Visualizzazione post con etichetta La femmina nuda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La femmina nuda. Mostra tutti i post

martedì 29 novembre 2016

Ma stavolta ero lucida, e viva

Elena Stancanelli


Sono rimasta davanti allo specchio per un po’. A guardarmi, come qualche settimana prima. Quella volta in cui credevo di essere morta. Ma stavolta ero lucida, e viva. Mi piacevano le ossa che sporgevano dal bacino, mi piacevano le ginocchia che erano tornate scattanti come quelle di una ragazzina. Mi piacevano i polsi, lo sterno appuntito come quello delle ballerine, le gambe sottili.

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

You might also like:

lunedì 28 novembre 2016

Di tutto il resto, innamoramenti e amori, vorrei non dovermi occupare più

Elena Stancanelli


Di tutto il resto, innamoramenti e amori, vorrei non dovermi occupare più. Vorrei evitare quella goffa confidenza che arrabattiamo con le persone nuove, raccontando fatti e fattacci della nostra vita, come eravamo felici da bambini, quel che resta dei nostri sogni. Non mi piace più l’intimità che ci passiamo come un cerino, sempre più in fretta perché non ci rimanga in mano. Mi intristiscono i gesti quotidiani sempre uguali e sempre più insulsi a ogni nuova relazione. Ci ho provato, ma non fa per me.
P.S.
So che te lo stai chiedendo, Vale, e la risposta è sì, ci ho scopato con Guido. Una volta sola. Ma non preoccuparti, non ha raccontato niente alla sorella.
Non l’ho fatto per ripicca, l’ho fatto perché mi piaceva.
Mi ha detto che il naso le è rimasto un po’ storto.
Che peccato.

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

You might also like:

domenica 27 novembre 2016

Tutti gli esseri umani pensano che il sesso che fanno gli altri sia migliore

Elena Stancanelli


Se hai la fortuna di trovare una con cui ti piace così tanto scopare, non torni più indietro
 
Tutti gli esseri umani pensano che il sesso che fanno gli altri sia migliore. A parte Rocco Siffredi o Cicciolina, tutti gli altri esseri umani che non fanno sesso di mestiere e non hanno una valutazione in termini di audience delle proprie prestazioni pensano di non essere abbastanza capaci, audaci, inventivi, energici. Lo pensano anche le donne, nonostante la nostra prestazione sia per questioni biologiche meno performativa.

Non sto parlando di bellezza o di caratteristiche del corpo. Non è solo ho le tette piccole, cadenti, il culo grosso, la cellulite sulle cosce, ce l’ho lungo, ce l’ho corto, ce l’ho storto. È soprattutto: sarò una bella scopata? O sarò una cosa così, dimenticabile? Lei, quella ragazza con le gambe lunghe seduta al tavolo accanto, scopa meglio di me? E cosa vuol dire esattamente scopare bene?

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

You might also like:

mercoledì 23 novembre 2016

Dov’è lui, cosa fa. Lei scopa meglio di me.

Elena Stancanelli


La notte dormivo pochissimo e pensavo quasi sempre a Cane, a Davide insieme a Cane. A quello che stavano facendo. Sesso, prima di tutto. Immaginavo che facessero del sesso meraviglioso per nottate intere. Spingevo quel pensiero fino a farlo diventare un dolore fisico, una nausea sempre più forte. Allora mi alzavo e vomitavo. Poi mi ributtavo a letto e quelli erano i momenti migliori. Riuscivo persino a dormire qualche ora. Ma quando mi svegliavo il mostro era di nuovo lì.
 
Rimango immobile a sudare sotto le lenzuola e penso. Sempre la stessa cosa. Dov’è lui, cosa fa. Lei scopa meglio di me.”

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

You might also like:

lunedì 21 novembre 2016

ho chiuso gli occhi e con due dita ho iniziato ad accarezzarmi


Elena Stancanelli


L’ultima volta che mi sono svegliata ero a letto. Non avevo idea di come ci fossi arrivata, ma ero a letto vestita. Lentamente mi sono alzata e sono andata in bagno per fare una doccia. Mi sono spogliata. Mi sono guardata nello specchio intero. Da quanto tempo non lo facevo? Avevo gli occhi gonfi e la pelle di un colore terribile. Mi ricordo una ruga profondissima che tagliava la fronte, così profonda che col dito non riuscivo a spianarla. Avevo i capelli corti. Me li ero tagliati quando Davide se n’era andato la prima volta. Non mi riconoscevo. Li ho sempre portati lunghi.
[...]
Mi sono guardata nello specchio e ho pensato non sono più Anna. Non sono più la fidanzata di Davide, un po’ goffa, sempre struccata. Sempre un passo indietro, perché fosse la sua bellezza a raccogliere attenzione. Era Davide quello bello.

La bellezza di Davide, era questa la causa di tutto?
Accarezzavo il mio seno piccolo, la pancia, la mia fica depilata come quella di una bambina. La mia fica liscia, la pelle chiarissima intorno, morbida e vulnerabile come nessun’altra parte di me. La mia pancia piatta, i muscoli sui fianchi disegnati come quelli di un’atleta.
Eppure quell’ultimo triangolo, appena sopra lo spacco tra le cosce, rimaneva leggermente arrotondato. Una piccola curva sopra le due mezze albicocche scure e il clitoride rosa al centro. Ma in piedi davanti allo specchio non vedevo niente tranne la superficie della pelle, chiara. Ero come una bambola.

Quanto tempo era che non mi masturbavo? Mesi, forse un anno. Avevo smesso. Insieme a tutto il resto avevo smesso anche questo. Non provavo più desiderio, neanche un desiderio semplice, meccanico, come quello per le mie dita. Prima lo facevo spesso. La sera a letto. Per cullarmi, per addormentarmi. Stringevo le mani tra le cosce, mi piaceva sentire il calore. A volte mi accarezzavo e basta, a volte mi masturbavo. Non aveva niente a che fare con il sesso. Era puro piacere. Mi piaceva sentire le mie mani addosso a me, misurare i miei orgasmi, giocare. Mi masturbavo guardando roba porno in rete, ripensando ad alcune cose successe, immaginandone altre. Lo facevo quasi una volta al giorno, prima. Quando stavo con Davide e anche nei periodi in cui scopavo in giro, prima di Davide. Ma ormai mi ero dimenticata cosa fosse il desiderio. È una sensazione che non riesci mai a collocare in un punto esatto del corpo. Il desiderio ce l’hai tra le gambe, sui capezzoli, sulla schiena. Dà i brividi, ma è anche caldissimo. Ti fa allungare le mani verso gli altri, cercare avidamente, ma è anche un modo per sprofondare in un punto spugnoso e fradicio di te. È quasi sempre una reazione. Un corpo, una persona ti attrae, hai voglia di toccarla, di farti toccare e di colpo succede questa cosa. Poi passa. Oppure ci scopi, e lo estingui. Ma il desiderio è una parte essenziale della tua relazione con gli altri. Se smetti di desiderare, il mondo intorno a te piano piano scompare. Non hai più nessun mezzo per uscire dalla solitudine. Se non provi desiderio, il mondo non è interessante. Non è niente, è persone che parlano, rumore, gesti incomprensibili.
Io non provavo più desiderio.

Quel giorno, davanti allo specchio, ho chiuso gli occhi e con due dita ho iniziato ad accarezzarmi. Subito mi è apparsa l’immagine di Cane, della fica di Cane. Mi sono ricordata di colpo della telefonata di Alessandro, di tutto il whisky che avevo bevuto, della fica di Cane, di come ero caduta a terra, della fica di Cane... Non sentivo niente, non riuscivo a pensare a nient’altro.
Sono caduta in ginocchio.
Ero morta.

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

Igor Goncharov

You might also like:

venerdì 18 novembre 2016

Aveva una pelle chiara e tutta punteggiata, inaspettata per una mora.

Elena Stancanelli


Le nuove fotografie della fica di Cane erano molto più elaborate delle precedenti. Dodici, scattate in un altro ambiente, con una luce diversa. Anche lei sembrava più adulta. Una sciocchezza, è chiaro. Era sempre Cane e aveva la stessa età, settimana più settimana meno. In queste nuove foto mostrava però alcuni particolari del viso. Gli occhi bistrati, truccati come fosse una geisha, la bocca rossa di rossetto.
Sembravano molto meno innocenti. Pur trattandosi di foto di genitali esposti, le altre avevano una specie di candore fanciullo. Queste no. Erano decisamente più porche.
Mi facevano malissimo.
 
Dovevano essere state fatte in un bagno. La parete di una vasca faceva da sfondo e a terra c’erano piastrelle bianche. Non era una casa, perché nonostante avessi ingrandito, girato, scurito e schiarito le foto, non mi era apparso niente che desse la sensazione di un luogo vissuto. Era un albergo, ma non un albergo di lusso. Sembrava piuttosto uno di quei bed and breakfast di paese, forse di montagna. Quelli con le tendine e la coppia di asciugamani lisi, uno diverso dall’altro.
 
Cane portava una vestaglia di seta rossa con un disegno giapponese. Stavolta si era fotografata anche il seno, in uno scorcio dall’alto che arrivava fino alle gambe. Il torso di Cane, che vedevo per la prima volta, era coperto di nei di diverse dimensioni. Aveva una pelle chiara e tutta punteggiata, inaspettata per una mora. In particolare aveva un grosso neo molto scuro a metà tra il seno e l’ombelico, sulla parte destra del corpo. Quando la tensione era troppo forte, mi concentravo su quel neo e cercavo di riprendere fiato. Ma per la maggior parte del tempo era la sua fica a prendersi tutta l’attenzione.
 
Se Cane aveva mandato a Davide delle immagini nelle quali si infilava cose nella fica, questo doveva significare che infilare cose nella sua fica era una pratica che avevano già condiviso. O avrebbero presto condiviso, o avevano parlato di condividere. Forse lei al telefono gli aveva spiegato nel dettaglio come lo faceva e Davide, in preda a un orgasmo incontrollabile, le aveva detto fammi vedere, subito. Cose di questo genere. Quello che era certo è che Cane non poteva aver mandato delle foto del genere rischiando che lui le trovasse volgari, o peggio ancora poco eccitanti. Era andata sul sicuro, per forza.
 
Ma la cosa più grave, che rendeva quella loro complicità un vincolo insolvibile ai miei occhi, è che uno dei due oggetti utilizzati per le foto mi era sembrato, dopo averlo guardato per ore, un attrezzo di quelli con cui Davide lavora. Un piccolo strumento per avvitare e svitare, qualcosa con un manico di plastica e una punta di ferro come ce n’erano molti nella sua officina. Nonostante non ne fossi sicura, la sola possibilità che si trattasse di uno dei suoi attrezzi, e che quindi quelle foto testimoniassero un gioco erotico così perfetto, mi feriva a sangue. L’altro oggetto invece, per quanto di forma bizzarra, poteva anche essere un dildo. Viola, trasparente. Un tubo grande come una lattina di Coca-Cola. Del tipo nuovo, più alto e più stretto. Di aspetto per niente realistico, non era modellato per somigliare a un cazzo. Il dettaglio interessante era che dentro aveva una specie di tubicino, collegato a qualcosa di esterno che poteva essere l’estremità di uno stantuffo. Apparentemente aveva la funzionalità di una grossa siringa, che sembrava poterle sparare dentro chissà che cosa. Non avevo mai visto un dildo con questo aspetto.
 

Non tutte le dodici foto del secondo invio contemplavano l’uso di quei due oggetti. Cinque erano simili alle precedenti, tranne il fatto che nell’inquadratura appariva anche il seno, o almeno una parte del torso. Con una mano Cane reggeva il telefonino o la macchina fotografica, con l’altra teneva aperte le labbra, giocava col clitoride, si accarezzava. Quattro erano quelle col tubone viola, tre le altre, quelle in cui compariva l’attrezzo per me ancora più inquietante del tubone. In tutte le foto si vedeva o si intravedeva il volto. Particolare che significava prima di tutto che lei si fidava di più. Aveva messo Davide in una posizione di forza, spedendogli fotografie hard nelle quali poteva essere riconosciuta. Era il segno di qualcosa, di una fase di maggiore complicità tra loro forse. Ma un altro dettaglio mi colpiva. Il viso di lei, che si vedeva o intravedeva sempre, aveva un’espressione un po’ arcigna. Non dimostrava mai nessun piacere, nessun abbandono a quelle pratiche. Cane si infilava roba dentro con praticità spiccia, sembrava volesse soprattutto dimostrare di saperlo fare. Come un gioco di prestigio. Una sfida. C’era qualcosa di sprezzante in quello sguardo. Perché?

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

You might also like:

giovedì 17 novembre 2016

E poi ci sono state alcune donne, e alcune donne insieme agli uomini

Elena Stancanelli


bellezza e desiderio non sono sovrapponibili e spesso non sono neanche complici. Tantomeno l’eleganza, che non ha In questi mesi ho scopato con molti uomini. Alcuni belli, altri bruttini. Così bruttini che ha cominciato a sembrarti divertente. Mi chiedevi che cosa ci trovassi. Io provavo a spiegartelo, ma non ci riuscivo. A volte erano le cose che dicevano, a volte perché stavano zitti. Uno mi è piaciuto perché camminando accanto a me per strada aveva il mio stesso passo, un altro perché mi ha detto no, non andiamo lì, lì il caffè fa schifo. Di uno mi piacevano i capelli, di un altro la pancia. Tu non ci potevi credere, non riuscivi a riconoscermi e ti divertivi. Mi dicevi no, anche quello? Quello no! Ma eri contenta, lo sapevo.
 
E poi ci sono state alcune donne, e alcune donne insieme agli uomini. Io te lo raccontavo. Ti raccontavo tutto. Le donne danno baci bellissimi, e hanno mani piccole che sanno cosa fare. Come puoi desiderare tutto, mi chiedevi ridendo.

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

You might also like:
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

home