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lunedì 28 ottobre 2019

Tempus valet, volat, velat





Tempus valet, volat, velat. Il motto continua a girarmi in testa, penso si sia guadagnato un posto tra i ricordi di questo diario. A pensarci bene, l’attinenza all’indagine è sorprendente.

Il tempo vale, fugge, cela.

Il tempo nasconde sempre qualcosa. Un segreto, un ricordo, una promessa mai mantenuta, il dolore. Si stende sui pensieri e sui sentimenti, languido li ricopre della bruma amabile dell’oblio, mentre li divora senza nemmeno che il loro padrone se ne accorga.

Ilaria Tuti - - - Ninfa dormiente


sabato 19 maggio 2018

Com’è facile essere all’oscuro, forse è il nostro stato naturale


Berta isla

Javier Marias








«Com’è facile essere all’oscuro, forse è il nostro stato naturale»
 
«Di quello che non ci raccontano non sappiamo nulla, di quello che ci raccontano nemmeno, nemmeno di quello. Noi abbiamo la tendenza a credere, a pensare che la gente dica la verità, senza far troppo caso e senza diffidare; la vita non sarebbe vivibile se non facessimo cosí, se mettessimo in dubbio le affermazioni piú insignificanti, perché mai qualcuno dovrebbe mentirci riguardo al suo nome, al suo lavoro, alle sue origini, ai suoi gusti e alle sue abitudini, a quella massa di informazioni che tutti ci scambiamo disinteressatamente, spesso senza che nessuno ci chieda nulla, senza che nessuno mostri il minimo interesse nel sapere chi siamo, che cosa facciamo, come ci va la vita, quasi tutti raccontiamo piú di quanto dovremmo o, peggio, imponiamo agli altri informazioni e storie che a loro non interessano affatto e diamo per scontata una curiosità che non esiste, perché mai qualcuno dovrebbe essere curioso di sapere qualcosa di me, di te, di lui, pochi sentirebbero la nostra mancanza se sparissimo da un giorno all’altro e pochissimi si porrebbero il problema.
 
«Com’è facile non sapere niente, com’è facile muoversi a tentoni, com’è facile essere ingannati e ancora di piú mentire, non richiede alcun talento ed è alla portata di tutti, è strano che i bugiardi si credano tanto astuti, quando non occorre nessuna abilità. Tutto quello che ci viene detto può essere e non essere, il fatto piú decisivo come quello piú irrilevante, il piú innocuo come il piú cruciale, quello che decide della nostra esistenza come quello che nemmeno la sfiora.
Possiamo vivere nell’errore continuo, credere di avere una vita comprensibile, stabile e afferrabile, e poi scoprire che tutto è insicuro, melmoso, sfuggente, che non abbiamo un terreno solido su cui poggiare; o che tutto è una rappresentazione, come se fossimo a teatro convinti di vivere la realtà e non ci fossimo resi conto che si sono spente le luci e si è alzato il sipario e che per di piú siamo sul palcoscenico e non sopra o sotto, tra gli spettatori, o che siamo sullo schermo di un cinema senza poterne uscire, intrappolati nel film e obbligati a ripeterci a ogni nuova proiezione, trasformati in celluloide e incapaci di alterare i fatti, la trama, le inquadrature e neppure il punto di vista né la luce, della storia che qualcun altro ha deciso che fosse per sempre com’è.
 
Javier Marias




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sabato 9 dicembre 2017

Un giorno

Buenas noches

Peraltro è vero che alcune cose si possono dire solo quando ormai sono diventato altro, o perlomeno quando hanno ormai assunto un'importanza diversa.
 
Dulce Maria Cardoso

Sono tutte storie d'amore.
Un giorno forse quando sarai solo un ricordo, un giorno potrai raccontare.

sabato 8 luglio 2017

Il tempo non passa invano

Montserrat Abelló
Nel silenzio diventiamo
sfingi. Pozzi di segreti.
Il tempo non passa invano
Il tempo non passa invano
e questo ci sembra strano.
Vicino e lontano insieme.
 
Nel silenzio diventiamo
sfingi. Pozzi di segreti.
 
Recondita memoria che,
come Medea, divora i suoi figli.
 
Montserrat Abelló

lunedì 6 febbraio 2017

Ho raccontato. Ho raccontato.

Javier Marias

di  sicuro era soltanto questo ciò che io mi proponevo, uscire dal buio e  smettere di tenere un segreto o conservare un mistero, forse anch'io  ho a volte desideri di chiarezza e probabilmente di armonia.
 Ho  raccontato.
 Ho raccontato.
 E raccontando non ho provato la sensazione  di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse  non uscirò mai, ma di cominciare a mescolarlo con un altro meno  tenace e più benevolo.
 
 Colui che racconta di solito sa spiegare bene  le cose e si sa spiegare, raccontare è come convincere o farsi capire  o far vedere e così tutto può essere compreso, anche le cose più  infami; tutto perdonato quando c'è qualcosa da perdonare, tutto  tralasciato o assimilato e anche compatito, questo è avvenuto e  bisogna conviverci quando sappiamo che è stato, trovargli un posto  nella nostra coscienza e nella nostra memoria che non ci impedisca di  continuare a vivere perché è accaduto e perché lo sappiamo.
 
  L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle  ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni,  che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che  mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati  momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza  degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura,  cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so  ed è irreversibile, ci diciamo rispetto a quelli, devo spiegarmelo e  farlo mio o fare sì che me lo spieghi qualcuno, e la cosa migliore  sarebbe che me lo raccontasse esattamente chi si è incaricato di  farlo, perché è lui che sa.
 
 Ma se si racconta si può perfino entrare  nelle grazie, questo è il pericolo.
 La forza della rappresentazione,  immagino: per questo ci sono accusati, per questo ci sono nemici che  si assassinano o si giustiziano o si linciano senza lasciarli dire  una sola parola - per questo ci sono amici che si mandano in esilio e  si dice: «Non ti conosco», o non si risponde alle loro lettere -,  affinché non si spieghino e possano all'improvviso entrare nelle  grazie, quando parlano mi calunniano ed è meglio che non parlino,  anche se nel tacere non mi difendono.
[...]
E' chi racconta che decide di farlo e anche di imporlo e  chi si scopre o confessa e decide quando, di solito quando è ormai  troppo grande la fatica che portano il silenzio e l'ombra, è l'unica  cosa che spinge a volte a raccontare i fatti senza che nessuno lo  chieda né nessuno se lo aspetti, non ha niente a che vedere con la  colpa né con la cattiva coscienza né con il pentimento, nessuno fa  niente credendosi miserabile nel momento di farlo se sente la  necessità di farlo, soltanto dopo arrivano il malessere e la paura e  non vengono poi molto, è più malessere o paura che pentimento, o è  più stanchezza.

Domani nella battaglia pensa a me
Javier Marias     

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venerdì 6 gennaio 2017

Tacere e parlare

Buenas noches

Tacere e parlare sono un modo di intervenire sul futuro.
 

Javier Marias
Un cuore così bianco

tacere e parlare

Tacere o parlare

«Tacere la verità può essere anche generoso. Le persone che conservano i segreti, spesso lo fanno non solo per proteggere se stesse, ma anche chi è coinvolto, per conservare amicizie e amori, per rendere la vita più tollerabile o per sollevare le persone amate dall’angoscia»,
 
«In un rapporto d’amore o d’amicizia la verità è sempre protagonista. La verità abita nel rapporto con gli altri e non nel segreto. La gioia più grande è potersi abbandonare.
 
Ma poiché la vita è molto complicata ci sono esigenze di cautela. Nella coppia credo nella vita condivisa. Con il passare del tempo, le attenzioni devono aumentare e non diminuire, e cresce quella spontaneità che ci fa parlare a fondo e capire quando è il momento di tacere».
 
In Un cuore così bianco di Javier Marías, il protagonista dice
 
«non ho voluto sapere, ma ho saputo»
 
e il saperlo è più una sventura che una liberazione. La verità è pericolosa, «un salasso al cuore».
 
Claudio Magris


Tutti abbiamo dei segreti come dice Javier Marias
...con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni,

...come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali  conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra  diversa da quella che è nota al primo,
Javier Marias - Domani nella battaglia pensa a me
Ad ogni persona che incontriamo nella nostra vita riveliamo parti della nostra biografia e ne nascondiamo altre e non sono sempre le stesse.
Ma tra il tacere e parlare non ci può essere nessuna via di mezzo. Non puoi instillare il dubbio di essere stato sleale, di aver tradito la fiducia, di aver nascosto la verità, o di averne nascosta una parte, non importa se le tue intenzioni erano buone, se la pietà o l'amore hanno mosso i tuoi passi. E non puoi dimenticare, non puoi chiudere gli occhi come facevi da bambino, "tutto è passato, non c'è motivo di spiegare, smettila di voler capire, mettiti nei miei panni, non ho niente da dire, devi accettare, io conservo dei bei ricordi, è stato bello ed è tutto finito, così è la vita".

La verità può far male, ma ancor più doloroso è scoprire che ci è stata nascosta una parte della verità, che non sapremo mai cosa è stato, se era una finzione, se siamo stati ingannati e perchè.
La notte ti sveglierai tutto sudato morso dai dubbi, i ricordi si affollano e si rincorrono incerti perchè non sai più cosa ricordare nè come ricordarlo.
Non lo saprai mai e dovrai dimenticare, lasciare che tutto sfumi, come sfumano i miraggi.
G.
di  sicuro era soltanto questo ciò che io mi proponevo, uscire dal buio e  smettere di tenere un segreto o conservare un mistero, forse anch'io  ho a volte desideri di chiarezza e probabilmente di armonia.
 Ho  raccontato.
 Ho raccontato.
 E raccontando non ho provato la sensazione  di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse  non uscirò mai, ma di cominciare a mescolarlo con un altro meno  tenace e più benevolo.
[...]
L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle  ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni,  che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che  mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati  momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza  degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura,  cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so ed è irreversibile.
Javier Marias -

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domenica 1 gennaio 2017

Forse un mattino andando in un'aria di vetro

Eugenio Montale
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

 Forse un mattino andando in un'aria di vetro

Forse un mattino andando in un'aria di vetro, 
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: 
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro 
di me, con un terrore di ubriaco. 

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto 
alberi case colli per l'inganno consueto. 
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto 
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


Eugenio Montale

"Talora sembra che la salvezza della vita stia nel raccontarla, talora nel tacerla, nel «lasciare semplicemente che le cose passino"
Claudio Magris
 
  • Segreti e occultamenti
  • L'unica verità è quella che non si conosce
    (Javier marias e Orhan Pamuk)

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    domenica 25 settembre 2016

    segreti e occultamenti


    Questi erano i dolori miei più segreti e profondi, pensavo che non li avrei mai potuti raccontare a nessuno; erano totalmente veri, ma non erano affatto sinceri come notai imporvvisamente con stupore.

    O.Pamuk - il mio nome è rosso pag. 161

    Segreti, omissioni e occultamenti

    E' faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali  conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra  diversa da quella che è nota al primo, si inventano per una donna  storie complesse che poi bisogna ricordare per sempre nei dettagli  come se si fossero vissute, con il rischio di farsi scoprire più  tardi, e a un'altra donna più nuova si racconta la verità su tutto  tranne su quelle cose innocue che ci provocano vergogna di noi  stessi: che siamo capaci di passare ore guardando alla televisione  partite di calcio o degradanti concorsi, che leggiamo fumetti mentre  ormai siamo adulti o che ci getteremmo in terra per giocare a  rimbalzino se solo avessimo con chi farlo, che andiamo matti per il  gioco d'azzardo o ci piace un'attrice che ammettiamo essere odiosa e  perfino offensiva, che abbiamo un carattere tremendo e fumiamo appena  svegli e che fantastichiamo di una certa pratica sessuale che si considera aberrante e che non osiamo proporle.

    Non sempre si occulta per il proprio interesse o per paura o per aver commesso una vera mancanza, non sempre per difendersi, molte lo si fa per non dare un dispiacere o non guastare la festa e per non arrecare danno, altre volte per puro civismo, non e' buona educazione nè da persona civile farsi conoscere del tutto, figurarsi mostrare le manie e i vizi; a volte sono le origini cioò che si tace o si falsifica (...) la gente nasconde i genitori e i nonni e i fratelli, i mariti o le mogli e a volte perfino i figli più somiglianti o legati al coniuge, passa sotto silenzio alcune fasi della propria vita, rifugge dalla gioventù o dall'infanzia o dall'età matura, in ogni biografia c'è un episodio oltraggioso o desolato o sinistro, qualcosa o molto - o è tutto - che per gli altri è meglio che non esista, per se stessi è meglio dissimularlo

    Ci vergogniamo di troppe cose, del nostro aspetto e delle nostre convinzioni passate, della nostra ingenuitaà e della nostra ignoranza, della sottimissione o dell'orgoglio che abbiamo dimostrato una volta, della transigenza e della intransigenza, di tante cose proposte e dette senza convinzione, di esserci innamorati di chi ci siamo innamorati e di essere stati amici di chi lo siamo stati, le vite sono spesso  tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima, si  sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia  continuiamo a essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi  stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri,  anche se la maggior parte di questi sono banali.

     Com'è faticoso  muoversi sempre nell'ombra o è anche più difficile nella penombra mai  uniforme né uguale a se stessa, con ogni persona sono alcune le zone  illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della  conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci  diciamo costantemente: «Non sono più quello che ero, ho voltato le  spalle al mio vecchio io».

    le vite sono spesso tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima, si sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia continuiamo a essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri, anche se la maggior parte di questi sono banali...

    ...con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci diciamo costantemente:"non sono più quello che ero, ho voltato le spalle al mio vecchio io".

    Javier Marias - domani nella battaglia pensa a me

  • L'unica verità è quella che non si conosce
    (Javier marias e Orhan Pamuk)


  • lunedì 12 settembre 2016

    troppo grande la fatica che portano il silenzio e l'ombra


    Javier Marias

    ....meglio tacere mentre si può ancora dire ciò  che è sempre la migliore risposta: «Non so, non mi risulta, vedremo»,  la consolazione dell'incertezza che è anche retrospettiva.
    Javier Marias
    O forse volevo soltanto raccontare ciò che avevo già  raccontato una volta, quella sera a Luisa durante la cena, raccontare  una storia come pagamento di un debito, sia pure simbolico e non  preteso né sollecitato da nessuno, nessuno può pretendere ciò che non  sa se esiste e da chi non conosce, ciò che ignora se sia accaduto o  stia accadendo e perciò non può pretendere che si riveli o cessi.

    Fino a poche ore prima Luisa Téllez non sapeva neppure che io  esistessi.

     E' chi racconta che decide di farlo e anche di imporlo e  chi si scopre o confessa e decide quando, di solito quando è ormai  troppo grande la fatica che portano il silenzio e l'ombra, è l'unica  cosa che spinge a volte a raccontare i fatti senza che nessuno lo  chieda né nessuno se lo aspetti, non ha niente a che vedere con la  colpa né con la cattiva coscienza né con il pentimento, nessuno fa  niente credendosi miserabile nel momento di farlo se sente la  necessità di farlo, soltanto dopo arrivano il malessere e la paura e  non vengono poi molto, è più malessere o paura che pentimento, o è  più stanchezza.
    [...]
    Ci avvicinava anche la nostra fatica e  l'aver raccontato, esserci riferiti qualcosa l'uno all'altro come in  uno scambio, cose che si completavano inutilmente, lei il dopo e io  il prima di qualcosa che non aveva soluzione e forse neppure ci  interessava molto: in ogni caso era passato, era successo ma non  succedeva, si poteva rivelare ma ormai era cessato.

    Domani nella battaglia pensa a me


         Javier Marias
    Leggi anche:
  • raccontare, tacere, ingannare...link esterno
  • è faticoso muoversi nell'ombra link esterno

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    lunedì 11 aprile 2016

    E' faticoso muoversi nell'ombra

    Javier Marias

    E' faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali  conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra  diversa da quella che è nota al primo, si inventano per una donna  storie complesse che poi bisogna ricordare per sempre nei dettagli  come se si fossero vissute, con il rischio di farsi scoprire più  tardi, e a un'altra donna più nuova si racconta la verità su tutto  tranne su quelle cose innocue che ci provocano vergogna di noi  stessi: che siamo capaci di passare ore guardando alla televisione  partite di calcio o degradanti concorsi, che leggiamo fumetti mentre  ormai siamo adulti o che ci getteremmo in terra per giocare a  rimbalzino se solo avessimo con chi farlo, che andiamo matti per il  gioco d'azzardo o ci piace un'attrice che ammettiamo essere odiosa e  perfino offensiva, che abbiamo un carattere tremendo e fumiamo appena  svegli e che fantastichiamo di una certa pratica sessuale che si  considera aberrante e che non osiamo proporle.

    Non sempre si occulta  per il proprio interesse o per paura o per aver commesso una vera  mancanza, non sempre per difendersi, molte volte lo si fa per non  dare un dispiacere o non guastare la festa e per non arrecare danno,  altre volte per puro civismo, non è buona educazione né da persona  civile farsi conoscere del tutto, figurarsi mostrare le manie e i  vizi; a volte sono le origini ciò che si tace o si falsifica perché  quasi tutti avremmo preferito un'ascendenza diversa in qualcuno dei  nostri quattro quarti, la gente nasconde i genitori e i nonni e i  fratelli, i mariti o le mogli e a volte perfino i figli più  somiglianti o legati al coniuge, passa sotto silenzio alcune fasi  della propria vita, rifugge dalla gioventù o dall'infanzia o dall'età  matura, in ogni biografia c'è un episodio oltraggioso o desolato o  sinistro, qualcosa o molto - o è tutto - che per gli altri è meglio  che non esista, per se stessi è meglio dissimularlo.

    Ci vergogniamo  di troppe cose, del nostro aspetto e delle nostre convinzioni  passate, della nostra ingenuità e della nostra ignoranza, della  sottomissione o dell'orgoglio che abbiamo dimostrato una volta, della  transigenza e della intransigenza, di tante cose proposte o dette  senza convinzione, di esserci innamorati di chi ci siamo innamorati e  di essere stati amici di chi lo siamo stati, le vite sono spesso  tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima, si  sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia  continuiamo a essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi  stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri,  anche se la maggior parte di questi sono banali.

     Com'è faticoso  muoversi sempre nell'ombra o è anche più difficile nella penombra mai  uniforme né uguale a se stessa, con ogni persona sono alcune le zone  illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della  conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci  diciamo costantemente: «Non sono più quello che ero, ho voltato le  spalle al mio vecchio io».

     Come se fossimo giunti a crederci altri  rispetto a quelli che credevamo di essere perché il caso e  l'irragionevole passare del tempo mutano la nostra circostanza  esterna e il nostro apparire, come aveva detto il Solo quella mattina  quando si era messo a esprimere le sue idee senza ordine.

     E aveva  aggiunto: "O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro  sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il  destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che  è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato  fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che  si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine».

    E' soltanto la fatica  che porta l'ombra a indurre talvolta a raccontare i fatti, come si  lascia vedere all'improvviso colui che si nascondeva, l'inseguitore  come il fuggitivo, semplicemente perché finisca il gioco e per uscire  da quello che si è trasformato in una specie di incantamento.



    Domani nella battaglia pensa a me
        Javier Marias
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