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venerdì 6 novembre 2015

Idea Vilariño




“Andavano senza cercarsi,
ma sapendo che andavano per trovarsi”
Julio Cortazar

Ieratica, quasi solenne, lei. Lui maledetto. Come potevano non piacersi? L’incontro avvenne in un bar di Montevideo
“S’era messo a sedurmi con tutto se stesso, con il meglio di sé, al punto che mi ero convinta che fosse la settima meraviglia. Quella stessa notte mi innamorai di lui. M’innamorai, m’innamorai, m’innamorai”.
Idea Vilariño
Nel 1974, Onetti fu imprigionato dalla dittatura militare e trattato alla stregua di uno squilibrato mentale. All’uscita di quell’inferno, lo aspettava Idea.
“Siamo rimasti da soli, in silenzio. Zitti. Ma io non sono più quella di allora; qualcosa ho imparato; qualcosa mi ha insegnato la memoria; perché ho sempre lamentato non avere avuto più carattere per trattarlo prima. O forse è la differenza tra l’essere e il non essere innamorata.- Moriremo senza imparare a parlarci?, domandai. – È stato sempre difficile per me, disse. Ti ricordi quella volta in cui sei arrivata, dopo tanto tempo, e siamo stati venti, trenta minuti senza parlare, seduti, io nel letto e tu sulla sedia? Mi hai sempre creato soggezione, disse lui. – Anche tu, risposi. Una volta mi hai detto che non potevi né mangiare né fare l’amore con me. – Sì, disse ancora. E mi guardava, a momenti, poi girava la testa, si mordeva il labbro, con un’espressione di impotenza, di disperazione. …

La prima volta che entrai nella tua sala, al museo, mi è sembrato d’impazzire. Non ho mai capito cosa mi stesse succedendo, ma ero pazzo di te. – Non me l’hai mai detto. – Non ho mai capito quel desiderio di possesso, quell’ansia di dominio. Non ti lasciavo andare a fare lezioni, è vero. Non potevo sopportarlo. E non si trattava di desiderio, ma di questa orribile tenerezza che sento per te”.
Idea Vilariño

Già non sarà
non più
non vivremo insieme
non crescerò tuo figlio
non cucirò i tuoi vestiti
non ti avrò nelle notti
non ti bacerò al partire
non saprai mai chi sono stata
perché altri mi amarono
Non arriverò a sapere
né come né perché né come mai
né se era vero
quello che dicevi che era
né chi sei stato
né cosa fui per te
né come sarebbe stato
vivere insieme
amarci
aspettarci
stare.
Io non sarò altro che io
per sempre e tu
già non sarai per me
altro che te
Già non ci sei
in un giorno a venire
non saprò dove vivi
con chi
né se ti ricordi
Non mi abbraccerai mai
come quella notte
mai.
Non tornerò a toccarti
Non ti vedrò morire
Idea Vilariño
Perché sostiene Idea che non saprai mai chi è stata?, chiese una volta una giornalista a Onetti.
– Non lo so, rispose lui… Io non mai sentito che lei mi amasse. – E le poesie che ti ha scritto? – Io non dico che non lo sia stata. Dico che non l’ho mai sentito. Credo che nel suo discorso ci sia qualcosa di molto cerebrale, intellettuale. – Nient’altro? Bè… c’era anche il letto… (Asino, cane, bestia)
J.C. Onetti


articolo di Milton Fernàndez su La poesia e lo spirito


Mi sono innamorata dell’ultima persona di cui avrei dovuto






Pochi giorni fa, il 29 di aprile, è morta a Montevideo la poetessa Idea Vilariño. Se ne è andata in punta di piedi, com’era sua abitudine, mentre il paese si trovava in apprensione per la salute di un altro grande della letteratura nazionale, Mario Benedetti, in quei giorni ricoverato in un ospedale della capitale. Qualcuno ha scritto su un muro, come aveva fatto qualcun altro in occasione della morte di un amatissimo cantautore: No llores, canta! E un altro ancora: Nos quedamos solos, hermano, Idea se nos fuè.

Idea Vilariño era nata a Montevideo, nel 1920. Sono caduto per caso nel suo mondo di parole felpate e silenziose quasi una vita fa, quando ero ancora un ragazzino, e da allora, non sono mai riuscito a uscirne del tutto. La poesia che avevo trovato in una antologia di autori della Generazione del 45, era stata scritta per il suo amante, lo scrittore Juan Carlos Onetti, con il quale ha confessato una volta di avere condiviso non più di nove notti d’amore… e un’intera vita di passione e di solitudine.
Milton Fernàndez

“Mi sono innamorata dell’ultima persona di cui avrei dovuto… eravamo fatti di una materia impossibile di legare. Non ha mai capito l’abc della mia vita, non mi ha mai capito come essere umano, come persona…. Ancora mi chiedo perchè ho sopportato tanto, perché sono tornata sempre. (…) Una notte mi chiamò, disperato, chiedendomi che andassi da lui. Io ero con qualcuno che mi amava e lo lasciai per andare a passare una notte con lui. E ricordo che l’unica cosa che abbiamo fatto è stato quella di metterci schiena contro schiena, a leggere un libro, lui il suo, io un altro. Il mattino dopo lo presi dalla testa e gli dissi: sei un asino, Onetti, sei un cane, una bestia. E me ne sono andata”.
Idea Vilariño

la poesia e lo spirito

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