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sabato 17 settembre 2016

volevo rimanere assente come il lato oscuro di un sogno

Efraim Medina Reyes

Un giorno arrivò a casa mia. Erano sei mesi che non sapevo più nulla di lei, fu una grossa sorpresa. Andammo nella mia stanza. Ero vestito perché stavo per uscire. Le chiesi come andavano le cose con il suo uomo. Lei non ne volle parlare, mi chiese di stendermi sul letto e poi mi salì sopra. Cercai di abbracciarla. Mi disse di non fare nulla, di stare fermo, di non dire una parola. La sua voce era dura e piena di rabbia. Si mosse piano su di me e poi cominciò lentamente ad accelerare. Non mi baciò. Le sue mani mi sfioravano il viso e le spalle con estrema delicatezza. Rimase una mezz’ora su di me e poi se ne andò senza salutare. Non sapevo cosa fare, rimasi lì sdraiato con la sensazione del suo corpo addosso, timoroso di perderlo ancora una volta, sentendo il suo calore che si raffreddava lentamente, la sensazione di movimento che scemava, la sua figura che scompariva, e io che rimanevo solo fino alla fine del mondo. Ero umido e ogni poro della mia umanità pulsava come mille terrori nel cuore di un uccello.
 
Non volevo pensare, non volevo l’ombra di un’idea, non volevo sapere, volevo rimanere assente come il lato oscuro di un sogno
C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

venerdì 16 settembre 2016

io avevo il mio dolore pieno di parole e lei il suo silenzio

Efraim Medina Reyes

Era una ragazza così dolce. Quello che mi è sempre piaciuto di lei era il suo silenzio, non era un silenzio qualsiasi, era pieno di contrasti e piccoli silenzi concentrici come onde in uno stagno. Lei non cercava di capirmi, sapeva che era stupido pretenderlo. Odio la gente che capisce, non c’è nulla di più sporco e abietto, capire è l’insulto peggiore, una balla in confezione regalo.
 
Tra noi due non c’era bisogno di capire: io avevo il mio dolore pieno di parole e lei il suo silenzio.

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

giovedì 15 settembre 2016

Mi domando come staranno andando le cose a una certa ragazza

Efraim Medina Reyes

Mi domando come staranno andando le cose a una certa ragazza, mi domando se amerà suo marito, se le piacerà come fa l’amore, se vorrà farlo ogni volta che lui vuole, se la costringerà, se lei finge per evitare casini, se è andata dal giudice, se hanno discussioni, se lui ha mai cercato di picchiarla, se lo ha fatto e lei ogni notte pensa di ucciderlo. Mi domando se sono sereni e amorevoli, se nel loro giardino cantano gli usignoli, se quando pensa a me lo fa con nostalgia o con sollievo. Mi domando se è tutto una menzogna tra loro o se sono i depositari della verità, e se è tutto una menzogna mi domando quanto durerà. È rischioso fare pronostici, le menzogne sono eterne in mano a gente come una certa ragazza.

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

mercoledì 14 settembre 2016

Il pistolero più anonimo del Far West

Efraim Medina Reyes

Adesso sembro un vecchio cowboy buttato nudo sul letto solitario di un albergo da quattro soldi. Il pistolero più anonimo del Far West. Potrei dare lezioni in un film porno. Una donna tra le mie mani non sarebbe una donna ma un luogo pieno di lampi, una furia di ardori e significati.
 
Peccato che nessuna donna sappia portarmi a questo, peccato che sia tu l’unica donna capace di accendere la vecchia lampadina del sotterraneo. Se ti avessi ora sarei un omicida sul fondo del mare, sarei il diavolo in persona. Quel che ho imparato non si trova nelle canzoni né al cinema, la mia è un’esperienza che aiuta ad attraversare i vicoli bui e a cuocere a puntino i manicaretti. Posso mettere le ossa di una donna al posto giusto, uno alla volta, posso correggere la natura, sono il complice di Dio. Direte che esagero ma voi non sarete mai lei.
 
La cosa più dura è pensare al tesoro perduto, al disgusto che mi divora. Sono il signor sesso, il signor morte pronta, il signor amore, e questo non mi aiuta a trovarti, questa è un'altra delle cose che perdo con te.
 
Tutto il futuro è pregno di te, tutto è ripetizione e squallore. Spero almeno che tu stia bene, che la tua festa duri, sarebbe un delitto se così non fosse.

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

martedì 13 settembre 2016

nessuno potrà stare con te senza avere anche un po’ di me

Efraim Medina Reyes

Il tuo corpo era mio cent’anni prima di appartenerti, ti ho salvato molte volte in altre vite, ho stritolato il tuo cuore e nessuno può restituirgli la forma originaria. Non c’è nulla che abbia fatto con segrete intenzioni, non ho avuto in cambio denaro né onori, non c’è stato accordo né ricatto. Ti sei data a me e io ti ho presa con somma attenzione. Eravamo una cosa sola, tanto che nessuno potrà stare con te senza avere anche un po’ di me. Non avevi nessuna esperienza Tra noi non è mancato nulla. Adesso sei circondata di oggetti e hai quella che voi chiamate una vita. Sai che non sono portato per questo, non so svegliarmi ogni giorno accanto a qualcuno, non so scendere le scale a una certa ora né baciare certe persone. Sarei capace di dare fuoco a un ospedale ma non arriverò mai puntuale a un appuntamento. Gli esseri superiori come tuo marito fanno un lavoro eccellente. Io riesco solo a vivere e per questo mi chiamano viveur. Sono il tipo che le madri detestano e le figlie adorano.
 
Cosa posso nascondere? Lascio impronte sull’acqua.

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes
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lunedì 12 settembre 2016

Il desiderio è rimasto intatto ma l’atmosfera non c’è

Efraim Medina Reyes

Quando te ne sei andata ho avuto bisogno di molto tempo per farlo con un’altra donna. Forse sarebbe stato meglio non provarci nemmeno. Senza di te tutto è sbiadito e solido, qualcosa se n’è andato per sempre, la magia è morta e resta solo un piacere insipido, il vuoto, la lussuria. Il desiderio è rimasto intatto ma l’atmosfera non c’è. Avevi un modo particolare di illuminarmi, un silenzio con lievi echi di stazioni sotto la pioggia, di alberghi in mezzo al deserto. Non so che tipo sia tuo marito ma dubito che sia all’altezza. E non si tratta di me ma di te, della tua fatica e assenza da un momento all’altro, qualcosa che è il nostro segreto, qualcosa di freddo e pericoloso.

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     Efraim Medina Reyes

domenica 11 settembre 2016

Il tuo corpo si scioglie per lasciarmi entrare

Efraim Medina Reyes

Il tuo corpo bianco come la luna dei sogni. I tuoi occhi aperti su un enigma. Le tue mani sapienti. Scendo in fondo al mare e subito prima di morire tocco una pietra rotonda. La pietra mi riporta in superficie. Non cerco di capire cosa accade, mi sdraio sul tuo corpo e ascolto ciò che dicono le stelle. Una voce cerca di rompere l'incantesimo ma non ci riesce. Sei talmente tu, talmente bella. Un dono della morte. Il mio corpo non riesce a crederci, non credo al mio corpo. Il mio corpo si oppone come una stupida scienza tra te e me. Il tuo corpo si scioglie per lasciarmi entrare, il mio corpo è duro come la legge, come un patto di altri. Rinuncio al mio corpo e mi abbandono al tuo, rinuncio alla mia anima. Sei il vuoto nel mio cuore, il limite nel mio pensiero.

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     Efraim Medina Reyes

sabato 10 settembre 2016

Lei ha detto che quello era l’unica cosa che avevamo

Efraim Medina Reyes

Il dolore è un piacere indimenticabile
 
Quel che ricordo è il luccichio dei suoi occhi e poi le tracce della sua voce nella stretta oscurità. I baci colavano sulla superficie spaventata come orologi di Dalì e cadevano nei vuoti senza folletti e poi sentii il suo odore acre dentro di me e mangiai il suo odore e il cuore del suo odore... Le mani si ripeterono fino allo sfinimento e c’erano più mani che posti per esse, e anche un po’ di sangue e lacrime e moccio sullo splendore del suo corpo. Non so se è stato bello, so che è stato arduo e unico. Gli altri particolari sono stati inghiottiti dall’ansia. Lei non mi ha mai raccontato cosa provò.
 
In seguito l’abbiamo fatto ogni giorno, ogni secondo, ogni battito di ciglia. Non abbiamo mai perso un'occasione, era una forza che aveva la meglio su ogni altra, in un certo senso il sesso ha divorato tutto il resto. Quando mi ha lasciato le ho detto che avevamo tante cose, che non poteva abbandonare tutto a quel modo, che anche in quello eravamo fatti l’uno per l’altra. Lei ha detto che quello era l’unica cosa che avevamo. Ci ho pensato. Aveva ragione.

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     Efraim Medina Reyes

venerdì 9 settembre 2016

lei aveva più di quanto potessi sognare e credo che quello fosse il problema

Efraim Medina Reyes

Se analizzo a fondo la cosa lei aveva più di quanto potessi sognare e credo che quello fosse il problema: per amare qualcuno quel qualcuno deve avere quanto basta. Un po’ di meno è insufficiente. Un po’ di più rovina tutto. Questo accade perché amare è un’arte simile a quella della buona tavola: un piatto che non è fatto come si deve può placare l’appetito ma non soddisfa il gusto.
 
C’è gente che mangia per riempirsi la pancia e questi possono vivere senza amore ma non senza compagnia. Altri morirebbero di fame piuttosto che accettare una pietanza cucinata in qualche modo. Questi ultimi saranno eterni solitari a meno che non trovino la giusta misura. Quando si pensa all’amore le idee non hanno consistenza e forse è questo il motivo per cui i grandi filosofi hanno eluso l’argomento ma per quanto stucchevole è ovvio che la nostra piccola vita gira intorno a qualcuno che ha fatto di noi degli idioti felici o dei saggi pieni di risentimento. L’autobus lasciò il terminal e imboccò l’autostrada.

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

giovedì 8 settembre 2016

amare una persona è forse più facile che capirla

Efraim Medina Reyes

C’era un'idea che mi ronzava in testa, cioè che magari non saremo mai in grado di capire del tutto qualcuno, tanto meno chi più amiamo, ma possiamo comunque amarlo senza riserve. Secondo me amare una persona è forse più facile che capirla ma molto più pericoloso perché l’amore fa sempre male. Si può cercare di capire qualcuno ma non si può cercare di amarlo.
 
L’amore nasce involontario. L’amore può aumentare o diminuire fino a sfumare del tutto ma non si può imporre. A volte ci piacerebbe amare una certa persona, possiamo addirittura dire che quella persona ha tutte le qualità perché ci innamoriamo di lei ma questo non accade.
 
Con uno sforzo più o meno grande ci si abitua a chiunque ma abituarsi non è amare. Non so se le mie idee sono giuste oppure assurde ma tendo a credere che l’amore esiste, che è un’invenzione dell’uomo e che ora è fuori controllo.
 
L’amore più stupido e delirante è quello di una madre per il figlio ma almeno ha un fondamento biologico. Il fatto che incontri una sconosciuta e poco dopo daresti la vita per lei, invece, mi sembra inspiegabile.
 
Monica si era chiusa in un motel con me mentre il suo fidanzato passava la notte in ospedale. Naturalmente aveva telefonato per sapere dove l’avevano portato e assicurarsi che non era grave ma non era rimasta al suo fianco e che io ricordi non si era mai sentita in colpa per questo.
 
Più tardi mi spiegò che le cose andavano male tra loro, che era stufa e desiderava qualcosa di più intenso. Era venuta al motel con me perché voleva fare una pazzia e poi mi aveva trovato interessante e infine era nato l’amore...
 
Il suo punto di vista mi era sembrato patetico ma le avevo dato corda perché non l’amavo e dunque non correvo alcun rischio. Monica mi piaceva ma era incapace di suscitare in me l’amore.
C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes
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