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sabato 20 maggio 2017

Le sue labbra sono carine, ma un po' sottili

Javier Marias

«Le ho messo il cazzo in bocca», pensai quando ce lo ebbi messo, e lo pensai con queste parole, perché soltanto queste parole arrivano quando si trasforma in parole o in pensieri ciò che si sta facendo con ciò che definiscono (quando ciò che definiscono sta agendo), ancora di più se quasi non si conosce l'altro corpo e soprattutto se le parole fanno riferimento alle parti del proprio corpo e non a quelle dell'altro, con le quali si è sempre più rispettosi e per le quali si cercano e si usano gli eufemismi e le metafore e i termini neutri. «Le ho messo il cazzo in bocca o lei ci ha messo sopra la bocca, visto che è stata la sua bocca che è venuta a cercarlo. Le ho messo il cazzo in bocca, - pensai, - e non è come altre volte, come tante volte da molto tempo. La bocca di Muriel è adatta a succhiare, come ho notato sin dal primo momento, da quando l'ho baciata, ma non è spaziosa e liquida come quella di Clare Bayes. Le manca saliva e le manca spazio. Le sue labbra sono carine, ma un po' sottili, e sono ferme; o, più che ferme (non lo sono, sento molto il loro movimento), mancano di flessibilità, sono rigide. (Sono come nastri tesi). Mentre ho il cazzo nella sua bocca le vedo i seni, sono bianchi e grandi e con i capezzoli molto scuri, a differenza di quelli di Clare Bayes, che combinano i loro due colori senza stridori, come il passaggio dal colore dell'albicocca a quello della nocciola. Noto sulle mie cosce (che li stringono un po', senza farle male) la compattezza di quei seni bianchi, e, sebbene questa ragazza sia molto giovane, la consistenza è molle, come plastilina nuova e ancora non impastata né indurita dall'uso e dalle impronte del bambino che ci gioca. Io ho giocato molto con la plastilina, ma ignoro se il bambino Eric ci giocasse.

Tutte le anime
Javier Marias     

giovedì 27 aprile 2017

sono sempre successe troppe cose tremende

Buenas noches


[...]
Quella volta non si attardò nel saluto
 
(non provò la pena del tempo che finisce)
 

 
Javier Marias
sono sempre successe troppe cose tremende, non vedo perché sì debba tornare a parlare di quelle cose, né perché dobbiamo cercare di metterci al corrente di quelle che avevamo la fortuna di non sapere........
Javier Marias.
Tutte le anime

mercoledì 26 aprile 2017

su quelli che sono già stati nei nostri letti e su quelli che mai ci entreranno

Javier Marias

Nessuno pensa ad altro che a donne e a uomini, tutto il santo giorno non è altro che un mezzo per fermarsi a un certo momento e dedicarsi a pensare a loro, l'oggetto dell'interruzione del lavoro o dello studio non è altro che poter pensare a loro, perfino quando siamo insieme a loro pensiamo a loro, almeno io.

Perfino le guerre si scatenano per poter tornare a pensare, per rinnovare quel pensiero fisso sui nostri uomini e sulle nostre donne, su quelli che sono già stati nostri o lo potranno essere, su quelli che conosciamo già e su quelli che non conosceremo mai, su quelli che furono giovani e su quelli che lo saranno, su quelli che sono già stati nei nostri letti e su quelli che mai ci entreranno.

Tutte le anime
Javier Marias     

domenica 22 gennaio 2017

come se fossimo gli occhi vigilanti e compassionevoli l'uno dell'altra,

Javier Marias

Quel vestito scollato che spuntava da sotto la toga e che indirettamente aveva suscitato tanto fracasso era di un'altra epoca, come lo sono tante volte gli abiti di gala in Inghilterra. E il viso stesso di Clare Bayes era un po' antiquato, con le labbra troppo grosse e gli zigomi tanto alti. Ma non era questo.
[...]
Era che pure lei guardava, e mi guardava come se mi conoscesse da tanto, quasi come se fosse una di quelle figure devote e secondarie che popolano la nostra infanzia e che non sono capaci, più tardi, di guardarci come quegli adulti detestabili che siamo, ma che, per nostra fortuna, continueranno a vederci eternamente bambini con il loro occhio inerte deformato dalla memoria. Quella incapacità benedetta si verifica nelle donne più che negli uomini, in quanto per gli uomini i bambini sono irritanti abbozzi di uomo, mentre per le donne sono esseri perfetti destinati a rovinarsi e a imbrunire, e perciò la loro retina si sforza di conservare l'immagine della divinità transitoria destinata a cessare di esserlo, e se quella retina non poté conoscerla, allora tutto lo sforzo immaginativo che presuppone sempre l'avere a che fare con qualcuno lo riversano nella raffigurazione di quel bambino che hanno magari conosciuto soltanto in fotografia o nell'immagine addormentata di colui che ormai è cresciuto, o forse è invecchiato, o nei neghittosi racconti che l'usurpatore si sarà avventurato a confidare loro dentro un letto, unico luogo dove gli uomini si mostrano disposti a ricordare ad alta voce le cose remote.
[...]
Così mi guardava Clare Bayes, come se conoscesse la mia infanzia a Madrid e avesse assistito nella mia stessa lingua ai miei giochi con i miei fratelli e alle mie paure notturne e alle mie baruffe ingaggiate all'uscita da scuola. E quel suo vedermi così fece sì che io vedessi lei in modo simile.
[...]
esattamente come una di quelle figure devote e secondarie dell'infanzia che poi si fanno recondite per riapparire e illuminarsi nel corso del tempo soltanto un istante, quando sono evocate, e tornare a perdersi subito nell'oscurità delle loro esistenze ignorate e scambiabili dopo aver assolto il loro breve servizio o rivelato il segreto che a un tratto si richiede loro. E così esistono soltanto perché attraverso di esse passi, ogni volta che gli occorra, il bambino.
[...]
Si avvicina l'ora in cui la bambina andrà a dormire, ma prima deve passare un altro treno, ancora uno, perché l'immagine recente del treno che passa e del fiume rischiarato dai suoi finestrini (gli uomini delle chiatte perdono l'equilibrio guardando verso l'alto) l'aiuta a prendere sonno e ad accettare l'idea del giorno seguente in una città a cui non appartiene e che vedrà come sua soltanto quando l'avrà lasciata e non avrà altre occasioni per ricordarla ad alta voce se non con il figlio o con un amante.
[...]
Così mi guardava Clare Bayes e io guardavo lei, come se fossimo gli occhi vigilanti e compassionevoli l'uno dell'altra, gli occhi che vengono dal passato e che ormai non importano più perché ormai sanno come sono costretti a vederci, da molto ormai: forse ci guardavamo come se fossimo tutt'e due fratelli maggiori. E sebbene ancora non la conoscessi, seppi che l'avrei conosciuta e che avrei finito per raccontarle in un letto le inezie che le avrei confidato - di calle de Genova, e de Covarrubias, e de Miguel Àngel - durante tanti mesi di incontri disordinati e intermittenti nella mia casa piramidale di Oxford e anche nella sua, e negli alberghi monotoni di Londra e di Reading e in uno di Brighton.

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Javier Marias     

sabato 14 gennaio 2017

l'inattesa apparizione della mia infanzia nello sguardo di Clare Bayes

Javier Marias

Forse la piena coscienza della mia condizione di turbamento mi proveniva dall'inattesa apparizione della mia infanzia nello sguardo di Clare Bayes, perché è nell'infanzia che si è più inseriti nel mondo o, per dirlo in modo esattamente infantile, che il mondo è più mondo, e il tempo ha maggiore sostanza, e i morti non si sono ancora trasformati nella metà della vita.
[...]
non so come, ha visto la mia infanzia e ha consentito a me di vedere la sua, di vederla bambina.

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Javier Marias     

martedì 10 gennaio 2017

le sorprese sono simulate ogni mossa è una formalità

Javier Marias

“Che idiota , -ho pensato- perché non posso pensare a cose più fruttuose e interessanti? I rapporti non consanguinei non lo sono mai, la possibile varietà dei comportamenti è minima, le sorprese sono simulate ogni mossa è una formalità, tutto è infantile: gli avvicinamenti, le conclusioni, gli allontanamenti; la pienezza, la lotta, i dubbi; le certezze, le gelosie, l'abbandono, il riso; tutto stanca prima ancora di cominciare.

Sono turbato dalla mia assenza dal mondo e non so più distinguere ciò a cui si devono dedicare pensieri e ciò a cui dedicarli è una deplorevole perdita di tempo e di concentrazione.

Tutte le anime
Javier Marias     
Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo ed è irreversibile. A volte lo buttiamo via inseguendo l'effimero. A volte lo bruciamo presi dalla frenesia.
Ma non è mai sprecato il tempo dedicato alla costruzione di relazioni.

lunedì 9 gennaio 2017

e, senza conoscerla, la vidi come qualcuno che appartenesse già al mio passato

Javier Marias

Devo dire che, come Clare Bayes mi osservava con la coda dell'occhio mostrando un misto di ironia e di commiserazione, anch'io osservavo lei con molto piacere e, più tardi, quando fece la sua comparsa il deterioramento generale della tavolata, con scoperta ammirazione sessuale.
[...]
Era anche l'unica che lasciasse spuntare sotto la toga nera una scollatura di eccellente gusto e in linea di principio non dirò di più, perché, essendo stato suo amante per un certo tempo, mi sembrerebbe vanagloria elencare adesso le sue attrattive.
[...]
Ebbene, se il mio sguardo (lo notavo io stesso) da un certo momento è stato colmo di ammirazione sessuale nei confronti di Clare Bayes, quello del warden lord Rymer è stato, sin dalla martellata e dal latinorum iniziali, di una lascivia feroce e non celata nei confronti di Clare Bayes.
[...]
e perciò lei era in grado di cogliere non soltanto gli sguardi bestialmente salaci del warden ma anche i miei, sessualmente ammirativi.
[...]
Allora guardai apertamente il viso di Clare Bayes e, senza conoscerla, la vidi come qualcuno che appartenesse già al mio passato. Intendo dire come qualcuno che non era più del mio presente, come qualcuno che ci interessò enormemente e ha smesso di interessarci o che è già morto, come qualcuno che fu o che un giorno lontano condannammo a essere stato, forse perché quel qualcuno aveva condannato noi a smettere di essere molto prima.

Tutte le anime
Javier Marias     

domenica 8 gennaio 2017

non so come, ha visto la mia infanzia

Buenas noches

non so come, ha visto la mia infanzia
e ha consentito a me di vedere la sua, di vederla bambina.
 
Javier Marias

Tutte le anime

Clare Bayes mi faceva ridere spesso,

Javier Marias

Clare Bayes mi faceva ridere spesso, che è quanto apprezzo di più, ma so che non ho mai provato per lei - né, credo, neppure lei per me - un debole tanto protratto o solido da correre un pericolo di qualunque genere (sebbene non fossi Edward Bayes, non sono mai stato neppure in pericolo di sostituirlo). Mi è sempre parso un eccesso di ingenuità pensare che qualcuno - perché ci ama, cioè perché per suo conto ha deciso di amarci transitoriamente e dopo ce lo ha comunicato - si debba comportare con noi in modo diverso da come lo vediamo comportarsi con gli altri, come se non fossimo destinati a essere gli altri immediatamente dopo la decisione solitaria e la comunicazione dell'altro, come se di fatto non fossimo sempre anche gli altri oltre che noi stessi.

Tutte le anime
Javier Marias     

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