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mercoledì 26 aprile 2017

Il fardello del passato è infinito

Buenas noches


[...]
Ma ciascuno capisce come vuole
e si racconta la sua propria storia,
non ce ne sono due uguali
anche se sono la stessa vissuta da entrambi
 

 
Javier Marias
"Il fardello del passato è infinito"
Javier Marias.
 

domenica 16 aprile 2017

venerdì 14 aprile 2017

a volte non si può pensare ad altro che a noi stessi

Javier Marias

Prima o poi butterò via quel nastro, lo  butterò oggi stesso, non aiuta e non serve a nessuno.
 
 E poi, non  preoccuparti per me: la possibile indignazione di qualcuno non basta  a tirar fuori un colpevole, neppure il dolore possibile, nessuno fa  qualcosa convinto che sia fatto male, è soltanto che in molti momenti  non si possono tenere in considerazione gli altri, rimarremmo  paralizzati, a volte non si può pensare ad altro che a noi stessi e  al momento, non a ciò che viene dopo -.
 
 In realtà ero nervoso e un  po' spaventato.
 Forse non sapevo quello che stavo dicendo, molte  volte si parla senza sapere, soltanto perché ci tocca farlo, spinti  dai silenzi come nei dialoghi a teatro, con la differenza che noi  improvvisiamo sempre.

Domani nella battaglia pensa a me
Javier Marias     

domenica 8 gennaio 2017

Com'è facile sedurre chiunque

Buenas tardes

«Com'è facile sedurre chiunque o venire sedotto, - ho  pensato, -
come ci accontentiamo di poco»
 
Javier Marias

sabato 7 gennaio 2017

quelli che parlano di me

Buenas tardes

«quelli che mi conoscono tacciono, e  nel tacere non mi difendono»

«quelli che parlano di me non mi conoscono, e
quando parlano  mi calunniano».
 
Javier Marias

entrare nelle grazie

Javier Marias

- Dimmi un po', che cosa hai preso alla fine, la gonna o la  camicetta? - le ho domandato io mentre facevo il gesto di guardare  all'interno del sacchetto che aveva ancora con sé.
 Le ho dato del tu  anch'io, non ho avuto il minimo dubbio.
 
 Ci si accorge quando l'ira potrebbe trasformarsi in riso, si passa  la vita a cercare di ottenere proprio questo, piacere agli altri non  soltanto nel senso estetico ma in quello più vasto della parola,  quello che ha a che vedere con quell'altra espressione misteriosa  «entrare nelle grazie» (o è misterioso ciò che denota), ottenere che  non si tengano in considerazione le nostre mancanze, i nostri soprusi  e le nostre prepotenze, gli errori che commettiamo e la delusione che  ne deriva per quelli che hanno confidato in noi, i piccoli tradimenti  e le piccole offese.
 
Si sa sempre chi ci perdonerà, almeno per un  certo tempo, chi lascerà correre o farà finta di niente secondo  l'espressione colloquiale hacer la vista gorda sempre più in disuso,  anche i modi di dire si dissolvono e scompaiono dalle nostre lingue.
 
Luisa doveva essere così, benevola e svelta ed esperta e anche  frivola se del caso, l'ho visto in quel momento, non lo avevo visto  durante il pranzo......
[...]
E tuttavia già allora  avrei dovuto cogliere qualcosa di quel carattere allegro e  accomodante....la compassione che provava per  lui anche se forse non le suscitava grande simpatia né stima...... la disponibilità ad  aiutare e a modificare le proprie abitudini.......l bisogno di chiarezza e probabilmente anche di  armonia.....
[...]
«Com'è facile sedurre chiunque o venire sedotto, - ho  pensato, - come ci accontentiamo di poco», e mi sono sentito sicuro e  in salvo, sono scomparsi il mio rossore e il mio turbamento...
[...]
E non ho nascosto il mio sorriso,  dovevo entrare nelle sue grazie...
[...]
Mi avrebbe aiutato a entrare nelle sue  grazie, avrebbe visto che non ero senza cuore.
[...]
Ho osato soltanto guardarle con la  coda dell'occhio le cosce quando vedevo che lei guardava con la coda  dell'occhio il mio viso, lo aveva avuto a disposizione durante il  pranzo ma allora non lo aveva quasi guardato, adesso.

Domani nella battaglia pensa a me
Javier Marias     

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venerdì 6 gennaio 2017

 Tante cose accadono senza che nessuno se ne accorga né le  ricordi.

Javier Marias

Ho desiderato trovare Celia sola  nel letto come se non ci fossimo mai separati e non ci fossimo mai  voltati le spalle, vedere il suo viso addormentato che ricordo molto  bene, il braccio sinistro sotto il cuscino, così dorme lei con il suo  respiro tranquillo.
 
E quando i miei occhi avevano preso più  dimestichezza con il buio ho cominciato a scorgere due figure nel  letto matrimoniale, due masse sotto le lenzuola, nella parte destra  c'era Celia e nella mia non c'ero io ma un altro uomo, gli stessi  posti occupati da persone diverse, questo succede di continuo, non  soltanto nel tempo che ci spetta vivere e nelle sostituzioni  coscienti o deliberate o imposte e nelle usurpazioni, ma anche nel  corso dei secoli nello spazio immobile, le case di quelli che vanno  via o muoiono sono occupate da vivi o da nuovi arrivati, le loro  camere da letto, i loro bagni, i loro letti, gente che dimentica o  ignora quello che è successo in quei luoghi quando loro forse non  erano nemmeno nati o erano soltanto bambini con il loro tempo  inutile.
 
 Tante cose accadono senza che nessuno se ne accorga né le  ricordi.
 
Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i  progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, la crudeltà e  l'insulto, le parole dette e ascoltate e poi negate o fraintese o  travisate, le promesse fatte e non tenute in conto, neppure da parte  di quelli a cui sono state fatte, tutto si dimentica o va perduto,  ciò che si fa da soli e di cui non si prende nota e anche quasi tutto  ciò che non è solitario ma in compagnia, quanto poco rimane di ogni  individuo, di quanto poco vi è testimonianza, e di quel poco che  rimane tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo  soltanto una parte minima, e per poco tempo, la memoria individuale  non si trasmette e non interessa chi la riceve, il quale plasma e  possiede la sua propria memoria.
 
 Tutto il tempo è inutile, non  soltanto quello del bambino, o tutto è come il suo, quanto avviene,  quanto entusiasma o fa male nel tempo si coglie soltanto per un  istante, poi si perde e tutto è scivoloso come la neve compatta e  come è per Celia e per l'uomo che occupa il mio posto il suo sonno di  adesso, di questo stesso istante.  Quel sonno è sfumato per sempre  sotto i miei stessi occhi, anche se non sono stato io a farlo  svanire, nonostante la mia presenza: un fulmine seguito da un tuono  più forte dei precedenti accese la casa di colpo, accese il soggiorno  e la camera da letto e il mio spettro fermo in piedi con il  soprabito, le braccia aperte a tenere le ante bianche; e accese il  letto, in cui le due figure o masse si sollevarono o svegliarono  contemporaneamente e violentemente, strappati entrambi dal sonno e  Celia che gridava come quel re atterrito dalle proprie visioni, con  gli occhi spalancati e le mani sulle orecchie per non subire il tuono  o il suo stesso grido.
 
E io ho guardato soltanto lei, il suo torso  nudo come quello di Marta Téllez, i suoi seni bianchi e sodi di cui  avevo finito per disinteressarmi e poi mi ero interessato di nuovo  quella notte nel caso che lei fosse anche Victoria di Hermanos  Bécquer.

Domani nella battaglia pensa a me
Javier Marias     

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tacere e parlare

Tacere o parlare

«Tacere la verità può essere anche generoso. Le persone che conservano i segreti, spesso lo fanno non solo per proteggere se stesse, ma anche chi è coinvolto, per conservare amicizie e amori, per rendere la vita più tollerabile o per sollevare le persone amate dall’angoscia»,
 
«In un rapporto d’amore o d’amicizia la verità è sempre protagonista. La verità abita nel rapporto con gli altri e non nel segreto. La gioia più grande è potersi abbandonare.
 
Ma poiché la vita è molto complicata ci sono esigenze di cautela. Nella coppia credo nella vita condivisa. Con il passare del tempo, le attenzioni devono aumentare e non diminuire, e cresce quella spontaneità che ci fa parlare a fondo e capire quando è il momento di tacere».
 
In Un cuore così bianco di Javier Marías, il protagonista dice
 
«non ho voluto sapere, ma ho saputo»
 
e il saperlo è più una sventura che una liberazione. La verità è pericolosa, «un salasso al cuore».
 
Claudio Magris


Tutti abbiamo dei segreti come dice Javier Marias
...con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni,

...come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali  conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra  diversa da quella che è nota al primo,
Javier Marias - Domani nella battaglia pensa a me
Ad ogni persona che incontriamo nella nostra vita riveliamo parti della nostra biografia e ne nascondiamo altre e non sono sempre le stesse.
Ma tra il tacere e parlare non ci può essere nessuna via di mezzo. Non puoi instillare il dubbio di essere stato sleale, di aver tradito la fiducia, di aver nascosto la verità, o di averne nascosta una parte, non importa se le tue intenzioni erano buone, se la pietà o l'amore hanno mosso i tuoi passi. E non puoi dimenticare, non puoi chiudere gli occhi come facevi da bambino, "tutto è passato, non c'è motivo di spiegare, smettila di voler capire, mettiti nei miei panni, non ho niente da dire, devi accettare, io conservo dei bei ricordi, è stato bello ed è tutto finito, così è la vita".

La verità può far male, ma ancor più doloroso è scoprire che ci è stata nascosta una parte della verità, che non sapremo mai cosa è stato, se era una finzione, se siamo stati ingannati e perchè.
La notte ti sveglierai tutto sudato morso dai dubbi, i ricordi si affollano e si rincorrono incerti perchè non sai più cosa ricordare nè come ricordarlo.
Non lo saprai mai e dovrai dimenticare, lasciare che tutto sfumi, come sfumano i miraggi.
G.
di  sicuro era soltanto questo ciò che io mi proponevo, uscire dal buio e  smettere di tenere un segreto o conservare un mistero, forse anch'io  ho a volte desideri di chiarezza e probabilmente di armonia.
 Ho  raccontato.
 Ho raccontato.
 E raccontando non ho provato la sensazione  di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse  non uscirò mai, ma di cominciare a mescolarlo con un altro meno  tenace e più benevolo.
[...]
L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle  ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni,  che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che  mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati  momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza  degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura,  cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so ed è irreversibile.
Javier Marias -

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venerdì 23 dicembre 2016

tutto può  accadere e tutto può essere enunciato

Javier Marias

«Tutto si contagia con grande facilità, di tutto possiamo essere  convinti, la ragione ci può essere data sempre e tutto può essere  raccontato se viene proposto accompagnandolo con la sua esaltazione o  con la sua giustificazione o con la sua attenuante o con la sua pura  rappresentazione, raccontare è una forma di generosità, tutto può  accadere e tutto può essere enunciato ed essere accettato, da tutto  si può uscire impuniti, o addirittura indenni.
 
Nessuno fa nulla  convinto della sua ingiustizia, almeno non nel momento di farlo,  nemmeno raccontare, che strana missione o compito è questo, quello  che succede non succede del tutto fino a quando non viene scoperto,  fino a quando non si dice e non si sa, e intanto è possibile la  trasformazione dei fatti in puro pensiero e in puro ricordo, in  nulla.
 
Ma in realtà chi racconta racconta sempre più tardi, il che  consente di aggiungere se vuole, per prendere le distanze: "Ma ho  girato le spalle al mio vecchio io, ormai non sono più quello che  fui, non mi conosco e non mi riconosco. E non sono stato io a  cercarlo, io non volevo".
 
E a sua volta quello che ascolta può ascoltare fino alla fine e anche così pronunciare quella che è sempre la migliore risposta: “Non so, non mi risulta, vedremo”.

Domani nella battaglia pensa a me
     Javier Marias

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mercoledì 21 dicembre 2016

Quanto poco rimane di ogni individuo

Javier Marias

Quanto poco rimane di ogni individuo, di quanto poco vi è testimonianza, e di quel poco che rimane tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo soltanto una parte minima, e per poco tempo, la memoria individuale non si trasmette e non interessa chi la riceve, il quale plasma e possiede la sua propria memoria. […]…nel tempo si coglie solo per un istante, poi si perde e tutto è scivoloso come la neve compatta…

domani nella battaglia pensa a me
     Javier Marias

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martedì 20 dicembre 2016

…la condanna del ricordo

Javier Marias

…la condanna del ricordo, del fatto che gli eventi e le persone ritornino e appaiano indefinitamente e non cessino del tutto né passino del tutto né ci abbandonino mai del tutto, e a partire da un certo momento dimorino o abitino nella nostra testa, da svegli o in sogno, si stabiliscano lì in mancanza di luoghi più confortevoli, dibattendosi contro la propria dissoluzione e volendo incarnarsi nell’unica cosa che rimane loro per conservare il vigore e la frequentazione, la ripetizione o il riverbero infinito di ciò che una volta fecero o di ciò che ebbe luogo un giorno: infinito, ma ogni volta più stanco e tenue.
 
Io mi ero trasformato in quel filo.

Domani nella battaglia pensa a me
     Javier Marias

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