come il parabrezza di una vecchia automobile.
Efrai Medina Reyes
Efraim Medina Reyes
Sembri nervoso,’ disse circondandomi il collo con le braccia. I capezzoli duri, appuntiti, premono contro il mio petto dandomi le vertigini. Vuoi vedere i piercing?’
Dove sono?’
Aspetta un momento.’
Andò a chiudere la porta del negozio. Poi mi prese per mano e mi portò in bagno. Accese la luce e cominciò ad abbassarsi gli short.
Non farlo,’ dissi con un filo di voce. Se torna tuo padre mi ammazza.’
Lei si era liberata degli short e della maglietta, i minuscoli slip bianchi mettevano in evidenza il sesso, un piccolo frutto all´ultimo stadio di maturazione con una riga in mezzo, che attendeva di essere aperto. Con il miele dentro, pronto per essere leccato, succhiato, posseduto. E i seni rivolti all´insù, pieni di sé, luminosi, i capezzoli vibranti in mezzo a quel delizioso circolo rosa. Si accarezzò il piercing all´ombelico e mi afferrò una mano per portarsela al seno, dove aveva l´altro piercing. Un seno sodo, caldo, fragrante. Il mio sesso era come impazzito, il gonfiore era evidente sotto i pantaloni grigi e lei lo guardava e di sicuro lo vedeva irrompere nella sua fessura. Tolsi la mano e indietreggiai fino alla porta. Lei fece una giravolta e il suo culo mi mozzò il poco fiato che mi restava. Rise come la bambina che era e si avvicinò minacciosa.
Mi dai un bacio qui?’ chiese con falsa innocenza mentre si accarezzava il sesso con la mano. Senza togliermi gli slip, chiaro.’

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