Visualizzazione post con etichetta carteggio Pessoa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta carteggio Pessoa. Mostra tutti i post

giovedì 3 ottobre 2019

perchè non dovrebbe passare l'amore?





«Il Tempo, che invecchia i volti e i capelli, invecchia anche, ma ancor più rapidamente, gli affetti violenti. La maggior parte della gente, per la sua stupidità, riesce a non accorgersene, e crede di continuare ad amare perché ha contratto l’abitudine di sentire se stessa che ama. Le creature superiori, tuttavia, sono private della possibilità di codesta illusione, perché non possono credere che l’amore sia duraturo, né quando sentono che esso è finito, si sbagliano interpretando come amore la stima, o la gratitudine, che esso ha lasciato. Se la stessa vita, che è tutto, passa, perché non dovrebbero passare l’amore, il dolore e tutte le altre cose che sono parti della vita?»

Fernando Pessoa - lettera a Ophelia



You might also like:

mercoledì 2 ottobre 2019

Non prolungare oltre





«Ophelinha, la ringrazio per la lettera. Essa mi ha portato dolore e sollievo allo stesso tempo. Dolore perché queste cose addolorano sempre; sollievo perché, in verità, l’unica soluzione è questa: non prolungare oltre una situazione che ormai non trova più una giustificazione nell’amore, né da una parte né dall’altra».

Fernando Pessoa - Lettera a Opheòia


sabato 6 agosto 2016

questi esseri che si prendono gioco del puro affetto

lettera di Ophelia a Fernando Pessoa
 
10 dicembre 1920
 
Fernando
 
E ancora sotto l’effetto doloroso che mi ha provocato la lettura della sua lettera, che le invio queste parole. I miei timori e le mie intime convinzioni non mi avevano ingannata, mi accorgo che mi stavo affezionando a uno di questi esseri che si prendono gioco del puro affetto, che sono capaci di stancarsi per poter torturare il cuore delle povere ragazze, cercando di poter avere con loro una relazione non per affetto, non per una simpatia di speranze future, non per interesse e neppure per capriccio, ma soltanto perché piace loro affliggere, infastidire e torturare colei che fra l’altro non aveva mai pensato a lui, e neppure lo conosceva. Proprio bello! Sublime! Grande! Per quanto riguarda le mie lettere, può conservarle, se desidera, sebbene esse siano troppo semplici!
 
Quanto a me, non mancherò in futuro di trarre vantaggio da questa lezione: mi ha fatto sapere fino a che punto di sincerità un uomo esprime la sua simpatia, il suo affetto, il suo amore, tutte le speranze future riguardo a ragazze ancora inesperte.
 
Una Signora amica mia diceva giorni orsono queste parole:
 
“Una donna che crede alle parole di un uomo, non è che una povera idiota; se un giorno vedeste qualcuno che finga di portare alle labbra una bevanda avvelenata a causa sua, rovesciategliela velocemente in bocca perché libererà il mondo da un impostore in più”.
 
Abbiamo riso tutti! E alla fine aveva ragione...
 
Ofélia
 
P.S. Le chiedo scusa se rispondo solo oggi alla sua lettera, ma a causa della morte del fratello di mio cognato non sono venuta a casa ieri e per questo non ho potuto risponderle con la velocità che avrei voluto. Le augura immensa felicità la...
 


Ofélia

You might also like:

come il ricordo vivo di un passato morto come ogni passato

lettera di Fernando Pessoa a Ophelia
 
29 novembre 1920
 
Ophelinha,
 
la ringrazio per la lettera. Essa mi ha portato dolore e sollievo allo stesso tempo. Dolore perché queste cose addolorano sempre; sollievo perché, in verità, l’unica soluzione è questa: non prolungare oltre una situazione che ormai non trova più una giustificazione nell’amore, né da una parte né dall’altra. Da parte mia, almeno, resta una stima profonda, un’amicizia inalterabile.
 
Lei non mi negherà altrettanto, vero?
 
Né lei, Ophelinha, né io, abbiamo colpa di tutto questo. Solo il Destino ne avrebbe la colpa, se il Destino fosse una persona a cui poter attribuire delle colpe.
 
Il Tempo, che invecchia i volti e i capelli, invecchia anche, ma ancor più rapidamente, gli affetti violenti. La maggior parte della gente, per la sua stupidità, riesce a non accorgersene, e crede di continuare ad amare perché ha contratto l’abitudine di sentire se stessa che ama. Se non fosse così, non ci sarebbe al mondo gente felice. Le creature superiori, tuttavia, sono private della possibilità di codesta illusione, perché non possono credere che l’amore sia duraturo, né, quando sentono che esso è finito, si sbagliano interpretando come amore la stima, o la gratitudine, che esso ha lasciato.
 
Queste cose fanno soffrire, ma poi il dolore passa. Se la stessa vita, che è tutto, passa, perché non dovrebbero passare l’amore, il dolore e tutte le altre cose che sono solo parti della vita?
 
Nella sua lettera è ingiusta con me, ma la comprendo e la scuso. Certo l’ha scritta con irritazione, forse perfino con dolore; ma la maggior parte della gente – uomini e donne – avrebbe scritto, nel suo caso, in un tono ancor più acerbo e in termini ancora più ingiusti. Ma lei, Ophelinha, ha un meraviglioso carattere, e perfino la sua irritazione non riesce ad essere cattiva. Quando si sposerà, se non avrà la felicità che si merita, certamente non sarà colpa sua.
 
Quanto a me…
 
L’amore è passato. (…).
 
Non so che cosa desidera che le restituisca: lettere o che altro ancora.
 
Io preferirei non restituirle niente, conservare le sue lettere come il ricordo vivo di un passato morto come ogni passato; come un qualcosa di commovente in una vita quale la mia, in cui l’avanzare negli anni va di pari passo con l’avanzare nell’infelicità e nella delusione.
 
Le chiedo di non fare come la gente comune, che è sempre grossolana: che non giri la testa quando ci incontreremo; né abbia di me un ricordo in cui ci sia spazio per il rancore.
 
La prego, siamo l’uno con l’altro come due persone che si conoscono dall’infanzia, che si amarono da bambini e, sebbene nella vita adulta seguano altre strade e altri affetti, conservano sempre, in una piega dell’animo, il ricordo profondo del loro amore antico e inutile.
 
Per quanto forse “altri affetti” e “altre strade” possano concernere lei, Ophelinha, non certo me stesso. Il mio destino appartiene ad altra Legge, della cui esistenza lei è all’oscuro, ed è subordinato sempre più all’obbedienza a Maestri che non permettono e non perdonano.
 
Ma non è necessario che capisca quanto dico. Basta che mi conservi affettuosamente nel suo ricordo come io, sempre, la conserverò nel mio.
 
Fernando

Fernando Pesssoa

You might also like:

venerdì 5 agosto 2016

come due persone che si conoscono dall’infanzia

Fernando Pessoa
”La prego, siamo l’uno con l’altro come due persone che si conoscono dall’infanzia (…) che conservano sempre, in una piega dell’animo, il ricordo profondo del loro amore antico e inutile.”

Fernando Pessoa
lettera a Ophelia


You might also like:

 

martedì 7 giugno 2016

uno di quei giorni in cui non ho mai avuto futuro

Riletture:
Fernando Pessoa
.....Oggi mi trovo in uno di quei giorni in cui non ho mai avuto futuro. C'è solo il presente: immobile come un muro di angoscia tutto sttorno. L'altra riva del fiume, in quanto è quella di là, non è mai quella di qua: e questa è l'intima ragione di ogni mia sofferenza. Ci sono navi dirette verso molti porti, ma nessuna verso dove la vita non dolga, perchè non si puo' sbattere nel porto della dimenticanza. Tutto ciò è accaduto molto tempo fa, ma la mia pena è più antica. ......

lettera di Fernando Pessoa.
     Fernando Pessoa

You might also like:

giovedì 17 marzo 2016

in giorni dell'anima come questo

Fernando Pessoa


In giorni dell'anima come questo io sento perfettamente, con tutta la coscienza del mio corpo, di essere il bambino triste che la vita ha malmenato. Mi hanno messo in un canto da dove sento altri che giocano.


You might also like:

giovedì 3 settembre 2015

diche colore sarà sentire?

lettera di Fernando Pessoa
 
Lisbona, 14 marzo 1916 Mio caro Sà-Carneiro
 
Le scrivo oggi per necessità sentimentale, per una struggente ansia di parlare con Lei. Come si desume da quanto segue, non ho niente da dirLe. Solo questo:che oggi ho toccato il fondo di una depressione senza fondo. L'assurdità della frase parla per me.
 
Oggi mi trovo in uno di quei giorni in cui non ho mai avuto futuro. C'è solo il presente: immobile come un muro di angoscia tutto sttorno. L'altra riva del fiume, in quanto è quella di là, non è mai quella di qua: e questa è l'intima ragione di ogni mia sofferenza. Ci sono navi dirette verso molti porti, ma nessuna verso dove la vita non dolga, perchè non si puo' sbattere nel porto della dimenticanza. Tutto ciò è accaduto molto tempo fa, ma la mia pena è più antica.
 
In giorni dell'anima come questo io sento perfettamente, con tutta la coscienza del mio corpo, di essere il bambino triste che la vita ha malmenato. Mi hanno messo in un canto da dove sento altri che giocano. Tengo fra le mani il giocattolo rotto che mi hanno regalato per un'ironia di latta. Oggi, quattordici di marzo, alle nove e dieci di sera, la mia vita si rende conto perfettamente di tutto ciò.
 
Nel giardino che scorgo tra le silenziose finestre della mia prigionia, hanno spinto tutte le altalene più in alto dei rami cui erano attaccate; sono attorcigliate troppo in alto; e così neanche l'idea di essere fuggito può nella mia immaginazione, disporre di un'altalena per dimenticare l'ora presente.
 
Questo all'incirca, ma detto senza stile è il mi ostato d'animo in questo momento. Come alla vegliatrice del Marinheiro, mi bruciano gli occhi per aver immaginato di piangere. La vita mi duole a pezzi, a sorsate, per interstizi. Tutto ciò è stampato a caratteri minuscoli in un libro dalla brossura che si sta scucendo. Se non stessi scrivendo proprio a Lei, sarei obbligato a giurare che sto scrivendo una lettera sincera e che le cose dal nesso isterico che essa contiene sono scaturite spontaneamente da quanto ho nell'animo. Ma Lei capirà perfettamente che questa irrappresentabile tragedia ha la stessa realtà di un attaccapanni o di una tazzina - piena di qui e di ora, e che passa dentro di me come il verde passa nelle foglie.
 
Fu per questo che il principe non regnò. Questa frase è totalmente assurda. Ma in questo momento sento che le frasi assurde danno una grande voglia di piangere.
[...]
Lamia non è pazzia; ma anche la pazzia deve procurare un abbandono nei riguardi di ciò che ci fa soffrire, un astuto piacere degli sbigottimenti dell'animo non molto differente dal mio.
 
Di che colore sarà sentire?
 
Migliaia di abbracci da sempre suo

Fernando Pesssoa

martedì 28 aprile 2015

ma poi il dolore passa

Gli scritti profondi e irreali, a tratti pieni di affettuosità adolescenziale e grandi slanci, con cui Pessoa conversa con Ophélia Queiroz, l’unica “fidanzata” avuta dal poeta portoghese. Quando la relazione sembra avviata verso il fidanzamento ufficiale, tra alti e bassi, termina bruscamente con il decisivo intervento di Alvaro de Campos che scrive varie lettere alla ragazza in cui parla malissimo del suo amato.
Il 29 novembre 1920, con una lettera, mette fine alla loro storia:

lettera di addio di Fernando Pessoa a Ophélia Queiroz

“Il Tempo, che invecchia i volti e i capelli, invecchia anche, ma ancora più rapidamente, gli affetti violenti. La maggior parte della gente, per la sua stupidità, riesce a non accorgersene, e crede di continuare ad amare perché ha contratto abitudine a sentire se stessa che ama. Se non fosse così, non vi sarebbe al mondo gente felice. Le creature superiori, tuttavia, sono private della possibilità di codesta illusione, perché non possono credere che l’amore sia duraturo, né, quando sentono che esso è finito, si sbagliano interpretando come amore la stima, o la gratitudine, che esso ha lasciato.[…]

Queste cose fanno soffrire, ma poi il dolore passa. Se la stessa vita, che è tutto, passa, perché non dovrebbero passare l’amore, il dolore e tutte le cose che sono solo parti della vita?”.

Fernando Pessoa - 29 novembre 1920

la lettera finisce con una poesia:

Tutte le lettere d’amore

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

Fernando Pessoa

Tratto da  "l'indifferenziato"



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

home