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domenica 26 gennaio 2020

giovedì 3 ottobre 2019

perchè non dovrebbe passare l'amore?





«Il Tempo, che invecchia i volti e i capelli, invecchia anche, ma ancor più rapidamente, gli affetti violenti. La maggior parte della gente, per la sua stupidità, riesce a non accorgersene, e crede di continuare ad amare perché ha contratto l’abitudine di sentire se stessa che ama. Le creature superiori, tuttavia, sono private della possibilità di codesta illusione, perché non possono credere che l’amore sia duraturo, né quando sentono che esso è finito, si sbagliano interpretando come amore la stima, o la gratitudine, che esso ha lasciato. Se la stessa vita, che è tutto, passa, perché non dovrebbero passare l’amore, il dolore e tutte le altre cose che sono parti della vita?»

Fernando Pessoa - lettera a Ophelia



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mercoledì 2 ottobre 2019

Non prolungare oltre





«Ophelinha, la ringrazio per la lettera. Essa mi ha portato dolore e sollievo allo stesso tempo. Dolore perché queste cose addolorano sempre; sollievo perché, in verità, l’unica soluzione è questa: non prolungare oltre una situazione che ormai non trova più una giustificazione nell’amore, né da una parte né dall’altra».

Fernando Pessoa - Lettera a Opheòia


martedì 1 ottobre 2019

la tenerezza che si prova verso la comune banalità umana

Fernando Pessoa
Anche se non posseggo altre virtù, ho almeno una virtù: la novità perenne della sensazione libera.
 
Oggi, mentre percorrevo Rua Nova de Almada mi son messo a osservare le spalle di un uomo che camminava davanti a me. Erano le spalle comuni di un uomo qualsiasi, la giacca di un vestito modesto addosso a un passante occasionale. Portava una vecchia borsa sotto il braccio sinistro e batteva per terra,
 
accompagnandolo al suo passo, un ombrello chiuso che reggeva con la mano destra.
 
All’improvviso ho provato per quell’uomo una sensazione simile alla tenerezza. Ho avuto per lui la tenerezza che si prova verso la comune banalità umana, verso il grigiore quotidiano verso il capofamiglia che si reca al lavoro, verso il suo focolare umile e allegro, verso i piaceri allegri e tristi di cui è fatta la sua vita senza scampo, verso l’innocenza di chi vive senza scervellarsi sulle cose, verso la naturalezza animalesca di quelle spalle vestite.
 
Ho puntato gli occhi sulla schiena di quell’uomo, finestra attraverso la quale ho visto questi miei pensieri. La sensazione è stata identica a quella che ci assale in presenza di qualcuno che dorme. Tutte le creature che dormono sono nuovamente bambini. Forse perché il sonno non si può fare del male e non ci si accorge della vita per una naturale magia, anche il peggiore criminale o il più assoluto egoista nel sonno diventano sacri. Credo che non ci sia differenza fra uccidere un bambino e uccidere qualcuno che dorme.
 
E le spalle di quest’uomo dormono. Tutto lui, che cammina davanti a me con un passo uguale al mio, dorme. Cammina innocente. Vive innocente. Dorme perché tutti dormiamo. Tutta la vita è un sonno. Nessuno sa quello che fa, nessuno sa quello che vuole, nessuno sa quello che sa. Dormiamo la vita, eterni bambini del Destino. Perciò, se penso con questa sensazione, provo tenerezza informe e immensa per tutta l’umanità infantile, per tutta la vita sociale che dorme, per tutti, per tutto. Ciò che provo in questo momento è un umanitarismo diretto, senza tesi e senza ideali: una tenerezza come un dio che guarda. Attraverso la compassione di un unico consapevole li vedo tutti, questi poveri uomini, questa povera umanità. Ma tutto ciò che senso ha?
 
Ogni movimento, ogni intenzione vitale, dalla primitiva vita respiratoria alla costruzione di città e di confini degli imperi, mi sembrano una sonnolenza: qualcosa come sogni o tregue che hanno luogo involontariamente nell’intervallo fra una realtà e un’altra realtà, fra un giorno e un altro giorno dell’Assoluto. E come una persona astrattamente materna, mi chino nottetempo sui buoni e sui cattivi figli, accomunati dal sonno che li fa miei. Mi intenerisco con una vastità di infinito. Distolgo gli occhi dalle spalle dell’uomo che mi precede e guardando tutti coloro che camminano in questa strada, tutti li abbraccio con nitore nella medesima tenerezza assurda e fredda che mi è giunta dalle spalle di colui che non sa che io seguo. Costui è tutto questo: sono tutte queste apprendiste che parlano presso il loro atelier, questi giovani impiegati che ridono sotto le finestre dell’ufficio, queste servette pettorute che ritornano dalle compere pesanti , questi garzoni che fanno la loro prima commissione; tutto ciò è una stessa incoscienza diversificata in volti e in corpi distinti, come fantocci mossi da fili che li collegano alle dita della mano di un essere invisibile. Camminano con tutti gli atteggiamenti con i quali la coscienza si manifesta, non hanno coscienza di nulla perché non hanno coscienza di avere coscienza. Alcuni intelligenti, altri stupidi, sono tutti ugualmente stupidi. Alcuni vecchi, altri giovani, sono della stessa età. Alcuni uomini, altri donne,sono di uno stesso sesso inesistente.

FERNANDO PESSOA
Il libro dell’inquietudine
Di Bernardo Soares
Traduzione di Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi


Fernando Pessoa



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sabato 28 settembre 2019

I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti

Fernando Pessoa
“I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo”.

Fernando Pessoa



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venerdì 27 settembre 2019

mai sicuri di ciò che siamo o di ciò che crediamo di essere

Fernando Pessoa
Tutta la vita dell'anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo in un'incertezza della coscienza, mai sicuri di ciò che siamo o di ciò che crediamo di essere. Nei migliori di noi c'è la vanità di qualcosa e c'è un errore di cui non conosciamo l'angolo.
 
Siamo qualcosa che accade nell'intervallo di uno spettacolo; a volte, attraverso determinate porte, intravediamo quello che forse è soltanto lo scenario. Tutto il mondo è confuso come voci nella notte.

Fernando Pessoa
Il libro dell'inquietudine


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giovedì 26 settembre 2019

restare vicini da noi stessi

Fernando Pessoa
C’è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi.
 
È l’ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi.

Fernando Pessoa
Il libro dell'inquietudine


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martedì 18 aprile 2017

domenica 16 aprile 2017

solo nella notte di me stesso,

Fernando Pessoa
Sento il tempo come un enorme dolore. Abbandono sempre ogni cosa con esagerata commozione. La povera stanza d'affitto dove ho passato alcuni mesi, il tavolo dell'albergo di provincia dove sono stato sei giorni, perfino la triste sala d'attesa della stazione dove ho speso due ore aspettando il treno: sì, le cose buone della vita mi fanno male in modo metafisico quando le abbandono e penso, con tutta la sensibilità dei miei nervi, che non le vedrò né le avrò mai più, perlomeno in quel preciso ed esatto momento.

Mi si apre un abisso nell'anima e un soffio freddo dell'ora di Dio mi sfiora il volto livido.
Il tempo! Il passato! [...] Ciò che sono stato e non sarò mai più! Ciò che ho avuto, e non riavrò! I Morti! I morti che mi hanno amato nella mia infanzia. Quando li evoco la mia anima si raffredda e io mi sento esiliato dai cuori, solo nella notte di me stesso, piangendo come un mendicante il silenzio sbarrato di tutte le porte.

Fernando Pessoa
Il libro dell'inquietudine

 

Che cose curiose sono i sogni

Fernando Pessoa
Ho fatto un sogno




«Dimmi una cosa, mamma... Dicono che certi ricordi materni si possono trasmettere ai figli. C’è una cosa che costantemente mi appare in sogno e che non posso collegare a niente che mi sia successo. È il ricordo di uno strano viaggio, in cui appare un uomo vestito di rosso che parla molto. All’inizio è un’automobile, e poi un treno, e in questo viaggio in treno si passa su un ponte altissimo, che sembra dominare tutta la terra. Poi c’è un abisso, e una voce che dice molte cose, che, se io le sentissi, forse mi direbbero la verità. Poi si esce alla luce, cioè, al chiaro di luna, come se uscissimo da un sotterraneo, ed è esattamente qui, in fondo alla strada... Ah, è vero, in fondo o all’inizio di tutto c’è una specie di ballo, o festa, in cui quell’uomo vestito di rosso appare...»

Maria posò sul grembo il suo lavoro di cucito. E, voltandosi verso Antonia, disse:

«Questa è proprio curiosa. È evidente che quello dei treni, delle automobili e tutto il resto è un sogno, ma, effettivamente, c’è una parte di verità... Fu quel ballo al Club Azzurro, a Carnevale, qui, tanti anni fa – sì, forse cinque – sei – mesi prima che nascesse. Ti ricordi? Io danzai con un ragazzo qualunque vestito da Mefistofele, e poi voi mi accompagnaste a casa con la vostra automobile e io, rimasi, persino, in fondo alla strada (guarda, dove lui dice di essere uscito dall’abisso...).»

«Oh, cara, mi ricordo perfettamente... noi volevamo arrivare fin qui, alla porta di casa, e tu non volevi. Dicesti che volevi fare a piedi questo tratto al chiaro di luna...»

«Proprio così... Ma è buffo, figlio mio, che tu abbia indovinato certe cose che sono sicura di non averti mai raccontato. È chiaro, non hanno nessuna importanza... Che cose curiose sono i sogni! Come si può congegnare in questo modo una storia in cui ci sono cose vere – e che la persona stessa non potrebbe indovinare – e tante enormi assurdità, come il treno e il ponte e il sotterraneo?»

Ingrata umanità! È così che si ringrazia il diavolo.

@ Fernando Pessoa
Racconti dell'inquietudine
s

trama d'azul - @carmelo_pnt [ C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno ]





E dopotutto ci sono tante consolazioni! C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno, in cui fluttuano nuvole imperfette. C'è la brezza leggera che agita i rami fitti degli alberi, se soffia in campagna; che fa ondeggiare i panni stesi ai quarti o quinti piani, se soffia in città. C'è il caldo o il freddo, quando ci sono; e c'è sempre, in fondo, un ricordo o una nostalgia o una speranza, e un sorriso di nessuno alla finestra del nulla, ciò che desideriamo bussando alla porta di ciò che siamo, come mendicanti che si rivelano essere Cristo.
Fernando Pessoa





sabato 15 aprile 2017

Ogni avvicinamento è un conflitto

«Ogni avvicinamento è un conflitto. L'altro è sempre l'ostacolo per chi cerca. Solo chi non cerca è felice, perché solo chi non cerca trova, visto che chi non cerca ha già, e avere già, di qualunque cosa si tratti, significa essere felice».

Fernando Pessoa


domenica 12 marzo 2017

Amo tutto ciò che è stato

"Nostalgia! Ho nostalgia perfino di ciò che non è stato niente per me, per l’angoscia della fuga del tempo e la malattia del mistero della vita. Volti che vedevo abitualmente nelle mie strade abituali: se non li vedo più mi rattristo; eppure non mi sono stati niente, se non il simbolo di tutta la vita".

Fernando Pessoa Il Libro dell'inquietudine
 
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
il passato che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

Fernando Pessoa

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