Visualizzazione post con etichetta ambiguità & ambivalenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ambiguità & ambivalenza. Mostra tutti i post

venerdì 18 ottobre 2019

non hanno neppure una reale autobiografia





Alla fine i soggetti ambigui, non avendo una reale identità
non hanno neppure una reale autobiogravia
non sono in grado di raccontarsi
come non sono in grado di rappresentarsi

Riccardo Dalle Luche, Simone Bertacca


giovedì 26 settembre 2019

il peggior veleno, l’ambivalenza

Franco Marcoaldi
per quanto
ti riguarda, direi l’ambivalenza”.

Il peggior veleno

 
In sogno ho incontrato un vecchio
saggio al quale ho domandato:
“Sapresti dirmi, tra tanti
sentimenti, quello che più di ogni
altro avvelena l’esistenza?”
“Ahimé, lo spettro è ampio. Però
dovendo scegliere, per quanto
ti riguarda, direi l’ambivalenza”.
 
Franco Marcoaldi


Un timore di essere felici, di abbandonarsi alla gioia quasi pudico, un ripiegarsi su se stessi, sulla “tranquillità” della propria tristezza, della propria malinconia per non abbandonarsi al rischio dell’euforia.
link esterno il canto delle sirene

domenica 22 settembre 2019

Non ti scandalizzare

Lorenzo Cianchi
Non ti offendere
se ti sono vicino e non ti amo
quando mai l’intenzione porta ai fatti?

Non ti scandalizzare

 
Non ti scandalizzare
se mento su quello che faccio,
credi ancora nella verità dell’enunciato?
 
Non ti offendere
se ti sono vicino e non ti amo
quando mai l’intenzione porta ai fatti?
 
Viviamo a fatica mentendo,
chissà che aggravio sarebbe
essere sinceri.
 
Lorenzo Cianchi


giovedì 5 settembre 2019

il tempo rubato





L’assenza di una progettualità solida e a lungo termine rende la temporalità di questi soggetti sempre provvisoria. L’ambiguo prende tempo, guadagna tempo, è un temporeggiatore in ognuna delle sue relazioni. La temporalità evolutiva non esiste per lui, abituato piuttosto a "transitare" da una "situazione" (piuttosto che da una relazione) ad un’altra semplicemente per i maggiori benefici che gli sembra possa trarne. Per questo gli unici momenti temporali definiti di una relazione di questo genere sono l’inizio e la fine.
 
Il partner dell’ambiguo, allorché la relazione viene chiusa, spesso inaspettatamente e improvvisamente a causa dello svelamento dell’ambiguità, si rende conto, una volta elaborata la delusione legata alle proprie istanze proiettive, di essere stato oggetto di una doppia predazione: da un lato di essere stato deprivato di tempo (il tempo non evolutivo, il tempo non veramente condivisdo progettualmente non è vero tempo), di amore, di energie, di impegno, dall’altro di diversi confrontare con il vuoto generato dalla mancanza delle cose che l’altro non gli ha mai effettivamente dato. Per questo le reazioni acute alla rottura di un rapporto con soggetti di questo tipo assumono più o meno marcate connotazioni paranoicali, e gli affetti positivi assumono tonalità del tutto antitetiche (l’amore diviene odio, l’idealizzazione disprezzo e così via).
 
Poiché non può mai legarsi davvero profondamente a niente e, soprattutto, a nessuno, paradossalmente non può neppure mai distaccarsene definitivamente, per cui, oltre a rendersi disponibile per ricongiungimenti e riprese del tutto imprevedibili di un rapporto in precedenza distrutto, si stupisce di non poter restare in buoni rapporti con gli ex partners dopo aver determinato la rottura: la fusione ed il sincretismo, nel senso di Bleger3, sembrano mantenersi eternamente, almeno a livello inconscio.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,



mercoledì 4 settembre 2019

un individuo “profondamente superficiale” e "inconsapevole"





L’ambiguo non è governato da sentimenti profondi e stabili ma frammentati perché legati invariabilmente alla sensazione di gratificazione e di protezione che in un dato momento una certa situazione o relazione può dargli. Anche se non è propriamente un soggetto "interessato" (cioè mosso da motivi di pura convenienza materiale) si salda immediatamente con le situazioni o relazioni che lo rassicurano e non gli richiedono di mettere in giuoco le sue carenti capacità affettive ed identitarie. L’ambiguo, in una parola, è un individuo "profondamente superficiale", come si definisce la pesciolina seduttiva in "Shark Tale".
 
Raramente è possibile trovare una certa consapevolezza nelle personalità ambigue che, nel momento in cui sono confrontate con i conflitti che creano, reagiscono con modalità molto confuse, "immediate", artificiali, a volte emotivamente discontrollate, ma senza mai poter prendere un vero e proprio insight, una vera e propria consapevolezza su se stesse. E’ l’osservatore invece ad avere intense reazioni di fronte ai loro improvvisi e inattesi cambiamenti comportamentali che generano talora iniziale incredulità, uno stupore perplesso, "lasciano di stucco" e, successivamente, impongono la necessità di rivedere criticamente l’evoluzione di questo rapporto per ristrutturare la loro immagine (internalizzata dai partners) di fronte all’incredibile mutamento della relazione il rapporto.
 
Spesso questi improvvisi viraggi inducono il partner a ricercare, indagare, scoprire e svelare nei soggetti ambigui rapporti simili in altri contesti, "altre identità", la presenza contemporanea di modi di pensare, percepire e sentire antitetici o comunque non compatibili con quelli mostrati nella relazione originaria. Il vissuto di assenza di coerenza, di tradimento, di falsità, di inautenticità successivo allo svelamento dell’ambiguo, viene poi rafforzato dalla mancanza di conflittualità interne a queste personalità che, anche se confrontate con la loro incoerenza, tendono a minimizzarla, come se non fosse successo niente. L’ambiguo non riconosce alcuna contraddizione nell’assumere posizioni antitetiche
 
Il loro stile predilige, l'omissione, la mezza verità, il depistaggio e l'insabbiamento. Se costretti allo smascheramento si allontanano bruscamente. Trincerandosi dietro un fastidio sdegnato di fronte ad ogni richiesta di chiarimenti, danno l’impressione di una pura esigenza di riservatezza. Sentono di essere sempre giustificati nelle proprie azioni delle quali vedono soltanto il lato positivo.
 
Lo svelamento di questa strategia mimetica è intollerabile per l’ambiguo che si vede costretto o alla fuga o alla soppressione del testimone dei suoi deficit, cioè alla distruzione della relazione.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,





domenica 23 giugno 2019

consapevolezza





Raramente è possibile trovare una certa consapevolezza nelle personalità ambigue che, nel momento in cui sono confrontate con i conflitti che creano, reagiscono con modalità molto confuse, "immediate", artificiali, a volte emotivamente discontrollate, ma senza mai poter prendere un vero e proprio insight, una vera e propria consapevolezza su se stesse.

Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,


domenica 27 gennaio 2019

una palude di segni indecifrabile





...con freddezza e senza voltarsi, esercitando lo spaventoso magnetismo dell’ambivalenza
Claire Vaye Watkins
Allora ti ritrovi improvvisamente scaravanteto in una palude di segni indecifrabile. E piu cerchi di capire più ti senti straniero senza capacità di orientamento. Finchè non cerchi dentro te stesso la tua strada.



sabato 22 settembre 2018

Mi ha detto che sarebbe venuta


Maram al-Masri

Le servirà far morire il mio desiderio
il desiderio di baciare
di fare l’amore.


Mi ha detto che sarebbe venuta
 
Mi ha detto che sarebbe venuta
quando?
non lo so
tuttavia lei verrà, è sicuro
ma prima
bisognerà che mi tolga
lo sfavillio degli occhi
la freschezza della pelle
la pienezza dei seni
l’umido dei passi
la lucentezza dei capelli.
Dovrà privarmi
della voglia di correre
di danzare
di scoprire le braccia
di guardarmi nello specchio.
Le servirà far morire il mio desiderio
il desiderio di baciare
di fare l’amore.
Maram al-Masri
Mi ha detto che sarebbe venuta, così mi ha detto
tuttavia se non venisse non dipenderà da lei, così mi ha detto
Invero lei non sa se verrà

mercoledì 2 agosto 2017

la loro indeterminatezza è un terreno su cui sembra attecchire qualsiasi pianta


La seduttività è dunque una componente essenziale di queste personalità, che sono immediatamente ciò che l’altro si attende da loro nel momento in cui lo incontrano;, si plasmano sulle esigenze di quello dando vita a relazioni apparentemente perfette, confidenziali (anche se a senso unico, nel senso che suscitano nell’altro il desiderio di raccontarsi, senza farlo mai loro stesse). Si presentano sempre come persone leali, totalmente prese da un’unica situazione; se confrontati con la propria inaffidabilità possono perfino sentirsi offesi.
 
Questi soggetti sono insomma dei depositari dei problemi o dei desideri del partner, la loro indeterminatezza è un terreno su cui sembra attecchire qualsiasi pianta, assumono la forma che egli vuole, ma non esistono senza le sue proiezioni se non come individui privi di una reale identità. Questo fa sì che diventino facili prede di partner particolari, e soggetti di relazioni strutturalmente perverse con forti sfumature sadomasochistiche.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

sabato 22 luglio 2017

l’ambiguità genera pertanto necessariamente ambivalenza.


Sul piano psicologico e interpersonale il problema posto dal comportamento ambiguo di una persona, è che esso si colloca esattamente nella dimensione intermedia tra la fiducia nell’apparenza e la certezza dell’illusione e dell’inganno; se sapere di potersi fidare o di essere ingannati da un partner consente di prendere le adeguate contromisure, di fronte alla sua ambiguità si è costretti ad oscillare tra aspettative proiettive positive o negative: l’ambiguità genera pertanto necessariamente ambivalenza.
 
L’ambiguità di una persona alla quale si è legati da un legame affettivo intenso (o, in generale, da un rapporto di dipendenza) suscita un’indeterminatezza ansiosa particolarmente intensa, talora insostenibile, dubbi e interrogazioni destabilizzanti che necessitano di essere dissolti ma non possono esserlo. Il soggetto ambiguo infatti per sua natura resta contraddittorio, sfuggente e indefinito per l’osservatore, sia nei suoi comportamenti che nelle sue comunicazioni, sia per quanto attiene le sue motivazioni.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

domenica 9 luglio 2017

uno stato di bisogno non svelabile


Se esaminiamo l’ambiguità da un punto di vista psicologico, se ne possono distinguere due tipi. Il primo può essere considerato "normale", è infatti semplicemente uno stile cinico che nasce dalla necessità di mantenere un potere (politico o economico, di leadership, legato alla bellezza, all’intelligenza, al sex appeal etc..) nel contesto di una determinata relazione.
 
Il secondo, al contrario, appare meno comprensibile, talora incongruo rispetto ad un contesto, perché nasce dalla necessità soggettiva, per chi lo attua, di difendersi dalla percezione di una mancanza di potere legata a qualche difetto personale, di coprire cioè uno stato di bisogno, impotenza o inadeguatezza segreto, non ammesso e comunque non svelabile.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

martedì 20 giugno 2017

indefinizione

Buenas noches

Vive serenamente nella totale indefinizione
di ciò che prova.
Non solo "non fa sapere"
ma "non sa" ciò che prova
 
Riccardo Dalle Luche, Simone Bertacca

domenica 11 giugno 2017

ambiguità e ambivalenza


«Nel soggetto ambiguo non sono chiari i termini odio/amore, tutto è possibile e intercambiabile… l’ambiguo non è governato da sentimenti profondi e stabili ma da emozioni e sensazioni frammentate perché legate al vissuto di gratificazione e di protezione che in un dato momento una certa situazione o relazione può dargli - commentano i due autori -. Il bilancio di un rapporto con l’ambiguo permette solo di ricordare una serie di momenti che non raggiungono la dignità di una storia, una serie di memorie episodiche, spesso solo l’inizio e la fine».
 
Caratteristica distintiva è la seduttività e la fascinazione di queste persone..”chi li ama dà loro un’identità, loro restituiscono i suoi sogni. Il rapporto è però illusorio perché costituito dal gioco e dalle proiezioni e dalla loro riflessione”
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

L’ambiguità: “tende all’elusione dei conflitti aperti ma finisce per determinare effetti più improvvisi ed inattesi, e quindi più devastanti e difficili da elaborare per chi li subisce.”
 
“la specificità di questa tipologia si fonda sia su alcune caratteristiche espressive (quali lo stile elusivo e anticomunicativo) che strutturali (le tre operazioni fondamentali della scissione ambivalente, cioè l’elusione della colpa e del deficit, la loro proiezione sull’altro, la falsificazione narrativa del reale. In questi soggetti invariabilmente si riscontrano un’identità precaria, mascherata dalla mimèsi situazionale (modalità “as if” e del “far finta”), un generale vissuto di depersonalizzazione, un’instabilità affettiva secondaria all’inconsistenza evolutiva e all’inautenticità delle loro relazioni. Questa costellazione fenomenica predispone a conflitti di autonomia e di potere striscianti che scatenano l’ambivalenza dei partner e conducono prima o poi alle rotture.
 
l’ambivalenza può essere definita semplicemente come una dinamica di legame che oscilla tra l’attaccamento e il distacco, la costruzione o la distruzione di legami cooperativi e si esprime con l’alternanza di tenerezza e ostilità, idealizzazione e disprezzo verso uno stesso oggetto
 
l’ambivalenza è distruttiva in quanto “protegge il soggetto dalla responsabilità di aver causato lui stesso, individuandolo, la separazione dall’oggetto dell’amore: la scissione dall’oggetto infatti consente di proiettare su di esso la propria colpa

mercoledì 20 aprile 2016

.....Una relazione senza ambiguità...

Riletture: Roger von Oech
Per avere relazioni profonde, dobbiamo essere in grado di tollerare sia la nostra ambivalenza verso l’altro che l’ambivalenza dell’altro verso di noi.....
.....Una relazione senza ambiguità è una relazione superficiale o incompresa

venerdì 25 marzo 2016

relazioni affettive intense

Ambiguità & ambivalenza
L’ambiguità e l’ambivalenza non sorgono mai nei rapporti generici e superficiali: presuppongono relazioni affettive intense con particolari qualità di intimità, "storie serie" insomma. Più precisamente si può parlare, ... di rapporti simbiotici, nei quali, ad un certo momento, germina in diversa misura l’illusione che i due partner siano indispensabili l’uno all’altro.
Le separazioni, in questi casi, sono così dolorose e distruttive proprio perché, spaccando la simbiosi, trascinano inevitabilmente vissuti di morte.

Riccardo Dalle Luche, Simone Bertacca

sabato 20 febbraio 2016

non ho passato l’esame di telepatia


– Ecco qua, adesso se non mi hai detto niente è colpa mia. Scusami, eh, se non ho passato l’esame di telepatia.
[...]
La vuoi sapere una cosa, Vivi? Non voglio piú sopportare questo aspetto ricattatorio del tuo carattere. Non sono tenuto a leggerti nel pensiero, e tanto meno a immaginare che tuo figlio sia stato aggredito. E tu la devi smettere di punirmi se ogni tuo desiderio non è un ordine, specie se non me lo comunichi. Devi finirla di selezionare le cose da dirmi e da non dirmi. Deciditi, o mi parli o non mi parli, o sei sincera o non lo sei!
[...]
Se con Nina avessi avuto almeno una volta la forza di aprire un conflitto cosí frontale, minacciandola di andarmene come sta facendo adesso quest’uomo, forse non mi troverei nella condizione in cui mi trovo. Ho sbagliato tutto con lei......
Ho sbagliato tutto con lei. Ho messo il nostro rapporto sugli stessi binari dell’analisi che avevamo iniziato prima d’innamorarci. Ho permesso alle sue nevrosi di entrare nel nostro amore e di sguazzarci, le ho trattate con la stessa misurata attenzione che avrei usato se fosse rimasta mia paziente, impedendo ai miei sentimenti di prendere il sopravvento, impossessarsi di me, dettare le proprie condizioni o almeno provarci, come sta facendo ora Modesto con Viviana. Anche quando mi scontro con Nina, non l’affronto mai su un piano orizzontale, paritario. Le concedo e perdono ogni colpo basso, ogni bugia, ogni scatto e ogni gesto calcolato, come dovessi giustificarla per principio, testando su di me le conseguenze delle sue azioni per poi mostrargliele, nell’illusione di aiutarla a crescere. Faccio il maestro, il padre, che cretino. Non so, davvero non so come ho potuto commettere un errore cosí elementare. Come ho fatto a perdere il controllo fino a questo punto
 
Diego De Silva Terapia di coppia per amanti




lunedì 13 luglio 2015

nebbia




Forse la nebbia nella quale ti stavo perdendo ha iniziato a dissiparsi
 
Ferzan Ozpetek -- Sei la mia vita



martedì 5 maggio 2015

le mille facce dell'ambiguità

Inoltre non si deve confondere l’ambiguità con la pratica del dubbio: in ogni situazione in cui si è chiamati a fare una scelta non è sempre facile decidere in che direzione andare; mentre restare in una situazione confusa, ambigua, senza nessuno sforzo di ricerca è una forma di rassegnazione, di falsa quiete…
Giovanna Corchia
Nasciamo con un amore innato per la verità, ma siamo
pronti a liberarcene non appena ci sia d’impaccio.
Roger Money-Kyrle



- Cosa dice la tua coscienza?
- Ne ho diverse: sono indeciso
su quale mi conviene usare.
Altan

Così mi capita spesso di osservare le tante contraddizioni che ci caratterizzano, le zone d’ombra che impediscono di veder chiaro, vere e proprie situazioni ambigue che hanno motivazioni diverse: a volte motivi d’insicurezza, il divario che esiste tra il dire e il fare, una forma di autodifesa o di autogiustificazione delle proprie debolezze ma senza la volontà espressa dell’inganno; molte altre, invece, per malafede, per raggiungere scopi in modo subdolo, cinico,
Giovanna Corchia

Essere ambigui significa evitare il conflitto, i sensi di colpa, la fatica della coerenza, lasciando convivere dentro di sé identità molteplici.
È un dissimulare lieve, al limite tra conscio ed inconscio nel quale l’inganno viene fatto anche a se stessi.
Ecco, io non voglio più accettare in me queste ambiguità. Voglio arrivare ad avere gli strumenti per accorgermene, per non nascondermi dietro al dito del “sì, però…” Posso lavorare sul “faticoso processo interiore” che serve a “rinunciare alle illusioni consolatorie, abbattere le difese della negazione e dell’autoinganno.”
Farà male? Probabilmente sì… non importa. Quasi sempre la verità è dolorosa. Però come posso chiedere trasparenza se sono la prima a non offrirla?
L'ambiguità… leggendo Simona Argentieri

venerdì 1 maggio 2015

lo stato d'animo della melanconia



L’ambivalenza, al contrario, è il dato di partenza biologico che caratterizza la struttura del nostro comportamento. Lo stato d’animo della melanconia ne costituisce la più vivida incarnazione emotiva, nel bene e nel male. Da un lato ha un volto rassicurante: sfrutta le potenzialità tipiche dell’incertezza liberando le risorse immaginative della nostra vita linguistica. Dall’altro, però, può assumere connotati terribilmente foschi: se protratto, questo stato di sospensione rischia di smembrare il linguaggio e la prassi umana fino alla sua completa paralisi (come negli stati depressivi) o alla sua caotica disarticolazione (ad esempio nella compulsione maniacale).
Recensione di "Contraddizione e melanconia Saggio sull'ambivalenza"

Causa, e insieme rimedio, della nostra instabilità pulsionale, l'ambivalenza è, ad un tempo, attraente e terribile, «un bene possibile» e un «male necessario». Proprio in quanto ci colloca nello spazio della possibilità, essa è sia ciò che fonda la nostra capacità di scegliere, di dire no allo stimolo e trovare nuove alternative, sia ciò che ci espone in modo ineluttabile all'errore e all'incertezza.
[...]
Dire che il linguaggio è prima di tutto relazione significa che esso è originariamente aperto a ciò che linguistico non è, o, meglio, che la stessa facoltà del linguaggio consiste nell'intrinseca relazione tra linguistico e non linguistico. Su questa originaria duplicità, su questo incastro tutto umano tra logico e biologico, si fonda la nostra costitutiva ambivalenza. Un'ambivalenza che, come fa dire Sofocle al coro dell'Antigone, è proprio ciò che rende l'uomo, tra tutti i fenomeni della natura, il più deinòs, una parola con la quale i greci indicavano, insieme, il terrificante e il meraviglioso.
Francesca Piazza «Il Manifesto» 14-04-2009

giovedì 30 aprile 2015

quando l'ambiguità è molto alta



A volte una situazione o una relazione diventano molto ambigue. Quando l’ambiguità è molto alta, l’incertezza può rendere difficile far trovare una base. Paradossalmente, un’alta ambiguità ha una certa chiarezza implicita. Si può essere molto chiari in una situazione del genere dicendo che non si conoscono ancora le risposte, che l’ambiguità è troppo alta per prendere alcune decisioni e quello è decisamente il momento in cui far ricorso alle vostre abilità e strategie di navigazione dell’ambiguità. Navigate attraverso terreni ambigui come guidereste con i fari in una notte molto nebbiosa. Non volete guidare troppo velocemente o con troppa sicurezza. Guidate lentamente, con cautela, consapevoli che potreste non vedere tutto sulla strada. Similmente, se state attraversando un territorio ambiguo tra voi e l’altro, andateci piano, trattenetevi e siate cauti. Le teste calde danno di matto con l’ambiguità e l’ambivalenza e adottano strade imprevedibili per far collassare l’espressione indefinita della vita.

L’ego immaturo cercherà di far crollare prematuramente quest’espressione per decidere se qualcuno è con noi o contro di noi, o se noi siamo contro o con loro. Ma molte relazioni, comprese alcune tra le più profonde e sentite (genitore/figlio, anime gemelle) sono intrinsecamente ambivalenti, e possono sempre avere aspetti pro e contro. Per avere relazioni profonde, dobbiamo essere in grado di tollerare sia la nostra ambivalenza verso l’altro che l’ambivalenza dell’altro verso di noi. Se non potete affrontare l’ambivalenza nelle relazioni, prendete un cane o un animale di peluche. Se non siete pronti per ambiguità e ambivalenza, non siete pronti per una relazione autentica. Una relazione senza ambiguità è una relazione superficiale o incompresa. Sarete più in grado di affrontare l’ambiguità delle relazioni e di altre situazione se vi aspettate incertezza e se siete disposti a lavorarci. Non potete guidare bene in una notte nebbiosa facendo finta che non lo sia. La nebbia si dirada dopo un po’, e così anche gli stati acuti di ambiguità.

Se non siete sicuri di quello che provate per qualcuno e/o non siete sicuri di quello che provano per voi, date loro del tempo. Se non cercate di chiudere prematuramente, i sentimenti tenderanno a chiarirsi da soli. Se state aspettando una luce che compaia durante il corso degli eventi che vi mostri la strada. La luce spesso sarà la vostra intuizione che interviene e dice “Con questo ho chiuso.” oppure “Questo è quello che devo fare.” A volte gli oracoli, i sogni e le sincronicità aiutano con il chiarimento. Considerate questo come un tempo propizio per accettare l’ambiguità e per mettere in pratica le vostre qualità di navigazione dell’ambiguità. Approfittate dell’ambiguità nel mondo. Guardate qualcosa e pensate a cos’altro potrebbe essere.

Roger von Oech

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

home