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martedì 28 aprile 2015

ma poi il dolore passa

Gli scritti profondi e irreali, a tratti pieni di affettuosità adolescenziale e grandi slanci, con cui Pessoa conversa con Ophélia Queiroz, l’unica “fidanzata” avuta dal poeta portoghese. Quando la relazione sembra avviata verso il fidanzamento ufficiale, tra alti e bassi, termina bruscamente con il decisivo intervento di Alvaro de Campos che scrive varie lettere alla ragazza in cui parla malissimo del suo amato.
Il 29 novembre 1920, con una lettera, mette fine alla loro storia:

lettera di addio di Fernando Pessoa a Ophélia Queiroz

“Il Tempo, che invecchia i volti e i capelli, invecchia anche, ma ancora più rapidamente, gli affetti violenti. La maggior parte della gente, per la sua stupidità, riesce a non accorgersene, e crede di continuare ad amare perché ha contratto abitudine a sentire se stessa che ama. Se non fosse così, non vi sarebbe al mondo gente felice. Le creature superiori, tuttavia, sono private della possibilità di codesta illusione, perché non possono credere che l’amore sia duraturo, né, quando sentono che esso è finito, si sbagliano interpretando come amore la stima, o la gratitudine, che esso ha lasciato.[…]

Queste cose fanno soffrire, ma poi il dolore passa. Se la stessa vita, che è tutto, passa, perché non dovrebbero passare l’amore, il dolore e tutte le cose che sono solo parti della vita?”.

Fernando Pessoa - 29 novembre 1920

la lettera finisce con una poesia:

Tutte le lettere d’amore

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

Fernando Pessoa

Tratto da  "l'indifferenziato"



domenica 12 aprile 2015

Ogni volta è come le altre.

lettera inconsistente

Ti scrivo due righe

Ti scrivo due righe
tanto so, che mai avrò il coraggio di spedire la presente.

Ogni volta provo a credere sia diverso. Ogni volta mi sembra che sia speciale. Ma poi, quando è il momento per me più delicato...la persona in questione si dilegua...si scioglie come la neve al sole, come quando i bambini giocanoa palle di neve..tanta gioia e risa mentre si gioca e poi..dopo poco quegli ammassi di materia bianca svaniscono...non ce n'è più traccia.
Ogni volta la mattina dopo, provo a guardarmi allo specchio, mi guardo negli occhi....occhi tristi nonostante il sorriso.
Ogni volta è uguale alle altre....
Ogni volta me ne convinco,  ma è falso. Ogni volta è come le altre.

Dora Libretti - 2009

martedì 24 marzo 2015

Quella notte invecchiai

Quela note 'nvechiai

Passai tute quel'ore
de sopra 'l letto, imoto
e bianco, come soto
'n ipnotico stupore.

Mai sepi a co' pensai:
so che te maledissi.
Steso, coi ochi fissi,
quela note 'nvechiai.

Gianfranco Scataglini

lunedì 23 marzo 2015

L'illusione di essere amati

Inganno

Finalmente, un bel giorno, capisco che cosa mi è accaduto: credevo di soffrire per il fatto di non essere amato, mentre invece soffrivo perché credevo di esserlo;

vivevo nell’imbroglio di credermi contemporaneamente amato e abbandonato.

Chiunque avesse ascoltato il mio linguaggio interiore non avrebbe potuto che esclamare: ma cos’è che vuole, in fin dei conti? (proprio come si dice di un bambino difficile).

Roland Barthes


A volte la realtà non è come la rappresentiamo.
E' facile vedere le cose come vorremmo che fossero e non come sono.
Viviamo in una finzione e ci preoccupiamo di adattare i fatti, i gesti, le parole dette e non dette,
alla nostra finzione e perseguiamo nell'inganno.
Fingiamo di non vedere e di non capire
ci ostiniamo a non voler capire e
ci ingegniamo a dare spiegazioni e giustificazioni
perchè la verità è dura da accettare,
ci ferisce e ci mette nudi di fronte a noi stessi
al nostro disagio e alle nostre inquietudini

Juan Pedroso

sabato 14 febbraio 2015

disillusione

"dunque è così" pensa. "Ho amato un uomo che mi ero inventata." E scoppia a ridere: un riso amaro, quasi isterico. "Michele, quale Michele. Michele non esiste. Ho amato un uomo che era solo nella mia testa."

 Sorride anche Anna: non ha mai fatto niente di così assurdo, di così inaspettato. Ma forse è arrivato il momento di strapparsi di dosso la sua vita come un vecchio vestito, e ricominciare daccapo

Ferzan Ozpetek, Rosso Istambul, pag 69
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