Visualizzazione post con etichetta vicinanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vicinanza. Mostra tutti i post

mercoledì 10 ottobre 2018

La materia del pericolo

Franco Arminio in rete

ma ogni giorno
si può avere
un attimo di bene,


La materia del pericolo
La materia del pericolo
è la stessa da cui scavare
la grazia, non c'è riparo
al guasto che ci attende,
non si può diluire la morte,
ma ogni giorno
si può avere
un attimo di bene,
si può con umana pazienza
guardare questo mondo
che si scuce.
Se nulla è sicuro
e nulla sembra vero,
restiamo vicini,
strofiniamo il buio
per farne luce.
 
Franco Arminio

lunedì 11 gennaio 2016

Però io e te esistiamo



La certezza di esistere Sì l’ho visto ho visto tutto quello che non esiste distruggere quello che esiste l’attesa devasta la terra come un nuovo diluvio il giorno sanguina occhi azzurri raccolgono il vento per guardare e onde impazzite raggiungono la spiaggia del paese silenzioso dove uomini senza memoria si affannano per perderlo completamente In una via dove il silenzio è denso scorre lo sbalordimento tutto retrocede fino al limite che il desiderio non può varcare Però io e te esistiamo il tuo corpo e il mio si vengono incontro e si avvicinano sebbene non si tocchino mai e un immenso vuoto li separi io e te esistiamo Aldo Pellegrini


mercoledì 22 luglio 2015

anima gentile



  Proteggere dalle avversità,
dalle disgrazie, dalle vuote presenze...
Preservare finanzhe da se stessi
e
salvi l'anima

D.N.

giovedì 18 giugno 2015

domenica 14 giugno 2015

sei tu quando ti avvicini a me...sento che mi hai scelta tantissimo tempo fa




— Perché mi ami? — le chiedeva, consapevole tuttavia dell’assurdità della domanda.
Lei, che impiegava dieci minuti a rispondere alla domanda “Che tempo fa?” diceva senza esitare:
— Perché sei tu.
— Sono io, e allora?
— Sei tu. Quando ti avvicini a me, quando mi prendi la testa tra le mani, io ti riconosco.
— Da dove mi riconosci?
— Non lo so. Da molto lontano. Lo sento.
— Che cosa senti?
— Sento che mi hai scelta tantissimo tempo fa e che per me sei capace di tutto.
— Cosa intendi per tutto?
— È come se potessi condurmi al di là dei limiti umani. Erano parole d’amore. Salvator le trovava insolite. Per questo le rivolgeva spesso quella domanda. La risposta variava appena. E quando alla fine prendeva tra le mani il volto di Zoe, lei aveva negli occhi una paura che lo turbava.

Amelie Nothomb - L'entrata di Cristo a Bruxelles - pag. 29
[...]

L’odore di tutti quei fiori fu tanto forte da dare alla testa, e Zoe uscì dal suo torpore. Quando vide dov’era, si stupì. L’emicrania svanì.
L’eccesso di fragranze floreali la mise in uno stato d’animo bizzarro. Fecero l’amore tutta la notte. Dato che erano chiusi dentro e non avevano pensato al cibo, mangiarono nasturzi e glicini. Zoe, che aveva letto troppo Barbey d’Aurevilly, cercò di masticare una rosa: fece una smorfia.
— È buona solo nei macarons — commentò.
— Le rose ci saranno utili per un’altra cosa — disse Salvator.
— È l’unico fiore bello sia intero sia quando se ne spargono i petali.
— Davvero?
Sparse per lei i petali di un giglio, di un’orchidea, di una peonia, di un iris, di un gladiolo, di un pisello odoroso, di un’ortensia, di una sassifraga ombrosa, di una margherita, di un garofano, di un non—ti—scordar—di—me, di una clematide, di una zinnia, di una pneu—de—Cythère, di una camelia nera, di una fucsia e di un dente di leone e la convinse: la frammentazione si confaceva solo alla rosa. Era l’unico fiore che, sparso, aveva un’aria voluttuosa e non agonizzante.
Si fecero un letto di petali di rosa.

Amelie Nothomb - - L'entrata di Cristo a Bruxelles

martedì 9 giugno 2015

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

home