Buenas noches
La vera poesia è il contrario della solitudine,
perché mira a rendere più intenso
il rapporto con l’altro
Yves Bonnefoy
perché mira a rendere più intenso
il rapporto con l’altro
Yves Bonnefoy
«Che cos'è la poesia»
GLI ALBERI Guardavamo i nostri alberi, era dall’alto della terrazza che ci fu cara, il sole si teneva vicino noi quella volta ancora ma ritirandosi, ospite silenzioso sulla soglia della casa in rovina, che gli lasciavamo immensa, illuminata. Vedi, ti dicevo, fa scivolare sulla pietra disuguale, incomprensibile, dove siamo appoggiati, l’ombra delle nostre spalle confuse, quella dei mandorli vicini e quella dell’alto dei muri che si unisce alle altre, bucata, barca bruciata, prua che va alla deriva come un sovrappiù di sogno o di fumo. Ma laggiù le querce sono immobili, neppure l’ombra si muove, nella luce, sono le rive del tempo che scorre qui dove noi siamo e il suolo è inavvicinabile tanto è rapida la corrente gonfia di speranza della morte. Abbiamo guardato gli alberi un’ora intera. Il sole aspettava tra le pietre poi distese pietosamente verso gli alberi, più giù nel burrone, le nostre ombre che sembravano raggiungerli come allungando le braccia si può toccare, a volte, nella distanza tra due persone un istante del sogno dell’altra, che non ha fine. Yves BONNEFOY
Una pietra Le nostre ombre davanti a noi, sul sentiero, Avevano colore per la grazia dell’erba, Esse rimbalzarono contro delle pietre. E ombre d’uccelli le sfioravano Gridando, oppure indugiavano, qui dove le nostre fronti Si chinavano l’una verso l’altra, quasi toccandosi Per via di parole che volevamo dirci. Yves BONNEFOY
Pioggia d'estate I Ma il più caro, ma non il meno crudele, di tutti i nostri ricordi, la pioggia d’estate improvvisa, breve. Andavamo, ed era in un altro mondo, le nostre bocche s’inebriavano dell’odore dell’erba. Terra, la stoffa della pioggia s’incollava su di te. Era come il seno che un pittore avrebbe sognato. Yves BONNEFOY
"Cos'è la poesia?" domandò il monaco.
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L’albero, il lume L’albero invecchia nell’albero: è l’estate. L’uccello valica il canto dell’uccello e si allontana. Il rosso della veste illumina e disperde lontano, in cielo, il carreggio dell’antico dolore. Oh fragile paese, come la fiamma del lume che portiamo quando è vicino il sonno nella linfa del mondo, semplice il battito dell’anima condivisa. Anche tu ami l’istante in cui la luce dei lumi trascolora e sogna nel giorno. Tu sai che è l’oscurità del tuo cuore che guarisce, la barca che raggiunge la riva e vi ricade. Yves BONNEFOY