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sabato 12 gennaio 2019

e lui è una specie di vela e lei il mare




La porta.
Una figura scura entra, esita un po’ in piedi vicino al tavolo. È una sagoma nera contro il grigio scurissimo della notte e Carlo non vede bene, sente solo il profumo.
La figura si porta una mano dietro la schiena e abbassa una lunga zip, poi si lascia cadere il vestito sui piedi.
Poi si infila nel suo letto.
María.
Gli si accuccia contro.
E ora? E se gli si ferma il cuore? Se il respiro dopo non arriva e lui lo aspetta come un treno in ritardo, su e giù per la banchina, e quello non arriva lo stesso? E se muore lì, stecchito?
 
Eh, no, proprio adesso no. Che razza di beffa sarebbe?
 
Allora la cerca con le mani, e lei cerca lui, e si trovano a meraviglia, e lui è una specie di vela e lei il mare, anzi ora lui è Pizarro che entra nella foresta e lei è quel muro di alberi, e foglie, e piante e petali che sembra impenetrabile e che invece ti accoglie nel fresco e nell’ombra. Un’invasione, una conquista, un espandersi, ma senza violencia, anzi, con uno scivolare morbido e caldo, un accordo pieno e consapevole, un tenersi, un divincolarsi dispettoso di risate leggere che promette di vincolarsi poi meglio, e di nuovo, e di più.
 
E allora tutti e due si chiedono fin dove possono arrivare e spingersi e sporgersi da quel balcone sospeso sulla vertigine del mondo. E poi si dicono delle cose, e poi se le fanno, prima piano, come timidi e timorosi, e poi più decisi, sussurrandosi nelle orecchie, e poi se le ridicono e se le rifanno, finché tutti i pudori, quelli falsi e quelli veri, scivolano via da quella brandina piccola e lasciano la stanza.
 
E allora da lì, dal Corvetto e fino all’equatore, e poi su fino al Polo Nord, ci sono solo loro, dall’ultimo granello di sabbia dell’ultima spiaggia ad est fino alle onde altissime della costa del Pacifico, e anche più in là, fino alla luna e anche più in alto, ci sono solo loro due in compagnia delle loro mani e delle loro gambe e delle loro bocche e delle dita e dei piedi che si intrecciano, delle gambe che si accavallano, con gli odori della pelle e del sale e delle stille di sudore e forse anche di qualche lacrima, chissà.
 
E poi ancora parole, e gesti, e territori inesplorati che si fanno esplorare con l’unica resistenza di un gemito o di un sospiro, e poi il contrattacco dei conquistati che ora conquistano loro, centimetro dopo centimetro, sulla mappa della pelle nuda, fino al momento che tutti e due imparano e capiscono cos’è il sollievo e lo spavento e il brivido e la vertigine di una cosa che brilla come una supernova nel nero cosmico e che illumina tutto, che abbaglia, che acceca nel suo caldo luminoso e fluido e umido tra il gelo delle stelle.
 
E poi.
E poi, senza più le parole, che le hanno dette tutte, e senza più i gesti, che li hanno compiuti tutti, e senza più alcun freno se non quello dei respiri affannati e veloci, si tengono stretti in silenzio come se cadessero insieme, al rallentatore, di nuovo verso l’atmosfera e la terra e le nuvole e i venti, ma forse è solo María che gli sussurra in un orecchio.
Solo questo. Già, solo.
 
E Carlo la stringe e non dice niente perché non c’è niente da dire che non si sia già detto, e si addormentano così rubando l’uno l’aria dell’altra ad ogni respiro, tanto sono vicini.
 
Alessandro Robecchi
Dove sei stanotte

Il fuoco del desiderio

venerdì 11 gennaio 2019

una con cui ci fu qualche intimità

Buenas noches

una con cui ci fu qualche intimità, in una vita precedente,
di quelle intimità che non riescono nemmeno a diventare amicizie, dopo, e meglio così.
 

 
Alessandro Robecchi ( Dove sei stanotte)
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