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giovedì 5 settembre 2019

il tempo rubato





L’assenza di una progettualità solida e a lungo termine rende la temporalità di questi soggetti sempre provvisoria. L’ambiguo prende tempo, guadagna tempo, è un temporeggiatore in ognuna delle sue relazioni. La temporalità evolutiva non esiste per lui, abituato piuttosto a "transitare" da una "situazione" (piuttosto che da una relazione) ad un’altra semplicemente per i maggiori benefici che gli sembra possa trarne. Per questo gli unici momenti temporali definiti di una relazione di questo genere sono l’inizio e la fine.
 
Il partner dell’ambiguo, allorché la relazione viene chiusa, spesso inaspettatamente e improvvisamente a causa dello svelamento dell’ambiguità, si rende conto, una volta elaborata la delusione legata alle proprie istanze proiettive, di essere stato oggetto di una doppia predazione: da un lato di essere stato deprivato di tempo (il tempo non evolutivo, il tempo non veramente condivisdo progettualmente non è vero tempo), di amore, di energie, di impegno, dall’altro di diversi confrontare con il vuoto generato dalla mancanza delle cose che l’altro non gli ha mai effettivamente dato. Per questo le reazioni acute alla rottura di un rapporto con soggetti di questo tipo assumono più o meno marcate connotazioni paranoicali, e gli affetti positivi assumono tonalità del tutto antitetiche (l’amore diviene odio, l’idealizzazione disprezzo e così via).
 
Poiché non può mai legarsi davvero profondamente a niente e, soprattutto, a nessuno, paradossalmente non può neppure mai distaccarsene definitivamente, per cui, oltre a rendersi disponibile per ricongiungimenti e riprese del tutto imprevedibili di un rapporto in precedenza distrutto, si stupisce di non poter restare in buoni rapporti con gli ex partners dopo aver determinato la rottura: la fusione ed il sincretismo, nel senso di Bleger3, sembrano mantenersi eternamente, almeno a livello inconscio.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,



mercoledì 4 settembre 2019

un individuo “profondamente superficiale” e "inconsapevole"





L’ambiguo non è governato da sentimenti profondi e stabili ma frammentati perché legati invariabilmente alla sensazione di gratificazione e di protezione che in un dato momento una certa situazione o relazione può dargli. Anche se non è propriamente un soggetto "interessato" (cioè mosso da motivi di pura convenienza materiale) si salda immediatamente con le situazioni o relazioni che lo rassicurano e non gli richiedono di mettere in giuoco le sue carenti capacità affettive ed identitarie. L’ambiguo, in una parola, è un individuo "profondamente superficiale", come si definisce la pesciolina seduttiva in "Shark Tale".
 
Raramente è possibile trovare una certa consapevolezza nelle personalità ambigue che, nel momento in cui sono confrontate con i conflitti che creano, reagiscono con modalità molto confuse, "immediate", artificiali, a volte emotivamente discontrollate, ma senza mai poter prendere un vero e proprio insight, una vera e propria consapevolezza su se stesse. E’ l’osservatore invece ad avere intense reazioni di fronte ai loro improvvisi e inattesi cambiamenti comportamentali che generano talora iniziale incredulità, uno stupore perplesso, "lasciano di stucco" e, successivamente, impongono la necessità di rivedere criticamente l’evoluzione di questo rapporto per ristrutturare la loro immagine (internalizzata dai partners) di fronte all’incredibile mutamento della relazione il rapporto.
 
Spesso questi improvvisi viraggi inducono il partner a ricercare, indagare, scoprire e svelare nei soggetti ambigui rapporti simili in altri contesti, "altre identità", la presenza contemporanea di modi di pensare, percepire e sentire antitetici o comunque non compatibili con quelli mostrati nella relazione originaria. Il vissuto di assenza di coerenza, di tradimento, di falsità, di inautenticità successivo allo svelamento dell’ambiguo, viene poi rafforzato dalla mancanza di conflittualità interne a queste personalità che, anche se confrontate con la loro incoerenza, tendono a minimizzarla, come se non fosse successo niente. L’ambiguo non riconosce alcuna contraddizione nell’assumere posizioni antitetiche
 
Il loro stile predilige, l'omissione, la mezza verità, il depistaggio e l'insabbiamento. Se costretti allo smascheramento si allontanano bruscamente. Trincerandosi dietro un fastidio sdegnato di fronte ad ogni richiesta di chiarimenti, danno l’impressione di una pura esigenza di riservatezza. Sentono di essere sempre giustificati nelle proprie azioni delle quali vedono soltanto il lato positivo.
 
Lo svelamento di questa strategia mimetica è intollerabile per l’ambiguo che si vede costretto o alla fuga o alla soppressione del testimone dei suoi deficit, cioè alla distruzione della relazione.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,





domenica 23 giugno 2019

consapevolezza





Raramente è possibile trovare una certa consapevolezza nelle personalità ambigue che, nel momento in cui sono confrontate con i conflitti che creano, reagiscono con modalità molto confuse, "immediate", artificiali, a volte emotivamente discontrollate, ma senza mai poter prendere un vero e proprio insight, una vera e propria consapevolezza su se stesse.

Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,


mercoledì 2 agosto 2017

la loro indeterminatezza è un terreno su cui sembra attecchire qualsiasi pianta


La seduttività è dunque una componente essenziale di queste personalità, che sono immediatamente ciò che l’altro si attende da loro nel momento in cui lo incontrano;, si plasmano sulle esigenze di quello dando vita a relazioni apparentemente perfette, confidenziali (anche se a senso unico, nel senso che suscitano nell’altro il desiderio di raccontarsi, senza farlo mai loro stesse). Si presentano sempre come persone leali, totalmente prese da un’unica situazione; se confrontati con la propria inaffidabilità possono perfino sentirsi offesi.
 
Questi soggetti sono insomma dei depositari dei problemi o dei desideri del partner, la loro indeterminatezza è un terreno su cui sembra attecchire qualsiasi pianta, assumono la forma che egli vuole, ma non esistono senza le sue proiezioni se non come individui privi di una reale identità. Questo fa sì che diventino facili prede di partner particolari, e soggetti di relazioni strutturalmente perverse con forti sfumature sadomasochistiche.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

sabato 22 luglio 2017

l’ambiguità genera pertanto necessariamente ambivalenza.


Sul piano psicologico e interpersonale il problema posto dal comportamento ambiguo di una persona, è che esso si colloca esattamente nella dimensione intermedia tra la fiducia nell’apparenza e la certezza dell’illusione e dell’inganno; se sapere di potersi fidare o di essere ingannati da un partner consente di prendere le adeguate contromisure, di fronte alla sua ambiguità si è costretti ad oscillare tra aspettative proiettive positive o negative: l’ambiguità genera pertanto necessariamente ambivalenza.
 
L’ambiguità di una persona alla quale si è legati da un legame affettivo intenso (o, in generale, da un rapporto di dipendenza) suscita un’indeterminatezza ansiosa particolarmente intensa, talora insostenibile, dubbi e interrogazioni destabilizzanti che necessitano di essere dissolti ma non possono esserlo. Il soggetto ambiguo infatti per sua natura resta contraddittorio, sfuggente e indefinito per l’osservatore, sia nei suoi comportamenti che nelle sue comunicazioni, sia per quanto attiene le sue motivazioni.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

domenica 11 giugno 2017

ambiguità e ambivalenza


«Nel soggetto ambiguo non sono chiari i termini odio/amore, tutto è possibile e intercambiabile… l’ambiguo non è governato da sentimenti profondi e stabili ma da emozioni e sensazioni frammentate perché legate al vissuto di gratificazione e di protezione che in un dato momento una certa situazione o relazione può dargli - commentano i due autori -. Il bilancio di un rapporto con l’ambiguo permette solo di ricordare una serie di momenti che non raggiungono la dignità di una storia, una serie di memorie episodiche, spesso solo l’inizio e la fine».
 
Caratteristica distintiva è la seduttività e la fascinazione di queste persone..”chi li ama dà loro un’identità, loro restituiscono i suoi sogni. Il rapporto è però illusorio perché costituito dal gioco e dalle proiezioni e dalla loro riflessione”
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

L’ambiguità: “tende all’elusione dei conflitti aperti ma finisce per determinare effetti più improvvisi ed inattesi, e quindi più devastanti e difficili da elaborare per chi li subisce.”
 
“la specificità di questa tipologia si fonda sia su alcune caratteristiche espressive (quali lo stile elusivo e anticomunicativo) che strutturali (le tre operazioni fondamentali della scissione ambivalente, cioè l’elusione della colpa e del deficit, la loro proiezione sull’altro, la falsificazione narrativa del reale. In questi soggetti invariabilmente si riscontrano un’identità precaria, mascherata dalla mimèsi situazionale (modalità “as if” e del “far finta”), un generale vissuto di depersonalizzazione, un’instabilità affettiva secondaria all’inconsistenza evolutiva e all’inautenticità delle loro relazioni. Questa costellazione fenomenica predispone a conflitti di autonomia e di potere striscianti che scatenano l’ambivalenza dei partner e conducono prima o poi alle rotture.
 
l’ambivalenza può essere definita semplicemente come una dinamica di legame che oscilla tra l’attaccamento e il distacco, la costruzione o la distruzione di legami cooperativi e si esprime con l’alternanza di tenerezza e ostilità, idealizzazione e disprezzo verso uno stesso oggetto
 
l’ambivalenza è distruttiva in quanto “protegge il soggetto dalla responsabilità di aver causato lui stesso, individuandolo, la separazione dall’oggetto dell’amore: la scissione dall’oggetto infatti consente di proiettare su di esso la propria colpa
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