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mercoledì 22 ottobre 2025

’nveci i cangiamenti veri succedono ammucciati sutta all’apparenza dell’immobilità

Andrea Camilleri

L’omo, va a sapiri pirchì, si fa pirsuaso istintivamenti che ogni cangiamento comporti un certo movimento, ’nveci i cangiamenti veri succedono ammucciati sutta all’apparenza dell’immobilità
Il tempo si è fermato» si usa diri in certe occasioni soprattutto quanno non tinni adduni.

E quanno finalmenti tinni adduni, tutto il tempo attrassato che non hai sentito passare t’arriva di supra come ’na valanga, un fiumi in piena, e tu ne veni travolto, arrischi di moriri assufficato.
 
Andrea Camilleri
Gran circo Taddei e altre storie di Vigata


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martedì 12 agosto 2025

sui social ci comportiamo un po’come nelle feste paesane o di quartiere


Daniela Nurra



“Il potere delle donne risiede nella loro capacità
di essere vulnerabili e autentiche”
(Brenè Brown)
Immagino abbia contribuito a questa voglia di riscatto, affermazione anche, la diffusione dei social network. Complice l’esposizione continua, il confrontarsi continuamente, scoprire situazioni, realtà e idee che prima dell’avvento della globalizzazione erano quasi sconosciuti o lontani, si scoprono argomenti e materie prima riservate esclusivamente ad artisti, creativi, letterati o esperti di settore.

Comunemente prima di internet, chi avrebbe mai ragionato, ad esempio, su certe abitudini (strane) sane? Oppure che certi alimenti, musica, costumi sono fonte di arricchimento, di integrazione e di scoperta? Prima dell’avvento di internet poteva capitare, certo, che qualcuno avesse preso contatto e conoscenza con realtà diverse, magari lontane, e poi magari trasmetteva questa esperienza agli altri, ma erano abbastanza limitati. Di certo, però, l’impetuosa ondata di dati, contenuti e informazioni che ci veicola la Rete non erano minimamente immaginabili.

Come ci rapportiamo coi i social? In questo senso, che siamo donne, uomini, giovani, meno giovani i Social impongono tutta una serie di sfide e parametri, che giocoforza ci toccano, sia che li seguiamo, sia che non siano una nostra frequentazione.

In fin dei conti sui social ci comportiamo un po’come nelle feste paesane o di quartiere: ci si prepara, ci si fa belli, mostrando il nostro lato migliore o che più vogliamo mostrare, anche nascondendo o mascherando difettucci. E soprattutto cercando sempre di mettere in mostra la parte migliore di noi. In questo ovviamente non c’è nulla di male, finché non diventi una corsa a mostrare esclusivamente aspetti forzatamente positivi, patinati e irreali o quantomeno inumani.

Finché non pretendiamo di fare tutto bene, di essere sempre al massimo delle nostre capacità, senza errori sbavature. Ecco in questo i social ci hanno portato e portano continuamente a voler essere, a dover essere sempre al meglio. Un meglio dal punto di vista fisico, un meglio dal punto di vista psicologico, sociale e qualsiasi nostra angolazione e sfaccettatura, almeno in apparenza. In qualche modo ci siamo convinti che se non si fa o meglio se non si mostra ciò che a volte si fa, non si ha, che se non si appare sempre al meglio, non siamo persone degne di merito e amore.

Questa prospettiva risulta ancora più gravosa se parliamo di donne: la sindrome dell’impostore, è inculcata fin dai primi anni di vita[1]. Gli standard per le donne frequentemente, sono sempre alti, sempre più alti. Senza voler cadere nell’antagonismo uomo-donna, possiamo rilevare che alle donne è chiesta una presenza fisica oltre che psicologica, nel senso che essere piacenti, piacevoli sia esteticamente che caratterialmente, spesso è il minimo sindacale.

[1] La sindrome dell’impostore è stata descritta per la prima volta a fine anni ’70 dalle psicologhe P. Clance e S. Imes. Si tratta di una percezione interna di non meritevolezza del successo personale. Vd. IPSICO dott.ssa. I. Castellani.

Daniela Nurra - Imperfetto femminile


martedì 29 luglio 2025

Il resto l’ho sprecato male.

Joe R. Lansdale
Me ne vado finché sono abbastanza giovane da poter sprecare un po’ della mia vita come si deve. Il resto l’ho sprecato male.
Joe R. Lansdale

Zucchero sulle ossa


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mercoledì 16 luglio 2025

le cose che ti tieni dentro per troppo tempo

Marcello Fois
  che certe cose, apparentemente innocenti, sono cosí 
difficili da spiegare. – Quali cose, Nicola? – chiese Agnese con la
voce che si appannava un poco. – Quelle cose che ti tieni dentro per troppo tempo,
quelle cose che non riesci a dire nemmeno a te stesso.
Cosí vai avanti e fai finta di niente,
Marcello Fois
Meglio morti


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martedì 15 luglio 2025

le ossessioni

Buenas noches



Quando si gioca con le ossessioni
si rischia quasi sempre di perdere
 
Marcello Fois ( da Meglio morti)



 

sabato 12 luglio 2025

Avevo tante di quelle cose in testa!

Marcello Fois

Avevo tante di quelle cose in testa! Tante cose che facevo fatica a metterle in ordine. Mi capitava alle volte, anche nello studio. Non riordinavo subito una pratica e finiva che non riuscivo piú a trovarla. Allora mia madre diceva che le cose si. devono mettere a posto a poco a poco, quando sono ancora gestibili, che se si lascia spazio al disordine poi viene lo scoraggiamento e non si riesce piú a riordinare e si perde un sacco di tempo. Mentre, al contrario, se si perde quell’attimo che serve a rimettere una cosa subito al suo posto, poi è tutto tempo guadagnato perché ogni cosa è al suo posto in qualunque momento la si cerchi...
 
Marcello Fois
Sempre caro


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venerdì 4 luglio 2025

Imperfetto femminile


Imperfetto femminile



Che società e sviluppo avrebbe il nostro mondo se alle donne, da sempre, fosse stato consentito di esprimersi liberamente? Come sarebbe la società se alle donne fosse stato permesso di manifestare ambizioni, talenti e inclinazioni? Non si può tornare indietro e cambiare il passato, ma ci si può evolvere e costruire un futuro migliore. Conoscere limiti, pregi, difetti, fragilità sarebbe un ottimo punto di partenza. E se mettere insieme questi pezzi del puzzle potesse aiutare persone di ogni genere nella comprensione del proprio contesto? Forse la chiave di lettura dell'autrice può essere uno spunto utile per camminare verso una società più inclusiva e equa.

Daniela Nurra

Daniela fin ora l'abbiamo conosciuta come poeta, vocazione naturale che l'accompagna sin dall'adolescenza. Con sorprendente semplicita' scava nell'intimita' dell'animo umano, nelle pieghe piu' nascoste della nostra essenza, di cio' che siamo e non siamo stati e vorremmo essere. I suoi versi seguono il ritmo del respiro e dei sogni e della nostalgia. Ma i suoi versi esprimono anche la forza e la determinazione di chi non si rassegna e aspira a un mondo migliore.

Ora per la prima volta scrive libro dedicato alla condizione femminile, sull'essere donna in questo mondo brutale che scatena la violenza dei fragilissimi maschi, che hanno perso il ruolo dominante che hanno esercitato da sempre e che rischia di condurci all'estinzione. Uno sguardo mite eppure profondo.
un Libro da leggere !

libro acquistabile su Amazon, ebay e tanti altri siti on line.


domenica 20 agosto 2017

Se un uomo non capisce la dimensione di una donna, merita di essere tradito una e mille volte

Efraim Medina Reyes

Non credo nella fedeltà come una regola o un argomento, credo nella possibilità che l'amore abbia sempre la possibilità di sorgere o inventarsi.
Tradire ed essere tradito è parte essenziale della vita emozionale e mi risulta grottesco e patetico quando si sopravvaluta il tradimento amoroso se chi lo esercita è una donna e si esalta ed eleva a prodezza se chi tradisce è un uomo.
L'amore è una forma di comunicazione e di conoscenza del mondo attraverso quello che sentiamo per chi amiamo e di noi stessi attraverso lo sguardo di chi ci ama.
Se un uomo non capisce la dimensione di una donna, merita di essere tradito una e mille volte. Fu la disubbidienza della donna quella che di buon ora ci tirò fuori dagli artigli di un Dio asessuato e dal suo noioso Paradiso. È questa disubbidienza il maggiore tesoro della donna e non deve rimanere mai servile, deve affrontare l'uomo come fece con Dio.
L'amore non può essere un ticket di ritorno al Paradiso, deve essere delirante e squilibrato, deve portare alla vertigine e al naufragio. Deve renderci liberi dalla nostra ipocrita moralità e liberi dall'amore per tornare ad amare.
 
da Gli Infedele Vol. 1...
     Efraim Medina Reyes
scrivere,

mercoledì 26 aprile 2017

su quelli che sono già stati nei nostri letti e su quelli che mai ci entreranno

Javier Marias

Nessuno pensa ad altro che a donne e a uomini, tutto il santo giorno non è altro che un mezzo per fermarsi a un certo momento e dedicarsi a pensare a loro, l'oggetto dell'interruzione del lavoro o dello studio non è altro che poter pensare a loro, perfino quando siamo insieme a loro pensiamo a loro, almeno io.

Perfino le guerre si scatenano per poter tornare a pensare, per rinnovare quel pensiero fisso sui nostri uomini e sulle nostre donne, su quelli che sono già stati nostri o lo potranno essere, su quelli che conosciamo già e su quelli che non conosceremo mai, su quelli che furono giovani e su quelli che lo saranno, su quelli che sono già stati nei nostri letti e su quelli che mai ci entreranno.

Tutte le anime
Javier Marias     

domenica 22 gennaio 2017

come se fossimo gli occhi vigilanti e compassionevoli l'uno dell'altra,

Javier Marias

Quel vestito scollato che spuntava da sotto la toga e che indirettamente aveva suscitato tanto fracasso era di un'altra epoca, come lo sono tante volte gli abiti di gala in Inghilterra. E il viso stesso di Clare Bayes era un po' antiquato, con le labbra troppo grosse e gli zigomi tanto alti. Ma non era questo.
[...]
Era che pure lei guardava, e mi guardava come se mi conoscesse da tanto, quasi come se fosse una di quelle figure devote e secondarie che popolano la nostra infanzia e che non sono capaci, più tardi, di guardarci come quegli adulti detestabili che siamo, ma che, per nostra fortuna, continueranno a vederci eternamente bambini con il loro occhio inerte deformato dalla memoria. Quella incapacità benedetta si verifica nelle donne più che negli uomini, in quanto per gli uomini i bambini sono irritanti abbozzi di uomo, mentre per le donne sono esseri perfetti destinati a rovinarsi e a imbrunire, e perciò la loro retina si sforza di conservare l'immagine della divinità transitoria destinata a cessare di esserlo, e se quella retina non poté conoscerla, allora tutto lo sforzo immaginativo che presuppone sempre l'avere a che fare con qualcuno lo riversano nella raffigurazione di quel bambino che hanno magari conosciuto soltanto in fotografia o nell'immagine addormentata di colui che ormai è cresciuto, o forse è invecchiato, o nei neghittosi racconti che l'usurpatore si sarà avventurato a confidare loro dentro un letto, unico luogo dove gli uomini si mostrano disposti a ricordare ad alta voce le cose remote.
[...]
Così mi guardava Clare Bayes, come se conoscesse la mia infanzia a Madrid e avesse assistito nella mia stessa lingua ai miei giochi con i miei fratelli e alle mie paure notturne e alle mie baruffe ingaggiate all'uscita da scuola. E quel suo vedermi così fece sì che io vedessi lei in modo simile.
[...]
esattamente come una di quelle figure devote e secondarie dell'infanzia che poi si fanno recondite per riapparire e illuminarsi nel corso del tempo soltanto un istante, quando sono evocate, e tornare a perdersi subito nell'oscurità delle loro esistenze ignorate e scambiabili dopo aver assolto il loro breve servizio o rivelato il segreto che a un tratto si richiede loro. E così esistono soltanto perché attraverso di esse passi, ogni volta che gli occorra, il bambino.
[...]
Si avvicina l'ora in cui la bambina andrà a dormire, ma prima deve passare un altro treno, ancora uno, perché l'immagine recente del treno che passa e del fiume rischiarato dai suoi finestrini (gli uomini delle chiatte perdono l'equilibrio guardando verso l'alto) l'aiuta a prendere sonno e ad accettare l'idea del giorno seguente in una città a cui non appartiene e che vedrà come sua soltanto quando l'avrà lasciata e non avrà altre occasioni per ricordarla ad alta voce se non con il figlio o con un amante.
[...]
Così mi guardava Clare Bayes e io guardavo lei, come se fossimo gli occhi vigilanti e compassionevoli l'uno dell'altra, gli occhi che vengono dal passato e che ormai non importano più perché ormai sanno come sono costretti a vederci, da molto ormai: forse ci guardavamo come se fossimo tutt'e due fratelli maggiori. E sebbene ancora non la conoscessi, seppi che l'avrei conosciuta e che avrei finito per raccontarle in un letto le inezie che le avrei confidato - di calle de Genova, e de Covarrubias, e de Miguel Àngel - durante tanti mesi di incontri disordinati e intermittenti nella mia casa piramidale di Oxford e anche nella sua, e negli alberghi monotoni di Londra e di Reading e in uno di Brighton.

Tutte le anime
Javier Marias     
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