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domenica 13 gennaio 2019

tacere





Si tace per nascondersi o nascondere
 
Ci si nasconde per pudore, per la vergogna, per la paura, per i sensi di colpa, per scarsa autostima.
 
Si nasconde qualcosa agli altri per pudore, per pietà per la vergogna, per ingannare e per slealtà.

tacere parlare


giovedì 29 novembre 2018

una modalità inversa a quella dei vampiri:









Che specchio perfetto può essere in certi casi la morte. Non sappiamo quando arriverà né come, eppure in qualche modo vi scorgiamo un’immagine di noi, secondo una modalità inversa a quella dei vampiri: a sfuggire alla vista non è il nostro riflesso ma lo specchio nel quale ci osserviamo. Spesso questo specchio è il modo in cui ci raccontiamo, la versione di noi che forniamo a noi stessi o agli altri.
 
Ma se è vero che ogni racconto tende per sua natura a risolversi in una fine, difficile non domandarsi in che cosa consista davvero il fascino di una storia.
 
Tommaso Pincio



lunedì 12 novembre 2018

intento vendicativo o risarcitorio

Buenas noches

qualunque racconto implica anche
un intento vendicativo di qualche tipo
o almeno risarcitorio.


 
Tommaso Pincio
Il dono di saper vivere

fingere che siamo immuni dallo spiritp di vendetta in ogni racconto che in qualche modo ci riguarda


Il dono di saper vivere

Tommaso pincio








Mi sono lasciato prendere la mano e ho finito per restituire ai fatti il loro giusto peso o, per meglio dire, il giusto peso secondo la mia prospettiva.
[...]
Nel dire la memoria è come il coraggio militare, Stendhal intendeva che esplorando il passato non bisogna aggirare nulla ma guardare le cose per come sono, senza aggiustarle. Spesso però, per non dire sempre, quando indaghiamo un fatto lo troviamo già aggiustato. Vi arriviamo come fosse la scena di un crimine: qualcuno ci ha preceduto, ha ucciso o rubato o magari ha semplicemente inquinato le prove, e a noi non resta che fare i conti con qualcosa già diventato memoria, verità plasmata, aggiustata. A volte la persona che ci ha preceduto – l’assassino o l’inquinatore – non siamo altri che noi stessi, perché agiamo come per un istinto: anche quando non vogliamo o non crediamo di farlo la nostra mente racconta, modella i fatti, gli dà un verso, sicché al momento di prenderli di petto con la parte consapevole di noi stessi ci ritroviamo con la verità già uccisa e la scena del crimine inquinata. Non sempre siamo abbastanza perspicaci da capire le nostre responsabilità di un tale stato di cose, ma è un intralcio secondario. Conta quel che ci troviamo davanti, conta quanto la scena del crimine corrisponda all’idea che ce ne siamo fatti, alla nostra ricostruzione.
 
Succede allora che spesso crediamo di ricordare, quando invece ci stiamo soltanto vendicando degli eventi (dandogli il verso che avremmo voluto prendessero) o di come sono stati raccontati (dandone la versione che piú ci torna).
 
Forse è un aspetto che Stendhal non prendeva in considerazione, ma è indubbio che tra le ipocrisie intollerabili per la memoria vi sia pure quella di fingere che non sia cosí, che siamo puri, immuni allo spirito di vendetta che serpeggia sottotraccia in ogni tentativo di ordinare le cose nel ricordo e, fatalmente, in ogni racconto che in qualche modo ci riguarda.
 
Tommaso Pincio

tacere parlare.....

venerdì 28 settembre 2018

ci mostrano quello che non conosciamo e quello che non accade


Gli innamoramenti

Javier Marias








Tutto finisce per attenuarsi, talvolta a poco a poco e con molto sforzo e con il contributo della nostra volontà; talvolta con inaspettata fretta e contro quella volontà, mentre tentiamo invano che non impallidiscano né ci vadano sfumando i volti, e che i fatti e le parole non si facciano imprecisi e fluttuino nella memoria con lo scarso valore di quelli letti nei romanzi e visti e sentiti nei film: ciò che vi succede è indifferente e si dimentica, una volta che siano terminati anche se hanno la facoltà di mostrarci quello che non conosciamo e quello che non accade,
 
Ciò che qualcuno ci racconta assomiglia sempre a quelli, perché non lo conosciamo di prima mano né abbiamo la certezza che sia accaduto, per quanto ci assicurino che la storia è vera, non inventata da nessuno ma che è avvenuta. In ogni caso fa parte dell’universo vagante delle narrazioni, con i suoi punti ciechi e le sue contraddizioni e le sue ombre e le sue falle, circondate e avvolte tutte nella penombra o nell’oscurità, senza che abbia importanza quanto esaustive o diafane pretendano di essere, perché niente di questo è alla loro portata, né la trasparenza né l’esaustività. Si, tutto si attenua, ma è anche vero che niente sparisce né se ne va mai del tutto, permangono deboli echi e fuggevoli reminiscenze che sorgono da un momento all’altro come frammenti di làpidi nella sala di un museo che nessuno visita, cadaverici come rovine di timpani con iscrizioni crepate, materia remota, materia muta, quasi indecifrabili, senza quasi senso, assurdi resti che si conservano senza alcun proposito, perché non potranno mai essere ricomposti e ormai sono meno illuminazione che tenebra e molto meno ricordo che non oblio.
 
Javier Marias




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sabato 19 maggio 2018

Com’è facile essere all’oscuro, forse è il nostro stato naturale


Berta isla

Javier Marias








«Com’è facile essere all’oscuro, forse è il nostro stato naturale»
 
«Di quello che non ci raccontano non sappiamo nulla, di quello che ci raccontano nemmeno, nemmeno di quello. Noi abbiamo la tendenza a credere, a pensare che la gente dica la verità, senza far troppo caso e senza diffidare; la vita non sarebbe vivibile se non facessimo cosí, se mettessimo in dubbio le affermazioni piú insignificanti, perché mai qualcuno dovrebbe mentirci riguardo al suo nome, al suo lavoro, alle sue origini, ai suoi gusti e alle sue abitudini, a quella massa di informazioni che tutti ci scambiamo disinteressatamente, spesso senza che nessuno ci chieda nulla, senza che nessuno mostri il minimo interesse nel sapere chi siamo, che cosa facciamo, come ci va la vita, quasi tutti raccontiamo piú di quanto dovremmo o, peggio, imponiamo agli altri informazioni e storie che a loro non interessano affatto e diamo per scontata una curiosità che non esiste, perché mai qualcuno dovrebbe essere curioso di sapere qualcosa di me, di te, di lui, pochi sentirebbero la nostra mancanza se sparissimo da un giorno all’altro e pochissimi si porrebbero il problema.
 
«Com’è facile non sapere niente, com’è facile muoversi a tentoni, com’è facile essere ingannati e ancora di piú mentire, non richiede alcun talento ed è alla portata di tutti, è strano che i bugiardi si credano tanto astuti, quando non occorre nessuna abilità. Tutto quello che ci viene detto può essere e non essere, il fatto piú decisivo come quello piú irrilevante, il piú innocuo come il piú cruciale, quello che decide della nostra esistenza come quello che nemmeno la sfiora.
Possiamo vivere nell’errore continuo, credere di avere una vita comprensibile, stabile e afferrabile, e poi scoprire che tutto è insicuro, melmoso, sfuggente, che non abbiamo un terreno solido su cui poggiare; o che tutto è una rappresentazione, come se fossimo a teatro convinti di vivere la realtà e non ci fossimo resi conto che si sono spente le luci e si è alzato il sipario e che per di piú siamo sul palcoscenico e non sopra o sotto, tra gli spettatori, o che siamo sullo schermo di un cinema senza poterne uscire, intrappolati nel film e obbligati a ripeterci a ogni nuova proiezione, trasformati in celluloide e incapaci di alterare i fatti, la trama, le inquadrature e neppure il punto di vista né la luce, della storia che qualcun altro ha deciso che fosse per sempre com’è.
 
Javier Marias




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sabato 9 dicembre 2017

Un giorno

Buenas noches

Peraltro è vero che alcune cose si possono dire solo quando ormai sono diventato altro, o perlomeno quando hanno ormai assunto un'importanza diversa.
 
Dulce Maria Cardoso

Sono tutte storie d'amore.
Un giorno forse quando sarai solo un ricordo, un giorno potrai raccontare.

lunedì 6 febbraio 2017

Ho raccontato. Ho raccontato.

Javier Marias

di  sicuro era soltanto questo ciò che io mi proponevo, uscire dal buio e  smettere di tenere un segreto o conservare un mistero, forse anch'io  ho a volte desideri di chiarezza e probabilmente di armonia.
 Ho  raccontato.
 Ho raccontato.
 E raccontando non ho provato la sensazione  di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse  non uscirò mai, ma di cominciare a mescolarlo con un altro meno  tenace e più benevolo.
 
 Colui che racconta di solito sa spiegare bene  le cose e si sa spiegare, raccontare è come convincere o farsi capire  o far vedere e così tutto può essere compreso, anche le cose più  infami; tutto perdonato quando c'è qualcosa da perdonare, tutto  tralasciato o assimilato e anche compatito, questo è avvenuto e  bisogna conviverci quando sappiamo che è stato, trovargli un posto  nella nostra coscienza e nella nostra memoria che non ci impedisca di  continuare a vivere perché è accaduto e perché lo sappiamo.
 
  L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle  ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni,  che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che  mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati  momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza  degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura,  cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so  ed è irreversibile, ci diciamo rispetto a quelli, devo spiegarmelo e  farlo mio o fare sì che me lo spieghi qualcuno, e la cosa migliore  sarebbe che me lo raccontasse esattamente chi si è incaricato di  farlo, perché è lui che sa.
 
 Ma se si racconta si può perfino entrare  nelle grazie, questo è il pericolo.
 La forza della rappresentazione,  immagino: per questo ci sono accusati, per questo ci sono nemici che  si assassinano o si giustiziano o si linciano senza lasciarli dire  una sola parola - per questo ci sono amici che si mandano in esilio e  si dice: «Non ti conosco», o non si risponde alle loro lettere -,  affinché non si spieghino e possano all'improvviso entrare nelle  grazie, quando parlano mi calunniano ed è meglio che non parlino,  anche se nel tacere non mi difendono.
[...]
E' chi racconta che decide di farlo e anche di imporlo e  chi si scopre o confessa e decide quando, di solito quando è ormai  troppo grande la fatica che portano il silenzio e l'ombra, è l'unica  cosa che spinge a volte a raccontare i fatti senza che nessuno lo  chieda né nessuno se lo aspetti, non ha niente a che vedere con la  colpa né con la cattiva coscienza né con il pentimento, nessuno fa  niente credendosi miserabile nel momento di farlo se sente la  necessità di farlo, soltanto dopo arrivano il malessere e la paura e  non vengono poi molto, è più malessere o paura che pentimento, o è  più stanchezza.

Domani nella battaglia pensa a me
Javier Marias     

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venerdì 23 dicembre 2016

tutto può  accadere e tutto può essere enunciato

Javier Marias

«Tutto si contagia con grande facilità, di tutto possiamo essere  convinti, la ragione ci può essere data sempre e tutto può essere  raccontato se viene proposto accompagnandolo con la sua esaltazione o  con la sua giustificazione o con la sua attenuante o con la sua pura  rappresentazione, raccontare è una forma di generosità, tutto può  accadere e tutto può essere enunciato ed essere accettato, da tutto  si può uscire impuniti, o addirittura indenni.
 
Nessuno fa nulla  convinto della sua ingiustizia, almeno non nel momento di farlo,  nemmeno raccontare, che strana missione o compito è questo, quello  che succede non succede del tutto fino a quando non viene scoperto,  fino a quando non si dice e non si sa, e intanto è possibile la  trasformazione dei fatti in puro pensiero e in puro ricordo, in  nulla.
 
Ma in realtà chi racconta racconta sempre più tardi, il che  consente di aggiungere se vuole, per prendere le distanze: "Ma ho  girato le spalle al mio vecchio io, ormai non sono più quello che  fui, non mi conosco e non mi riconosco. E non sono stato io a  cercarlo, io non volevo".
 
E a sua volta quello che ascolta può ascoltare fino alla fine e anche così pronunciare quella che è sempre la migliore risposta: “Non so, non mi risulta, vedremo”.

Domani nella battaglia pensa a me
     Javier Marias

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martedì 6 settembre 2016

Tacere, parlare, raccontare, ingannare, occultare, svelare


tacere, parlare, svelare, raccontare, occultare, omettere, nascondere, ingannare.




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