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domenica 3 marzo 2019

quando la si smette di aver paura e ci si fida

Buenas noches

è solo quando la si smette di aver paura e ci si fida, che il mondo privato, come scriveva Hannah Arendt, “non è più un inferno”
 

 
Michela Marzano
Le paure che l'amore risveglia

martedì 18 aprile 2017

Forse la cosa più difficile è accettare l’alterità

Forse la cosa più difficile è accettare l’alterità. Soprattutto quando si ama. Perché la persona che amiamo, nonostante tutto, è “altro” rispetto a noi. Altro rispetto a quello che vogliamo. Altro rispetto all’immagine che ci facciamo di lei. Semplicemente “Altro”. Rispetto alle nostre aspettative e ai nostri sogni. Alle nostre richieste e ai nostri bisogni…
 
E allora sì! È difficile convivere con quest’alterità della persona che amiamo. Quest’alterità che le impedisce di riempire il vuoto che ci portiamo dentro. Quest’alterità che talvolta odiamo perché ci fa sentire inadeguati e vulnerabili. Fragili. Come un foglio di carta stropicciato…
 
Il vuoto che ci portiamo dentro è sempre lì. Presente e tangibile. Anche quando facciamo finta di niente. Anche quando ci riempiamo di tante cose pur di non sentirlo.
 
La persona che amiamo può solo sfiorarlo questo vuoto. Può al limite darci l’illusione che un giorno saremo “pieni”. Può spingerci a rincorrere i suoi sorrisi e le sue carezze… E in fondo va bene così…
 
Perché l’amore è fatto soprattutto di assenza. Attimi di purezza in cui il tempo si ferma, ma che non durano mai. Istanti in cui lo “stesso” e “l’altro” coincidono. Prima di separarsi di nuovo. Prima di ricongiungersi. Prima si svanire… Mentre resta il ricordo dei suoi occhi che ci accompagna per sempre…

Michela Marzano
Fragili. Come un foglio di carta stropicciato… link esterno

mercoledì 1 giugno 2016

combattere la violenza sulle donne

Michela Marzano
Non si puo' combattere la violenza se non si educano le ragazze alla consapevolezza del proprio valore e della propria liberta'.
 
Esattamente come non si puo' combattere la violenza se non si educano i ragazzi alla consapevolezza del valore e della liberta' altrui
 
''Dobbiamo far capire a tutti e tutte, fin da piccoli, che il proprio valore e' intrinseco e non strumentale; che ogni persona, a differenza delle cose che hanno un prezzo, non ha mai un prezzo ma una dignita'; che la dignita' non dipende da quello che gli altri pensano di noi, da quello che gli altri ci dicono o meno, da quello che gli altri ci fanno. Questo e' lo spirito critico che dobbiamo far crescere nelle future generazioni''.

     Michela Marzano


 

lunedì 11 maggio 2015

amore e fiducia





....E poi c’è la fiducia. Quando si parla di amore, infatti, prima o poi la fiducia si impone. Come scrive il filosofo Theodor Adorno: «Sei amato solo dove puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza». Il significato della fiducia è tutto qui, nell’abbandonarsi alla benevolenza di chi dice di amarci, sperando che l’altro non approfitti mai troppo della nostra vulnerabilità e del nostro amore. Certo, ogni volta che si parla di fiducia si parla anche di «scommessa»....

.....L’essenza dell’amore è la libertà. Libertà di sbagliare e di farsi male. Libertà di rompere tutto e di ricominciare. Libertà di aver paura che tutto finisca, di fare di tutto perché non accada, di alzarsi il mattino sperando di ricevere qualcosa, di accettare di non ricevere niente. Mille e mille volte. Sempre di nuovo. Per sempre.

Michela Marzano su    >> Vanity fair <<





domenica 10 maggio 2015

amore possesso





....Come se fosse normale abbattere le barriere tra l’«io» e il «tu» per diventare «una cosa sola» – quel mito romantico della fusione che ci affascinava tanto quando eravamo bambini e che, però, è sempre e solo una prigione soffocante. Non perché non ci siano momenti di fusione nell’amore. Quelli ci sono, e talvolta sono anche necessari. Ma perché, dopo la fusione, c’è poi anche (e sempre) il distacco. E quindi la libertà di esistere indipendentemente dall’altra persona.....

Gelosia e possesso, con l’amore, c’entrano poco o niente. Perché l’amore è fatto anche di distanza e di separazione. L’amore è fatto anche di rispetto dell’alterità. L’amore è fatto soprattutto di libertà. Ecco perché uno degli errori più grandi che si possano fare quando si ama, è proprio confondere l’amore con la volontà di controllo e di possesso. Quando si pensa che l’altro ci appartenga completamente. E allora lo si tratta come un oggetto che ci si illude di poter spostare a piacimento, trovandolo ogni volta nel posto esatto in cui lo si è lasciato.

Quel «tu sei mio o mia» che talvolta soffoca. Perché nessuno appartiene a nessuno. Meno che mai a chi dice di amarci. E che, se ci ama veramente, dovrebbe amarci per come siamo. Con tutto quello che sfugge e che non si potrà mai controllare. Quello scivolare via, come una saponetta bagnata tra le mani, che è tanto difficile da sopportare, ma che permette poi ad ognuno di noi di esistere indipendentemente dalla presenza altrui.

Michela Marzano su >> Vanity fair





sabato 21 marzo 2015

la fiducia, cura delle passioni tristi

la fiducia, cura delle passioni tristi - estratto

Il termine “fiducia” è di origine latina, ed ha un carattere non casualmente giuridico (la cultura romana è la cultura originaria del diritto, che dunque intende giuridicizzare tutte le relazioni umane). Essa designava l’atto con cui veniva affidato (fidere= porre fiducia) in custodia qualcosa ad una persona, che l’avrebbe poi restituita o data ad altri.
Anche la parola fede (fidem) è latina: essa indica l’adesione incondizionata (e dunque irrazionale) a qualcosa o a qualcuno.
[....]
L’uscita dalla fede-fiducia originaria implica il passaggio ad una fiducia limitata e condizionata. Un altro esempio interessante citato dalla Marzano è quello dell’Idiota di Dostoevskij: il principe Miskin ha un’eccessiva fiducia negli altri, e questo lo porterà inesorabilmente alla rovina.
[....]
3. Vediamo infine l’aspetto interindividuale, psicologico ed affettivo. Nella nostra epoca vi è una forte carenza di fiducia (o per lo meno, questa è la percezione che sembra prevalere): società del sospetto, simulazione e dissimulazione diffuse. Sfiducia simmetrica (io non ho fiducia nell’altro poiché suppongo che anche l’altro sia sospettoso nei miei confronti) contro una fiducia che è invece per sua natura asimmetrica: quando ho fiducia nell’altro, questo comporta sempre un salto nel buio, un rischio, una situazione incerta.

Pare oggi piuttosto prevalere un’estremizzazione, un’incapacità di modulare razionalmente la fiducia: si passa dalla credulità (sette, maghi, psicofarmaci, rapporti di dipendenza affettiva) allo scetticismo/complottismo.

Ma soprattutto, quel che notiamo è un inarrestabile processo di giuridicizzazione delle relazioni: esempio su tutti è quello del matrimonio (ben rappresentato in maniera umoristica, ma anche grottesca nel film dei fratelli Coen Prima ti rovino poi ti sposo), per non parlare della gestione dei figli. Le relazioni affettive finiscono cioè per reggersi su un impianto giuridico, cartaceo, astratto, più che su una dinamica di fiducia reciproca. Anche nel campo affettivo si riflettono il narcisismo e l’individualismo diffusi a livello sociale: ma come possono nascere un amore o un’amicizia duraturi (anche se non eterni), stabilire una qualunque relazione di fiducia con gli altri se non si è capaci di accordare loro per lo meno lo stesso grado di fiducia che accordiamo a noi stessi? E com’è possibile che ciò avvenga senza un certo margine di rischio, di esposizione e di incertezza? Uscire da sé implica sempre il pericolo del dolore e della sofferenza – delle passioni tristi – ma senza correre questo pericolo ci precludiamo anche la possibilità delle passioni liete e vitali.
* * *
Vorrei concludere con un breve elogio sintetico e per punti della fiducia:

-la fiducia è sempre un salto nel vuoto, ma è la modalità attraverso cui è la vita stessa a presentarsi: la vita come possibilità, apertura al mondo, espansione e “potenza di essere”, secondo la visione spinozista;

-la fiducia è sempre in bilico tra dipendenza (affidarsi all’altro) ed autonomia (limitazione), fusione e separazione: ma questa è proprio la dinamica della crescita, che non può fare a meno di questa dialettica dell’identità e dell’alterità: io sono quel che sono grazie all’altro, il quale lo è reciprocamente grazie a me;

-è vero, come ripete spesso la Marzano, che la fiducia contiene in sé il germe dell’incertezza e del tradimento: solo da colui di cui ci si fida possiamo attenderci il tradimento. Ma l’unica alternativa a questa “esposizione” al rischio e all’incertezza sarebbe l’immobilità, la chiusura, la non uscita da sé – in ultima istanza una vita congelata, amorfa, pericolosamente somigliante ad uno stato di morte;

-la fiducia come “cura delle passioni tristi”, su tutte la paura. Tra due incertezze così radicali a quale sarà meglio affidarsi? Dare fiducia può innescare un vero e proprio circolo virtuoso e moltiplicatore della fiducia: anziché propagare la paura, come la peste, è possibile infondere e spargere fiducia. L’esempio che fa Michela Marzano, e che mi trova molto d’accordo, è quello tratto dall’episodio iniziale di un altro grande romanzo ottocentesco, I miserabili di Victor Hugo: il vescovo che accorda fiducia a Jean Valjean (nonostante il furto dei candelabri) innesca una catena moltiplicatrice di fiducia che si espande lungo tutto il romanzo, ma che è riconoscibile solo post-festum. Né il vescovo né l’evaso e nemmeno noi che assistiamo alla scena – nessuno sa ancora che cosa accadrà: il piccolo atto di fiducia (un vero e proprio dono) è un inizio denso di possibilità e di promesse, ma potrebbe anche rivelarsi l’ennesimo fallimento. Non accordarlo, però, avrebbe implicato una sconfitta ben maggiore: quella dell’umanità.


Mario Domina

                                            la botte di Diogene

martedì 3 marzo 2015

Le paure che l'amore risveglia

Le paure che l'amore risveglia

Le paure che l’amore risveglia sono infinite. Paura di illudersi. Paura di sbagliare. Paura di non essere all’altezza. Paura di essere traditi. Paura di perderlo o di perderla. Tutte quelle paure che ci si porta dentro fin dall’infanzia, quando si dipendeva in tutto e per tutto dai nostri genitori, e si sarebbe stati disposti a fare qualunque cosa pur di non perdere il loro amore. È da lì che parte tutto. Da quei momenti di fragilità che poi ci accompagnano per il resto della nostra vita. E che tante volte ci determinano, anche se cresciamo, anche se impariamo a sbrigarcela da soli, anche la smettiamo di illuderci che con l’altro potremo un giorno sperimentare di nuovo la gioia della fusione e dell’indeterminatezza. Quell’amore incondizionato che, in fondo, non esiste. Perché non c’è amore senza separazione e senza una qualche distanza di sicurezza.

Ma se l’amore incondizionato non esiste, perché dovremmo allora lasciarci andare? Perché dovremmo prendere dei rischi? Perché non rinunciare del tutto alla dipendenza affettiva?

Quando si ama, si è per definizione vulnerabili e dipendenti. Quella vulnerabilità e quella dipendenza che ci portano a sperare di ricevere quei gesti e quegli sguardi di cui abbiamo tanto bisogno, quell’ascolto e quella comprensione che non possiamo esigere né dai nostri colleghi, né dai nostri datori di lavoro, né dai nostri stessi amici. Perché le relazioni sociali, anche quando c’è stima e rispetto reciproco, sono sempre influenzate dai codici di comportamento e dalle convenzioni. Solo nell’intimità dell’amore ci si può togliere la maschera e uscire dai ruoli. E allora certo che si è dipendenti! Certo che si è vulnerabili! Certo che si ha paura!

Che cosa mi succede se poi anche lui o anche lei mi giudicano male e se ne vanno? Non rischio di ritrovare solamente con un pugno di polvere in mano?

Quando si ama, si rischia. Sempre. E nessuno potrà mai avere la certezza che l’altro non approfitterà delle nostre fragilità e che, prima o poi, ci rinfaccerà tutto quello che gli abbiamo chiesto, tutto quello che gli abbiamo confessato, tutto quello che gli abbiamo svelato. Eppure è solo quando la si smette di aver paura e ci si fida, che il mondo privato, come scriveva Hannah Arendt, “non è più un inferno”. Ci si toglie la maschera e si smette di recitare. Ci si toglie la maschera e ci limita ad essere come si è. Talvolta insopportabili. Sempre imperfetti. Come tutti d’altronde. Condividendo quella paura che, nel momento in cui viene finalmente accolta e tollerata, finisce poi anche con il sembrarci meno insormontabile.

[ Michela Marzano ]

lunedì 2 marzo 2015

Innamorarsi non è amore

Innamorarsi non è amore

C’è chi passa tutta la vita ad innamorarsi, ma poi non ama mai. Come una farfalla che passa da un fiore all’altro senza trovare pace. Perché dopo i primi momenti di entusiasmo, poi si stufa e cerca altrove. Un altrove sempre nuovo e luccicante dove raccogliere quell’energia del “tutto è possibile” che piace tanto agli innamorati-dipendenti. Prima di rendersi conto che di nuovo, in realtà, c’è ben poco. Mentre l’amore non ha nemmeno il tempo di “accadere”. Perché non ci si vuole abituare alla sua presenza. Non si ha alcuna voglia di costruire insieme la quotidianità. Ci si illude di non aver bisogno di condividere quel vuoto che ci si porta dentro.

Che cosa voglio dire? Facile. Anzi, banale. Visto che sto solo dicendo a modo mio quello che tanti, prima di me, hanno già detto, ossia che l’amore, con l’innamoramento, non c’entra proprio niente. Come sanno bene i francesi che parlano di “tomber amoureux” (“cadere innamorati”) quando inizia una passione, ma che poi non si sognerebbero mai di “cadere” quando raccontano l’amore che li lega a “l’être cher” (“la persona cara”). Il famoso “je t’aime” della canzoni e dei film arriva solo dopo. Pian piano. Quando “accade” la reciprocità del riconoscimento e la tolleranza progressiva dell’alterità altrui.

Michela Marzano

domenica 1 marzo 2015

L’amore non giustifica tutto

L’amore non giustifica tutto

L’amore non giustifica tutto. Meno che mai il controllo o la gelosia ossessiva. Come quando si pensa che sia del tutto legittimo cercare di sapere quello che l’altra persona fa quando non è con noi: chi incontra, dove va, come si comporta, che cosa dice...

Come se fosse normale abbattere le barriere tra l’«io» e il «tu» per diventare «una cosa sola» – quel mito romantico della fusione che ci affascinava tanto quando eravamo bambini e che, però, è sempre e solo una prigione soffocante. Non perché non ci siano momenti di fusione nell’amore. Quelli ci sono, e talvolta sono anche necessari. Ma perché, dopo la fusione, c’è poi anche (e sempre) il distacco. E quindi la libertà di esistere indipendentemente dall’altra persona....

Gelosia e possesso, con l’amore, c’entrano poco o niente. Perché l’amore è fatto anche di distanza e di separazione. L’amore è fatto anche di rispetto dell’alterità. L’amore è fatto soprattutto di libertà. Ecco perché uno degli errori più grandi che si possano fare quando si ama, è proprio confondere l’amore con la volontà di controllo e di possesso. Quando si pensa che l’altro ci appartenga completamente. E allora lo si tratta come un oggetto che ci si illude di poter spostare a piacimento, trovandolo ogni volta nel posto esatto in cui lo si è lasciato.

Quel «tu sei mio o mia» che talvolta soffoca. Perché nessuno appartiene a nessuno. Meno che mai a chi dice di amarci. E che, se ci ama veramente, dovrebbe amarci per come siamo. Con tutto quello che sfugge e che non si potrà mai controllare. Quello scivolare via, come una saponetta bagnata tra le mani, che è tanto difficile da sopportare, ma che permette poi ad ognuno di noi di esistere indipendentemente dalla presenza altrui.

[Michela Marzano]
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