamo che lei nella vita ha qualcuno che si è dato il compito di dare un giudizio su di lei. Lei entra in possesso di questo documento, e lo pubblica: beh, lei dà un giudizio su quella persona. Maria Zambrano, l’allieva di Ortega y Gasset, un giorno ebbe una disputa, ma non si tratta di una disputa, è un riappropriarsi di chi ti guarda, quasi a voler dire
“Ah sì, mi guardi? Allora ti guardo anch’io. Ma non ti guardo col mio sguardo, uso il tuo e lo metto lì”.
E Maria Zambrano chiese a Ortega come poteva replicare a un filosofo che in qualche modo era entrato in polemica con lei, e Ortega disse:
”È molto semplice, lo citi, si limiti a citarlo”.
Praticamente questa è una citazione di cui mi sono appropriato, e quando uno si appropria di una citazione, la trasforma. Naturalmente poi, lo ammetto, nella traduzione della lettera ci ho messo un po’ del mio. Forse l’ha anche un po’ migliorata, non so!! Ma questo è consentito dalla letteratura, è proprio lo spazio apposta per farlo. Ecco, la storia non dovrebbe far questo, se la storia utilizza un documento in maniera impropria, uno modifica e commette una falsificazione: io in questo caso lo faccio diventare semplicemente un testo letterario.
     Antonio Tabucchi


Perchè uno scrive

mercoledì 20 aprile 2016

.....Una relazione senza ambiguità...

Riletture: Roger von Oech
Per avere relazioni profonde, dobbiamo essere in grado di tollerare sia la nostra ambivalenza verso l’altro che l’ambivalenza dell’altro verso di noi.....
.....Una relazione senza ambiguità è una relazione superficiale o incompresa

venerdì 25 marzo 2016

relazioni affettive intense

Ambiguità & ambivalenza
L’ambiguità e l’ambivalenza non sorgono mai nei rapporti generici e superficiali: presuppongono relazioni affettive intense con particolari qualità di intimità, "storie serie" insomma. Più precisamente si può parlare, ... di rapporti simbiotici, nei quali, ad un certo momento, germina in diversa misura l’illusione che i due partner siano indispensabili l’uno all’altro.
Le separazioni, in questi casi, sono così dolorose e distruttive proprio perché, spaccando la simbiosi, trascinano inevitabilmente vissuti di morte.

Riccardo Dalle Luche, Simone Bertacca

sabato 20 febbraio 2016

non ho passato l’esame di telepatia


– Ecco qua, adesso se non mi hai detto niente è colpa mia. Scusami, eh, se non ho passato l’esame di telepatia.
[...]
La vuoi sapere una cosa, Vivi? Non voglio piú sopportare questo aspetto ricattatorio del tuo carattere. Non sono tenuto a leggerti nel pensiero, e tanto meno a immaginare che tuo figlio sia stato aggredito. E tu la devi smettere di punirmi se ogni tuo desiderio non è un ordine, specie se non me lo comunichi. Devi finirla di selezionare le cose da dirmi e da non dirmi. Deciditi, o mi parli o non mi parli, o sei sincera o non lo sei!
[...]
Se con Nina avessi avuto almeno una volta la forza di aprire un conflitto cosí frontale, minacciandola di andarmene come sta facendo adesso quest’uomo, forse non mi troverei nella condizione in cui mi trovo. Ho sbagliato tutto con lei......
Ho sbagliato tutto con lei. Ho messo il nostro rapporto sugli stessi binari dell’analisi che avevamo iniziato prima d’innamorarci. Ho permesso alle sue nevrosi di entrare nel nostro amore e di sguazzarci, le ho trattate con la stessa misurata attenzione che avrei usato se fosse rimasta mia paziente, impedendo ai miei sentimenti di prendere il sopravvento, impossessarsi di me, dettare le proprie condizioni o almeno provarci, come sta facendo ora Modesto con Viviana. Anche quando mi scontro con Nina, non l’affronto mai su un piano orizzontale, paritario. Le concedo e perdono ogni colpo basso, ogni bugia, ogni scatto e ogni gesto calcolato, come dovessi giustificarla per principio, testando su di me le conseguenze delle sue azioni per poi mostrargliele, nell’illusione di aiutarla a crescere. Faccio il maestro, il padre, che cretino. Non so, davvero non so come ho potuto commettere un errore cosí elementare. Come ho fatto a perdere il controllo fino a questo punto
 
Diego De Silva Terapia di coppia per amanti




lunedì 13 luglio 2015

nebbia




Forse la nebbia nella quale ti stavo perdendo ha iniziato a dissiparsi
 
Ferzan Ozpetek -- Sei la mia vita



martedì 5 maggio 2015

le mille facce dell'ambiguità

Inoltre non si deve confondere l’ambiguità con la pratica del dubbio: in ogni situazione in cui si è chiamati a fare una scelta non è sempre facile decidere in che direzione andare; mentre restare in una situazione confusa, ambigua, senza nessuno sforzo di ricerca è una forma di rassegnazione, di falsa quiete…
Giovanna Corchia
Nasciamo con un amore innato per la verità, ma siamo
pronti a liberarcene non appena ci sia d’impaccio.
Roger Money-Kyrle



- Cosa dice la tua coscienza?
- Ne ho diverse: sono indeciso
su quale mi conviene usare.
Altan

Così mi capita spesso di osservare le tante contraddizioni che ci caratterizzano, le zone d’ombra che impediscono di veder chiaro, vere e proprie situazioni ambigue che hanno motivazioni diverse: a volte motivi d’insicurezza, il divario che esiste tra il dire e il fare, una forma di autodifesa o di autogiustificazione delle proprie debolezze ma senza la volontà espressa dell’inganno; molte altre, invece, per malafede, per raggiungere scopi in modo subdolo, cinico,
Giovanna Corchia

Essere ambigui significa evitare il conflitto, i sensi di colpa, la fatica della coerenza, lasciando convivere dentro di sé identità molteplici.
È un dissimulare lieve, al limite tra conscio ed inconscio nel quale l’inganno viene fatto anche a se stessi.
Ecco, io non voglio più accettare in me queste ambiguità. Voglio arrivare ad avere gli strumenti per accorgermene, per non nascondermi dietro al dito del “sì, però…” Posso lavorare sul “faticoso processo interiore” che serve a “rinunciare alle illusioni consolatorie, abbattere le difese della negazione e dell’autoinganno.”
Farà male? Probabilmente sì… non importa. Quasi sempre la verità è dolorosa. Però come posso chiedere trasparenza se sono la prima a non offrirla?
L'ambiguità… leggendo Simona Argentieri

giovedì 30 aprile 2015

quando l'ambiguità è molto alta



A volte una situazione o una relazione diventano molto ambigue. Quando l’ambiguità è molto alta, l’incertezza può rendere difficile far trovare una base. Paradossalmente, un’alta ambiguità ha una certa chiarezza implicita. Si può essere molto chiari in una situazione del genere dicendo che non si conoscono ancora le risposte, che l’ambiguità è troppo alta per prendere alcune decisioni e quello è decisamente il momento in cui far ricorso alle vostre abilità e strategie di navigazione dell’ambiguità. Navigate attraverso terreni ambigui come guidereste con i fari in una notte molto nebbiosa. Non volete guidare troppo velocemente o con troppa sicurezza. Guidate lentamente, con cautela, consapevoli che potreste non vedere tutto sulla strada. Similmente, se state attraversando un territorio ambiguo tra voi e l’altro, andateci piano, trattenetevi e siate cauti. Le teste calde danno di matto con l’ambiguità e l’ambivalenza e adottano strade imprevedibili per far collassare l’espressione indefinita della vita.

L’ego immaturo cercherà di far crollare prematuramente quest’espressione per decidere se qualcuno è con noi o contro di noi, o se noi siamo contro o con loro. Ma molte relazioni, comprese alcune tra le più profonde e sentite (genitore/figlio, anime gemelle) sono intrinsecamente ambivalenti, e possono sempre avere aspetti pro e contro. Per avere relazioni profonde, dobbiamo essere in grado di tollerare sia la nostra ambivalenza verso l’altro che l’ambivalenza dell’altro verso di noi. Se non potete affrontare l’ambivalenza nelle relazioni, prendete un cane o un animale di peluche. Se non siete pronti per ambiguità e ambivalenza, non siete pronti per una relazione autentica. Una relazione senza ambiguità è una relazione superficiale o incompresa. Sarete più in grado di affrontare l’ambiguità delle relazioni e di altre situazione se vi aspettate incertezza e se siete disposti a lavorarci. Non potete guidare bene in una notte nebbiosa facendo finta che non lo sia. La nebbia si dirada dopo un po’, e così anche gli stati acuti di ambiguità.

Se non siete sicuri di quello che provate per qualcuno e/o non siete sicuri di quello che provano per voi, date loro del tempo. Se non cercate di chiudere prematuramente, i sentimenti tenderanno a chiarirsi da soli. Se state aspettando una luce che compaia durante il corso degli eventi che vi mostri la strada. La luce spesso sarà la vostra intuizione che interviene e dice “Con questo ho chiuso.” oppure “Questo è quello che devo fare.” A volte gli oracoli, i sogni e le sincronicità aiutano con il chiarimento. Considerate questo come un tempo propizio per accettare l’ambiguità e per mettere in pratica le vostre qualità di navigazione dell’ambiguità. Approfittate dell’ambiguità nel mondo. Guardate qualcosa e pensate a cos’altro potrebbe essere.

Roger von Oech

mercoledì 29 aprile 2015

Ambi-valenza



Ambi-valenza: dal latino ambi: due cose insieme e valentia: volere, potere (da questo termine deriva anche il termine chimico di valenza).

In sintesi il concetto di ambivalenza coglie due componenti di senso contrario che si presentano contenendo l’aspetto della simultaneità e quello della opposizione all’interno di fatti constatati.

La nozione di ambivalenza andrebbe quindi separata da quella di ambiguità, equivoco, bivalenza, polivalenza ecc. che non implicano né la simultaneità né l’opposizione concomitanti. Ugualmente è importante spogliare il concetto di ambivalenza da ogni attribuzione negativa che nella lingua parlata è talora presente in quanto vi è una sorte di overlap tra ambivalenza e ambiguità.

il dramma elaborativo che l’ambivalenza porta con sé e ne è, nel contempo, la ricchezza profonda, in quanto obbliga l’uomo a confrontarsi con gli aspetti più complessi e spesso non subito comprensibili dei suoi vissuti, rendendo chiaro come sia peculiare dell’essere umano il vivere relazioni non all’insegna della unidirezionalità quasi a priori prestabilita, ma invece che l’intersoggettività è spesso foriera di perplessità e contradditorietà, presenti anche nell’uomo sano, ma drammaticamente distorcenti il rapporto interumano nell’essere psicotico.

POL.it

sabato 25 aprile 2015

la parola e il silenzio


Il silenzio è come il vento...
a volte allontana...a volte riporta..
(@DavLucia)


Ho imparato a scegliere con cura le parole.
Perché conosco le ferite che possono riaprire
e il male che fanno
(@NmargheNiki)


ciò che ferisce è l'ambiguità, che genera l'inganno e le illusioni
C.


domenica 19 aprile 2015

non c'è una cosa chiamata amore, che sia una soltanto e solo quella



...Noi usiamo il concetto "amore" allo scopo di non vedere le molte cose che esso indica: di non cogliere e apprezzare né la particolarità che è propria di ognuna di esse, né ciò che davvero accomuna alcune e non altre. Usare il sostantivo "amore" e il verbo "amare" è, insomma, come dire trovandosi davanti a un gruppo di persone: "Tutta questa genete...." invece di guardare bene quali persone siano
[...]
Tutte le volte che la usiamo questa parola ci annuncia qualcosa che manca, ma non che manca a noi, bensì soltanto alle lingue della nostra civiltà.
[...]
l'amore...nel nostro linguaggio e nel nostro ragionare, continuiamo a farlo esistere - a parlare l'"amore", a pensare l'"amore", a volere l'"amore" - perchè non appena smettessimo, ci accorgeremmo che non c'è una cosa chiamata amore, che sia una soltanto e solo quella.

Igor Sibaldi - "Eros e Amore", pag. 11

sabato 14 febbraio 2015

Le ambiguità e le perversioni del dono

il dono può essere rifiutato con atteggiamenti di violenza o nell’indifferenza distratta; il dono può essere ricevuto senza destare gratitudine; il dono può essere sperperato: donare, infatti, è azione che richiede di assumere un rischio. Ma il dono può anche essere pervertito, può diventare uno strumento di pressione che incide sul destinatario, può trasformarsi in strumento di controllo, può incatenare la libertà dell’altro invece di suscitarla.
[...] oggi non c’è più posto per il dono ma solo per il mercato, lo scambio utilitaristico, addirittura possiamo dire che il dono è solo un modo per simulare gratuità e disinteresse là dove regna invece la legge del tornaconto. In un’epoca di abbondanza e di opulenza si può addirittura praticare l’atto del dono per comprare l’altro, per neutralizzarlo e togliergli la sua piena libertà.

ENZO BIANCHI - Il vero dono non vuole reciprocità

E' stato due settimane e sei giorni fa che ho fatto quel bel gesto [...] La mancanza di anonimato da parte miaavrebbe distrutto il valore supremo del bel gesto. Nel senso che avrebbe corrotto la "motivazione" della mia buona azione - nel senso, in altre parole, che in parte non l'avrei fatto spinto da generosità, ma col desiderio di ricavarne gratitudine, affetto e approvazione. La motivazione egoistica avrebbe privato senza speranza il bel gesto di un qualsivoglia valore supremo, facendo si che ancora una volta fallissi nel mi osforzo di essere classificatocome una persona buona o "brava"
[...]
..non solo gli avevo fatto appena sapere che l'individuo responsabile dell'atto di generosità ero io, ma che l oavevo fatto in un modo subdolo (....) che..produsse l'effetto, insidiosamente, di insinuare che, non solo ero io ad aver fatto una cosa tanto bella e generosa, ma anche, che ero una persona così "buona" - intendendo, in altre parole, "modesta", "generosa", o, "non tentata dal desiderio della loro gratitudine" - da non volergli nemmeno far sapere che ero io il responsabile
[...]
Perciò, dimostrai un'abilità inconscia e, a quanto pare, naturale. automatica, nell'ingannare sia me stasso sia gli altri, che, a "livello motivazionale", non solo privava completamente la cosa generosa che avevo cercato di fare di qualsiasi autentico valore, facendomi fallire, ancora una volta, nei miei tentativi di essere sinceramente quello che qualcuno avrebbe classificato come una persona autentciamente "buona" o "brava", ma mi metteva, pericolosamente, in una luce tale da poter essere classificato come, "tenebroso", "malvagio", o "senza alcuna speranza di diventare sinceramente buono"

David Foster Wallace - Brevi interviste con uomini schifosi
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