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venerdì 11 settembre 2015

il silenzio delle sirene





Ora, le Sirene hanno un'arma ancora più terribile del canto, cioè ilsilenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal lorocanto, ma non certo dal loro silenzio.
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Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che cantassero e diessere lui solo protetto dall'udirle.
Franz Kafka *** il canto delle sirene

Il silenzio delle sirene

Dimostrazione del fatto che anche mezzi inadeguati, persino puerili, possono servire alla salvezza. Per difendersi dalle Sirene, Odisseo si tappò le orecchie con la cera e si lasciò incatenare all'albero maestro. Naturalmente tutti i viaggiatori avrebbero potuto fare da sempre qualcosa di simile, eccetto quelli che le Sirene avevano già sedotto da lontano, ma era risaputo in tutto il mondo che era impossibile che questo potesse servire. Il canto delle Sirene penetrava dappertutto e la passione dei sedotti avrebbe spezzato ben più che catene e albero.Odisseo non ci pensò, benché forse lo sapesse. Confidava pienamente in quel poco di cera ein quel fascio di catene, e, con innocente gioia per i suoi mezzucci, andò direttamente incontro alle Sirene. Ora, le Sirene hanno un'arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio. Al sentimento di averle sconfitte con la propria forza, al conseguente orgoglio che travolge ogni cosa, nessun mortale può resistere. E, in effetti,quando Odisseo arrivò, le potenti cantatrici non cantarono, sia che credessero che solo il silenzio potesse vincere quell'avversario, sia che, alla vista della beatitudine nel volto di Odisseo, che non pensava ad altro che a cere e a catene, si dimenticassero proprio di cantare.Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che cantassero e di essere lui solo protetto dall'udirle. Di sfuggita vide sulle prime il movimento dei loro colli, il respiro profondo, gli occhi pieni di lacrime, le bocche socchiuse, ma credette che questo facesse parte delle arie che non udite risuonavano intorno a lui. Ma tutto ciò sfiorò appena il suo sguardo fisso nella lontananza, le Sirene sparirono davanti alla sua risolutezza e, proprio quando era più vicino a loro, non seppe più niente di loro. Quelle - più belle che mai - si stirarono e si girarono, fecero agitare al vento i loro tremendi capelli sciolti e tesero le unghie sulle rocce. Non volevano più sedurre, volevano solo carpire il più a lungo possibile lo sguardo dei grandi occhi di Odisseo. Se le Sirene avessero coscienza, quella volta sarebbero state annientate. Ma sopravvissero, e solo Odisseo sfuggì a loro. A questo punto, si tramanda ancora un'appendice. Odisseo, si dice, era così astuto, era una tale volpe, che neppure la Parca del destino poteva penetrare nel suo intimo. Egli, benché questo non si possa capire con l'intelletto umano, forse si è realmente accorto che le Sirene tacevano e ha, per così dire,solo opposto come scudo a loro e agli dèi la suddetta finzione.
Franz Kafka *** il silenzio delle sirene



lunedì 9 marzo 2015

la nostalgia del ritorno e nostalgia dell'ignoto

Nostalgia del ritorno e dell'ignoto

la nostalgia o la malinconia, che è dentro la nostalgia, ha un doppio, una doppia tensione.

Da una parte la tensione verso il ritorno a casa, che è quello di Ulisse. Ulisse piange sulla spiaggia di Calipso, (...) perché vuole tornare a casa [e, pur di tornare a casa, rinuncia all'immortalità che le offre la bellissima Calipso finestra] . Cosa vuol fare? Vuole tornare alla moglie, all'olivo nel quale ha scavato il letto nuziale (...). Quindi questo è un impulso della nostalgia, quello di tornare a casa, all'ulivo (...) - nostalgia significa male del ritorno nosotos-algos, in greco -,
"Dirò di me stesso un canto vero, i viaggi narrerò. Come in giorni duri spesso ho sofferto tempi di pena, ho sentito nel cuore amara la cura, nelle chiglie trovato dimore di dolore, sulle onde in tumulto dove spesso mi tenne veglia ansiosa di notte, alla prua della nave, che rollava alle rocce. Eran dal gelo i piedi premuti, legati dal ghiaccio in fredde catene, mentre pene soffiavano calde dal cuore e fame strappava lo spirito dentro, stanco del mare. Quell'uomo non sa, cui tocca su terra di vivere bene, come miserando sul gelido oceano, d'inverno ha percorso le vie dell'esilio, privato d'amici, pendevano attorno verghe di ghiaccio. Turbinava la grandine".

The shiffer - racconto medievale
l'altro impulso è quello di andare via, cioè nostalgia verso l'ignoto. (...)
...La nostalgia è sempre mescolata alla brama di fuggire da casa, di vedere luoghi nuovi, di acquistare conoscenza. Questo è presente già nell'Ulisse di Omero. Nell'Ulisse di Dante, l'ardore di andare oltre ogni limite è prevalente (...)
Ecco questi due sono gli impulsi della nostalgia. E uno è il testo omerico, diciamo, un altro è il testo dantesco. Tutte e due riguardano Ulisse. Sembrano due poli opposti, in realtà sono due poli assieme.

...Le Sirene attraggono Ulisse, Ulisse le vuole sentire, le vuole vedere, cosa che nessun altro mortale è mai stato in grado di fare e poi sopravvivere, le Sirene sono tutto ciò che attrae lontano da casa. La poesia, la sapienza, la fama, la gloria, il ricordo del passato - perché le Sirene sanno tutto, dice Omero - (...) La scena (...) è straordinaria. Ulisse si fa legare all'albero, mentre mette la cera nelle orecchie dei compagni, perché vuole sentire, ma nello stesso tempo vuole anche sfuggire, vuole tornare a casa. (...)

(...)nella scena dell'Ade, (...), quando Ulisse tenta di abbracciare la madre, quando la madre gli parla della morte, eccetera, Tiresia gli profetizza il futuro e gli profetizza questo futuro dicendogli:
"Tu tornerai a casa, ucciderai i pretendenti, ti ricongiungerai con tua moglie -
e via di seguito, però non è finita lì.
"Poi devi partire per una pena infinita, un ultimo viaggio",
dice. E cosa deve fare Ulisse in questo ultimo viaggio, Ulisse, Deve prendere un remo, se lo deve mettere sulle spalle, e deve viaggiare all'infinito, finché non arriva in un paese, dove non conoscono i remi, che sono "ali alle navi" - Poi Dante riprenderà questa definizione quando dice:
"dei remi facemmo ali al folle volo" -;
[un paese] che non conosce i remi, che non conosce il sale, che non conosce il cibo condito col sale, che non conosce il mare. Quindi prendere il remo e andare in un luogo che non conosce il mare. Andare all'infinito, perché per Omero, per il mondo, la cultura di Omero, un mondo che non conosce il mare non esiste. (..)
A notte l'ombre brunivano, nevicava dal nord, sulla terra ghiacciata cadeva la grandine, il più freddo dei grani. I pensieri del cuore mi turbano, ora, che sui mari profondi debba lanciarmi, nei flutti salsi in tumulto. Ogni volta però la voglia del cuore spinge lo spirito a viaggiare lontano, a cercare le terre straniere. Pure al mondo non c'è chi, sì folle di cuore, sì largo di doni, in giovinezza sì forte, sì ardito in imprese, con signore sì amico, sempre non abbia, ansia del viaggio, per il fato che a lui riserva il Signore. Non ha pensiero per l'arpa, per possesso d'anelli, né piacere di donna, né gioia mondana, né cosa alcuna fuorché l'onde rombanti, ma sempre si strugge chi si spinge sul mare, sempre si strugge chi si spinge sul mare.

The shiffer - racconto medievale
Piero Boitani
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