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sabato 11 gennaio 2020

A volte mi sembra che si senta in colpa


Arantza Portabales

Imbarazzata


« È come se sentisse che i suoi sentimenti non sono quelli che dovrebbero essere e se ne vergognasse. A volte mi sembra che si senta in colpa. E non intendo in colpa per avere ucciso la nipote. Non entrerò nel merito della questione. Non è questo il mio compito.»

«Perché non prova i sentimenti giusti. Perché non piange. Perché non cede di più alle emozioni. Non riesco a spiegarlo.

Bellezza rossa


lunedì 3 dicembre 2018

Papà

Sylvia Plath
Papà, ammazzarti avrei dovuto.
Ma sei morto prima che io
Ci riuscissi, tu greve marmo, sacco pieno di Dio,
Statua orrenda dal grigio alluce
Grosso come una foca di Frisco

Papà

 
Non servi, non servi più,
O nera scarpa, tu
In cui trent’anni ho vissuto
Come un piede, grama e bianca,
Trattenendo fiato e starnuto.
 
Papà, ammazzarti avrei dovuto.
Ma sei morto prima che io
Ci riuscissi, tu greve marmo, sacco pieno di Dio,
Statua orrenda dal grigio alluce
Grosso come una foca di Frisco
 
E un capo nell’Atlantico estroso
Al largo di Nauset laggiù
Dove da verde diventa blu.
Un tempo io pregavo per riaverti.
Ach, du.
 
In tedesco, in un paese
Di Polonia al suolo spianato
Da guerre, guerre, guerre.
Ma il paese ha un nome molto usato.
Un amico mio polacco
 
Mi dice che ce n’è un sacco.
Così non ho mai saputo
Dov’eri passato o cresciuto.
Mai parlarti ho potuto.
Mi s’incollava la lingua al palato.
 
Mi s’incollava a un filo spinato.
Ich, ich, ich, ich,
Non riuscivo a dir di più di così.
Per me ogni tedesco era te.
E quell’idioma osceno
 
Era un treno, un treno che
Ciuff-ciuff come un ebreo portava via me.
A Dachau, Auschwitz, Belsen.
Da ebrea mi mettevo a parlare,
E lo sono proprio, magari.
 
Le nevi del Tirolo, la birra chiara di Vienna
Non son molto pure o sincere.
Per la mia ava zingara e fortunosi sbocchi
E il mio mazzo di tarocchi e il mio mazzo di tarocchi
Qualcosa di ebreo potrei avere.
 
Ho avuto sempre terrore di te,
Con la tua Luftwaffe, il tuo gregregrè.
E il tuo baffo ben curato
E l’occhio ariano d’un bel blu.
Uomo-panzer, panzer, O tu –
 
Non un Dio ma svastica nera
Che nessun cielo ci trapela.
Ogni donna adora un fascista,
La scarpa in faccia, il brutale
Cuore di un bruto a te uguale
 
Tu stai alla lavagna, papà,
Nella foto che ho di te,
Biforcuto nel mento anziché
Nel piede, ma diavolo sempre,
Sempre uomo nero che
 
Con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te.
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.
 
Ma mi tirarono via dal sacco,
Mi rincollarono i pezzetti.
E il da farsi così io seppi.
Fabbricai un modello di te,
Uomo in nero dall’aria Meinkampf,
 
E con il gusto di torchiare.
E io che dicevo sì, sì.
Papà, eccomi al finale.
Tagliati i fili del nero telefono
Le voci più non ci possono miagolare.
 
Se ho ucciso un uomo, due ne ho uccisi –
Il vampiro che diceva essere te
E un anno il mio sangue bevé,
Anzi sette, se tu
Vuoi saperlo. Papà, puoi star giù.
 
Nel tuo cuore c’è un palo conficcato.
Mai i paesani ti hanno amato.
Ballano e pestano su di te.
Che eri tu l’hanno sempre capito.
Papà, carogna, ho finito.
 
Traduzione: Giovanni Giudici
[***]


Daddy
 
You do not do, you do not do
Any more, black shoe
In which I have lived like a foot
For thirty years, poor and white,
Barely daring to breathe or Achoo.

Daddy, I have had to kill you.
You died before I had time—
Marble-heavy, a bag full of God,
Ghastly statue with one gray toe
Big as a Frisco seal

And a head in the freakish Atlantic
Where it pours bean green over blue
In the waters off the beautiful Nauset.
I used to pray to recover you.
Ach, du.

In the German tongue, in the Polish town
Scraped flat by the roller
Of wars, wars, wars.
But the name of the town is common.
My Polack friend

Says there are a dozen or two.
So I never could tell where you
Put your foot, your root,
I never could talk to you.
The tongue stuck in my jaw.

It stuck in a barb wire snare.
Ich, ich, ich, ich,
I could hardly speak.
I thought every German was you.
And the language obscene

An engine, an engine,
Chuffing me off like a Jew.
A Jew to Dachau, Auschwitz, Belsen.
I began to talk like a Jew.
I think I may well be a Jew.

The snows of the Tyrol, the clear beer of Vienna
Are not very pure or true.
With my gypsy ancestress and my weird luck
And my Taroc pack and my Taroc pack
I may be a bit of a Jew.

I have always been sacred of you,
With your Luftwaffe, your gobbledygoo.
And your neat mustache
And your Aryan eye, bright blue.
Panzer-man, panzer-man, O You—-

Not God but a swastika
So black no sky could squeak through.
Every woman adores a Fascist,
The boot in the face, the brute
Brute heart of a brute like you.

You stand at the blackboard, daddy,
In the picture I have of you,
A cleft in your chin instead of your foot
But no less a devil for that, no not
Any less the black man who

Bit my pretty red heart in two.
I was ten when they buried you.
At twenty I tried to die
And get back, back, back to you.
I thought even the bones would do.

But they pulled me out of the sack,
And they stuck me together with glue.
And then I knew what to do.
I made a model of you,
A man in black with a Meinkampf look

And a love of the rack and the screw.
And I said I do, I do.
So daddy, I’m finally through.
The black telephone’s off at the root,
The voices just can’t worm through.

If I’ve killed one man, I’ve killed two—
The vampire who said he was you
And drank my blood for a year,
Seven years, if you want to know.
Daddy, you can lie back now.

There’s a stake in your fat black heart
And the villagers never liked you.
They are dancing and stamping on you.
They always knew it was you.
Daddy, daddy, you bastard, I’m through.

 
Sylvia Plath

sabato 24 novembre 2018

dolori sepolti


La più amata

Teresa Ciabatti








Alla fine è successo davvero, le mie paure hanno preso corpo: lo sconosciuto con la pistola. Unica differenza: non è arrivato da sotto, ma da sopra. Sogno cose che succedono. Ho sognato mio padre e mia madre morire. Li ho sognati fin da bambina, sarebbero morti giovani. Siete morti.
[...]
Ecco il cuore pulsante della nostra famiglia, un buco nero intorno a cui crescono risentimento e amore di tutti verso tutti, anche dopo la morte.
[...]
Pensa al sogno che le ho raccontato in bagno, seduta sul bordo della vasca, mentre lei si lavava i capelli nel lavandino (da quando siamo a Roma non va più dal parrucchiere, ah, la donna buona): sono al Pozzarello – ho raccontato – un uomo entra in camera mia e s’infila nel mio letto, mamma, è buio, non si vede niente, lui si mette sopra di me, e mi schiaccia… Ma è davvero solo un sogno, Fiorella? Mormora atterrita mamma al telefono. Quell’anno, l’anno della cura del sonno può essere successa qualsiasi cosa, e lei non c’era, lei dormiva. Allora risale la rabbia, una rabbia violenta che la rende fortissima.
[...]
Posso venire nel tuo letto?
Lei alza la coperta per farmi entrare. In due nel lettino ci stiamo a malapena, ci abbracciamo.
Brutto sogno?
Sì.
Ora dormi, mi carezza.
Sempre l’uomo… dico, ma non è proprio un sogno, mamma, io sento davvero una persona sopra di me.
Mamma tace. Perché continuo a fare quel sogno? Ha paura a chiedermi altro, rimane in silenzio, mi stringe forte, mi culla, poi azzarda, quasi sottovoce: chi era?
Non lo so, mento io.
E mamma si rasserena, è solo un brutto sogno, mi stringe a sé, uno stupido sogno, bambina mia.
[...]
Invece mi addormento e nel buio arriva l’uomo che mi si stende sopra, mi soffoca, mi sta soffocando, tento di spostarlo, troppo pesante, lasciami andare, lui non si sposta, rimane sopra di me, mi schiaccia. Non importa chi sia, alcune volte lo so, altre no, alcune notti non ha volto, altre gli vedo la faccia, e prego: non farmi male, papà.
 
Vorrei chiedere oggi alla ragazzina che sono io a diciassette anni. Quella ragazzina che si dibatte in una gabbia che è alternativamente camera sua, la casa, la città. Di cosa hai paura, Teresa? Siediti, chiudi gli occhi, e cerca di ricordare… cosa ti hanno fatto, cosa è successo l’anno che mamma dormiva?
[...]
Arriva papà, mangiamo. Buonanotte, buonanotte. È notte. E di nuovo mattina. Avrei voluto che quell’anno succedesse qualcosa, che qualcuno mi facesse del male, mi picchiasse, violentasse, si macchiasse di una colpa, a cui potesse seguire una vendetta, avrei voluto essere qui, oggi, vittima dignitosa, ad accusare tutti.
[...]
In un angolo del giardino, dove ti sei messa di tua iniziativa, nessuno ti ha confinata. Non sei migliore, non hai sofferto più del resto dell’umanità
 
Teresa Ciabatti

tacere parlare.....

lunedì 11 settembre 2017

ripetizione

Buenas noches

I sensi di colpa spingono alla ripetizione ossessiva
dei traumi infantili che li hanno generati.
 

domenica 2 ottobre 2016

lui si sentiva un fallito


lettere immaginarie

 
Lui se n'è andato perchè si sentiva un fallito.
Fallito nella vita e fallito a casa. Essere mantenuto da te, era troppo per lui.
Sentiva che la vita gli sfuggiva e se n'è andato

 
Non sentirti in colpa,
tu non hai colpe
non farlo
e non lo farai
saprai uscire da questo dolore senza fine
saprai riempire questo vuoto
 
Juan Pedroso


domenica 7 febbraio 2016

La più grande paura




Quando da bambini restavamo schiacciati dal peso delle aspettative dei nostri genitori.
Non eravamo mai abbastanza bravi mai all'altezza e, a torto o a ragione, sentivamo (perchè i bambini sentono anche quando non capiscono) la delusione nel loro volto.
Ci sentivamo inadeguati, ci sentivamo in colpa.
 
E così cresciamo con questo terrore di non essere mai all'altezza delle aspettative degli altri. ogni nostro gesto è segnato dalla paura di deludere.
 
Ogni tanto riaffiora questo dolore sepolto che ci portiamo dentro e un senso di angoscia e di abbandono ci pervade.
 
Il senso di colpa ci induce a due comportamenti entrambi sbagliati:
 
1) Cerchiamo di essere accondiscenti e compiacenti snaturando noi stessi, annullando la nostra personalità, i nostri desideri, la nostra libertà. Siamo gentili oltre misura nell'illusione di poter trovare la serenità grazie all'approvazione degli altri.
 
2) ci prodighiamo per gli altri oltre misura oltre ogni limite, dedichiamo il nostro tempo e le nostre energie agli altri pensando che non diamo mai abbastanza.
 
In entrambi i casi diventiamo invisibili. Gli altri nemmeno si accorgono della nostra generosità, la danno per scontata, ne sono talmente abituati che se accorgono solo quando abbassiamo l'intensità della nostra generosità.
 
Facile a dirsi ma c'è una sola strada. Dobbiamo sostituire gli altri con la nostra persona. Dobbiamo cioè in primis essere generosi e gentili con la nostra persona, di cui dobbiamo avere stima rispetto e fiducia.
 
Carmelo


venerdì 29 gennaio 2016

la porta dell'anima e i sensi di colpa


La puerta del alma Cuando nos corremos liberamos nuestros miedos y cuando liberamos nuestros miedos accedemos al alma. Por eso, yo creo que mi coño es la puerta a mi alma. La porta dell'anima Quando veniamo ci liberiamo delle paure e quando ci liberiamo delle paure abbiamo accesso all'anima. Per questo, credo che la mia fica sia la porta della mia anima. Camila Rojas

io penso che, il giorno in cui le donne non dovranno più sentirsi in imbarazzo per le loro scelte sessuali, quel giorno saranno libere, veramente affrancate da una cultura maschile violenta e opprimente
Carmelo

Ma non è facile liebrarsene
perché certe convinzioni te le mettono dentro lo stomaco prima che nel cervello
Ed i sensi di colpa hanno sede, fisicamente, nello stomaco
Antonella



martedì 1 settembre 2015

I sensi di colpa






Il peccato più terribile, meschino e imperdonabile è
far sentire in colpa qualcuno.
Niente può giustificare questo orribile misfatto.

Juan Pedroso.

Eppure questo accade, perfino nei legami piu'
profondi !

Non è forse la madre che rinfaccia la figlio
l'amore, la cura e i sacrifici?  
O che credendo di agire per il suo bene gli procura
ferite profonde, quel senso di angoscia e di fragilità che
lo accompagnerà per tutta la vita?

Tutte le relazioni amorose sono pervase dalla paura di perdere
l'altro e dall'incontenibile bisogno di legarlo a se ?

Marcello C.

Meschino chi ricorre per egoismo o per rancore o per paura
a tale forma di ricatto!
Meglio sparire, sfumare senza troppo chiasso !

Juan Pedroso

Conosco quel piacere amaro sottile e velenoso del bambino
che sentendosi incompreso, trascurato e abbandonato
si isola nell'angolo più remoto e la sua anima grida:
guarda sto soffrendo per colpa tua!
Sparire senza chiasso? è un'arte difficile e forse è solo
una fuga.

Marcello C.

Se impari ad amare la libertà dell'altro imparerai ad essere libero
tu stesso e affrancato !

Juan Pedroso






mercoledì 29 luglio 2015

libertà di una temeraria



Credo che dobbiamo fare cose proibite - altrimenti soffochiamo. Ma senza sentimento di colpa e sì con il concetto di essere liberi

Clarice Lispector




giovedì 18 giugno 2015

sensi di colpa



E dimmi...quante volte ti devi perdonare prima di convincerti di meritare un po di felicità ?

@aeliss_
Paure, sensi di colpa, ansia di piacere, di compiacere, di dare e preoccuparsi di non dare mai abbastanza, paura di non piacere, paura dei conflitti, ansia di dimostrare la propria generosità, e di meritare affetto, comprensione e amore. Disistima, sentirsi inadeguati, mai all'altezza delle situazioni e delle aspettative degli altri. Avere disperatamente bisogno dell'approvazione degli altri
Juan Pedroso





domenica 12 aprile 2015

Mi basterà la vita per lavare la mia colpa ?

La colpa

   Mi querida!

Come ho potuto essere così cieco stupido egoista?

Come ho potuto far finta di non vedere la tristezza del tuo volto,
la delusione dei tuoi occhi ?

E farti così tanto male?

E non hai mai detto niente, Ti sei tenuta dentro la malinconia e la delusione.
Hai avuto pazienza, una pazienza che non meritavo.

E' proprio vero che la generostà e la grazia non pagano.

Siamo troppo occupati a cercare il nostro piacere, a prendere
senza farci cura degli altri.

Ora capisco tutto il male che ti ho fatto senza nemmeno rendermene conto.

Mi basterà la vita per lavare la mia colpa ?

Saprò meritarmi il tuo perdono ?

G. 

sabato 21 marzo 2015

Dunque sarà mia la colpa



Mia sarà la colpa

Mi fa sentire in colpa
che tu ti senta in colpa
a causa mia!

Dunque sarà mia la colpa
e se serve
sparisco

mi nascondo piuttosto
e mi azzittisco!

G. 

domenica 1 marzo 2015

Sentirsi in colpa è come vivere all´inferno

Smettila di sentirti in colpa
Smettila di sentirti in colpa! Sentirsi in colpa è come vivere all´inferno. Non sentirti colpevole, e avrai la freschezza delle gocce di rugiada al primo sole del mattino, avrai la bellezza dei petali del fiore di loto nel lago, avrai lo splendore delle stelle nella notte. Quando il senso di colpa svanisce, avrai una vita completamente diversa, radiosa e colma di luce. I piedi inizieranno a danzare e il cuore canterà mille canzoni.

[ Osho ]
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