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domenica 29 marzo 2015

II. La statua - poesia di Simonetta Longo

II. LA STATUA

Mai mi ero schiantata
contro occhi così chiari
ed ora come statua
ho tutti i pensieri infranti
e un coccio di felicità
per ogni sguardo
resto immobile
assente alla lotta
del tuo scalpello contro la mia carne
e mentre infuri
stai plasmando il mio cuore
non il corpo che credi
strappami alla mia notte
di marmo
perché per il tuo sguardo
si è fermato il dolore
dacché
pensarti è alba
e volo d’aquila
così attenderò lo schianto
e dai tuoi occhi
nascerà il mio respiro

Simonetta Longo




Pigmalione - poesia di Simonetta Longo

I. PIGMALIONE

Ti plasmerò
ma non avrai cuore per me
e resterò a guardarti in sogno
muta.
La linea perfetta
mi consuma il sonno,
la febbre del desiderio lima il marmo
della tua esile immobilità
e il mio amore è di pietra.
Attendo.
Attendo.
Prego
un respiro alla tua indifferente bellezza
di statua.
Parla, parlami questa notte
nelle mani graffiate d’attesa
lo scalpello febbrile
si muove sui tuoi occhi vuoti di dolcezza
per me.
Vivi.
Voglio sentire la tua voce vibrante
vedere i tuoi occhi acuti
Voglio stringere le tue calde forme
mordere le tue labbra pulsanti
Voglio annusare il tuo profumo carnale
mia bianca ossessione.
Guarda, guardami, l’alba mi opprime
e il tuo bacio non dato toglie il respiro.
Svegliati dal tuo incubo di giovane eternità
allora tra le nostre mani cadrà il velo del Tempo
e franerà l’abisso che ci divide.
Non condannarmi all’assenza
dall’alto d’un impossibile piedistallo
io ti ho creato di roccia dura e amore
svegliati e prendimi
in un abbraccio di sangue.

Simonetta Longo




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