Octavio Paz
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sabato 29 dicembre 2018
venerdì 29 dicembre 2017
Lingua vinaccia di sole flagellato
Octavio Paz
pioggia di mani di foglie di dita di vento
sul tuo corpo
sul mio corpo sul tuo corpo
Lingua vinaccia di sole flagellato
Lingua vinaccia di sole flagellato
lingua che lambisce il tuo paese d’insonni dune
chioma
lingua di fruste
linguaggi
snodati sulla tua schiena
intrecciati
sui tuoi seni
scrittura che ti scrive
con gli sproni delle lettere
ti nega
con i tizzoni dei segni
vestito che ti sveste
scrittura che ti veste di enigmi
scrittura in cui mi seppellisco
Chioma
grande notte improvvisa sul tuo corpo
giara di vino caldo
versato
sulle tavole della legge
nodo d’urli e nube di silenzi
grappolo di serpi
grappolo d’uva
pestata
dalle gelide piante della luna
pioggia di mani di foglie di dita di vento
sul tuo corpo
sul mio corpo sul tuo corpo
Chioma
fogliame dell’albero d’ossa
l’albero di aeree radici che suggon notte dal sole
Albero carnale
Albero mortale
Octavio Paz
lingua che lambisce il tuo paese d’insonni dune
chioma
lingua di fruste
linguaggi
snodati sulla tua schiena
intrecciati
sui tuoi seni
scrittura che ti scrive
con gli sproni delle lettere
ti nega
con i tizzoni dei segni
vestito che ti sveste
scrittura che ti veste di enigmi
scrittura in cui mi seppellisco
Chioma
grande notte improvvisa sul tuo corpo
giara di vino caldo
versato
sulle tavole della legge
nodo d’urli e nube di silenzi
grappolo di serpi
grappolo d’uva
pestata
dalle gelide piante della luna
pioggia di mani di foglie di dita di vento
sul tuo corpo
sul mio corpo sul tuo corpo
Chioma
fogliame dell’albero d’ossa
l’albero di aeree radici che suggon notte dal sole
Albero carnale
Albero mortale
martedì 26 dicembre 2017
Pietra di paragone (appari)
Octavio Paz
Appari
aiutami ad esistere
Pietra di paragone
Appari
aiutami ad esistere
aiutati ad esistere
oh inesistente per cui esisto
oh presentita che mi è presente
sognata che mi sogna
comparsa svanita
vieni vola sopraggiungi svegliati
rompi argini avanza
intrico di bianchezza
marea d’armi bianche
mare sbrigliato che galoppi nella notte
stella innalzata
splendore che ti configgi in seno
(canta ferita chiuditi bocca)
appari
foglia nuda tatuata d’autunno
bell’astro dal calmo movimento di tigre
pigro lampo
aquila immobile ammiccante
cadi penna freccia adornata cadi
suona alla fine l’ora dell’incontro
orologio di sangue
pietra di paragone di questa vita
Octavio Paz
aiutami ad esistere
aiutati ad esistere
oh inesistente per cui esisto
oh presentita che mi è presente
sognata che mi sogna
comparsa svanita
vieni vola sopraggiungi svegliati
rompi argini avanza
intrico di bianchezza
marea d’armi bianche
mare sbrigliato che galoppi nella notte
stella innalzata
splendore che ti configgi in seno
(canta ferita chiuditi bocca)
appari
foglia nuda tatuata d’autunno
bell’astro dal calmo movimento di tigre
pigro lampo
aquila immobile ammiccante
cadi penna freccia adornata cadi
suona alla fine l’ora dell’incontro
orologio di sangue
pietra di paragone di questa vita
domenica 17 dicembre 2017
Lingua vinaccia di sole flagellato
Octavio Paz
lingua di fruste
linguaggi
snodati sulla tua schiena
Eros mi scuote
Lingua vinaccia di sole flagellato
Lingua vinaccia di sole flagellato
lingua che lambisce il tuo paese d’insonni dune
chioma
lingua di fruste
linguaggi
snodati sulla tua schiena
intrecciati
sui tuoi seni
scrittura che ti scrive
con gli sproni delle lettere
ti nega
con i tizzoni dei segni
vestito che ti sveste
scrittura che ti veste di enigmi
scrittura in cui mi seppellisco
Chioma
grande notte improvvisa sul tuo corpo
giara di vino caldo
versato
sulle tavole della legge
nodo d’urli e nube di silenzi
grappolo di serpi
grappolo d’uva
pestata
dalle gelide piante della luna
pioggia di mani di foglie di dita di vento
sul tuo corpo
sul mio corpo sul tuo corpo
Chioma
fogliame dell’albero d’ossa
l’albero di aeree radici che suggon notte dal sole
Albero carnale
Albero mortale
Octavio Paz
lingua che lambisce il tuo paese d’insonni dune
chioma
lingua di fruste
linguaggi
snodati sulla tua schiena
intrecciati
sui tuoi seni
scrittura che ti scrive
con gli sproni delle lettere
ti nega
con i tizzoni dei segni
vestito che ti sveste
scrittura che ti veste di enigmi
scrittura in cui mi seppellisco
Chioma
grande notte improvvisa sul tuo corpo
giara di vino caldo
versato
sulle tavole della legge
nodo d’urli e nube di silenzi
grappolo di serpi
grappolo d’uva
pestata
dalle gelide piante della luna
pioggia di mani di foglie di dita di vento
sul tuo corpo
sul mio corpo sul tuo corpo
Chioma
fogliame dell’albero d’ossa
l’albero di aeree radici che suggon notte dal sole
Albero carnale
Albero mortale
Octavio Paz
sabato 20 maggio 2017
passaggio
Octavio Paz
Il tuo corpo è l’orma del tuo corpo
Acqua e vento
Più che aria
più che acqua
più che labbra
leggera leggera
Il tuo corpo è l’orma del tuo corpo
Octavio Paz

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lunedì 7 novembre 2016
Acqua e vento
Octavio Paz
gli uomini sono pietre
Acqua e vento
Distesa d'acqua scintilli sotto un fulmine lascivo il mio pensiero azzurro e nero. Cammini per il bosco del mio sangue alberi odorosi di seme alberi bianchi alberi neri. Abiti un rubino istante incandescente goccia di fuoco incastonata nella notte corpo senza limiti in un'alcova minuta. Il mare ti solleva fino al grido più bianco l'edera del gemito mi conficca le unghie nella nuca il mare ti squarcia strappandoti gli occhi torre di sabbia che si sgretola i tuoi lamenti scoppiano e svaniscono galli neri cantano la tua morte e la tua resurrezione. Sul bosco carbonizzato passa il sole con un'asciaOctavio Paz
“Noi sardi siamo fatti di pietra e di vento”
Costantino Nivola.
Costantino Nivola.

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sabato 29 ottobre 2016
Villaggio
Octavio Paz
gli uomini sono pietre
Villaggio
Le pietre sono tempo Il vento secoli di vento Gli alberi sono tempo gli uomini sono pietre Il vento si avvolge su se stesso e si sotterra nel giorno di pietra Acqua non c‘è ma gli occhi brillanoOctavio Paz
“Noi sardi siamo fatti di pietra e di vento”
Costantino Nivola.
Costantino Nivola.
Le poesie di Octavio paz
Octavio Paz - Poesie
- Lingua vinaccia di sole flagellato
- Pietra di paragone
- Passaggio
- Acqua e vento
- Villaggio
- toccare
- Due corpi
- che cos'è la poesia
- Temporale
- Asse
- Non è l'altezza né la notte e la sua luna
- Maithuna - frammento 4
- Maithuna - frammento 3
- Maithuna - frammento 2
- Maithuna - frammento 1
- Dormire in te dormire
- pietra di sole
- Tutto si trasfigura, tutto è sacro,
- L'amore deve infrangere la legge del mondo
- la poesia è
mercoledì 19 ottobre 2016
toccare
Octavio Paz
le mie mani
inventano un altro corpo al tuo corpo.
Toccare
Le mie mani aprono la cortina del tuo essere ti vestono con altra nudità scoprono i corpi del tuo corpo le mie mani inventano un altro corpo al tuo corpo.Octavio Paz

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domenica 26 giugno 2016
due corpi

Due corpi
Due corpi, uno di fronte all’altro, sono a volte due onde e la notte è oceano. Due corpi, uno di fronte all’altro, sono a volte due pietre e la notte deserto. Due corpi, uno di fronte all’altro, sono a volte radici nella notte intrecciate. Due corpi, uno di fronte all’altro, sono a volte coltelli e la notte lampo. Due corpi, uno di fronte all’altro, sono due astri che cadono in un cielo vuoto. Octavio Paz

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domenica 19 giugno 2016
i corpi di pietra

Due corpi, uno di fronte all’altro,
— carmeliño (@carmelo_pnt) 19 giugno 2016
sono a volte due pietre
e la notte deserto.
O.Paz
Buenos dias
dimentichiamo i nostri corpi stranieri
— Gonzalo (@Gonzalo11azul) 18 giugno 2016
e dedichiamoci alle nostre anime
domenica 5 giugno 2016
Che cos'è la poesia
Che cos'è la poesia
"Cos'è la poesia?" domandò il monaco."È un mistero ineffabile", rispose Yuko.
Un mattino, il rumore della brocca dell'acqua che si spacca fa germogliare nella testa una goccia di poesia, risveglia l'animo e gli conferisce la sua bellezza. È il momento di dire l'indicibile. È il momento di viaggiare senza muoversi. È il momento di diventare poeti.
Non abbellire niente. Non parlare. Guardare e scrivere. Con poche parole. Diciassette sillabe. Un haiku.
Un mattino, ci si sveglia. È il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene.
Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere.
Maxence Fermine
«L'opera non è fine a se stessa né possiede esistenza propria: l'opera è una parte, una mediazione. La critica del soggetto comporta la distruzione, non del poeta o dell'artista, ma della nozione stessa d'autore. Per i Romantici, la voce del poeta era quella di "tutti"; per noi è rigorosamente quella di nessuno. Ad uguale distanza dall'autore e dal suo Io, nessuno e tutti si equivalgono. Il poeta non è un piccolo dio...».
«Capire una poesia vuol dire, in primo luogo, udirne il suono» ....
«le parole entrano dall'orecchio, appaiono davanti agli occhi, spariscono nella contemplazione»....
«Leggere una poesia è udirla con gli occhi, udirla è un corpo/avvolto solo nel suo enigma nudo»
"Per sentire un testo poetico occorre capirlo; per capirlo, ascoltarlo vederlo contemplarlo; convertirlo in eco ombra nulla. La comprensione è un esercizio spirituale". Perciò,
"Ogni lettore è un altro poeta; ogni testo poetico, un altro testo".
Octavio Paz
compito del poeta è ritrovare la vicinanza nativa delle parole e delle cose, tipica dell’infanzia, cancellata dalle necessità della concettualizzazione intellettuale
Diciamo che la poesia è, per me, rendere alle cose la loro natura di esserci, la loro presenza piena, trasgredendo quindi, il concettuale che invece li confina nella generalità dei concetti e quindi nelle astrazioni.
Per me la poesia è ridare vita agli aspetti della vita quotidiana. La poesia nasce come ci si sveglia al mattino. Il poeta non fa altro che continuare il sogno notturno. Il poeta verifica le informazioni che gli arrivano dall’inconscio che è una parte importante del nostro essere. Quindi, come vede, il lavoro del poeta è abbastanza passivo.”
“Diciamo che per me la poesia è restituire alle cose, fra le quali viviamo, e agli esseri con cui viviamo, la pienezza della loro presenza a se stessi. Liberare, ‘sbarazzare’ la figura dell’altro, per così dire, dagli orpelli concettuali, rendere loro la presenza immediata. Ciò significa sapere che viviamo in un luogo e in un momento preciso, nella nostra solitudine, che viviamo nella finitudine. Significa, inevitabilmente, concentrarsi sull’esistenza particolare di ciascuno di noi
Yves Bonnefoy
cos'è la poesia

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lunedì 25 aprile 2016
temporale
Octavio Paz
il torrente delira
ogni volta più fondo
nel tuo corpo sopito
ogni volta più notte.
Il vento lotta al buio col tuo sogno
boscaglia verde e bianca
quercia fanciulla quercia millenaria
il vento ti sradica e trascina e rade al suolo
apre il tuo pensiero e lo disperde
Turbine i tuoi occhi
turbine il tuo ombelico
turbine e vuoto
Il vento ti spreme come un grappolo
temporale sulla tua fronte
temporale sulla tua nuca e sul tuo ventre
Come un ramo secco
il vento ti sbalza
Nel tuo sogno entra il torrente
mani verdi e piedi neri
rotola per la gola
di pietra nella notte
annodata al tuo corpo
di montagna sopita
Il torrente delira
fra le tue cosce
soliloquio di pietre e d'acqua
Sulle scogliere
della tua fronte passa
come un fiume d'uccelli
Il bosco reclina il capo
come un toro ferito
il bosco s'inginocchia
sotto l'ala del vento
ogni volta più alto
il torrente delira
ogni volta più fondo
nel tuo corpo sopito
ogni volta più notte.
Octavio Paz

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lunedì 18 aprile 2016
martedì 24 novembre 2015
tu bosco nel sole tu acqua in attesa
ASSE Nella noria di sangue il mio corpo nel tuo sorgente notturna la mia lingua di sole nel tuo bosco madia il tuo corpo grano rosso io Nella noria d'osso io notte io acqua io bosco che avanza io lingua io corpo io osso di sole nella noria di notte sorgente di corpi tu notte del grano tu bosco nel sole tu acqua in attesa tu madia d'ossa Nella noria di sole la mia notte nella tua il mio sole nel tuo il mio grano nella tua madia il tuo bosco nella mia lingua Nella noria del corpo l'acqua nella notte il tuo corpo nel mio Sorgente d'ossa Sorgente di soli Octavio Paz

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lunedì 23 novembre 2015
sono le date e i loro turbini
Non è l'altezza né la notte e la sua luna o gli infiniti che si offrono alla vista è la memoria e le sue vertigini Questo che vedo questo che gira sono le insidie le trappole dietro non c'è nulla sono le date e i loro turbini Octtavio Paz - frammento di poesie
venerdì 7 agosto 2015
Da quei riflessi entri illesa nel fiume delle mie mani

Maithuna - frammento - 4
Ora verticale
siccità
muove le sue ruote luccicanti
Giardino di rasoi
festino d’inganni
Da quei riflessi
entri
illesa
nel fiume delle mie mani
***
Hora vertical
la sequía
mueve sus ruedas espejeantes
Jardín de navajas
festín de falacias
Por esas reverberaciones
entras
ilesa
en el rio de mis manos
Octavio Paz
La notte sparge il tuo corpo

Maithuna - frammento - 3
Il mio giorno
nella tua notte
scoppia
Il tuo grido
salta a pezzi
La notte
sparge
il tuo corpo
Risacca
i tuoi corpi
s’annodano
Ancora il tuo corpo
***
Mi dia
en tu noche
revienta
Tu grito
salta en pedazos
La noche
esparce
tu cuerpo
Resaca
tus cuerpos
se anudan
Otra vez tu cuerpo
Octavio Paz

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giovedì 6 agosto 2015
il tuo riso o piuttosto il tuo fogliame

Maithuna - frammento - 2
Gabbia di suoni
aperta
in piena mattina
più bianca
delle tue natiche
in piena notte
il tuo riso
o piuttosto il tuo fogliame
la tua camicia di luna
quando scendi dal letto
Luce stacciata
la spirale canora
dipana il biancore
Aspo
X
piantata in un crepaccio
***
Una jaula de sonidos
abierta
en piena mañana
màs bianca
que tus nalgas
en piena noche
tu risa
o màs bien tu follaje
tu camisa de luna
al saltar de la cama
Luz cernida
la espirai cantante
devana la blancura
Aspa
X
plantada en un abra
Octavio Paz

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