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martedì 20 settembre 2016

Mi immedesimo in te

Alfredo De Palchi

voglio sedurti con la mente
e tu inchioda sulla stessa croce il mio amore
per le sue carni maestose.


Mi immedesimo in te,
Mi
immedesimo in te, cristo,
spirito incolume della mia religione
carnalmente di bestia umana––la mia comunione sacra
è la manifestazione di quanto esprimi spezzando il pane
“prendete, mangiate, questo è il mio corpo”
e porgendo il vino
“bevete, questo è il mio sangue”.
Mi spezzo, come il pane della cena,
e dissanguo, come offerta di vino––simbolo del sangue
prezioso; sono il carnivoro
il cannibale che lingueggiando divora il suo corpo
e beve il sangue della ferita
perché si ricordi di me;
e tu inchioda sulla stessa croce il mio amore
per le sue carni maestose.
 
Alfredo De Palchi

lunedì 19 settembre 2016

La chiarezza delle acque mi rigenera

Alfredo De Palchi

voglio sedurti con la mente
è il tuo corpo sinuosamente asciutto, potente
vortice che accoglie la mia bocca di sete.


La chiarezza delle acque mi rigenera
La chiarezza delle acque mi rigenera
puro nel fiume che dalla cima del tuo corpo
sorge a zampilli a gorghi a rivoli veloci,
ramificandosi in tributary di pendii e di braccia
che crocifissi in attesa;
e nel suo letto di ciottoli sabbie e curve ti leviga
le mammelle a fioriture di gigli acquatici,
cedevoli nella piana acquifera che freme fino alle anche scarne,
arrivando a estuare spalancato all’ambra
delle tue riviere imponenti –– l’Adige
è il tuo corpo sinuosamente asciutto, potente
vortice che accoglie la mia bocca di sete.
 
Alfredo De Palchi

domenica 18 settembre 2016

Potessi scatenarti nella camicia

Alfredo De Palchi

voglio sedurti con la mente
centrata sul triangolo vivacemente muschiato
che mi aspira dentro la costellazione nera;
sono il fiato che scotta il taglio rosso


Potessi scatenarti nella camicia da notte
Potessi scatenarti nella camicia da notte I fianchi prensili
con la lontananza che si espande a un tuo universo
di allergie e di capelli seralmente selvatici––sai,
voglio sedurti con la mente
centrata sul triangolo vivacemente muschiato
che mi aspira dentro la costellazione nera;
sono il fiato che scotta il taglio rosso
la verticalità vertiginosa; sono la lingua
che flessibilmente accede per le cosce guizzanti
come carpe nel fondale di melma dove fa luce la fica,
per le gambe che si disegnano ad arco
scendendo ai piedi intensi di febbre.
Potessi scatenarti nella spiritualità del tuo corpo distante
l’entusiasmo, e ancora leccarti là
e là, fino a bocca sazia o consumata.
 
Alfredo De Palchi
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