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domenica 18 dicembre 2016

Ora, in questa terra bruna

James Joyce

non tristi che il nostro amore gaio
sia ora finito in questo modo.

Ora, in questa terra bruna

Ora, in questa terra bruna
dove Amore suonò musica soave
noi andremo camminando, mano
in mano, resi indulgenti dall'amicizia,
non tristi che il nostro amore gaio
sia ora finito in questo modo.

Un briccone in veste rossa e gialla
picchia sull'albero, e tutt'intorno
al nostro isolamento il vento
va fischiando allegro. Le foglie
non sospirano mai, quando
l'autunno le prende di sorpresa.

Ora, non udiamo più nemmeno
la villanella e il ritornello noto.
Ci baceremo ancora, tesoro, prima
dei mesti addii di fine giorno.
Non essere triste, tesoro, per nulla
l'anno va ripiegando, invano.
James Joyce

lunedì 28 settembre 2015

Grigi venti, freddi venti soffiano dovunque io vada


Giorno grigio



Tutto il giorno odo il rumor delle acque
che si lamentano,
tristi come l'uccello marino
che solitario va
e ode i venti gemere alle acque
tanto monotone.
Grigi venti, freddi venti soffiano
dovunque io vada.
Odo giù il rumore d'infinite
acque remote.
James Joyce


Grey

@8papere




sabato 1 agosto 2015

chiavami



lettera di James Joyce alla mglie Nora
 
Ragazza mia dolcissima, finalmente una lettera da te! Devi essertela strapazzata parecchio, la tua matta fichetta, per scrivermi una lettera così senza capo né coda. Quanto a me, amore, sono così spompato che dovresti leccarmelo per un’ora prima di farlo indurire abbastanza da potertelo mettere dentro, e non parliamo poi di chiavarti con frenesia. Me lo sono lavorato così a lungo e così spesso che ho paura di guardarmelo e vedere cos’è diventato. Amore, per piacere, non chiavarmi troppo quando torno.

Chiavami quanto vuoi la prima notte, ma poi fammi riprendere. E devi fare tutto tu, amore, perché io ora sono così martoriato e floscio che scommetto non c'è ragazza in tutta Europa, eccetto il mio amore, che si proverebbe a farmi zampillare. Chiavami, amore, in tutte le posizioni che la tua lussuria ti detta. Chiavami tutta vestita con tanto di cappello e veletta, la faccia bruciata dal freddo, dal vento e dalla pioggia e gli stivaletti infangati, a gambe larghe mentre io me ne sto seduto su una sedia e tu mi monti e vai su e giù e mostri le trine delle mutande e io ti tengo il cazzo ben ritto dentro la fica, oppure sulla spalliera del divano.

Chiavami tutta nuda eccetto per il cappello e le calze, disteso sul pavimento a gambe larghe, e tu che mi monti come una cavallerizza con le cosce tra le mie e un fiore rosso infilato nel tuo grande culo carnoso. Chiavami in vestaglia (spero che tu abbia ancora quella che mi piace) con niente sotto: apritela quando meno me lo aspetto e mostrami il pube le cosce e il culo e fatti pompare sulla tavola di cucina. Chiavami lasciandotelo mettere nel culo, piegata come una pecorella sul letto, coi capelli sciolti e le mutande rosa profumate aperte svergognatamente dietro e mezze calate sul culo che fa capolino.

Chiavami, se puoi, seduta al gabinetto, le vesti rialzate, con grugniti da scrofa che si fa un maiale, e con un qualcosa di sporcamente serpentino che ti scende lentamente dal culo. Chiavami sulle scale al buio, come una serva che sbottona delicatamente i pantaloni del suo soldato e gli infila la mano sul pistolone, trova la camicia, la sente bagnata, la scosta e gli tocca le palle infuocate e alla fine gli tira fuori audacemente l’arma di carne che le piace tanto e comincia a masturbarlo con gentilezza, dicendogli all'orecchio parole sconce e storie oscene sentite dalle amiche e cose sporche che lei sa, e mentre fa tutto questo viene nelle mutande dal piacere e lascia partire tante caldi e silenziosi gorgoglii pubici, finché sente il grilletto indurito come il cazzo di lui e improvvisamente se lo ficca tutto nella fica e chiava.
Basta! Basta perdio!
Sono venuto, la festa è finita. Ora rispondo alle tue domande!
Jim

James Joyce

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