Visualizzazione post con etichetta Milan kundera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Milan kundera. Mostra tutti i post

mercoledì 28 dicembre 2016

vertigine

Milan Kundera

“Chi tende continuamente verso l’alto deve aspettarsi prima o poi di essere colto dalla vertigine. Che cos’è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perchè ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.”
[...]
“Era la vertigine. L’ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.”

L'insostenibile leggerezza dell'essere

     Milan Kundera

venerdì 18 novembre 2016

nostalgia di un ritorno impossibile

Giorgio Caproni

- pungente e senza condono - la spina della nostalgia.

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi, né che sia.
Soltanto ne conserviamo
- pungente e senza condono -
la spina della nostalgia.
Giorgio Caproni
Perché la nostalgia non intensifica l’attività della memoria, non risveglia ricordi, basta a se stessa, alla propria esistenza, assorbita com’è dalla sofferenza

Adesso il tempo le appare in maniera del tutto diversa; non è più il presente vittorioso che s’impossessa del futuro; è il presente vinto, prigioniero, travolto dal passato. Vede un giovane che si stacca dalla sua vita e se ne va, per sempre inaccessibile. Ipnotizzata, non può che contemplare questo brandello della sua vita che si allontana, non può che contemplarlo e soffrire. Prova una sensazione del tutto nuova che si chiama nostalgia

“In greco “ritorno” si dice nòstos. Álgos significa “sofferenza”. La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie)”
Milan Kundera - L'ignoranza

domenica 25 settembre 2016

dolce assenza di sguardi

pensieri notturni
"Solitudine: dolce assenza di sguardi. [...] Gli sguardi erano come pesi che la buttavano a terra, oppure come baci che le succhiavano le forze; che le rughe che aveva in volto erano state incise dagli aghi degli sguardi"


     Milan Kundera -

L'immortalità

sabato 24 settembre 2016

l'umiliazione

pensieri notturni
"Il fondamento della vergogna non è il nostro sbaglio personale ma l'oltraggio, l'umiliazione che proviamo per essere costretti ad essere ciò che siamo senza averlo scelto, e l'insopportabile sensazione che questa umiliazione sia visibile da ogni parte


     Milan Kundera -

L'immortalità

domenica 13 dicembre 2015

L’altare del matrimonio, e chi dice altare dice sacrificio



Letto matrimoniale: L’altare del matrimonio, e chi dice altare dice sacrificio. Qui si sacrificano l’uno per l’altra, entrambi faticano ad addormentarsi e il respiro dell’altro li risveglia perciò si spingono verso le estremità del letto lasciando in mezzo un ampio spazio vuoto. Fingono di dormire, perché pensano che in questo modo faciliteranno il sonno dell’altro, il quale potrà girarsi e rigirasi senza timore di disturbare. Purtroppo l’altro non ne approfitta perché anche lui (e per gli stessi motivi) fingerà di dormire e avrà paura di muoversi: il letto matrimoniale.

Milan Kundera L’immortalità




sabato 10 ottobre 2015

Io ti amo e voglio dormire con Te"



lettera di Marina Cvetaeva a R.M.Rilke - 1926

"Per il mio onomastico, dunque, il regalo più bello: la Tua lettera. Del tutto inattesa, come è stato ogni volta, non mi abituerò mai a Te (né a me!), e neanche allo stupore, e ai miei pensieri per Te. Tu se ciò che stanotte sognerò, ciò che stanotte mi sognerà. (Sognare o essere sognati?) Una sconosciuta in un sogno altrui. Non Ti attendo mai, Ti riconosco sempre. Se qualcuno sognerà Te e me insieme, allora ci incontreremo."

Rainer, voglio venire da Te anche per amore di quel mio nuovo io che può nascere soltanto con Te, soltanto in Te. E allora Rainer, ("Rainer" - il leitmotiv di questa lettera), non Ti arrabbiare (sono io la cattiva) voglio dormire con Te – addormentarmi e dormire.

Questa meravigliosa espressione popolare: com'è profondo, com'è vero, inequivocabile preciso ciò che essa esprime. , esattamente come ciò che esprime. Semplicemente dormire. E e niet’altro.
No, ancora una cosa: affondare il capo nella Tua spalla sinistra, il braccio intorno alla destra, e nient'altro.No ancora uma cosa: sapere, persino nel sonno più profondo, che Tu sei lì. E ancora: ascoltare come risuona il tuo cuore e baciarlo.
[...]
Ho sempre considerato òa bocca come un mondo: volta celeste, grotta, voragine, abisso.Ho sempre trasferito il corpo nell'anima (l'ho discorporato), e l'amore "fisico", per poterlo amare a tal punto l'ho magnificato che d'un tratto non ne è restato più nulla. Sprofondandomi in esso, ho finito per svuotarlo. Penetrandovi ho finito per respingerlo. Di lui non sono rimasta che io stessa: anima (così mi chiamo. e di qui lo stupore, l'onomastico!)

L'amore odia il poeta. Non vuole essere magnificato ("è già magnifico di per se"), si ritiene un assoluto, l'unico assoluto. Non si fida di noi. Nel suo profondo sa di non essere magnifico (perciò è come dispotico), sa che magnifica è soltanto l'anima, e la dove inizia l'anima finisce il corpo. Pura gelosia, Rainer. La stessa che l'anima ha in serbo per il corpo: tanto decantato! Il breve episodio di Francesca e Paolo. Povero Dante! Chi pensa più a Dante e Beatrice? Della commedia umana sono gelosa. L'anima non è mai amata come il corpo, al massimo - lodata. Il corpo lo si ama con mille anime. Chi mai si è dannato per un'anima? E se anche qualcuno lo volesse, sarebbe impossibile: amare un'anima fino alla dannazione significa essere più angeli. Ci hanno sottratto, con l'inganno, tutto l'inferno! (" ...trop pure - provoque un vent dédain!").

Chissa perchè ti dico questp.Forse per paura che Tu mi consideri una passionale qualunque (passione è schiavitù).
"Io ti amo e voglio dormire con Te", all'amicizia non è concessa tanta concisione. Ma io lo dico con altra voce, quasi nel sonno. già nel sonno. Il mio tono è molto diverso da quello della passione. Se miprendessi con Te, prenderesti les plus déserts lieux. Tutto ciò che non dorme mai vorrebbe concedersi al sonno tra le Mue braccia. Giù fino all'anima (gola), questo sarebbe il bacio.
(Non incendio: abisso) je ne plaude pa mas cause, je plaide la cause du plus absolu des baisers
[...]
Rainer, si fa sera e io Ti amo. Ulula un treno. I treni sono lupi, i lupi sono la russia. Non è un treno è tutta la Russia che ulula verso di Te. Rainer, non T'arrabbiare: che Tu T'arrabbi oppure no, stanotte dormirò con Te. Chiudo lo strappo nell'oscurità stellata: la finestra (quando penso a Te e me, penso a una finestra, non al letto.) Gli occhi spalancati, perchè fuori c'è ancora più buio che dentro. Il letto è una nave, e noi partiamo per una viaggio.

La bocca l’ho sempre sentita come mondo: volta celeste, Il corpo l’ho sempre tradotto in anima, l’ho reso magnifico a tal punto che all’improvviso non ne è rimasto nulla.
Perché ti dico tutto questo? Per paura, forse – che tu mi ritenga comunemente passionale. “Ti amo e voglio dormire con te” – all’amicizia non è data tanta concisione. Ma è con un’altra voce che io lo dico, quasi nel sonno profondo. Il mio suono è diverso da quello della passione.
Tutto ciò che mai dorme desidera saziarsi di sonno fra le tue braccia.
Fin dentro l’anima (gola) sarebbe il bacio. (non incendio: voragine).
Rainer, si fa sera, ti amo. Ulula un treno. I treni sono i lupi, i lupi la Russia. Non un treno – la Russia intera sta ululando verso di te.

Rainer, non arrabbiarti, oppure arrabbiati quanto vuoi: stanotte dormirò con te. Uno squarcio nel buio – ci sono le stelle – concludo: finestra. (Alla finestra penso, non al letto, quando penso a te e a me.) Gli occhi spalancati, perché fuori è ancora più buio che dentro. Il letto è un vascello, ci mettiamo in viaggio. Non occorre che tu risponda – continua a baciare.

Marina Cvetaeva - lettera a Rainer Maria Rilke - 1926



“Fare l’amoe con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinità di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a un’unica donna)
Milan Kundera - l'insostenibile leggerezza dell'essere





mercoledì 7 ottobre 2015

Contro i sentimenti siamo disarmati




(@zanzibardy) Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta - e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere. Milan Kundera


martedì 23 giugno 2015

ricordi





La forza del ricordo è una falce che taglia i tristi fieni dell'oblio.
MAURO CORONA, Il volo della martora


Non solo il passato non è fugace, ma resta fermo.MARCEL PROUST, I Guermantes


"Quegli anni erano più belli nel ricordo che non quando li aveva vissuti":
MILAN KUNDERA,




Meno male che si conservano dentro di sé le cose migliori della vita, altrimenti si potrebbe morire di nostalgia.
HERMANN HESSE

domenica 17 maggio 2015

creare il mondo




Come ogni sognatore, ho sempre sentito che il mio dovere era quello di creare.
Fernando Pessoa

Il sogno non è soltanto una comunicazione (magari una comunicazione cifrata), ma anche un’attività estetica, un gioco dell’immaginazione, che è di per sé un valore. Il sogno è la prova che immaginare, sognare ciò che non è accaduto, è tra i più profondi bisogni dell’uomo.
Milan Kundera


domenica 10 maggio 2015

la poesia d'amore è come le rose

Buenos Dias !!!
La poesia d'amore è come le rose
che offriamo alle donne.
[Milan Kundera]

La poesia d'amore è come le rose
che offriamo alle donne.
[Milan Kundera]

lunedì 23 marzo 2015

elogio dell'insignificanza

b

«L’inutilità di essere brillanti, sì, capisco».

«Ben più che l’inutilità. La dannosità. Quando un tipo brillante cerca di sedurre una donna, questa ha l’impressione di entrare in competizione. Anche lei si sente in dovere di brillare. Di non concedersi senza opporre resistenza. Mentre l’insignificanza la libera. La affranca dalle precauzioni. Non esige alcuna presenza di spirito. La rende spensierata e, per questo, più facilmente accessibile.

Milan Kundera - la festa dell'insignificanza

domenica 22 marzo 2015

Il centro della seduzione femminile

Il centro della seduzione femminile

Se un uomo (o un’epoca) vede il centro della seduzione femminile nelle cosce, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: la lunghezza delle cosce è l’immagine metaforica del cammino, lungo e affascinante (per questo le cosce devono essere lunghe), che conduce alla realizzazione erotica; infatti, si disse Alain, anche in pieno coito la lunghezza delle cosce conferisce alla donna la magia romantica dell’inaccessibilità.
 
Se un uomo (o un epoca) vede il centro della seduzione femminile nelle natiche, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: brutalità; allegria; il cammino più breve verso il traguardo; traguardo tanto più eccitante perché duplice.
 
Se un uomo (o un’epoca) vede il centro della seduzione femminile nel seno, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: santificazione della donna; la Vergine Maria che allatta Gesù; il sesso maschile inginocchiato davanti alla nobile missione del sesso femminile.
 
Ma come definire l’erotismo di un uomo (o di un’epoca) che vede la seduzione femminile concentrata al centro del corpo, nell’ombelico?

Milan Kundera - la festa dell'insignificanza

domenica 8 marzo 2015

la nostalgia e la sofferenza dell'assenza

In greco "ritorno" si dice nostos. Algos significa "sofferenza". La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca ( nostalgia, nostalgie ), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnoli dicono añoranza, i portoghesi saudade.

In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall'impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Ripianto del paese natio. Il che, in inglese, si dice homesickness. O, in tedesco, Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione.
Una delle più antiche lingue europee, l'islandese, distingue i due termini: söknudur: "nostalgia" in senso lato; e heimfra : "rimpianto della propria terra". Per questa nozione i cechi, accanto alla parola "nostalgia" presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d'amore ceca: styska se mi po tobè : "ho nostalgia di te"; "non posso sopportare il dolore della tua assenza".

In spagnolo, añoranza viene dal verbo añorar ("provare nostalgia"), che viene dal catalano enyorar. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell'ignoranza. Tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano, e io non so cosa succede laggiù.

Alcune lingue hanno qualche difficoltà con la nostalgia: i francesi non possono esprimerla se non con il sostantivo di origine greca e non hanno il verbo relativo; possono dire je m'ennuie de toi ("sento la tua mancanza"), ma il verbo s'ennuyer è debole, freddo, e comunque troppo lieve per un sentimento così grave.
I tedeschi utilizzano di rado la parola "nostalgia" nella sua forma greca e preferiscono dire sehnsucht: "desiderio di ciò che è assente"; ma la Sehnsucht può applicarsi a ciò che è stato come a ciò che non è mai stato (una nuova avventura) e quindi non implica di necessità l'idea di un nostos; per includere nella Sehnsucht l'ossessione del ritorno occorrerebbe aggiungere un complemento: Sehnsucht nach der Vergangenheit, nach der verlorenen Kindheit, nach der ersten Liebe ("desiderio del passato, dell'infanzia perduta, del primo amore").

L'Odissea,l'epopea fondatrice della nostalgia, è nata agli albori dell'antica cultura greca. Va sottolineato: Ulisse, il più grande avventuriero di tutti i tempi, è anche il più grande nostalgico. Partì (senza grande piacere) per la guerra di Troia e vi rimase dieci anni. Poi si affrettò a tornare alla natia Itaca, ma gli intrighi degli dèi prolungarono il suo periplo, dapprima di tre anni pieni dei più bizzarri avvenimenti, poi di altri sette, che trascorse, ostaggio e amante, presso la dea Calipso, la quale, innamorata, non lo lasciava andar via dalla sua isola.
Nel quinto canto dell' Odissea ,Ulisse le dice:
"so anch'io, e molto bene, che a tuo confronto la saggia Penelope per aspetto e grandezza non val niente a vederla...Ma anche così desidero e invoco ogni giorno di tornarmene a casa, vedere il ritorno".

Odissea
E Omero prosegue:
"Così diceva: e il sole s'immerse e venne giù l'ombra:entrando allora sotto la grotta profonda l'amore godettero, stesi vicini uno all'altra".

Odissea
Nulla che si possa paragonare alla misera condizione di esule che Irena aveva a lungo vissuto. Ulisse conobbe accanto a Calipso una vera dolce vita, vita di agi, vita di gioie. Eppure, fra la dolce vita in terra straniera e il ritorno periglioso a casa, scelse il ritorno. All'esplorazione appassionata dell'ignoto ( l'avventura), preferì l'apoteosi del noto (il ritorno). All'infinito (giacché l'avventura ha la pretesa di non avere mai fine), preferì la fine (giacché il ritorno è la riconciliazione con la finitezza della vita).
Senza svegliarlo, i marinai di Feacia adagiarono Ulisse avvolto nei lini sulla spiaggia di Itaca, ai piedi di un ulivo, e se ne andarono. Fu questa la fine del viaggio. Ulisse dormiva, esausto. Quando si svegliò, non sapeva dov' era. Poi Atena disperse la nebbia dai suoi occhi e fu l'ebbrezza; l'ebbrezza del Grande Ritorno; l'estasi del noto; la musica che fece vibrare l'aria fra la terra e il cielo: vide l'insenatura che conosceva sin dall'infanzia, i due monti che la sovrastavano, e carezzò il vecchio ulivo per assicurarsi che fosse ancora quello di vent'anni prima.

Nel 1950 ,quando Arnold Schonberg viveva negli Stati Uniti da ormai quattordici anni, un giornalista americano gli rivolse alcune domande perfidamente ingenue: è vero che gli artisti emigrando perdono la loro forza creatrice? E' vero che l'ispirazione inaridisce non appena le radici del paese natale cessano di alimantarla? Ci pensate? Cinque anni dopo l'Olocausto! E un giornlaista americano non perdona a Schonberg di non essere legato a quel lembo di terra dove, sotto i suoi occhi, si era scatenato l'orrore degli orrori! Non c'è niente da fare.

Omero rese gloria alla nostalgia con una corona d'alloro e stabilì in tal modo una gerarchia morale dei sentimenti. Penelope sta in cima, molto al di sopra di Calipso. Calipso, oh Calipso! Penso spesso a lei. Ha amato Ulisse. Hanno vissuto insieme sette anni. Non sappiamo per quanto tempo Ulisse avesse condiviso il letto di Penelope, ma certo non così a lungo. Eppure tutti esaltano il dolore di Penelope e irridono le lacrime di Calipso. 


  [Milan Kundera- L'Ignoranza]

venerdì 6 marzo 2015

vertigine

Chi tende continuamente «verso l’alto» deve aspettarsi prima o poi d’essere colto dalla vertigine. Che cos’è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perché ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura


 
I tradimenti di Tomáš le avevano rivelato all’improvviso la sua impotenza e da quella sensazione di impotenza nasceva la vertigine, l’immenso desiderio di cadere.
 
Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L’ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere.
La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere

coincidenze

Quando Tomáš tornò a Praga da Zurigo, fu preso da una sensazione di malessere al pensiero che il suo incontro con Tereza fosse stato determinato da sei improbabili coincidenze [...] Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè in una tazzina.
[...]
Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi.
[...]
Lui era seduto su una panchina gialla da dove di poteva vedere l’ingresso del ristorante. Proprio su quella stessa panchina si era seduta lei il giorno prima con un libro in grembo! In quell’istante capì (gli uccelli delle coincidenze si erano posati sulle sue spalle) che quello sconosciuto le era destinato. Lui la chiamò, la invitò a sederglisi accanto. (L’equipaggio della sua anima si precipitò sul ponte di coperta del suo corpo). Poi lo accompagnò alla stazione e lui, quando si salutarono, le diede il suo biglietto da visita col numero di telefono: «Nel caso dovesse venire una volta a Praga...».
[...]
La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. Una co-incidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano: Tomáš compare nel ristorante proprio mentre la radio suona Beethoven. La stragrande maggioranza di queste coincidenze passa del tutto inosservata. Se al tavolo del ristorante al posto di Tomáš si fosse seduto il macellaio dell’angolo, Tereza non avrebbe notato che la radio suonava Beethoven (sebbene anche l’incontro di Beethoven e di un macellaio sia una coincidenza ugualmente degna di interesse). L’amore nascente ha acceso in lei il senso della bellezza, e quella musica lei non la dimenticherà più. Ogni volta che la sentirà sarà commossa. Tutto ciò che accadrà intorno a lei in quell’istante, apparirà nell’alone di quella musica e sarà bello
[...]
Perché proprio in questo modo sono costruite le vite umane.
Sono costruite come una composizione musicale. L’uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale (la musica di Beethoven, una morte alla stazione) in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata. Anna avrebbe potuto togliersi la vita in maniera diversa. Ma il motivo della stazione e della morte, quel motivo indimenticabile legato alla nascita dell’amore, nel momento della disperazione l’aveva attratta con la sua cupa bellezza. L’uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento

Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere

Non si può mai sapere che cosa si deve volere

Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto naturale non sapere quel che voleva.
 
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future.
 
È meglio stare con Tereza o rimanere solo?
 
Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L'uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno «schizzo» è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
 
«Einmal ist keinmal». Tomáš ripete tra sé il proverbio tedesco. Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l'uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto

Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere

giovedì 5 marzo 2015

Gli uomini che inseguono una moltitudine di donne

Gli uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente essere distinti in due categorie. Gli uni cercano in tutte le donne la donna dei loro sogni, un’idea soggettiva e sempre uguale. Gli altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell’infinita varietà del mondo femminile oggettivo.
 
L’ossessione dei primi è lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono sempre e continuamente delusi perché l’ideale, com’è noto, è ciò che non è mai possibile trovare. Poiché la delusione che li spinge da una donna all’altra dà alla loro incostanza una sorta di scusa romantica, molte donne sentimentali sono commosse dalla loro ostinata poligamia.
 
L’altra ossessione è un’ossessione epica e in essa le donne non trovano nulla di commovente: l’uomo non proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, perciò ogni cosa lo interessa e nulla può deluderlo. E proprio questa incapacità di rimanere delusi ha in sé qualcosa di scandaloso. Agli occhi della gente, l’ossessione del donnaiolo epico appare senza riscatto (senza il riscatto della delusione).
 
Poiché il donnaiolo lirico insegue sempre lo stesso tipo di donna, nessuno si accorge che egli cambia amante; gli amici gli causano continui malintesi, perché non sono capaci di distinguere le sue amiche e le chiamano tutte con lo stesso nome.
 
Nella loro caccia alla conoscenza, i donnaioli epici (e a questa categoria appartiene ovviamente Tomáš) si allontanano sempre più dalla debolezza femminile convenzionale, della quale si stancano presto, e finiscono irrimediabilmente per diventare dei collezionisti di curiosità. Essi se ne rendono conto, ne provano un po’ di vergogna e, per non mettere gli amici in imbarazzo, non si mostrano in pubblico con le loro amanti.

Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

home