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lunedì 14 dicembre 2015

nell’Autunno rosso il mio grido solitario e profondo



ALLEGRIA Gioisco mischiando i miei capelli con voi, foglie d’autunno, correndo per il bosco folle, scivolando, ridendo e graffiandomi le guance con le vostre forme rugose. Mi diverte poter lanciare nell’Autunno rosso il mio grido solitario e profondo sotto le cupole d’oro secco, nel sussurro del vento. Mi piace fuggire, cadere e ridere sulla terra adorna dei mille labbri del tuo sorriso giallo, Autunno! Nina Cassian


domenica 22 novembre 2015

qualcuno che allora mi ami come io ho amato l'autunno.






In autunno tutto ci ricorda il crepuscolo, – e tuttavia, mi sembra la stagione più bella:
volesse il cielo allora, quando io vivrò il mio crepuscolo, che ci debba essere qualcuno che allora mi ami come io ho amato l'autunno.

SØREN KIERKEGAARD, Diario



giovedì 15 ottobre 2015

Ad ogni albero, come a un falò, puoi riscaldarti l'anima.



BOSCO D’AUTUNNO A che somiglia un bosco in pieno autunno? Soprattutto ad un sommesso incendio. Lambiscono mute la coppa dei cieli gialle lingue di fiamma. Più d'uno scialle zingaro è screziato il bosco ancora un po' verde. Ad ogni albero, come a un falò, puoi riscaldarti l'anima. BORIS SLUCKIJSluckij
                                                               © DAVID WAGNER


martedì 6 ottobre 2015

Cenere d'oro le tue mani lasciarono cadere per strada.



AUTUNNO Autunno dalle mani d'oro. Cenere d'oro le tue mani lasciarono cadere per strada. Torni a percorrere i vecchi paesaggi deserti. Cinto il tuo corpo da tutti i venti di tutti i secoli. Autunno dalle mani d'oro: con il canto del mare che rimbomba nel tuo petto infinito, senza spighe né spine che possano ferire il mattino, con l'alba che bagna il suo cielo nei fiori del vino, per dare gioia a colui che sa di vivere sei venuto di nuovo. Con il fumo ed il vento ed il canto e l'onda tremante, nel tuo grande cuore acceso. JOSÉ HIERRO (Otoño, da Quinta del ‘42, 1952 – Traduzione di Oscar Macrì)


lunedì 5 ottobre 2015

Cosa più resta al vecchio cuore che già si gonfia di pianto?



E COSÌ TE NE VAI TU PURE, ESTATE E così te ne vai tu pure, estate. Di giorno in giorno più breve è la luce, più basso il cielo. Un’ala lunga di vento si stende liscia su la faccia del mondo. È il vento umido, molle, delle sere precoci. Cosa più resta al vecchio cuore che già si gonfia di pianto? Restano le tristi dolcezze di autunno E la luce dell’ultima sera. DIEGO VALERI (da Calle del vento, Mondadori, 1975)

                                         FRANK WILSON, “CANYON OAKS”


domenica 4 ottobre 2015

un cadere d'uccelli cui le ali non reggono più.



LA VITA Alle soglie d'autunno in un tramonto muto scopri l'onda del tempo e la tua resa segreta come di ramo in ramo leggero un cadere d'uccelli cui le ali non reggono più. ANTONIA POZZI 18 agosto 1935 (da Parole, 1939)


la partenza delle rondini mi stringerà per un pensiero il cuore.




Quest' anno la partenza delle rondini Quest' anno la partenza delle rondini mi stringerà per un pensiero il cuore. Poi stornelli faranno alto clamore sugli alberi al ritrovo del viale XX settembre. Poi al lungo male dell' inverno compagni avrò qui solo quel pensiero, e sui tetti il bruno passero. Alla mia solitudine le rondini mancheranno, e ai miei dì tardi l'amore. Umberto Saba


giovedì 1 ottobre 2015

prima di cominciare nelle cose, l’autunno comincia in noi.










Dietro alle prime tregue della morente estate sono sopraggiunti, nella casualità della sera, certi coloriti più blandi del cielo ampio, certi ritocchi di brezza fresca che annunciavano l’autunno. Non era ancora lo scemare del verde del fogliame, o lo staccarsi delle foglie, né quella vaga angustia che accompagna la nostra consapevolezza della morte esterna, perché sarà anche la nostra. Era come una stanchezza della vitalità esistente, un vago sonno che invadeva gli ultimi gesti dell’agire. Ah, sono sere di una indifferenza così addolorata che, prima di cominciare nelle cose, l’autunno comincia in noi.
Fernando Pessoa







mercoledì 30 settembre 2015

c’è un dolore pronto a partire nell’attenzione che prestiamo ai colori diffusi delle cose,








Ogni autunno che arriva è più vicino all’ultimo autunno che avremo; e ciò vale anche per l’estate; ma la natura dell’autunno fa venire in mente la fine di tutto, cosa che in estate è facile dimenticare. Non è ancora l’autunno, non c’è ancora nell’aria il giallo delle foglie morte o la tristezza umida del futuro inverno. Ma c’è una incrinatura di tristezza anticipata, c’è un dolore pronto a partire nell’attenzione che prestiamo ai colori diffusi delle cose, al diverso tono del vento, alla quiete che sul far della notte si diffonde sull’inevitabile presenza dell’universo.
Fernando Pessoa






martedì 29 settembre 2015

e tutto quello che siamo stati – detriti di stelle e di anime – sarà spazzato fuori dalla casa affinché quello che esiste ricominci.









Tutto è niente, e nell’Atrio dell’Invisibile la cui porta aperta mostra soltanto, di fronte a sé, una porta chiusa, ballano tutte le cose, serve di quel vento che le rimescola senza mani, indifferentemente piccole e grandi, che hanno formato, per noi e in noi, il sistema avvertito dell’universo. Tutto è ombra e polvere agitata, e non c’è altra voce s non il rumore di ciò che il vento innalza e trascina, né altro silenzio se non quello di ciò che il vento lascia..

Alcuni, foglie lievi e facili da sollevare perché più leggeri, si alzano dal mulinello dell’Atrio e cadono lontano dal mucchio di coloro che sono pesanti. Altri, invisibili quasi, polvere uguale, diversa solo ad osservarla da vicino, si scavano un giaciglio nel mulinello. Altri ancora, miniature di tronchi, sono trascinati intorno e muoiono qua e là. Un giorno, alla fine della conoscenza delle cose, la porta di fondo si aprirà e tutto quello che siamo stati – detriti di stelle e di anime – sarà spazzato fuori dalla casa affinché quello che esiste ricominci.
Fernando Pessoa






lunedì 28 settembre 2015

vago fra le foglie e la polvere dell’Atrio, nell’orbita priva di senso di nessuna cosa,








Il mio cuore mi fa male come un corpo estraneo. Il mio cervello dorme quando io sento. Sì, è l’inizio dell’autunno che porta all’aria ed alla mia anima quella luce senza sorriso che orla di giallo morto le rotondità sfumate delle poche nuvole del tramonto. Sì, è l’inizio dell’autunno, e chiara è la consapevolezza, nell’ora limpida, dell’insufficienza anonima di ogni cosa. L’autunno, sì, l’autunno, quello che esiste ora o quello che esisterà poi, e la stanchezza anticipata di ogni gesto, la delusione anticipata di ogni sogno. Cosa posso sperare, e da che cosa ? Ormai, in ciò che penso di me, vago fra le foglie e la polvere dell’Atrio, nell’orbita priva di senso di nessuna cosa, facendo un rumore di vita sulle lastre pulite che un sole obliquo illumina di morte da un luogo ignoto.

Fernando Pessoa






sabato 26 settembre 2015

...in quest’autunno che incede con lentezza indicibile





@Lucy_A
Autunno

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Vincenzo Cardarelli




Tutto nell’autunno, sì, tutto nell’autunno.








@VastoDeGama

Il mio cuore mi fa male come un corpo estraneo. Il mio cervello dorme quando io sento. Sì, è l’inizio dell’autunno che porta all’aria ed alla mia anima quella luce senza sorriso che orla di giallo morto le rotondità sfumate delle poche nuvole del tramonto. Sì, è l’inizio dell’autunno, e chiara è la consapevolezza, nell’ora limpida, dell’insufficienza anonima di ogni cosa. L’autunno, sì, l’autunno, quello che esiste ora o quello che esisterà poi, e la stanchezza anticipata di ogni gesto, la delusione anticipata di ogni sogno. Cosa posso sperare, e da che cosa ? Ormai, in ciò che penso di me, vago fra le foglie e la polvere dell’Atrio, nell’orbita priva di senso di nessuna cosa, facendo un rumore di vita sulle lastre pulite che un sole obliquo illumina di morte da un luogo ignoto.
 
Fernando Pessoa
 





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